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La chiave a stella

Di

Editore: Einaudi (ET; 57)

4.1
(1058)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806181645 | Isbn-13: 9788806181642 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Professional & Technical

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Descrizione del libro
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  • 4

    Forse solo Gadda è stato capace di rendere così poetico il lavoro tecnico, quello che si fa con le mani ma che non potrebbe funzionare senza il cervello; quello che richiede una sapienza frutto solo d ...continua

    Forse solo Gadda è stato capace di rendere così poetico il lavoro tecnico, quello che si fa con le mani ma che non potrebbe funzionare senza il cervello; quello che richiede una sapienza frutto solo di esperienza, dove le stellette si conquistano sul campo e non sui libri; quello che pretende una sensibilità e un affinamento dei cinque sensi; quello, infine, di cui si vede e si apprezza il risultato. Faussone è un montatore, lavora su gru, tralicci, ponti, scavatrici in ogni angolo del mondo, forte della sua perizia tecnica e della sua testardaggine piemontese. Levi, scrittore e tecnico a sua volta, immagina un eroe di una classe che in letteratura è quasi assente. Non scienziato né operaio, ma specialista, come Levi lo è stato delle vernici. In più Faussone è portatore di una sapienza più antica, figlio di un artigiano 'battilastra', cioè lavoratore del rame, è profondamente radicato nelle tradizioni di una terra, della quale riproduce la lingua semplice e colorita, ricca di espressioni intraducibili e di gergo tecnico. Ma, soprattutto, attraverso Faussone, Levi insegna l'amore per il lavoro come forma di libertà che è data (potenzialmente) a tutti. L'etica del lavoro di Levi è etica tout court: se il lavoro è l'unico mezzo dato a ciascuno per realizzarsi in questa esistenza, e se ogni lavoro può avere pari dignità nell'amore che lo eleva agli occhi del mondo, allora la sua negazione è negazione di una delle poche libertà che ancora abbiamo. Forse questo libro dovrebbero rileggerlo Renzi e tutti i ministri che hanno reso, in questo paese, un privilegio persino il lavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    Più bello per ciò che simboleggia, per ciò che grida -pacatamente, come sempre- tra le righe, per ciò cui inneggia. Meno per i lunghi (e a loro modo poetici) dettagli ingegneristico-meccanici, che spe ...continua

    Più bello per ciò che simboleggia, per ciò che grida -pacatamente, come sempre- tra le righe, per ciò cui inneggia. Meno per i lunghi (e a loro modo poetici) dettagli ingegneristico-meccanici, che spesso mi hanno fatto saltare qualche riga o hanno interrotto il filo del mio pensiero. La scelta della lingua, volutamente mimetica rispetto al "ruspante" personaggio, può affaticare qualora non si rifletta sulla genialità della messa in pratica.

    ha scritto il 

  • 5

    Un Levi lieve

    Un testo leggero, godibile e coinvolgente, che non manca di proporre alcune interessanti e condivisibili riflessioni sul lavoro. Personalmente, gli attribuisco il grande merito di avermi fatto tornare ...continua

    Un testo leggero, godibile e coinvolgente, che non manca di proporre alcune interessanti e condivisibili riflessioni sul lavoro. Personalmente, gli attribuisco il grande merito di avermi fatto tornare la voglia di leggere dopo alcune esperienze letterarie non proprio esaltanti. Una piccola perla che merita maggior risonanza.

    ha scritto il 

  • 4

    Se si escludono istanti prodigiosi e singoli
    che il destino ci può donare,
    l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi)
    costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicit ...continua

    Se si escludono istanti prodigiosi e singoli
    che il destino ci può donare,
    l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi)
    costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra.

    ha scritto il 

  • 3

    L'autore è un grande, un grandissimo e per il tramite di questo personaggio impartisce una lezione esemplare sull'etica del lavoro.
    Ciò che risulta pesante, francamente, è l'esecuzione: la narrazione ...continua

    L'autore è un grande, un grandissimo e per il tramite di questo personaggio impartisce una lezione esemplare sull'etica del lavoro.
    Ciò che risulta pesante, francamente, è l'esecuzione: la narrazione alla lunga diventa ripetitiva e la scelta di utilizzare un italiano approssimativo (scelta pur legittima e giustificata per far dialogare Faussone) contribuisce non poco al disamore ed alla noia.

    ha scritto il 

  • 3

    La vita raccontata in un lungo dialogo tra due tecnici italiani, un montatore di gru ed un chimico, spersi nella pianura russa. Per i due uomini il lavoro è il senso della vita e fare un alvoro che si ...continua

    La vita raccontata in un lungo dialogo tra due tecnici italiani, un montatore di gru ed un chimico, spersi nella pianura russa. Per i due uomini il lavoro è il senso della vita e fare un alvoro che si ama è la massima espressione della libertà.

    Mi è piaciuta la passione con cui i due uomini parlano dei loro lavori, un po' meno le lunghe disquisizioni tecniche.

    ha scritto il 

  • 4

    Che bel personaggio Libertino Faussone!!!

