La chimera

Di

Editore: Einaudi (Tascabili)

3.8
(4532)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 303 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806129376 | Isbn-13: 9788806129378 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
In un villaggio padano del '600 si consuma la tragica vita di Antonia, strega di Zardino. Dal passato riemergono situazioni e personaggi a volte comici e grotteschi, a voltre colmi di tristezza.

Premio Strega e Premio selezione Campiello.

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  • 4

    Per un attimo avevo pensato di abbandonare la lettura. Tutta la prima parte del libro, infatti, è una continua divagazione rispetto alla storia principale, quella cioé che narra della vicenda della st ...continua

    Per un attimo avevo pensato di abbandonare la lettura. Tutta la prima parte del libro, infatti, è una continua divagazione rispetto alla storia principale, quella cioé che narra della vicenda della strega Antonia, ambientata nel 1600 nella provincia di Novara. e invece ho resistito - nel frattempo mi sono letto un altro libro - e alla fine sono stato ampiamente ripagato. Un libro molto bello, soprattutto perché ti fa immergere nel contesto del '600, nel mondo della sacra inquisizione. Incredibile l'ignoranza, il potere della chiesa dei tempi. Nel commento finale dell'autore, Vassalli fa una disquisizione in merito a come l'Italia di oggi, e gli italiani di oggi, sono l'esito di quei tempi e il carattere degli italiani si ritrova tutto nella storia di Antonia. La facilità con cui le persone si sono schierate contro la ragazza, dimenticando il senso della giustizia e della solidarietà, si ritrova in moltissime vicende della nostra epoca.

    ha scritto il 

  • 3

    Bello. La storia è semplice ma ben orchestrata, la Storia affascina di per sé, in particolare la descrizione del contesto geopolitico dell'epoca. Però il romanzo in parecchie parti è lento come un tra ...continua

    Bello. La storia è semplice ma ben orchestrata, la Storia affascina di per sé, in particolare la descrizione del contesto geopolitico dell'epoca. Però il romanzo in parecchie parti è lento come un trattore!

    ha scritto il 

  • 4

    Precisi riferimenti storici descrivono con schiettezza gli Stati del seicento e gli eventi che hanno caratterizzato la nostra Italia. Il personaggio di Antonia è il fulcro portante del romanzo e il ...continua

    Precisi riferimenti storici descrivono con schiettezza gli Stati del seicento e gli eventi che hanno caratterizzato la nostra Italia. Il personaggio di Antonia è il fulcro portante del romanzo e il titolo svela solo in parte il significato più nascosto e poco evidente, ma proprio per questo più vero e importante, della storia. La chimera può essere interpretata in svariati significati, come una giovane ragazza che, in nome di estremi ideali religiosi, si trasforma nella mitologica Chimera che sputa fuoco, con testa di leone, corpo di capra, e coda di serpente, capro espiatorio di una società ignorante, spaventata e influenzabile oppure come un sogno e un'utopia. Il libro mette in risalto un’epoca fatta di santi e di peccatori. Il sogno è uno dei temi predominanti: Antonia vorrebbe sposarsi con l'uomo che ama, i suoi genitori sognano un avvenire sereno per la propria figlia, mentre il parroco aspira d'avere dei fedeli puntuali a versare il proprio obolo. Bello lo stile e le caratterizzazioni dei personaggi che qui vengono contraddistinti dall'ignoranza del popolo di allora, le loro debolezze e le contraddizioni, l'autore ci fa capire la loro visione del mondo a seconda della posizione che i suoi personaggi rivestono nella società. Egli non espone alcuna critica alle loro vedute, lascia al lettore la possibilità di decidere se condividere i loro punti di vista oppure no, senza influenzarlo. Nel complesso è un’opera molto ricca, i suoi contenuti suscitano interesse e spinge alla riflessione personale su temi di grande importanza.

    ha scritto il 

  • 5

    Antonia la strega...

