La città e le stelle

Urania Collezione 014

Di

Editore: Mondadori (Urania Collezione)

3.9
(430)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Portoghese , Olandese , Giapponese , Tedesco , Ceco , Polacco , Chi semplificata

Isbn-10: A000005184 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ugo Malaguti ; Prefazione: Lorenzo Arruga

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
L'idea di The City and the Stars è di ambizione calcolatamente folle: non si va nel futuro, ma in un tempo così lontano che il futuro della fantascienza ordinaria appare come passato remoto, verso cui non si deve neanche avere nostalgia. L'uomo, dopo milioni d'anni di battaglie, s'è costruito un mondo artificiale chiuso: è il mondo che si chiama Diaspar, dove non c'è più neanche la morte e non ci sono più bambini, regolato, programmato, custodito da un grande Calcolatore Centrale, costruito dalle intelligenze più alte qualche milione d'anni fa...

dall'introduzione di Lorenzo Arruga

Diaspar, un'immensa metropoli del futuro. Una superciviltà arrivata all'ultimo stadio dello sviluppo. Un pianeta deserto, ostile, "proibito": è in questo scenario che si muove Alvin, il giovane eroe di questo romanzo che resta fra i più celebri di Clarke. La domanda che lo ossessiona é: come riscoprire l'antico segreto della razza umana? Come uscire dal labirinto sotto vetro e tornare al volo spaziale?

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  • 4

    Alvin rimette in moto la storia dell'umanità

    Diaspar, la città immobile ed eterna incastonata come un gioiello, sotto il cielo stellato, su di una Terra ormai morente, desertica e priva di atmosfera, e nella quale il tempo scorre immutabile e gl ...continua

    Diaspar, la città immobile ed eterna incastonata come un gioiello, sotto il cielo stellato, su di una Terra ormai morente, desertica e priva di atmosfera, e nella quale il tempo scorre immutabile e gli schemi che caratterizzano i circuiti cerebrali e la struttura fisica degli esseri umani vengono registrati e conservati in appositi "banchi di memoria", a partire dai quali, volendo, è possibile ricostruire l'organismo e la personalità originaria; l'affascinante situazione in cui si trova il protagonista, Alvin, il minuscolo ingranaggio dimenticato che rimetterà in moto la storia dell'umanità, l'unico uomo a vivere per la prima volta, l'unico uomo a non essere mai vissuto prima di allora; l'incontro con Vanamonde, la mente disincarnata che vaga nelle profondità dello spazio, ed attraverso la quale Clarke ci offre la possibilità di gettare lo sguardo attraverso un vero e proprio torrente di parsec di spazio e di abissi di tempo; ed infine, il ricordo dell'epica battaglia di Shalmirane, il luogo ove venne combattuta la decisiva, titanica battaglia tra la razza umana e gli Invasori venuti dalle stelle, a difesa dell'ultimo baluardo dell'umanità: la Terra.

    ha scritto il 

  • 4

    Elogio della conservazione

    Solo da poco mi sono piegato all'acquisto di un e-reader e per prendere dimestichezza con lo strumento ho deciso di usarlo per rileggere vecchi libri che non ricordo nemmeno più dove siano. La scelta ...continua

    Solo da poco mi sono piegato all'acquisto di un e-reader e per prendere dimestichezza con lo strumento ho deciso di usarlo per rileggere vecchi libri che non ricordo nemmeno più dove siano. La scelta iniziale è caduta su La città e le stelle, letto tantissimi anni fa e mai più ripreso. Ne ricordavo la parte iniziale, quella ambientata a Diaspar e poi molta confusione.
    Devo confessare, a distanza di decenni, che il mio vecchio entusiasmo mi sembra abbastanza ingiustificato, anche se non completamente infondato. E ho fatto anche un'altra scoperta che mi ha lasciato molto perplesso: sono diventato conservatore! Ma cosa c'è che non va in Diaspar? vorrei chiedere all'irrequieto Alvin. Gli abitanti hanno raggiunto una sorta di immortalità, sono liberi dal lavoro, dalle malattie, dalle consuete catene della collettività. Sono liberi di vivere le loro passioni, coltivare le arti più raffinate e lo stesso amore, libero da ogni forma di obbligo, può assecondare leggermente i mutevoli sussulti dell'erotismo. Il tutto - ma è superfluo dirlo - in un ambiente bellissimo e rarefatto, costantemente arricchito da raffinati architetti. E invece no. Pare che così non vada bene. Bisogna tornare a sognare le stelle, esplorare, rischiare la pelle e, inevitabilmente, distruggere il lavoro di millenni per inseguire un sogno che non si sa dove porterà.
    Naturalmente, il libro è bellissimo e sono contento di averlo riletto.

