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La chiave a stella

Di

Editore: Einaudi (ET; 57)

4.1
(1038)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806181645 | Isbn-13: 9788806181642 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Professional & Technical

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un Levi lieve

    Un testo leggero, godibile e coinvolgente, che non manca di proporre alcune interessanti e condivisibili riflessioni sul lavoro. Personalmente, gli attribuisco il grande merito di avermi fatto ...continua

    Un testo leggero, godibile e coinvolgente, che non manca di proporre alcune interessanti e condivisibili riflessioni sul lavoro. Personalmente, gli attribuisco il grande merito di avermi fatto tornare la voglia di leggere dopo alcune esperienze letterarie non proprio esaltanti. Una piccola perla che merita maggior risonanza.

    ha scritto il 

  • 4

    Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla ...continua

    Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra.

    ha scritto il 

  • 3

    L'autore è un grande, un grandissimo e per il tramite di questo personaggio impartisce una lezione esemplare sull'etica del lavoro. Ciò che risulta pesante, francamente, è l'esecuzione: la ...continua

    L'autore è un grande, un grandissimo e per il tramite di questo personaggio impartisce una lezione esemplare sull'etica del lavoro. Ciò che risulta pesante, francamente, è l'esecuzione: la narrazione alla lunga diventa ripetitiva e la scelta di utilizzare un italiano approssimativo (scelta pur legittima e giustificata per far dialogare Faussone) contribuisce non poco al disamore ed alla noia.

    ha scritto il 

  • 3

    La vita raccontata in un lungo dialogo tra due tecnici italiani, un montatore di gru ed un chimico, spersi nella pianura russa. Per i due uomini il lavoro è il senso della vita e fare un alvoro che ...continua

    La vita raccontata in un lungo dialogo tra due tecnici italiani, un montatore di gru ed un chimico, spersi nella pianura russa. Per i due uomini il lavoro è il senso della vita e fare un alvoro che si ama è la massima espressione della libertà.

    Mi è piaciuta la passione con cui i due uomini parlano dei loro lavori, un po' meno le lunghe disquisizioni tecniche.

    ha scritto il 

  • 4

    Che bel personaggio Libertino Faussone!!!

    "..il termine libertà ha notoriamente molti sensi, ma forse il tipo di libertà più accessibile, più goduto soggettivamente, più utile al consorzio ...continua

    Che bel personaggio Libertino Faussone!!!

    "..il termine libertà ha notoriamente molti sensi, ma forse il tipo di libertà più accessibile, più goduto soggettivamente, più utile al consorzio umano, coincide con l'essere competenti nel proprio lavoro e quindi nel provare piacere a svolgerlo".

    Meditate, gente, meditate... (ed io per prima!)

    ha scritto il 

  • 3

    Così così. Struttura rigida e ripetitiva (ogni capitolo un racconto), caratterizzazione del personaggio Faussone un po' troppo piatta ed eccessiva, mancanza di vere riflessioni sul cambiamento del ...continua

    Così così. Struttura rigida e ripetitiva (ogni capitolo un racconto), caratterizzazione del personaggio Faussone un po' troppo piatta ed eccessiva, mancanza di vere riflessioni sul cambiamento del lavoro in quegli anni. Nell'insieme, piuttosto freddo.

    ha scritto il 

  • 4

    FAUSSONE E' UN MONTATORE DI GRU CHE RACCONTA GLI EVENTI SALIENTI DELLA SUA VITA LAVORATIVA AD UN CONNAZIONALE CHE FA' IL CHIMICO . LEVI DIMOSTRA CHE ANCHE RACCONTANDO COME SI SVOLGE UN LAVORO SI ...continua

    FAUSSONE E' UN MONTATORE DI GRU CHE RACCONTA GLI EVENTI SALIENTI DELLA SUA VITA LAVORATIVA AD UN CONNAZIONALE CHE FA' IL CHIMICO . LEVI DIMOSTRA CHE ANCHE RACCONTANDO COME SI SVOLGE UN LAVORO SI POSSONO BUONI LIVELLI DI LETTERATURA

    ha scritto il 

  • 3

    Il lavoro come stimolo alla libertà e all'autonomia

    “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla ...continua

    “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra.”

    La chiave a stella narra le avventure di un tecnico altamente specializzato che porta sempre con sé la sua chiave a stella ovunque il suo lavoro lo conduca. Il romanzo è un omaggio al lavoro creativo e a tutti quei tecnici italiani che hanno lavorato in giro per il mondo seguendo progetti dell’industria italiana esportati all’estero.

    Libertino Faussone, detto Tino, è un torinese che incontra un altro torinese, chimico e scrittore, in una mensa aziendale per stranieri; sono entrambi italiani in una terra lontana, legati dal modo simile di lavorare e di vivere il lavoro: Faussone è un montatore di gru, Levi montatore di molecole e di storie.

    Faussone "è sui trentacinque anni, alto secco, quasi calvo, abbronzato, sempre ben rasato". Ha le mani d'oro. La sua vita si svolge tra martelli, chiavi inglesi, cuscinetti, bulloni, tralicci, saldature, ponti, dighe, piattaforme petrolifere, cantieri, fabbriche, porti, contratti, appalti e collaudi. Alcuni trucchi del mestiere li ha appresi dal padre, che faceva lo stagnino e che gli ha trasmesso l'amore per il lavoro ben fatto e l'orgoglio per la propria indipendenza.

