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La chiave di Sarah

Di

Editore: Mondadori

4.2
(1916)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 319 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Inglese , Tedesco , Olandese , Chi tradizionale , Portoghese , Ceco , Svedese , Coreano , Catalano

Isbn-10: 8804563729 | Isbn-13: 9788804563723 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Frezza Pavese P. , A. Colombo

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
È una notte d'estate come tante altre, a Parigi. La piccola Sarah è a casa conla sua famiglia, quando viene svegliata dall'irruzione della polizia francesee prelevata insieme ai genitori. Ha solo dieci anni, non capisce cosa stasuccedendo, ma è atterrita e, prima di essere portata via, nasconde ilfratello più piccolo in un armadio a muro che chiude a chiave. È il 16 lugliodel 1942. Sarah, insieme a migliaia di altri ebrei, viene rinchiusa nelVélodrome d'Hiver, in attesa di essere deportata nei campi di concentramentoin Germania. Ma il suo unico pensiero è tornare a liberare il fratellino.Sessant'anni dopo, Julia, una giornalista americana che vive a Parigi, devefare un'inchiesta su quei drammatici fatti. Mette mano agli archivi, interrogai testimoni, va alla ricerca dei sopravvissuti, e le indagini la portano moltopiù lontano del previsto. Il destino di Julia si incrocia fatalmente conquello della piccola Sarah, la cui vita è legata alla sua più di quanto leipossa immaginare. Che fine ha fatto quella bambina? Cosa è davvero successo inquei giorni? Quello che Julia scopre cambierà per sempre la sua esistenza.
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  • 3

    Storia forte, scrittrice di serie B

    La storia, trattando un tema così delicato come l'olocausto, è forte e molto profonda. L'autrice secondo me non è riuscita, con la sua scrittura, a renderne giustizia.

    ha scritto il 

  • 3

    Il romanzo tratta uno degli argomenti più significativi nella storia dell’umanità, ma l’ho trovato troppo paranoico riguardo l’ossessione della giornalista Julia verso la storia di Sarah. Quando in un ...continua

    Il romanzo tratta uno degli argomenti più significativi nella storia dell’umanità, ma l’ho trovato troppo paranoico riguardo l’ossessione della giornalista Julia verso la storia di Sarah. Quando in un primo momento mi è risultato coinvolgente, con lo sviluppo delle vicende, mi è parso leggermente forzato il ritmo della narrazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Sarah e Julia.. il passato e il presente che si incontrano per dare spazio ad un romanzo di un’intensità straordinaria, un intreccio di emozioni, di crude realtà.. una realtà che non dovremmo dimentic ...continua

    Sarah e Julia.. il passato e il presente che si incontrano per dare spazio ad un romanzo di un’intensità straordinaria, un intreccio di emozioni, di crude realtà.. una realtà che non dovremmo dimenticare mai! Appartiene proprio a quel genere di romanzi che ti incatenano con la potenza della loro storia.. mi ha coinvolta e commossa dall’inizio alla fine e sono sicura che mi rimarrà dentro a lungo..

    scritto il 8 mar 2009

    ha scritto il 

  • 4

    bellissimo ma...

    Un libro pieno di emozioni, che riesci a vivere pienamente. Sinceramente l'avrei fatto finire qualche capitolo prima, ma nel complesso è molto molto emozionante e storico.

    ha scritto il 

  • 4

    5 STELLE PER LA STORIA DEL 1942, 3 STELLE PER LA RESTANTE PARTE

    Libro interessantissimo. Ce ne sono tanti su questo tema, ma ne "La chiave di Sarah" si approfondisce il tema del rastrellamento del luglio 1942 che in Francia vide l'arresto di 13.152 persone, poi im ...continua

    Libro interessantissimo. Ce ne sono tanti su questo tema, ma ne "La chiave di Sarah" si approfondisce il tema del rastrellamento del luglio 1942 che in Francia vide l'arresto di 13.152 persone, poi imprigionate nel Vélodrome d'Hiver e nel campo di internamento di Drancy, e successivamente trasportati con il treno ad Auschwitz per lo sterminio. Storia molto toccante, l'episodio in questione (inventato, ma da brividi) fa riferimento alla speranza di una bambina che per fortuna riesce a fuggire dallo "stadio", di tornare a liberare il fratellino di 4 anni lasciato volontariamente nascosto in un armadio a muro. Il tema principale è la denuncia verso lo Stato Francese, che avallava le decisioni imposte da Hitler e materialmente conduceva alla morte gli ebrei che vivevano nella loro terra.

    "RICORDA, NON DIMENTICARE MAI"

    ha scritto il 

  • 4

    Mai, mai, mai dimenticare!