    ha scritto il 

  • 4

    Bellissimo romanzo fine anni '50, ove l'autore e la sua epoca si fondono in un sogno totalizzante di un'umanità sopravvissuta per miliardi di anni. Visioni cosmiche che ci aprono la mente agli estremi ...continua

    Bellissimo romanzo fine anni '50, ove l'autore e la sua epoca si fondono in un sogno totalizzante di un'umanità sopravvissuta per miliardi di anni. Visioni cosmiche che ci aprono la mente agli estremi orizzonti della nostra realtà.
    Poco sofisticato nello sviluppo dei personaggi, rispecchia in pieno un'epoca sostanzialmente più semplice.

    ha scritto il 

  • 2

    Un classico con una fama immeritata

    In una città futura, Diaspar, tra un miliardo di anni, l’umanità vive isolata circondata da un immenso deserto. Tutta la società è controllata da tecnologie computerizzate che regolano la vita, la mor ...continua

    In una città futura, Diaspar, tra un miliardo di anni, l’umanità vive isolata circondata da un immenso deserto. Tutta la società è controllata da tecnologie computerizzate che regolano la vita, la morte e la rinascita degli abitanti. Ogni cosa è pianificata: dal numero di individui viventi in ogni generazione, alle attività ludiche degli abitanti, i quali non sono più costretti a lavorare, ogni cosa di cui necessitano è fornita dalla tecnologia. E’ il trionfo della scienza che ha portato alla totale liberazione dell’uomo dalla servitù del lavoro e al limite imposto dalla durata della vita. A Diaspar, con il meccanismo delle rinascite controllate, l’umanità ha raggiunto l’immortalità. Sembrerebbe dunque il paradiso perfetto, la descrizione dell’utopia più desiderata.
    Ma in questa situazione ottimale – che mi ricorda molto il tema principale del film Zardoz – si sviluppa uno dei messaggi di Clarke: se da un lato la scienza ha spazzato via ogni illusione religiosa, rendendo inutile e insulso ogni umano desiderio spirituale (argomento fondamentale di un altro romanzo di Clarke – Le fontane del paradiso, in cui viene sviluppato in modo alquanto banale), la sicurezza che la tecnologia ha fornito all’umanità, l’ha privata allo stesso tempo di ogni capacità creativa ed evolutiva. Ormai la vita è stagnante, bloccata in un circolo vizioso di autoreplicazione, priva di elementi correttivi. Il futuro non esiste più, ma solo un eterno presente.
    Il sistema però prevede di inserire in alcune generazioni degli individui unici, il cui compito è quello di portare delle perturbazioni nel rigido funzionamento della città. Il senso è che perturbare un sistema chiuso, può permettergli di aprirsi per inglobale informazioni nuove da cui resterebbe altrimenti escluso, ed evolvere. Nel romanzo questi individui unici sono Khedron il giullare (che ricorda molto un personaggio simile di Zardoz) e il protagonista Alvin.
    Questa parte, che rappresenta circa un terzo del romanzo è la più promettente e meglio congegnata. Vi sono molte invenzioni geniali e futuristiche di Clarke, come i giochi in realtà virtuale (chiamate le Saghe) che sono un mezzo con cui si intrattengono i cittadini fornendo loro l’illusione di poter uscire dalla realtà della città, ma in realtà trattenendoli entro precisi confini. Oppure le abitazioni costituite da pareti virtuali su cui possono essere proiettate delle immagini mentali o che possono essere usate come mega tablet per comunicare tra un’abitazione e l’altra senza mai uscire. O il fatto che gli individui stessi sono schemi incorporei le cui matrici sono memorizzate in un computer centrale.
    Vi sono anche alcune riflessioni sociologiche interessanti: nonostante le particolarità, l’unicità di individui come Khedron e Alvin, la pressione sociale di tutti gli altri sarebbe così intensa e continua che porterebbe a conformare/normalizzare personalità così eccentriche come Alvin. Pressione sociale che Clarke identifica anche nella semplice inerzia e mancanza di reattività degli altri cittadini alle perturbazioni dei due unici.
    Fino a questo punto il romanzo è quindi pieno di promesse ed è un piccolo gioiellino. Ma ad un certo punto la trama comincia a scadere. Cominciano ad apparire prime ingenuità (la prima quando Alvin vede ad occhio nudo delle macchie solari, elemento che poi non viene più ripreso nel romanzo), le avventure di Alvin, spinto come un futuristico Ulisse in una propria odissea (i riferimenti sono palesi in certi punti) diventano banali, le difficoltà prive di tensione, i personaggi che incontra totalmente piatti, ancor più vacui e insulsi degli stessi abitanti di Diaspar. Tutto accade semplicemente perché Alvin lo desidera, ogni pericolo o dilemma si risolve entro breve con semplicità irritante. Fin troppo, a mio parere, anche per un lettore degli anni ’50. Inoltre i protagonisti femminili sono scialbi e inutili. Addirittura la fidanzata di Alvin scompare ad un certo punto dal romanzo, come se Clarke se ne fosse dimenticato. E poi tutto viene anticipato, noiosamente spiegato da Clarke. I cambiamenti in personaggi come Alvin avvengono in modo così repentino da essere non solo ovviamente implausibili, ma soprattutto fastidiosi. Clarke anticipa qui tutte le pecche nella gestione dei personaggi che ripresenterà circa 25 anni dopo con quel romanzo insulso che è le Fontane del Paradiso. Stessi difetti, stesso modo di far scadere una trama promettente. Se la prima parte del romanzo pone buone basi, la parte centrale le frustra e l’ultima diventa ancor peggio, risultando risibile, insulsa, piena di contorsioni della storia inutili e pesanti.
    Certo i temi che Clarke affronta sono vari e interessanti: il pericolo di una società totalmente tecnologicizzata che inibisce però la creatività; i limiti di una vita immortale priva di insicurezze; il confronto tra civiltà mortali ma colme di energia e una società stagnante e incapace di evoluzione come Diaspar; la fragilità insita in sistemi fortemente centralizzati in cui le parti costituenti hanno perso ogni specializzazione e si conformano ad un modello unico di funzionamento. Od ancora interessante è l’accento che pone sul tema dell’interesse personale che guida e motiva i comportamenti e le scelte umane, con riferimenti più o meno espliciti alle teorie di Adam Smith.
    Però il modo in cui li sviluppa è goffo, ingenuo, con dialoghi spesso insignificanti, più da scrittore alle prime armi. Non ho trovato interesse per nessuno dei personaggi, men che meno per il protagonista Alvin, né per le sue avventure che in certe parti superano le ingenuità dei fumetti di fantascienza degli anni ’30-‘40 .
    Come per Le Fontane del Paradiso, penso che La Città e le Stelle sia un romanzo che gode di una fama immeritata.
    Voto: due stelle.

