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La chimera

Di

Editore: CDE

3.8
(4419)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 358 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000019285 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Franco Cordelli

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 0

    "Gesucristi e Gesucriste"

    "Guardo il nulla dalla finestra. La è Zardino"
    Bellissimo romanzo che descrive un sapore, un epoca lontana e vicinissima. Un modo d'essere, quello degli esseri umani, che non cambia e non cambierà mai ...continua

    "Guardo il nulla dalla finestra. La è Zardino"
    Bellissimo romanzo che descrive un sapore, un epoca lontana e vicinissima. Un modo d'essere, quello degli esseri umani, che non cambia e non cambierà mai a dispetto del tempo che scorre, del mondo che cambia intorno a loro.
    Una ferocia, un terrore totalmente inutili nei confronti dell'altro. Perchè ogni essere dura un attimo, ogni paese, come Zardino, ogni storia, sarà dimenticata.
    Una scrittura raffinata e da non perdere

    ha scritto il 

  • 4

    prima lettura: in seconda liceo, 2003
    Quell'anno la prof d'italiano aveva scelto questo libro di Vassalli e "Io non ho paura" di Ammaniti..

    seconda lettura: agosto 2015
    GdL organizzato dopo la morte d ...continua

    prima lettura: in seconda liceo, 2003
    Quell'anno la prof d'italiano aveva scelto questo libro di Vassalli e "Io non ho paura" di Ammaniti..

    seconda lettura: agosto 2015
    GdL organizzato dopo la morte dell'autore.

    Il voto rimane lo stesso, ma sento di aver apprezzato molto di più questa seconda lettura.
    Vassalli con la "scusa" di raccontare la storia della strega di Zardino (sarei curiosa di dare un'occhiata ai documenti) ci dà una rappresentazione abbastanza dettagliata della bassa i quel periodo storico.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho rallentato e chiuso il libro spesso, perché non volevo leggerne la fine della protagonista ad opera della bestialità dell'uomo.
    Sapere che la storia fosse vera non riusciva ad aiutarmi affatto a pr ...continua

    Ho rallentato e chiuso il libro spesso, perché non volevo leggerne la fine della protagonista ad opera della bestialità dell'uomo.
    Sapere che la storia fosse vera non riusciva ad aiutarmi affatto a proseguire la lettura. Inorridita.
    Pochi secoli fa, ed essere donna era una colpa da pagare con la morte, non solo per stregoneria, ma solo perché di sesso femminile.
    Solo tre stelline non sono tanto per il libro e il suo Autore, ma per il contenuto in sé troppo assurdo da accettare.
    Mi è cresciuto un odio per la chiesa e speravo in un deus ex machina, che ovviamente non c'è stato.
    Però un piccolo squarcio di pietas si è affacciato ad un certo punto con un personaggio, e mi ha aiutato così a proseguire e terminare la lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    La storia in sé è presto raccontata, viene peraltro anticipata dall'autore nella sua introduzione: sappiamo che si tratta di un processo per stregoneria, che la vittima è una delle tante disgraziate f ...continua

    La storia in sé è presto raccontata, viene peraltro anticipata dall'autore nella sua introduzione: sappiamo che si tratta di un processo per stregoneria, che la vittima è una delle tante disgraziate fanciulle che popolano la storia e le storie del '600 (secolo per tanti versi obscuro); giovani donne indifese davanti al potere coalizzato di Chiesa e regime.
    La bellezza e l'originalità della narrazione appartengono come sempre allo stile ovvero al modo in cui Vassalli decide di costruire il racconto, a metà tra il saggio e il romanzo e quindi con molte (necessarie) divagazioni dalla trama per descrivere situazioni, paesaggi, personaggi veri e realmente esistiti, insomma per fare romanzo storico, in onorevole continuità con Manzoni (non a caso il Seicento è coprotagonista).
    Si indulge poco quindi nella pura tecnica del romanzo; Vassalli parla direttamente al lettore, puntualizza, circoscrive le sue ampie digressioni, abbandona a tratti i personaggi lasciandoli quasi come uno sfondo sfumato, figurine immobili sul palcoscenico del teatro, in attesa di riprendere il decorso del dramma, mentre l'autore si avvicina, fornisce spiegazioni e illustra dettagli, parla confidenzialmente al suo pubblico.
    Il distacco implica anche la possibilità dell'ironia e Vassalli la coglie, la utilizza, amplificando così l'effetto del commento.
    A questo punto si potrebbe concludere che la storia in sé (il plot, possiamo dire) abbia giustamente a soffrirne, che la triste vicenda di Antonia, non entrando mai nei dettagli, nei pensieri e nei sentimenti della protagonista, sia meno toccante, meno persuasiva, insomma meno coinvolgente. Ebbene, sorprende accorgersi che non è affatto così. Nonostante l'impianto saggistico la storia colpisce, produce turbamento, va dritta al cuore.
    Ma c'è una pecca in questo perfetto equilibrio: è il congedo finale, dove Vassalli non ha resistito alla tentazione di esprimere il suo personale giudizio, la sua idea del divino nulla (e probabilmente anche la giustificazione del titolo).
    Ecco: in questo caso la gestione del suo distacco d'autore purtroppo è venuta meno. Peccato. Coerenza avrebbe voluto che lo scrittore non interferisse, non intervenisse a gamba tesa per forzare le conclusioni, ma lasciasse al lettore indipendenza di giudizio su ciò è stato narrato e su che trascende le circostanze, i fatti, le azioni (purtroppo perlopiù malvagie) degli esseri umani.