    Quando un autore riesce a far rinascere un piccolo paesino della"bassa" dimenticato da tutti, a far rivivere tutti i suoi abitanti e a raccontare in modo cosi sapiente la vicenda che ha portato la gio ...continua

    Quando un autore riesce a far rinascere un piccolo paesino della"bassa" dimenticato da tutti, a far rivivere tutti i suoi abitanti e a raccontare in modo cosi sapiente la vicenda che ha portato la giovane Antonia ad essere ritenuta una srega e ad essere messa al rogo, non si puo' far altro che dare il massimo delle stelle. Un grazie di cuore al compianto Vassalli.

    ha scritto il 

  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/10/18/la-chimera-sebastiano-vassalli/

    “Antonia crebbe rapidamente, e, secondo quanto possiamo desumere dagli atti del suo stesso processo, crebbe bene: fin tro ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/10/18/la-chimera-sebastiano-vassalli/

    “Antonia crebbe rapidamente, e, secondo quanto possiamo desumere dagli atti del suo stesso processo, crebbe bene: fin troppo, per la sua condizione e per i gusti dell’epoca. Nell’unanime riconoscimento della bellezza di Antonia da parte dell’inquisitore, dei giudici, dei compaesani e di quanti al processo parlarono di lei sembra quasi affiorare un turbamento, un’indignazione come in presenza di una colpa: che diritto aveva una ragazza del popolo - sembrano chiedersi in sostanza tutti costoro di cui s’è detto - e per giunta esposta, d’essere così bella? Non era forse implicito, in tale bellezza eccessiva e fuori luogo, un elemento scandaloso e diabolico: la ricorrente lusinga dell’antico tentatore dell’uomo manifestantesi “nella piccola voglia, ò neo, posta di lato del labro superiore sinistro”, nel “passo andante”, nell’armonia delle forme del viso e di tutta la persona? Perciò l’inquisitore Manini, al termine del processo, iniziò la sua arringa accusatoria con citazioni del Libro del Proverbi (“Exaltatio oculorum est lucerna impiorum peccatorum”, tutto ciò che piace troppo ai nostri occhi ci induce a peccati di empietà); e da un autore pagano, Giovenale. Che in una delle sue famosissime Satire aveva scritto “rara est adeo concordia formae atque pudicitiae”, cioè: bellezza e onestà raramente vanno d’accordo tra loro. Proseguendo l’arringa, l’inquisitore sviluppò poi il tema del carattere innaturale della bellezza di Antonia: che se non fosse stata opera del Diavolo - disse - non avrebbe potuto manifestarsi...”
    (Sebastiano Vassalli, “La chimera”, ed. Bur)