    ha scritto il 

  • 3

    La città e le stelle di Clarke è uno di quei rari libri nei quali nulla è scontato e non ci si dirige verso lo scontato lieto fine. Clarke ci accompagna dove pochi scrittori avevano osato giungere cio ...continua

    La città e le stelle di Clarke è uno di quei rari libri nei quali nulla è scontato e non ci si dirige verso lo scontato lieto fine. Clarke ci accompagna dove pochi scrittori avevano osato giungere cioè intorno all'anno 1 miliardo o giù di lì! La città di Diaspar sembra essere l'unica rimasta sulla Terra ed è guidata da un computer centrale. L'uomo è giunto all'immortalità e ha debellato le malattie. La vita dura circa mille anni, poi, dopo un periodo di riposo indeterminato, si rinasce già adulti e con ricordi parziali delle vite precedenti. Ciò che accomuna tutti è il terrore ancestrale di uscire dalla città. Alvin scopre di essere un Unico, cioè uno che, nonostante Diaspar esista da tempo immemore, è la prima volta che nasce e, a differenza di tutti, ha un enorme
    desiderio di conoscere cosa c'è oltre le mura di Diaspar e si mette all'opera per trovare un modo per uscire. Cosa ne sarà della Terra e dell'Universo tra un miliardo di anni? Clarke ha provato a darne una sua visione e il finale è un po' filosofico stile 2001: Odissea nello spazio, un po' catastrofista, un po' lascia con la speranza che l'uomo riuscirà a raggiungere vette che ora non osiamo nemmeno immaginare. Chi inizia a leggerlo sappia che non è una lettura semplicissima ma nemmeno occorre essere cervelloni per lasciarsi trasportare nello spazio e nel tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle o forse quattro

    Se il libro fosse stato scritto ora probabilmente sarebbe una bella trilogia con una copertina estremamente cool. Invece è del 1956 le esigenze editoriali erano diverse, quindi una storia estremamente ...continua