    ha scritto il 

  • 3

    Libro interessante che coniuga tutta una cornice storica ben descritta sulla Lombardia del 1600 con la vicenda particolare della giovane esposta Antonia da Zardino, anch’essa realmente accaduta.

    Il to ...continua

    Libro interessante che coniuga tutta una cornice storica ben descritta sulla Lombardia del 1600 con la vicenda particolare della giovane esposta Antonia da Zardino, anch’essa realmente accaduta.

    Il tono distaccato e canzonatorio di certi passaggi del racconto di Vassalli mi hanno ricordato il romanziere storico per eccellenza del mondo lombardo, ovvero Alessandro Manzoni. Il periodo all’incirca è quello ed è la stessa anche la voglia di lanciare frecciatine al mondo attuale tramite una storia solo apparentemente lontanissima da noi.

    Devo dire che nel complesso mi è piaciuta di più la prima parte, con l’inserimento dei tanti personaggi a loro modo curiosi ed interessanti che girano in orbita alla storia centrale di Antonia (che è protagonista, ma per larghi tratti del libro quasi assente). Poi i capitoli finali, con tutte le questioni inerenti al processo per stregoneria hanno reso un po’ ripetitivo il romanzo, che perde la freschezza della prima parte.
    Un buon libro, non lascia con grossi pensieri in testa, ma è interessane per la narrazione storica e per la bravura nella scrittura dell’autore.

    ha scritto il 

  • 3

    "Nella bassa tutto passa in fretta, nulla o quasi lascia un segno di sé (...), soltanto pallide tracce: la memoria non incide solchi, al contrario di quanto accade nelle valli alpine, dove il ricordo ...continua

    "Nella bassa tutto passa in fretta, nulla o quasi lascia un segno di sé (...), soltanto pallide tracce: la memoria non incide solchi, al contrario di quanto accade nelle valli alpine, dove il ricordo e la leggenda di un fatto possono conservarsi da un millennio all'altro; La pianura è un mare dove le onde del tempo si succedono e si annullano, evento dopo evento, secolo dopo secolo: migrazioni, invasioni, epidemie, carestie, guerre vengono oggi ricordate soltanto perché scritte nei libri; se non ci fosse la scrittura, non ne resterebbe traccia».

    ha scritto il 

  • 4

    «Bruciare vivi è la morte più orrenda che ci sia e io non credo di togliere nulla alla pena che i giudici hanno stabilito per la strega togliendole un poco di quella capacità di intendere che è anche ...continua

    «Bruciare vivi è la morte più orrenda che ci sia e io non credo di togliere nulla alla pena che i giudici hanno stabilito per la strega togliendole un poco di quella capacità di intendere che è anche capacità di soffrire. Che Dio mi perdoni se sto per commettere un errore, e che Dio ci aiuti!»

    In quest’orgia macabra e folle, ha avuto più cuore il boia dell’intera comunità.

    Anno domini 1610.
    «Maledetta strega! Devi crepare! A morte! Al rogo!»
    “Antonia non fu più. Esplose il giubilo della folla: i tamburi, le raganelle, le trombe, le collane di barattoli quasi non si sentivano, sopraffatti com’erano dal frastuono di migliaia di voci che gridavano la gioia irripetibile di quel momento e di quell’ora: «Evviva! Evviva!»." .
    “La chimera” non è un romanzo. Non solo.
    È la storia di egoismi e ipocrisie. Di timori e spietatezze.
    È la storia della bestialità umana, del desiderio incontenibile d’affondare gli occhi nello spasmo ultimo della vittima designata.
    È la storia dell’intolleranza, del fanatismo, della violenza figlia dell’ignoranza.
    È la storia del seme maledetto che troppe volte è nato e fiorito, che troppe volte ha dato il suo frutto.
    La forma cambia, la sostanza rimane pressoché invariata.
    Cambiano i nomi dei carnefici e delle vittime. Variano gli scenari, i copioni e le comparse. Ieri erano piazze gremite di gente urlante, oggi appartamenti d’ogni sorta e vicini indifferenti.

    In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.
    Il tempo scorre, le vite si spengono inghiottite dal nulla. È la storia del mondo.
    Rimane il nulla. E quell’Assenza che il nulla abita.

    ha scritto il 

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