    Sono un po' di parte, ogni libro riguardante la deportazione mi tocca profondamente e mi mette in uno stato di pura angoscia. Ho pensato che questo racconto, non essendo una storia vera, mi avrebbe fa ...continua

    Sono un po' di parte, ogni libro riguardante la deportazione mi tocca profondamente e mi mette in uno stato di pura angoscia. Ho pensato che questo racconto, non essendo una storia vera, mi avrebbe fatto meno male...invece no! E' un libro scritto molto bene e scorrevole; l'ho praticamente divorato! L'autrice alterna il presente col passato per poi unire il tutto nella parte finale. Le pecche che ho trovato, riguardano la vita della protagonista...anche io, come altri, ho pensato che una donna incinta a 45anni con rischio di aborti non se ne va dalla Francia, all'America, all'Italia cosi facilmente come lei, senza contare la figura della figlia che fa discorsi come se fosse una donna adulta; da consigli alla madre come se la madre fosse lei a 12 anni! Poi un'ultima cosa che non ho apprezzato è la figura dell'Italia e degli italiani che dagli stranieri vengono rappresentati come maleducati e antiquati in quanto in Toscana la protagonista mentre guidava si stava innervosendo perché gli italiani le tagliavano la strada, oppure in albergo quando doveva fare una telefonata dice che stava usando un "vecchio" apparecchio telefonico...ecco, queste cose mi urtano un po' il sistema nervoso! Comunque a parte questi particolari è un bel libro che commuove.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle di media (quattro ai capitoli del 1942, due agli altri, una al finale).

    Ho voluto leggere questo best seller di qualche anno fa, che all’epoca avevo accantonato. L’interesse è nato da una mia recente ricerca sui campi di internamento francesi, e da questo punto di vista s ...continua

    Ho voluto leggere questo best seller di qualche anno fa, che all’epoca avevo accantonato. L’interesse è nato da una mia recente ricerca sui campi di internamento francesi, e da questo punto di vista sono contenta di averlo letto. Il rastrellamento del luglio 1942, che per la grande maggioranza degli ebrei fu il primo passo verso Auschwitz, è storia non abbastanza conosciuta. Non negata dal francesi, ma accuratamente evitata, fino almeno al discorso di Chirac davanti al muro dei nomi. Io ci sono stata, al muro dei nomi, ed è uno choc visivo, di quelli che ti fanno toccare letteralmente con mano la realtà di qualcosa di cui hai solo sentito parlare. L’autrice si è documentata a fondo per scrivere i capitoli dedicata a Sara, che sono i migliori del libro. Quelli per cui vale la pena leggerlo e che merita 4 stelle.
    Appena 2 invece ne merita la storia che si intreccia, e che si svolge nel 2002, anno del sessantesimo anniversario del rastrellamento. Secondo me è tirata per i capelli, non tanto per la parte che riguarda Sara, quella è del tutto credibile. Ma sono i personaggi, le loro motivazioni, il loro modo di agire e interagire che mi è sembrato alquanto campato per aria. La protagonista, Julia, ha una figlia di 11 anni, nata con grande difficoltà dopo dolorosi aborti prima e dopo. Si ritrova miracolosamente incinta a 45 anni e non si pone nemmeno una volta il problema se ce la farà a portarlo a termine o no. Anzi, viaggia su e giù per il mondo, come una che ha avuto sempre e solo gravidanze felicissime, dando tutto per scontato. Ma è ancora il meno. Il marito è schizzato, a un certo punto si lamenta che la moglie non ha compreso la sua crisi, ma a dire il vero non l’hanno compreso nemmeno il lettori. Voleva disperatamente un altro figlio, e ora che arriva non lo vuole più, e poi scopriamo che – nonostante ha detto ti amo alla moglie più volte nelle pagine precedenti – è innamorato di un’altra… niente di strano, visto che la famiglia di lui è una congrega di gente che non sai bene che cosa pensi, e si tengono segreti a vicenda, tutti conosciuti dagli altri, io non so che tu sai che io so… Sono proprio le psicologie che non stanno in piedi, insomma.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto ben scritto, alterna la parte moderna della ricerca a quella diretta della deportazione. La ricerca storica sull'espisodio del Vélo d'hiver è molto ben documentata. La scrittura è scorrevole, la ...continua

    Molto ben scritto, alterna la parte moderna della ricerca a quella diretta della deportazione. La ricerca storica sull'espisodio del Vélo d'hiver è molto ben documentata. La scrittura è scorrevole, la storia non lacrimevole. L'autrice ha saputo comiugare una storia di vita, di rapporti personali, alla Storia della deportazione e dello sterminio.

    ha scritto il 

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