    Se il libro fosse stato scritto ora probabilmente sarebbe una bella trilogia con una copertina estremamente cool. Invece è del 1956 le esigenze editoriali erano diverse, quindi una storia estremamente "polposa" viene condensata in un solo libro.
    In una possibile trilogia i titoli sarebbero stati "Diaspar", "Lys" e..."Le stelle", o qualcosa tipo "Nuovi Inizi".
    Fatto sta che in questo libro c'è tantissima carne al fuoco e appena pensi che parli di una cosa ecco che la narrazione si sposta altrove.
    La prima parte parla della millenaria città di Diaspar, trionfo della scienza e della tecnologia, delle sue banche dati, della sua società immobile ed immutabile.
    Poi la narrazione si sposta sull'altrettanto millenaria città di Lys, che nel suo sviluppo ha puntato tutto sulla natura, sui rapporti sociali e su un modo di vivere più semplice e a misura d'uomo.
    Poi il punto focale si sposta ancora, stavolta sul remoto passato dell'uomo, sui viaggi spaziali e le stelle, sulle bugie del passato e su un nuovo futuro pieno di speranza.
    In realtà il grosso difetto del libro, a mio modesto parere, è appunto la quantità di cose narrate, unita alla piattezza dei personaggi e alla mancanza totale di pathos. Ma negli anni '50 la fantascienza era così e comunque il libro mi è piaciuto abbastanza, seppur lento e con una traduzione decisamente antiquata.

    ha scritto il 

  • 4

    La città e le stelle

    In un futuro lontano un miliardo di anni, dopo un'invasione aliena ormai persa nei racconti di una storia remotissima, quel che rimane della popolazione terrestre si è rinchiusa volontariamente a Dias ...continua

    In un futuro lontano un miliardo di anni, dopo un'invasione aliena ormai persa nei racconti di una storia remotissima, quel che rimane della popolazione terrestre si è rinchiusa volontariamente a Diaspar. In questa città tecnologica, governata da macchine sofisticatissime, ogni aspetto dell'esistenza è controllato da un computer in grado di ricreare infinitamente la materia, così che nulla realmente invecchia o si deteriora, perché nell’attimo stesso in cui questo avviene la sostanza delle cose viene ricombinata. Gli esseri umani non nascono né muoiono, ma affidano le loro esperienze al computer, che ricrea nel corso dei millenni nuovi corpi fisici e nuovi cicli vitali.
    Nella lunghissima storia della città, solo pochi individui sono stati creati dal computer a partire da schemi del tutto nuovi e non basati sulle vite di persone già esistite. L’ultimo di loro, Alvin, non accetta la monotona sicurezza della città, la sua raffinatissima e vacua società: vuole scoprire perché gli uomini hanno rinunciato agli spazi aperti e allo Spazio.

    Da tempo non leggevo romanzi di fantascienza e non avevo mai letto niente del celeberrimo Arthur C. Clarke. Sono rimasto sorpreso quando ho visto che La città e le stelle è stato scritto nel 1956, sulla base di un racconto breve degli anni quaranta. Che Clarke fosse un esperto di tecnologia e un visionario è cosa nota (ha tra l’altro inventato il concetto teorico su cui si basa tuttora la trasmissione satellitare di segnali).
    Ma il romanzo colpisce per l’incredibile livello di inventiva, l'efficacia suggestiva e la grande libertà con cui la trama è costruita, pur rimanendo consequenziale e ben strutturata.
    Ci sono molte intuizioni interessanti, che non si possono rivelare per non rovinare l’effetto “page turning” (che funziona benone). Mi piace sottolineare il tema del ruolo del mito, della religione e della manipolazione sociale, trattati in un modo che non ci si aspetterebbe in un romanzo di genere.

    Questi sono i maggiori pregi del libro, che sconta invece i tipici limiti della letteratura SF, soprattutto dovuti a eccessivi schematismi (le contrapposizioni tra individuo e ordine sociale, tra tecnologia e spiritualità) e a personaggi non sempre sufficientemente curati.
    Dovendomi basare su questa sola lettura direi che Clarke, pur non avendo l‘intensità poetica di Bradbury né l’abilità “dumasiana” di creare trame di Asimov, si merita sicuramente altre chances.

    ha scritto il 

  • 4

    Ci sarà ancora l'uomo tra un miliardo di anni?

