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La città & la città

By China Mieville

(192)

| Hardcover | 9788834717820

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Book Description

Immaginate due città, separate e unite allo stesso tempo, in un punto indefinito dell’Europa. Figlie della catastrofe post-sovietica. Due città sovrapposte, che condividono lo stesso spazio, ognuna con le proprie strade, i propri palazzi, i propri ci Continue

Immaginate due città, separate e unite allo stesso tempo, in un punto indefinito dell’Europa. Figlie della catastrofe post-sovietica. Due città sovrapposte, che condividono lo stesso spazio, ognuna con le proprie strade, i propri palazzi, i propri cittadini, la propria storia, la propria identità. Un’anomalia spazio-temporale, un capriccio tecnologico, un errore nella creazione, una scissione a un certo punto della storia? Tutto questo, o forse no. Per un cittadino dell’una il più grave reato è quello di vedere un cittadino dell’altra: sono due mondi vicinissimi, eppure incomunicabili, e la punizione per chi trasgredisce è certa e impietosa. Così tutti sono abituati fin dalla nascita a non-vedere, a sfuggire ogni forma di contatto con gli altri che pure sono lì, sotto i loro occhi e a portata di mano. Viene scoperto un delitto, in una delle due città, e le indagini portano fino all’altra città, e poi oltre, in un’altra realtà che nessuna delle due sembra conoscere, e che forse le trascende entrambe. Un romanzo che è allo stesso tempo una appassionante detective-story nel solco della grande tradizione noir del Novecento e una parabola nemmeno troppo nascosta della difficoltà di comunicare nel mondo alienato di oggi. China Miéville conferma in quest’opera tutte le sue eccezionali capacità di narratore e di manipolatore del linguaggio.

44 Reviews

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    *** This comment contains spoilers! ***

    Romanzo affascinante basato su un’idea singolare: due città che convivono, l’una compenetrata nell’altra. Alcune zone appartengono in modo esclusivo a una delle due. Ma vi sono anche molte intersezioni, cioè strade che sono di entrambe e in cui i cit ...(continue)

    Romanzo affascinante basato su un’idea singolare: due città che convivono, l’una compenetrata nell’altra. Alcune zone appartengono in modo esclusivo a una delle due. Ma vi sono anche molte intersezioni, cioè strade che sono di entrambe e in cui i cittadini dell’una e dell’altra devono evitare di guardarsi e fingere che gli abitanti dell'altra non ci siano. Allo stesso modo è vietato guardare gli edifici o sentire i rumori e gli odori della città “confinante”. Insomma l'altra Città deve essere cancellata dalla mente.
    In questo luogo alienato, chi non rispetta le regole è soggetto all’intervento della Violazione, una misteriosa polizia segreta il cui unico compito è evitare sconfinamenti degli abitanti (ma anche dei visitatori).
    In una di queste due città viene trovato il cadavere di una ragazza. La storia comincia da qui, mescolando un giallo dalle atmosfere cupe alla costruzione di un mondo schizofrenico.
    Mieville si diverte a giocare con le parole, per definire concetti impossibili: due punti vicini nella realtà, ma separati da questa geografia assurda sono “grosstopicamente” vicini e allora occorre “disvedere” quello straniero. Il risultato è convincente e avvincente. Unico difetto: i personaggi rimangono un po’ delle sagome di cartone, ma questo non mi ha disturbato più di tanto, visto che le vere protagoniste di questo romanzo sono le due città.

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    Angelo said on May 13, 2014 | Add your feedback

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    Un luogo, due città

    Questo romanzo coniuga abilmente il genere noir con la fantascienza. E' ambientato nelle immaginarie città di Beszel e Ul Qoma, la loro peculiarità è quella di essere intersecate fra loro ma indipendenti l'una dall'altra. Una strada o un edificio pos ...(continue)

    Questo romanzo coniuga abilmente il genere noir con la fantascienza. E' ambientato nelle immaginarie città di Beszel e Ul Qoma, la loro peculiarità è quella di essere intersecate fra loro ma indipendenti l'una dall'altra. Una strada o un edificio possono appartenere a Beszel e quello attiguo a Ul Qoma ed è severamente vietato percorrere o anche soltanto guardare tutto quel che appartiene all'altra città.
    L'ispettore Tyador Borlù è incaricato delle indagini sull'omicidio di una studentessa, ma la verità si cela nei meandri delle città gemelle e riserverà numerose sorprese.
    Mieville ha creato un mondo che riesce a riassumere le difficoltà della convivenza tra cittadini e le contraddizioni delle metropoli e, al suo interno, ha costruito un avvincente romanzo i cui numi tutelari sono Raymond Chandler e Franz Kafka.