    Sia pure con qualche difficoltà, considerata la mole di opinioni, facezie e volgarità nel quale è immerso, il “mondo virtuale”, del quale questo blog fa comunque parte, riesce a regalare, talvolta, delle perle di bellezza, come nel caso della (mia) scoperta di Sebastiano Vassalli, autore che già conoscevo “di nome” e che più volte avevo sfiorato, senza mai decidermi a leggerlo. L’occasione, infine, oltre che dalla sua morte, mi è stata offerta da un frammento pubblicato, appunto, da una mia conoscenza “virtuale”, che stava leggendo “La chimera”, romanzo che ora, terminato dopo una tre giorni di immersione totale in esso, mi appare bello, nel senso più ampio che si può dare a questa parola che può apparire banale ma che in certi casi è quanto di più appropriato mi riesca di dire circa qualcosa che mi ha colpito.
    “La chimera” è ambientato a Zardino, paesino scomparso del novarese, tra il 1590 e il 1610. Quando avevo letto il riassunto della trama mi ero lasciato un po’ scoraggiare proprio dalla dimensione cronologica, non essendo molto portato verso romanzi storici. Com’è giusto che fosse, il mio pregiudizio è stato spazzato via dalla prosa di Vassalli, che narra la storia di Antonia, nata appunto nel 1590 da genitori ignoti, abbandonata presso un istituto religioso, quindi etichettata come un’esposta, da lì tratta via da due contadini, Bartolo e Francesca, che la portano a Zardino e infine assurta al ruolo di strega da ardere, sulla base di invenzioni, dicerie, superstizioni, insomma quanto di peggio può esserci in un qualsiasi paesino (e non solo) anche oggi, ma che nel Seicento era evidentemente più terrificante.
    In una bassa novarese sottoposta alla dominazione degli Spagnoli e al potere della Chiesa, Antonia paga la colpa di essere attraente e persino un neo sopra le labbra diventa un simbolo della sua stregoneria, dei suoi appuntamenti notturni con il Diavolo; ogni suo atto, sottoposto alla lente delirante dell’Inquisitore, è riletto contro ogni evidenza, al fine di dimostrare, appunto, la sua presunta qualità di strega. La sua sorta, a quel punto, è inevitabile e alla feroce folla, salvo qualche sparuta eccezione, non pare vero di riversare su di lei la colpa di un raccolto andato male, di una caduta, di qualsiasi evento avverso. L’ipocrisia tocca vette altissime negli esponenti della Chiesa, impegnati in lotte clandestine per il potere, ben più interessanti a raccogliere fondi dai contadini che alla cura delle loro anime, pronti a inventarsi un commercio di false Reliquie per farsi strada verso Roma. Il romanzo è spietato, sotto questo profilo, in pochi si salvano. Non certo il vescovo Bascapè, di fronte al quale la piccola Antonia svenne, e che vorrebbe trasformare tutti i cittadini in Santi. Sullo sfondo, a fare da partecipe contorno alla vicenda drammatica di Antonia, vi sono le razzie dei briganti, non sempre gentiluomini.
    Antonia, quindi, è una di quelli che pagano colpe non proprie, una bellezza considerata eretica per ragioni ridicole, inesistenti, per esempio quella di rifiutare i nobiluomini del paese che avrebbero voluto farla propria e che, non accettando che lei possa essersi innamorata di un camminante (vagabondo, peraltro ben lungi dall’essere un benefattore), le rinfacciano ogni gesto, a loro parere sintomatico del suo essere strega.
    In uno scritto del 2014, che è in coda nell’edizione Bompiani che ho letto, Vassalli spiega come fosse nata in lui l’esigenza di scrivere un romanzo che andasse a svelare la parte oscura del Seicento, un’epoca in cui la Provvidenza di manzoniana memoria, sulla quale già oggi sarebbe bene interrogarsi, non giunge a salvare un’innocente, e si palesa per un Nulla, che non a caso è il titolo del capitolo iniziale e di quello finale di “La chimera”.

    “Infine, uno dopo l’altro, morirono: il tempo si chiuse su di loro, il nulla li riprese; e questa, sfrondata d’ogni romanzo, ed in gran sintesi, è la storia del mondo.
    Tutto finito?
    Tutto finito, sissignore. O forse no. Forse c’è ancora da rendere conto di un personaggio di questa storia, in nome del quale molte cose si dissero e molte altre si compirono, e che in quel nulla fuori dalla mia finestra è assente come è assente ovunque, o forse è lui stesso il nulla, chi può dirlo! È lui l’eco di tutto il nostro vano gridare, il vago riflesso d’una nostra immagine che molti, anche tra i viventi di quest’epoca, sentono il bisogno di proiettare là dove tutto è buio, per attenuare la paura che hanno del buio. Colui che conosce il prima e il dopo e le ragioni del tutto e però purtroppo non può dircele per quest’unico motivo, così futile!: che non esiste. Come scrisse un altro poeta, di questo secolo ventesimo: “Questi, che qui approdò / fu perché non era esistente / Senza esistere ci bastò. / Per non essere venuto venne / e ci creò”.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Caro Vassalli, mi hai tanto emozionata, ma anche indignata. Perché mi ha disgustata il comportamento delle comari e degli abitanti di Zardino, mi hanno disgustata i preti, i due porci maniaci padre e ...continua

    Caro Vassalli, mi hai tanto emozionata, ma anche indignata. Perché mi ha disgustata il comportamento delle comari e degli abitanti di Zardino, mi hanno disgustata i preti, i due porci maniaci padre e figlio che facevano la "guardia" di fronte alla cella di Antonia, il moroso di quest'ultima che con una parola l'avrebbe salvata e invece non l'ha fatto. Paradossalmente, l'amico buono alla fin fine si è rivelato essere il boia, proprio lui, che nell'immaginario collettivo rappresenta il dolore, la morte, il nulla, la malvagità. Nessuno ha aiutato quella povera ragazza, nessuno ha nemmeno cercato di provare un minimo di compassione per la vittima, che aveva solo due difetti: essere bella, buona. E un terzo, innamorata.

    ha scritto il 

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