    Arthur Clarke sapeva scrivere benissimo senza dubbio. In questo romanzo offre al lettore la visione dell'umanità tra un miliardo di anni. Immagini avvincenti, visioni titaniche. Può darsi che in quest ...continua

    Arthur Clarke sapeva scrivere benissimo senza dubbio. In questo romanzo offre al lettore la visione dell'umanità tra un miliardo di anni. Immagini avvincenti, visioni titaniche. Può darsi che in questo romanzo i protagonisti sembrino piatti e poco definiti, io amo pensare che forse l'intento dell'autore fosse proprio questo, perchè in primo piano Clarke mette senza dubbio l'ambientazione dove i protagonisti agiscono esclusivamente come figure di contorno, e ciò basta per farmi affermare che questo è un grande romanzo che ha retto benissimo al trascorrere del tempo.

    ha scritto il 

  • 0

    Testo datatissimo (è del 1956) e, giustamente, considerato un classico ma che non regge l'inesorabile scorrere del tempo; è sorprendente come dei classici siano ancor oggi leggibilissimi ed altri inve ...continua

    Testo datatissimo (è del 1956) e, giustamente, considerato un classico ma che non regge l'inesorabile scorrere del tempo; è sorprendente come dei classici siano ancor oggi leggibilissimi ed altri invece si mostrino come reperto archeologico di un'era passata.

    La parte iniziale mi è parsa eccellente: l'idea di una città-umanità ripiegata su se stessa, capace di autoriprodursi con ossessiva fedeltà alla propria matrice ma altrettanto ossessionata dal mondo esterno, al punto da igorarlo e da isolarsene è notevole e stuzzicante. Le prime battute sono interessanti e coinvolgenti, scritte con uno stile attuale ... poi tutto precipita in un polpettone pseudo-sociologico con incursioni nell'avventuroso.
    L'idea guida è interessante (... non a caso siamo in presenza di Clarke!) ma la storia che viene cucita attorno è scontata e malamente scritta. Quello che poteva essere una dei romanzi non solo capostipite ma più affascinanti del filone "assopimento e risveglio di una civiltà" si trasforma in un racconto con personaggi appena abbozzati, con una trama che si perde in episodi senza alcuna motivazione ed uno stile lento ed allo stesso tempo elementare.

    Una delusione.

    Questo romanzo è il rifacimento di un lavoro precedente, probabilmente migliore; per chi ne volesse sapere di più, la solita Wiki è un riferimento prezioso:
    http://it.wikipedia.org/wiki/La_citt%C3%A0_e_le_stelle

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Benchè io non sia una fan della letteratura fantascientifica, devo ammettere che La città e le stelle è scritto davvero benissimo.
    La storia è ambientata in un futuro molto lontano, in cui sulla Terra ...continua

    Benchè io non sia una fan della letteratura fantascientifica, devo ammettere che La città e le stelle è scritto davvero benissimo.
    La storia è ambientata in un futuro molto lontano, in cui sulla Terra sono sopravvissute solo due città, inconsapevoli l'una dell'altra: Diaspar e Lys.
    La storia comincia a Diaspar, una città programmata da un Calcolatore Centrale che mantiene qualsiasi cosa immutabile nel corso dei millenni, anche la popolazione; in questa città, infatti, non esistono più gravidanze nè bambini, la vita comincia con un corpo da ventenne e continua per migliaia di anni, durante i quali affiorano alla mente i ricordi della persona che si era stata in passato.
    Qui troviamo Alvin, l'Unico, che, diversamente da ogni suo concittadino, non ha vissuto altre vite, e sogna di uscire da Diaspar e scoprire cos'è rimasto del mondo e del desiderio dell'uomo di raggiungere le stelle.
    E' probabilmente proprio la figura del protagonista l'elemento meno originale della storia: è comune a molte altre, infatti, il personaggio diverso da chiunque lo circondi, e per questo unico, speciale, solo, capace di atti coraggiosi che nessun altro compirebbe.
    Ed infatti Alvin riesce ad uscire, arriva a Lys, dove la natura è ancora viva e il grembo materno accoglie ancora i bambini, ma l'uomo ha comunque raggiunto uno sviluppo notevole, dimostrato dal potere telepatico degli abitanti...

    La città e le stelle si è rivelata una storia interessante, forse con qualche momento di stanca e un pò di perplessità riguardo la storia del Messia -che ho trovato fuori luogo, ma in linea con le convinzioni dello scrittore-; mi piace pensare alla storia di Diaspar come la metafora di una vita monotona e routinaria, da cui però qualcuno sceglie di allontanarsi, barattando la sicurezza e la solidità con l'ignoto che fa paura, ma che riesce a far sentire davvero e finalmente vivi...

    http://iltesorodicarta.blogspot.it/

    ha scritto il