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    Morlock said on Mar 9, 2014 | Add your feedback

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    Dimenticate le realtà parallele, le anomalie temporali o le città invisibili a cui i racconti fantastici ci hanno abituato finora. Dimenticate anche gli orrori della politica moderna quali Berlino, Belfast o Gerusalemme. China Miéville porta all'estr ...(continue)

    Dimenticate le realtà parallele, le anomalie temporali o le città invisibili a cui i racconti fantastici ci hanno abituato finora. Dimenticate anche gli orrori della politica moderna quali Berlino, Belfast o Gerusalemme. China Miéville porta all'estremo gli insegnamenti della topografia fantascientifica e della letteratura distopica raccontando la storia di due città sovrapposte, in grado di esistere contemporaneamente nello stesso spazio, divise ma coincidenti, separate ma assurdamente intersecate.

    Continua su:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2013/10/speciale-p…

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    La Stamberga dei Lettori said on Nov 19, 2013 | Add your feedback

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    Dimenticate le realtà parallele, le anomalie temporali o le città invisibili a cui i racconti fantastici ci hanno abituato finora. Dimenticate anche gli orrori della politica moderna quali Berlino, Belfast o Gerusalemme. China Miéville porta all'estr ...(continue)

    Dimenticate le realtà parallele, le anomalie temporali o le città invisibili a cui i racconti fantastici ci hanno abituato finora. Dimenticate anche gli orrori della politica moderna quali Berlino, Belfast o Gerusalemme. China Miéville porta all'estremo gli insegnamenti della topografia fantascientifica e della letteratura distopica raccontando la storia di due città sovrapposte, in grado di esistere contemporaneamente nello stesso spazio, divise ma coincidenti, separate ma assurdamente intersecate.
    In un'imprecisata area dell'europa orientale la città di Beszel coesiste con la "gemella diversa" Ul Quoma; lontane per politica, cultura e tradizioni le due città sono beffardamente unite dalla geografia urbana per cui, al di là di alcune aree appartenenti esclusivamente all'una o all'altra prevalentemente le due si intersecano e si sovrappongono ed è assai frequente che due edifici si trovino l'uno accanto all'altro eppure lontani un intero stato. Questa separazione apparentemente impossibile si regge unicamente sulla capacità degli abitanti di ignorare persone e cose appartenenti all'altra città, anche quando esse capitano proprio davanti ai loro occhi. Educati fin dall'infanzia a "disvedere" i cittadini di Beszel e Ul Quoma trascorrono le loro vite ignorandosi, schivandosi e distogliendo lo sguardo da soggetti proibiti, tutto per non incorrere nell'infrazione massima, il crimine più grave e più pesantemente punito: la Violazione.
    In questo clima surreale e alienante l'ispettore besz Tyador Borlù si trova a indagare sull'omicidio di una giovane donna sfigurata e abbandonata in una discarica e la sua indagine, come prevedibile lo vede ben presto costretto a varcare il confine per seguire una traccia che porta dritto ad Ul Quoma.
    Noir e fantascienza si mescolano quindi in quest'opera di Miéville, a tratti geniale e a tratti deludente, che mostra evidenti echi di Dick, Orwell e Kafka.
    L'elemento in cui l'autore si trova più a suo agio è sicuramente la paradossalità della situazione da lui inventata, l'intera opera ruota (giustamente) attorno alla sottomessa rassegnazione di due popoli che quotidianamente si incontrano ma fingono di non vedersi perché succubi di un Grande Fratello onnipresente e onniscente in grado di smascherare la minima infrazione. Al di là dell'evidente critica ad ogni forma di governo totalitario, invasivo e burocraticizzato che imbriglia l'uomo nella sua essenza, Miélville punta il dito contro le barriere invisibili ma in apparenza invalicabili che ognuno di noi prova ogni giorno ad ignorare ed aggirare. Ricchi e poveri, Cristiani e Musulmani, locali ed immigrati quotidianamente si incrociano nelle nostre città e quotidianamente distolgono lo sguardo gli uni dagli altri guidati dall'abitudine e dalla paura, ognuno attento a non superare il confine, a non mescolarsi, a non vedere.
