La chiave a stella

Di

Editore: Einaudi (ET; 57)

4.1
(1100)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806181645 | Isbn-13: 9788806181642 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Professionismo & Tecnica

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Descrizione del libro
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  • 5

    My name is Faussone, Tino Faussone.

    Tardo frutto - vinse lo Strega nel ’79 - della letteratura industriale (*) in voga relativa negli anni sessanta e primo vero lavoro da scrittore dell’eccessivamente modesto autore (tendeva a derubrica ...continua

    Tardo frutto - vinse lo Strega nel ’79 - della letteratura industriale (*) in voga relativa negli anni sessanta e primo vero lavoro da scrittore dell’eccessivamente modesto autore (tendeva a derubricare Se questo è un uomo/La tregua nella diaristica, quando era già un grandissimo) sono quattordici racconti relativi ad un soggetto poco frequentato dalla letteratura, specie contemporanea, il lavoratore.

    Tino Faussone, il protagonista, nom de plume del testosterone, incontra l’autore in Russia dove entrambi erano per lavoro. Faussone come montatore industriale (**) e Levi come chimico progettista di vernici. Si scambiano racconti sulle reciproche esperienze (un paio riguardano un cornutissimo problema che Levi doveva risolvere pena come minimo il suo licenziamento, l’onore professionale e conseguenze non trascurabili per l’azienda).

    Faussone è un bel tipo: figlio d’artigiano, ex operaio massa alla Lancia, s’impara un mestiere suo, si fa il ben noto mazzo fino a padroneggiarne le regole dell’arte e gira il mondo, non ricco ma ben pagato contratto dopo contratto evitando le zie che vorrebbero appioppargli una luciamondella per appiovrarlo alla catena, che non è come gli intellettovali credevano quella di montaggio.

    Nel mentre che impara l’arte si costruisce la sua personale cassetta degli attrezzi per imparare la vita nel mondo.

    Ogni problema che Faussone (e Levi) deve risolvere è tecnicamente ineccepibile, caso raro visto che oggi - se mai il lavoro avesse una qualche valenza in un romanzo - i volpecoli autori e le faunesche autrici scelgono di preferenza l’esegeta di pannolini, il disegnatore di xenomorfi, il collaudatore di tacchi a zeppa, il pescatore islandese, il cantante in Khazakistan e altre professioni che l’ISTAT rubricherebbe nei servizi vari e diversi, ma che hanno l’innegabile vantaggio che forse qualcuno le svolge ma di certo il lettore non ha assolutamente la benché minima idea se ciò che gli narrano abbia alcuna plausibilità.

    La seconda eccezionalità è che Faussone parla inframmezzando in piemontese parole del gergo tecnico o decisamente ricreate da lui, e ragiona come un Faussone, quando al contrario nei prodotti editoriali correnti diciassette personaggi dei più disparati pensano e parlano come l’autore, il che se sei Bufalino va grassa, ma se sei Odoacre Pezzottati o Giangiovanna De Cuperlatis fa pena, cosa che porta alla terza eccezionalità: uno come Faussone, solitamente non un grande lettore, questo libro lo leggerebbe eccome e gli piacerebbe pure.

    Ma come mai a Levi Faussone piace al punto di volerlo far piacere a noi? Perché la sua cassetta degli attrezzi, bagaglio di un empirista radicale e riduzionista spinto, contenente pochissima arte e ancor meno psicologia, pur non contenendo lo scibile, contiene molte idee che hanno senso e che funzionano. Faussone di certo ha gravi lacune ma ha il buon senso e l’istinto di sapere che fuori dalla limitata ma solidissima cassetta, per acquisire ciò che gli manca e che pure è bello e nutriente, rischierebbe di farsi mangiare dai leoni.

    Consiglio: cari intellettuali, se volete che ai Panzer Faussoni venga la voglia di volare, vedete di proteggerlo per tutto il tempo nel quale, smollata l’oramai greve corazza, non gli sono ancora spuntate le ali.

    Consigliatissimo a ogni giovane. Ah, la quinta stella la prende per l'ultimo paragrafo.

    Polemiche:

    (*) Letteratura industriale. Prodotti librari scritti solitamente da gente che

    A) avrebbe problemi insormontabili a montare una Billy o
    B) odiava fondamentalmente la produzione ed il valore aggiunto
    C) gabbava per “Lavoro Nell’Industria” le proprie esperienze in Fiat, Olivetti o ENI occupando una scrivania negli uffici legali, personale, addetti stampa, immagine e pubblicità ecc.
    Legalmente parlando è la verità, certo.