    Faussone ama il proprio lavoro, attorno al quale ruota la sua intera esistenza. Ed è proprio dei lavori che ha svolto in ogni angolo del mondo e di ciò che ha contribuito a costruire che parla con l’autore coinvolgendolo in un intreccio di aneddoti e conversazioni, talvolta un po' prolissi e monotoni. Secondo lui il lavoro contribuisce alla formazione del carattere, aumenta la fiducia in se stesso di chi riesce a portare a termine un compito difficile, stimola la spinta all'indipendenza e all'autonomia, alimenta il gusto personale della sfida. La stessa libertà dell'uomo coincide spesso "con l'essere competenti nel proprio lavoro e quindi nel provare piacere a svolgerlo". Ma il libro parla anche del mestiere dello scrivere:

    “Ma può anche capitare che uno scriva delle cose, appunto , pasticciate e inutili (e questo accade sovente) e non se ne accorga o non se ne voglia accorgere, il che è ben possibile, perché la carta è un materiale troppo tollerante. Le puoi scrivere sopra qualunque enormità, e non protesta mai: non fa come il legname delle armature nelle gallerie di miniera, che scricchiolano quando è sovraccarico e sta per venire un crollo. Nel mestiere di scrivere la strumentazione e i segnali d'allarme sono rudimentali: non c'è neppure un equivalente affidabile della squadra e dei filo a piombo. Ma se una pagina non va se ne accorge chi legge, quando ormai è troppo tardi, e allora si mette male: anche perché quella pagina è opera tua e solo tua, non hai scuse ne' pretesti, ne rispondi a pieno.”

    Bello lo stile semplice ma rigoroso del romanzo. Certe descrizioni dei luoghi e delle (poche) persone che compaiono qua e là accanto ai protagonisti sono magnifiche: un esempio su tutti quelle delle due zie torinesi. Bella anche la spontaneità del parlare di Faussone, i modi di dire e le espressioni “balenghe”.

    ha scritto il 

  • 0

    In questo libro, Levi ci racconta dei suoi dialoghi con Faussone, un operaio giramondo, asfissiato da orari e cartellini, che probabilmente l'avrebbero snaturato. è il dialogo di due personi comuni, ...continua

    In questo libro, Levi ci racconta dei suoi dialoghi con Faussone, un operaio giramondo, asfissiato da orari e cartellini, che probabilmente l'avrebbero snaturato. è il dialogo di due personi comuni, con cultura media (Levi non tanto, ma si adegua), che fanno delle esperienze della propria vita una storia da raccontare, mescolando ciò che di nuovo si è visto a ciò che si è imparato in casa, per cui le abitudini alimentari Indiane diventano un qualcosa da evitare come le malattie, o i festini Russi diventano un qualcosa per temerari. un elogio della capacità umana ad ogni livello.

    "io credo proprio che pe vivere contenti bisogna avere per forza qualcosa da fare,ma che non sia troppo facile;oppure qualche cosa da desiderare, ma non un desiderio così per aria,qualche cosa che uno abbia la speranza di arrivarci."

    ha scritto il 

  • 3

    "...solo che a me i sogni mi piace farli venire veri, se no rimangono come una malattia che uno se la porta appresso per tutta la vita, o come la farlecca di un'operazione, che tutte le volte che viene umido torna a fare male"

    Ritrovo, qui come in tutto ciò che ho letto sino ad ora di Levi, un carattere di necessità che rende i suoi libri e le sue parole in un certo senso urgenti ed inevitabili, fondamentali tanto per ...continua

    Ritrovo, qui come in tutto ciò che ho letto sino ad ora di Levi, un carattere di necessità che rende i suoi libri e le sue parole in un certo senso urgenti ed inevitabili, fondamentali tanto per chi scrive quanto per chi legge. Ne "La chiave a stella" più che altrove si avverte l'attaccamento che Levi nutriva nei confronti della scrittura; una sorta di bisogno che lo costringeva a continuare a narrare anche a costo di prendere in prestito storie altrui (per quanto possa essere fittizio il personaggio di Faussone, protagonista-narratore del romanzo, in lui si condensano senza dubbio persone reali dalle cui labbra Levi ha appreso le storie che tanto appassionatamente ci restituisce), di divenire mero tramite, di spersonalizzarsi. Non è più il bisogno disperato di raccontare per serbare memoria dell'orrore dei campi di sterminio, per cercare di rielaborarlo e penetrarlo, per impedirsi di dimenticare e per impedire agli altri di dimenticare (come era stato in "Se questo è un uomo" e marginalmente ne "La tregua", che pure aveva toni più picareschi). Eppure si tratta ancora di un bisogno quasi fisiologico per quanto modestissimo e lontano da qualsiasi ingorda ambizione. Levi (così come tutti i grandi scrittori, io credo) sentiva di dover scrivere per continuare ad esistere. Consapevole di non essere più sorretto dalla poesia della disperazione (che gli aveva dettato immagini bellissime), il chimico-scrittore si "accontenta" qui di raccontare il quotidiano, la prosaicità del lavoro manuale, o meglio il piccolo lirismo di ogni giorno legato ad un'occupazione (non importa si tratti di montare strutture, di combinare elementi chimici o di mescolare parole) alla quale ci si dedica con passione nonostante i sacrifici, la fatica, le difficoltà, l'imprevedibilità della materia (la metafora dell'elefante che si trova a montare un orologio) perché solo così facendo si può dimostrare d'essere uomini: il termine «libertà» ha notoriamente molti sensi, ma forse il tipo di libertà più accessibile, più goduto soggettivamente, e più utile al consorzio umano, coincide con l'essere competenti nel proprio lavoro, e quindi nel provare piacere a svolgerlo. Il rapporto che egli cerca con il lettore è intimo, quasi personale (come se lo scrittore tentasse di sbirciare i nostri volti oltre la pagina, nella speranza di scorgervi almeno un sorriso), domestico, simile, per certi versi, a quello che legava i narratori itineranti al proprio uditorio. Su tutto domina, come sempre in Levi, un senso etico potente e puro, che rincuora.

    ha scritto il 

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