    Al di là della genialità dell'invenzione narrativa, ciò che è veramente geniale è il modo in cui l'autore palesa la nostra superficialità: in quanto spettatori esterni siamo pronti a cogliere e ridicolizzare l'assurdità della situazione di Beszel e Ul Quoma senza nemmeno capire che i besz e gli ul quomani siamo proprio noi.
    In questo contesto la detective story in stile Blade Runner compie un ruolo marginale, assoggettata all'esigenza dell'autore di mostrare il funzionamento del disvedere nelle piccole cose quotidiane. Le indagini di Borlù sono principalemnte una scusa per reiterare cosa si può fare e cosa non si può fare, quanto complicato e inumano sia vivere in questo modo, per questo soprattutto nella parte del romanzo mancano di ritmo e non sempre seguono la logica. La risoluzione dell'intrigo è poi un po' raffazzonata, non particolarmente originale e poco credibile nel modo in cui viene individuata dal protagonista.
    In questo senso, quindi la commistione di generi fra noir e fantascienza funziona solo parzialmente:il contesto distopico dona una qualche originalità ad un noir abbastanza classico (genere che comunque non amo molto) ma non lo esalta anzi lo sacrifica ai fini del messaggio che Miéville vuole trasmettere per cui di tutta la trama il momento più bello rimane l'epilogo quando Borlù comprende di non poter più fingere di disvedere e compie la sua scelta finale. Sempre per questo limite anche i personaggi appaiono superficiali e insoddisfacenti. La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista eppure poco impariamo a conoscere di lui se non le caratteristiche basi di un qualunque detective di noir:malinconico, dotato di un itelletto fine assoggettato da strati di cinismo accumulati con l'esperienza, fondamentalmente un solitario. Ancora peggio va agli altri personaggi; i colleghi, i politici, i dissidenti sono tutte figure accennate ed estremamente strereotipate, alcune al limte del ridicolo come il detective Dahtt, corrispettivo ul quomano di Borlù, in grado di esprimersi solo urlando "cazzo" a chiunque gli capiti a tiro o i dissidenti unificazionisti evidentemente ispirati ad alternativi sinistroidi privi di organizzazione, persi a discutere su puntigliose questioni di principio e immancabilmente manovrati a loro insaputa dai poteri forti.
    In conclusione un romanzo interessante vittima della sua stessa originalità:l'autore si crogiola nell'aggiungere dettagli alla sua invenzione e perde di vista il quadro narrativo nel suo complesso così che la trama ne risente e il racconto arranca, soprattutto nella prima parte.
    Ultima nota dolente per la traduzione dell'edizione in mio possesso: sicuramente l'italiano non è la lingua più adatta per trasmettere le atmosfere del noir anglosassone, molte espressioni risultano per noi artificiose e n questo romanzo l'effetto è ingiantito da una traduzione che appare spesso troppo letterale e di conseguenza un po' piattina e a volte insensata. Ovvismente si tratta di una sensazione personale non avendo l'originale con cui confrontare ma orridi strafalcioni come veder scritto "più male" non hanno certo attirato le mie simpatie.

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    ♪Valetta♪ said on Oct 28, 2013 | Add your feedback

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    China Mieville è uno tra gli autori piu' originali in circolazione, il migliore per me rimane sempre Perdido Street Station ma anche questo libro è sicuramente superiore alla media...

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    Cherudek said on Sep 10, 2013 | Add your feedback

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    Dhatt真是萌萌(巴
    Corwi帥帥的

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    Noami said on Aug 20, 2013 | Add your feedback

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