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La città degli untori

Di

Editore: Garzanti

3.6
(62)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 254 | Formato: Altri

Isbn-10: 8811683629 | Isbn-13: 9788811683629 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

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Descrizione del libro
Il protagonista di questo intenso saggio in forma di narrazione di Corrado Stajano si aggira sgomento per le strade di una città che vorrebbe amare, che nella sua storia è stata anche amabile, ma che nell'oggi sembra solo respingere: Milano. In questo peregrinare la realtà contemporanea dischiude il suo passato e Milano diventa il centro concreto e insieme emblematico di un cupo trascorrer di tempi. La città lucente di acque magnificata da Bonvesin da la Riva si trasforma nella "città degli untori" e dalla peste rimane contagiata per sempre; un susseguirsi ininterrotto di oscene violenze connota la storia di Milano fino a piazza Fontana e agli anni del terrorismo e dei servizi segreti infedeli. Alla violenza si accompagnano poi la decadenza della borghesia, parallela alla drammatica e quasi repentina fine della classe operaia, il tramonto del cattolicesimo democratico, che pure a Milano aveva radici profonde fin dagli anni del modernismo, e - nuova peste - la corruzione. Qui nasce il fascismo, qui gli ideali storici del socialismo si barattano per cupidigia, qui trovano terreno grasso il prevaricante populismo berlusconiano e l'assordante grettezza leghista. Allora la peste, nella sua realtà storica e nella sua valenza simbolica di morbo morale, che avvelena la vita delle persone e delle cose, diventa la chiave di lettura che attraverso stratificazioni storiche e metamorfosi di costume può cogliere una lunga durata di vergogna e sofferenza.
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  • 3

    Piuttosto deludente. Un confronto tra episodi di storia antica e di storia contemporanea partendo dai luoghi di Milano. Le vicende sono anche interessanti ma le riflessioni che le accompagnano spesso di una banalità sconcertante. Dall'autore mi aspettavo davvero di più.

    ha scritto il 

  • 3

    C'è una Milano nera, che ha un'anima di peste. La città che ha eretto la colonna infame, condannando ad una atroce morte degli innocenti per esorcizzare la paura collettiva, non ha smesso di generare mostri. I nuovi untori, quelli veri, quelli che seminano disperazione, che ammorbano l'aria, sono ...continua

    C'è una Milano nera, che ha un'anima di peste. La città che ha eretto la colonna infame, condannando ad una atroce morte degli innocenti per esorcizzare la paura collettiva, non ha smesso di generare mostri. I nuovi untori, quelli veri, quelli che seminano disperazione, che ammorbano l'aria, sono vivi e vegeti. Qualcuno di loro ha una faccia, qualcuno no. Non l'ha chi ha messo le bombe a piazza Fontana, chi ha messo le mani sulla città creando orrori urbanistici negli anni 60 e 70; l'ha chi, alla stregua di Calvi o di Sindona o della classe politica degli anni 80 ha speculato e rubato a man bassa. L'ha sempre, invece, chi, come Gian Giacomo Mora, il poveretto reso celebre dal Manzoni messo orrendamente a morte nel 1630 con l'accusa di appestare la città, paga colpe non sue per misfatti non suoi: gli operai licenziati, i morti ammazzati, i derubati, i truffati, o gente che oppone coraggio ed intelligenza per opporsi alla brutalità (Giorgio Ambrosoli, Guido Galli) o al servilismo del potere (Giulio Alonzi) Mala città, Milano, che uccide i suoi figli migliori, e annega la loro memoria in una vuota modernità fatta d'apparenza e di nulla. Merita essa tanta durezza? Una requisitoria così dura copre, a tratti, qualche pregiudizialità non ben comprensibile: colpisce l'acriticità con cui l'a. guarda agli aspetti meno limpidi dell'operaismo e del movimentismo degli anni Settanta, e stupisce ancor più l'apparente (e a mio giudizio ingiustificata) invisibilità attribuita ai successi civili indotti dalla crescita industriale e dalla stessa, vituperatissima, civiltà dei consumi.

    ha scritto il 

  • 4

    Il futuro non è più quello di una volta.

    "A Milano, quando gli operai spuntano, nelle strade, raramente, in occasione degli scioperi per il contratto, la città bottegaia si sorprende che quelle anime morte esistano ancora, disturbanti."

    ha scritto il 

  • 5

    Una lettura molto interessante, un viaggio nel cuore e nelle memorie, tante, di Milano; da leggere e consultare; toccanti le pagine in cui l'autore ricorda - tra i primissimi testimoni a entrare, prima che la polizia blocchi l'ingresso - la banca dell'agricoltura a piazza fontana, subito dopo l'e ...continua

    Una lettura molto interessante, un viaggio nel cuore e nelle memorie, tante, di Milano; da leggere e consultare; toccanti le pagine in cui l'autore ricorda - tra i primissimi testimoni a entrare, prima che la polizia blocchi l'ingresso - la banca dell'agricoltura a piazza fontana, subito dopo l'esplosione, il 12 dicembre 1969.

