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La città degli untori

By Corrado Stajano

(6)

| Others | 9788811601586

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Book Description

28 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Piuttosto deludente.
    Un confronto tra episodi di storia antica e di storia contemporanea partendo dai luoghi di Milano. Le vicende sono anche interessanti ma le riflessioni che le accompagnano spesso di una banalità sconcertante.
    Dall'autore mi aspet ...(continue)

    Piuttosto deludente.
    Un confronto tra episodi di storia antica e di storia contemporanea partendo dai luoghi di Milano. Le vicende sono anche interessanti ma le riflessioni che le accompagnano spesso di una banalità sconcertante.
    Dall'autore mi aspettavo davvero di più.

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    mansion said on Jun 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    C'è una Milano nera, che ha un'anima di peste. La città che ha eretto la colonna infame, condannando ad una atroce morte degli innocenti per esorcizzare la paura collettiva, non ha smesso di generare mostri. I nuovi untori, quelli veri, quelli che se ...(continue)

    C'è una Milano nera, che ha un'anima di peste. La città che ha eretto la colonna infame, condannando ad una atroce morte degli innocenti per esorcizzare la paura collettiva, non ha smesso di generare mostri. I nuovi untori, quelli veri, quelli che seminano disperazione, che ammorbano l'aria, sono vivi e vegeti. Qualcuno di loro ha una faccia, qualcuno no. Non l'ha chi ha messo le bombe a piazza Fontana, chi ha messo le mani sulla città creando orrori urbanistici negli anni 60 e 70; l'ha chi, alla stregua di Calvi o di Sindona o della classe politica degli anni 80 ha speculato e rubato a man bassa. L'ha sempre, invece, chi, come Gian Giacomo Mora, il poveretto reso celebre dal Manzoni messo orrendamente a morte nel 1630 con l'accusa di appestare la città, paga colpe non sue per misfatti non suoi: gli operai licenziati, i morti ammazzati, i derubati, i truffati, o gente che oppone coraggio ed intelligenza per opporsi alla brutalità (Giorgio Ambrosoli, Guido Galli) o al servilismo del potere (Giulio Alonzi)
    Mala città, Milano, che uccide i suoi figli migliori, e annega la loro memoria in una vuota modernità fatta d'apparenza e di nulla. Merita essa tanta durezza? Una requisitoria così dura copre, a tratti, qualche pregiudizialità non ben comprensibile: colpisce l'acriticità con cui l'a. guarda agli aspetti meno limpidi dell'operaismo e del movimentismo degli anni Settanta, e stupisce ancor più l'apparente (e a mio giudizio ingiustificata) invisibilità attribuita ai successi civili indotti dalla crescita industriale e dalla stessa, vituperatissima, civiltà dei consumi.

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    Alberto Gobetti said on Oct 30, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Il futuro non è più quello di una volta.

    "A Milano, quando gli operai spuntano, nelle strade, raramente, in occasione degli scioperi per il contratto, la città bottegaia si sorprende che quelle anime morte esistano ancora, disturbanti."

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    g* said on Oct 14, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Una lettura molto interessante, un viaggio nel cuore e nelle memorie, tante, di Milano; da leggere e consultare; toccanti le pagine in cui l'autore ricorda - tra i primissimi testimoni a entrare, prima che la polizia blocchi l'ingresso - la banca del ...(continue)

    Una lettura molto interessante, un viaggio nel cuore e nelle memorie, tante, di Milano; da leggere e consultare; toccanti le pagine in cui l'autore ricorda - tra i primissimi testimoni a entrare, prima che la polizia blocchi l'ingresso - la banca dell'agricoltura a piazza fontana, subito dopo l'esplosione, il 12 dicembre 1969.

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    Tullio Bugari said on Jan 2, 2012 | 1 feedback

  • 10 people find this helpful

    Quella sera a Milano era caldo

    Camminare tra le vie della città, scavare nel passato, negli archivi, nelle documentazioni; costruire paralleli filosofici ai quali aggrapparsi; ricostruire le voci, i pensieri di Giangiacomo Mora come di Giulio Alonzi, dimenticato giornalista partig ...(continue)

    Camminare tra le vie della città, scavare nel passato, negli archivi, nelle documentazioni; costruire paralleli filosofici ai quali aggrapparsi; ricostruire le voci, i pensieri di Giangiacomo Mora come di Giulio Alonzi, dimenticato giornalista partigiano del Corriere della Sera; di Guido Galli, di Pietro Valpreda. Di Giuseppe Pinelli, del quale una municipalità ottusa, si ostina a dire "morto" (casualmente, come muoiono casualmente sempre gli arrestati...). Degli operai della Breda, della Falck.
    Lari di un culto civile e libertario che sembra aver fatto posto solo alle brutture della globalizzazione, al consumo, alle archi-star.

    Milano è morta.

    Eppure in questo sole di aprile che fa esplodere le gemme non riesco ad arrendermi al requiem di Stajano.
    A questo cielo, spazzato dal vento, a questo azzurro diamante che appare rare volte (e "com'è bello il cielo di Milano, quando è bello")* io mi ci aggrappo.
    Alla rinascita, alla rivolta della società civile di questa città ci voglio ancora credere.

    Milano è morta, viva Milano.

    *Alessandro Manzoni

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    blisterinthesun said on Apr 6, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (6)
    • 3 stars
  • Others 256 Pages
  • ISBN-10: 8811601584
  • ISBN-13: 9788811601586
  • Publish date: 2012-06-01
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