    "..il termine libertà ha notoriamente molti sensi, ma forse il tipo di libertà più accessibile, più goduto soggettivamente, più utile al consorzio umano, coin ...continua

    Che bel personaggio Libertino Faussone!!!

    "..il termine libertà ha notoriamente molti sensi, ma forse il tipo di libertà più accessibile, più goduto soggettivamente, più utile al consorzio umano, coincide con l'essere competenti nel proprio lavoro e quindi nel provare piacere a svolgerlo".

    Meditate, gente, meditate... (ed io per prima!)

    ha scritto il 

  • 3

    Così così. Struttura rigida e ripetitiva (ogni capitolo un racconto), caratterizzazione del personaggio Faussone un po' troppo piatta ed eccessiva, mancanza di vere riflessioni sul cambiamento del lav ...continua

    Così così. Struttura rigida e ripetitiva (ogni capitolo un racconto), caratterizzazione del personaggio Faussone un po' troppo piatta ed eccessiva, mancanza di vere riflessioni sul cambiamento del lavoro in quegli anni. Nell'insieme, piuttosto freddo.

    ha scritto il 

  • 4

    FAUSSONE E' UN MONTATORE DI GRU CHE RACCONTA GLI EVENTI SALIENTI DELLA SUA VITA LAVORATIVA AD UN CONNAZIONALE CHE FA' IL CHIMICO .
    LEVI DIMOSTRA CHE ANCHE RACCONTANDO COME SI SVOLGE UN LAVORO SI POSSO ...continua

    FAUSSONE E' UN MONTATORE DI GRU CHE RACCONTA GLI EVENTI SALIENTI DELLA SUA VITA LAVORATIVA AD UN CONNAZIONALE CHE FA' IL CHIMICO .
    LEVI DIMOSTRA CHE ANCHE RACCONTANDO COME SI SVOLGE UN LAVORO SI POSSONO BUONI LIVELLI DI LETTERATURA

    ha scritto il 

  • 3

    Il lavoro come stimolo alla libertà e all'autonomia

    “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felici ...continua

    “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra.”

    La chiave a stella narra le avventure di un tecnico altamente specializzato che porta sempre con sé la sua chiave a stella ovunque il suo lavoro lo conduca.
    Il romanzo è un omaggio al lavoro creativo e a tutti quei tecnici italiani che hanno lavorato in giro per il mondo seguendo progetti dell’industria italiana esportati all’estero.

    Libertino Faussone, detto Tino, è un torinese che incontra un altro torinese, chimico e scrittore, in una mensa aziendale per stranieri; sono entrambi italiani in una terra lontana, legati dal modo simile di lavorare e di vivere il lavoro: Faussone è un montatore di gru, Levi montatore di molecole e di storie.

    Faussone "è sui trentacinque anni, alto secco, quasi calvo, abbronzato, sempre ben rasato". Ha le mani d'oro. La sua vita si svolge tra martelli, chiavi inglesi, cuscinetti, bulloni, tralicci, saldature, ponti, dighe, piattaforme petrolifere, cantieri, fabbriche, porti, contratti, appalti e collaudi.
    Alcuni trucchi del mestiere li ha appresi dal padre, che faceva lo stagnino e che gli ha trasmesso l'amore per il lavoro ben fatto e l'orgoglio per la propria indipendenza.

    Faussone ama il proprio lavoro, attorno al quale ruota la sua intera esistenza. Ed è proprio dei lavori che ha svolto in ogni angolo del mondo e di ciò che ha contribuito a costruire che parla con l’autore coinvolgendolo in un intreccio di aneddoti e conversazioni, talvolta un po' prolissi e monotoni. Secondo lui il lavoro contribuisce alla formazione del carattere, aumenta la fiducia in se stesso di chi riesce a portare a termine un compito difficile, stimola la spinta all'indipendenza e all'autonomia, alimenta il gusto personale della sfida. La stessa libertà dell'uomo coincide spesso "con l'essere competenti nel proprio lavoro e quindi nel provare piacere a svolgerlo".
    Ma il libro parla anche del mestiere dello scrivere:

    “Ma può anche capitare che uno scriva delle cose, appunto , pasticciate e inutili (e questo accade sovente) e non se ne accorga o non se ne voglia accorgere, il che è ben possibile, perché la carta è un materiale troppo tollerante. Le puoi scrivere sopra qualunque enormità, e non protesta mai: non fa come il legname delle armature nelle gallerie di miniera, che scricchiolano quando è sovraccarico e sta per venire un crollo. Nel mestiere di scrivere la strumentazione e i segnali d'allarme sono rudimentali: non c'è neppure un equivalente affidabile della squadra e dei filo a piombo. Ma se una pagina non va se ne accorge chi legge, quando ormai è troppo tardi, e allora si mette male: anche perché quella pagina è opera tua e solo tua, non hai scuse ne' pretesti, ne rispondi a pieno.”

    Bello lo stile semplice ma rigoroso del romanzo. Certe descrizioni dei luoghi e delle (poche) persone che compaiono qua e là accanto ai protagonisti sono magnifiche: un esempio su tutti quelle delle due zie torinesi.
    Bella anche la spontaneità del parlare di Faussone, i modi di dire e le espressioni “balenghe”.

    ha scritto il 

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