    ha scritto il 

  • 4

    Quella sera a Milano era caldo

    Camminare tra le vie della città, scavare nel passato, negli archivi, nelle documentazioni; costruire paralleli filosofici ai quali aggrapparsi; ricostruire le voci, i pensieri di Giangiacomo Mora come di Giulio Alonzi, dimenticato giornalista partigiano del Corriere della Sera; di Guido Galli, d ...continua

    Camminare tra le vie della città, scavare nel passato, negli archivi, nelle documentazioni; costruire paralleli filosofici ai quali aggrapparsi; ricostruire le voci, i pensieri di Giangiacomo Mora come di Giulio Alonzi, dimenticato giornalista partigiano del Corriere della Sera; di Guido Galli, di Pietro Valpreda. Di Giuseppe Pinelli, del quale una municipalità ottusa, si ostina a dire "morto" (casualmente, come muoiono casualmente sempre gli arrestati...). Degli operai della Breda, della Falck. Lari di un culto civile e libertario che sembra aver fatto posto solo alle brutture della globalizzazione, al consumo, alle archi-star.

    Milano è morta.

    Eppure in questo sole di aprile che fa esplodere le gemme non riesco ad arrendermi al requiem di Stajano. A questo cielo, spazzato dal vento, a questo azzurro diamante che appare rare volte (e "com'è bello il cielo di Milano, quando è bello")* io mi ci aggrappo. Alla rinascita, alla rivolta della società civile di questa città ci voglio ancora credere.

    Milano è morta, viva Milano.

    *Alessandro Manzoni

    ha scritto il 

  • 4

    e mezza stellina.
    Quello che in Manzoni era caccia alle streghe, nel primo decennio del 2000 diviene realtà. Milano è davvero la città degli untori.
    Ripercorrendone il disfacimento morale, sociale e culturale Stajano ripercorre la storia della fragile nazione repubblicana Italia. Gli anni di piom ...continua

    e mezza stellina. Quello che in Manzoni era caccia alle streghe, nel primo decennio del 2000 diviene realtà. Milano è davvero la città degli untori. Ripercorrendone il disfacimento morale, sociale e culturale Stajano ripercorre la storia della fragile nazione repubblicana Italia. Gli anni di piombo visti attraverso la storia del magistrato Galli e la strage di Piazza Fontana. Il fascismo, l'anti-fascismo e il servilismo attraverso la storia del Corriere, un giornale servile per la maggior parte della sua esistenza, e dei giornalisti che vi hanno scritto. La diffusione della Mafia sul territorio nazionale e di come oramai permei con i suoi traffici la realtà economica milanese. Senza remore Stajano afferma che in Italia i fascisti, fatti uscire dalla porta, sono entrati, tutti eccetto quelli giustiziati, dalla finestra in funzione non solo anti-comunista e anti-operaia ma al fine di mantenere quell'immobilità sociale fondata su privilegi di classe le cui conseguenze, in epoca di capitalismo post-fordista, l'Italia sta ora pagando più di altri paesi. Stajano racconta le vicende di chi ha cercato, con la sua vita, di rendere l'Italia una nazione repubblicana e civile. Persone poco note, mai passate agli onori della cronaca, udite udite operai le cui storie sono state raccolte da Giuseppe Granelli e sono conservate, con altri documenti relativi alla storica camera del lavoro di Porta Vittoria, all'Archivio del Lavoro a Sesto San Giovanni. Persone che hanno abbandonato un giornale per le stesse ragioni per cui hanno subito delle torture, non come certo Montanelli (uno dei fascisti entrati dalla finestra) che iniziò a strepitare contro Berlusconi solo quando i due non raggiunsero un reciproco e soddisfacente accordo. Peccato che in Italia costruire eroi della libertà sia uno sport così diffuso da riuscire a crearne, alla bisogna, in pochi minuti, operazioni vane e vacue, fatte più per rassicurarci sulla diffusione e grandezza del nostro senso civico che per nutrirlo e rafforzarlo davvero. "Paura di che? Del famoso salto nel buio? Lo credano i nostri lettori: il buio non è né nella repubblica né nella monarchia. Il buio, purtroppo, è in noi, nella nostra ignoranza, o indifferenza, nelle nostre incertezze, nei nostri egoismi di classe e nelle nostre passioni di parte. Basterebbe avere un po' di fede in noi stessi, nelle cose e nel Paese, per vedere chiaramente la strada da percorrere e come percorrerla. Noi non avremo nulla da temere da questa strada se sapremo tenere le mani sulla libertà che abbiamo riconquistata e se ci persuaderemo di una cosa sola: che libertà è coscienza e rispetto dei limiti." Mario Borsa, editoriale pubblicato il 1 giugno 1946, vigilia del voto referendario, verrà licenziato dalla famiglia Crespi proprietaria del Corriere due mesi dopo.

    ha scritto il