    (**) Solitamente Tino, (Da Libertino che Libero sotto il Fascio non era un nome ammissibile) Faussone viene definito nei siti “operaio specializzato”. Certo. Vissani è un cuciniere e Magellano un marinaio. Chi lo chiama così appartiene a una delle tre categorie di cui sopra.

    (***) In rete è pieno di citazioni tratte dal libro. Possono piacervi e invogliarvi. Quando l’avrete letto saprete veramente che cosa vogliono dire. Se vi basta leggerle, in fondo il libro non ha nulla da dirvi, siete irrecuperabili oltre ogni possibile rieducazione.

    (****) piantatela di descrivere Levi solo come lo scrittore del Lager. E' un grande uomo e grande scrittore, dalla sua vita riuscire in un libro come questo, serenamente ottimista senza alcun reducismo, in un mondo pieno di politraumatizzati psichici per le "torture" sofferte all'Asilo Peppapig, bisogna avere le palle d'Ismaele.

    ha scritto il 

  • 5

    inimitabile

    L'ex chimico cede il passo allo scrittore: lucidamente straordinario,unico, e inimitabile. Un 'apologo sul lavoro di una scrittura praticamente perfetta, geniale e innovativa. Scusate : ho finito gli ...continua

    L'ex chimico cede il passo allo scrittore: lucidamente straordinario,unico, e inimitabile. Un 'apologo sul lavoro di una scrittura praticamente perfetta, geniale e innovativa. Scusate : ho finito gli aggettivi. Ci fa pensare a quanti libri avrebbe potuto scrivere amcora ed anche prima....

    ha scritto il 

  • 3

    " La chiave a stella " di primo levi. Che bello, finalmente! E tutto ordinato, chiaro, necessario. Racconta del lavoro di un montatore industriale, la narrazione è "esatta" quanto il soggetto, quasi f ...continua

    " La chiave a stella " di primo levi. Che bello, finalmente! E tutto ordinato, chiaro, necessario. Racconta del lavoro di un montatore industriale, la narrazione è "esatta" quanto il soggetto, quasi fusa con lo stesso ferro dei manufatti. Una lingua viva, senza artificio, con gli spigoli e la ruggina. Il lavoro rappresentato senza indulgerealla celebrazione della fatica, piuttosto come costruzione di sé. Uno stile "piemontese" lontano dalla retorica e dall 'ideologia.
    Questo l' sms che ricevo da un amico; impossibile resistere alla curiosità e così mi precipito nella lettura. Tutto vero, verissimo, però senza quel brivido dietro la schiena di cui parlava Nabokov io più di tre stellemnon gli dò. Facciamo tre e mezzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Capolavoro

    Non ingannino i 4 mesi che ho impiegato a leggere questo romanzo di Primo Levi. Sono stato impegnato nella lettura e scrittura di saggi che avevano sempre il diritto di prelazione per via di scadenze ...continua

    Non ingannino i 4 mesi che ho impiegato a leggere questo romanzo di Primo Levi. Sono stato impegnato nella lettura e scrittura di saggi che avevano sempre il diritto di prelazione per via di scadenze di lavoro improrogabili. "La chiave a stella" era invece la mia lettura di piacere e devo dire che poche volte mi sono trovato davanti a un romanzo così ben costruito.

    Faussone, anzitutto: personaggio magari inventato, ma certamente in vita, come anche Levi ci indica nell'esergo finale preso dal grande Conrad, nella sua nota a "Tifone". Faussone è il risultato di tanti operai specialisti incontrati nella vita dal chimico delle vernici Primo Levi. Un operaio-artigiano, un lavoratore a suo modo della conoscenza, la conoscenza tecnica di chi sente in bocca il sapore del "lavoro ben fatto" ogni qual volta porta a termine la propria mansione.

    Non mi stupisco che quel coglione di Enrico Deaglio abbia a suo tempo tacciato questo romanzo come "libro fascista", sulle pagine di Lotta Continua. Qui Levi esalta e mette in primo piano la bellezza del lavoro individuale, anche sopra a quello collettivo. La fierezza dell'operaio specializzato che prova gratitudine verso la propria mansione. Un uomo che si sente a posto essendo lavoratore, e che non vede in questo una forma di oppressione. Faussone è il tipo di dipendente che tutti noi vorremmo avere qualora fossimo imprenditori. A tutto ciò si aggiunga l'arte, il talento infinito di un Primo Levi capace di spiegare con le parole anche ciò che avrebbe bisogno dei disegni, e la sua ironia nel sottolineare come, a volte, un disegno sarebbe senza dubbio la soluzione più semplice per capire un progetto, uno schema, un processo lavorativo.

