Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

La città degli untori

By Corrado Stajano

(120)

| Others | 9788811683629

Like La città degli untori ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

Il protagonista di questo intenso saggio in forma di narrazione di Corrado Stajano si aggira sgomento per le strade di una città che vorrebbe amare, che nella sua storia è stata anche amabile, ma che nell'oggi sembra solo respingere: Milano. In quest Continue

Il protagonista di questo intenso saggio in forma di narrazione di Corrado Stajano si aggira sgomento per le strade di una città che vorrebbe amare, che nella sua storia è stata anche amabile, ma che nell'oggi sembra solo respingere: Milano. In questo peregrinare la realtà contemporanea dischiude il suo passato e Milano diventa il centro concreto e insieme emblematico di un cupo trascorrer di tempi. La città lucente di acque magnificata da Bonvesin da la Riva si trasforma nella "città degli untori" e dalla peste rimane contagiata per sempre; un susseguirsi ininterrotto di oscene violenze connota la storia di Milano fino a piazza Fontana e agli anni del terrorismo e dei servizi segreti infedeli. Alla violenza si accompagnano poi la decadenza della borghesia, parallela alla drammatica e quasi repentina fine della classe operaia, il tramonto del cattolicesimo democratico, che pure a Milano aveva radici profonde fin dagli anni del modernismo, e - nuova peste - la corruzione. Qui nasce il fascismo, qui gli ideali storici del socialismo si barattano per cupidigia, qui trovano terreno grasso il prevaricante populismo berlusconiano e l'assordante grettezza leghista. Allora la peste, nella sua realtà storica e nella sua valenza simbolica di morbo morale, che avvelena la vita delle persone e delle cose, diventa la chiave di lettura che attraverso stratificazioni storiche e metamorfosi di costume può cogliere una lunga durata di vergogna e sofferenza.

28 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Piuttosto deludente.
    Un confronto tra episodi di storia antica e di storia contemporanea partendo dai luoghi di Milano. Le vicende sono anche interessanti ma le riflessioni che le accompagnano spesso di una banalità sconcertante.
    Dall'autore mi aspet ...(continue)

    Piuttosto deludente.
    Un confronto tra episodi di storia antica e di storia contemporanea partendo dai luoghi di Milano. Le vicende sono anche interessanti ma le riflessioni che le accompagnano spesso di una banalità sconcertante.
    Dall'autore mi aspettavo davvero di più.

    Is this helpful?

    mansion said on Jun 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    C'è una Milano nera, che ha un'anima di peste. La città che ha eretto la colonna infame, condannando ad una atroce morte degli innocenti per esorcizzare la paura collettiva, non ha smesso di generare mostri. I nuovi untori, quelli veri, quelli che se ...(continue)

    C'è una Milano nera, che ha un'anima di peste. La città che ha eretto la colonna infame, condannando ad una atroce morte degli innocenti per esorcizzare la paura collettiva, non ha smesso di generare mostri. I nuovi untori, quelli veri, quelli che seminano disperazione, che ammorbano l'aria, sono vivi e vegeti. Qualcuno di loro ha una faccia, qualcuno no. Non l'ha chi ha messo le bombe a piazza Fontana, chi ha messo le mani sulla città creando orrori urbanistici negli anni 60 e 70; l'ha chi, alla stregua di Calvi o di Sindona o della classe politica degli anni 80 ha speculato e rubato a man bassa. L'ha sempre, invece, chi, come Gian Giacomo Mora, il poveretto reso celebre dal Manzoni messo orrendamente a morte nel 1630 con l'accusa di appestare la città, paga colpe non sue per misfatti non suoi: gli operai licenziati, i morti ammazzati, i derubati, i truffati, o gente che oppone coraggio ed intelligenza per opporsi alla brutalità (Giorgio Ambrosoli, Guido Galli) o al servilismo del potere (Giulio Alonzi)
    Mala città, Milano, che uccide i suoi figli migliori, e annega la loro memoria in una vuota modernità fatta d'apparenza e di nulla. Merita essa tanta durezza? Una requisitoria così dura copre, a tratti, qualche pregiudizialità non ben comprensibile: colpisce l'acriticità con cui l'a. guarda agli aspetti meno limpidi dell'operaismo e del movimentismo degli anni Settanta, e stupisce ancor più l'apparente (e a mio giudizio ingiustificata) invisibilità attribuita ai successi civili indotti dalla crescita industriale e dalla stessa, vituperatissima, civiltà dei consumi.

    Is this helpful?

    Alberto Gobetti said on Oct 30, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Il futuro non è più quello di una volta.

    "A Milano, quando gli operai spuntano, nelle strade, raramente, in occasione degli scioperi per il contratto, la città bottegaia si sorprende che quelle anime morte esistano ancora, disturbanti."

    Is this helpful?

    g* said on Oct 14, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Una lettura molto interessante, un viaggio nel cuore e nelle memorie, tante, di Milano; da leggere e consultare; toccanti le pagine in cui l'autore ricorda - tra i primissimi testimoni a entrare, prima che la polizia blocchi l'ingresso - la banca del ...(continue)

    Una lettura molto interessante, un viaggio nel cuore e nelle memorie, tante, di Milano; da leggere e consultare; toccanti le pagine in cui l'autore ricorda - tra i primissimi testimoni a entrare, prima che la polizia blocchi l'ingresso - la banca dell'agricoltura a piazza fontana, subito dopo l'esplosione, il 12 dicembre 1969.

    Is this helpful?

    Tullio Bugari said on Jan 2, 2012 | 1 feedback

  • 10 people find this helpful

    Quella sera a Milano era caldo

    Camminare tra le vie della città, scavare nel passato, negli archivi, nelle documentazioni; costruire paralleli filosofici ai quali aggrapparsi; ricostruire le voci, i pensieri di Giangiacomo Mora come di Giulio Alonzi, dimenticato giornalista partig ...(continue)

    Camminare tra le vie della città, scavare nel passato, negli archivi, nelle documentazioni; costruire paralleli filosofici ai quali aggrapparsi; ricostruire le voci, i pensieri di Giangiacomo Mora come di Giulio Alonzi, dimenticato giornalista partigiano del Corriere della Sera; di Guido Galli, di Pietro Valpreda. Di Giuseppe Pinelli, del quale una municipalità ottusa, si ostina a dire "morto" (casualmente, come muoiono casualmente sempre gli arrestati...). Degli operai della Breda, della Falck.
    Lari di un culto civile e libertario che sembra aver fatto posto solo alle brutture della globalizzazione, al consumo, alle archi-star.

    Milano è morta.

    Eppure in questo sole di aprile che fa esplodere le gemme non riesco ad arrendermi al requiem di Stajano.
    A questo cielo, spazzato dal vento, a questo azzurro diamante che appare rare volte (e "com'è bello il cielo di Milano, quando è bello")* io mi ci aggrappo.
    Alla rinascita, alla rivolta della società civile di questa città ci voglio ancora credere.

    Milano è morta, viva Milano.

    *Alessandro Manzoni

    Is this helpful?

    blisterinthesun said on Apr 6, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (120)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Others 254 Pages
  • ISBN-10: 8811683629
  • ISBN-13: 9788811683629
  • Publisher: Garzanti
  • Publish date: 2009-03-01
Improve_data of this book