    Davvero una lettura imperdibile per ogni italiano, e pazienza se ogni tanto le descrizioni possono annoiare il lettore meno esperto.

    ha scritto il 

  • 5

    Appassionarsi al lavoro

    Bellissimo: mi è piaciuto molto sia lo stile (viene riportato il modo di parlare del protagonista, con tutti i suoi piccoli difetti di linguaggio davvero piacevoli a leggerlo così, come se lui fosse l ...continua

    Bellissimo: mi è piaciuto molto sia lo stile (viene riportato il modo di parlare del protagonista, con tutti i suoi piccoli difetti di linguaggio davvero piacevoli a leggerlo così, come se lui fosse lì a parlare con te) così come mi è piaciuto il contenuto... questa grande passione per il lavoro, a volte ben riuscito a volte meno. E' anche un bell'insegnamento di vita.
    Libro da leggere un po' per volta, assolutamente non tutto di fila, per gustarlo con calma e infatti mi ci son volute alcune settimane intercalandolo a tante altre letture (tanto non è un romanzo normale, non c'è da vedere "come va a finire").

    ha scritto il 

  • 4

    Una sottile riflessione su "affinità&divergenze" tra lavoro manuale e lavoro intellettuale svolta attraverso conversazioni e racconti dei due protagonisti. Levi non ha niente da invidiare ai migliori ...continua

    Una sottile riflessione su "affinità&divergenze" tra lavoro manuale e lavoro intellettuale svolta attraverso conversazioni e racconti dei due protagonisti. Levi non ha niente da invidiare ai migliori maestri canta e inventastorie. Belle le digressioni sull'origine di alcuni modi di dire ed espressioni gergali. Consigliato a tutti, imprescindibile per chi non ha mai avuto un "callo da continuo sfregamento di uno strumento di lavoro". Non aspettatevi alcuna morale sull'importanza del "duro lavoro". Difficilmente Levi è scontato.

    ha scritto il 

  • 4

    Faussone e Levi: l’operaio specializzato e il chimico. Il primo affida alla penna dello scrittore/chimico, il racconto delle le sue “avventure” lavorative, i problemi, a volte insormontabili, che ha i ...continua

    Faussone e Levi: l’operaio specializzato e il chimico. Il primo affida alla penna dello scrittore/chimico, il racconto delle le sue “avventure” lavorative, i problemi, a volte insormontabili, che ha incontrato, gli incidenti, le soddisfazioni che gli sono capitate nel corso della vita e che ne hanno in qualche modo forgiato il carattere. Il lavoro manuale diretto da chi il lavoro l’ha studiato, visto da chi lo svolge materialmente.
    E lo scrittore raccoglie questi ricordi, queste memorie lasciando il linguaggio semplice e incisivo, intervenendo raramente a commento o solo per affiancare le sue sensazioni alla narrazione.
    I due non diventano amici, ma solo “complici” e, solo alla fine, anche lo scrittore aggiunge il suo racconto personale, che unisce le esperienze e fornisce una sorta di chiave di lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Forse solo Gadda è stato capace di rendere così poetico il lavoro tecnico, quello che si fa con le mani ma che non potrebbe funzionare senza il cervello; quello che richiede una sapienza frutto solo d ...continua

    Forse solo Gadda è stato capace di rendere così poetico il lavoro tecnico, quello che si fa con le mani ma che non potrebbe funzionare senza il cervello; quello che richiede una sapienza frutto solo di esperienza, dove le stellette si conquistano sul campo e non sui libri; quello che pretende una sensibilità e un affinamento dei cinque sensi; quello, infine, di cui si vede e si apprezza il risultato. Faussone è un montatore, lavora su gru, tralicci, ponti, scavatrici in ogni angolo del mondo, forte della sua perizia tecnica e della sua testardaggine piemontese. Levi, scrittore e tecnico a sua volta, immagina un eroe di una classe che in letteratura è quasi assente. Non scienziato né operaio, ma specialista, come Levi lo è stato delle vernici. In più Faussone è portatore di una sapienza più antica, figlio di un artigiano 'battilastra', cioè lavoratore del rame, è profondamente radicato nelle tradizioni di una terra, della quale riproduce la lingua semplice e colorita, ricca di espressioni intraducibili e di gergo tecnico. Ma, soprattutto, attraverso Faussone, Levi insegna l'amore per il lavoro come forma di libertà che è data (potenzialmente) a tutti. L'etica del lavoro di Levi è etica tout court: se il lavoro è l'unico mezzo dato a ciascuno per realizzarsi in questa esistenza, e se ogni lavoro può avere pari dignità nell'amore che lo eleva agli occhi del mondo, allora la sua negazione è negazione di una delle poche libertà che ancora abbiamo. Forse questo libro dovrebbero rileggerlo Renzi e tutti i ministri che hanno reso, in questo paese, un privilegio persino il lavoro.

    ha scritto il 

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