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La città della gioia

Di

Editore: Mondadori

4.3
(3058)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 488 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8804416777 | Isbn-13: 9788804416777 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Travel

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Descrizione del libro
Alla periferia di Calcutta si estende il sobborgo chiamato "Città dellagioia", il quartiere dei diseredati, degli accattoni e dei lebbrosi. In questomondo ai confini dell'umanità agiscono pochi generosi volontari, tra i qualiun giovane chirurgo americano in crisi di identità. Un romanzo che ha impostoper la prima volta all'attenzione del mondo una situazione agghiacciante.
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  • 5

    Speravo in una storia...

    Avevo visto il film (errore, errore,errore) e mi aspettavo la stessa storia. Abbiamo invece altri protagonisti, altre vite. E' un bellissimo libro, accattivante, vero da spezzare i tendini dell'anima, e a distanza di anni ha ancora un'indiscutibile potenza.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando mi è stato regalato questo libro, mi è stato detto “a volte quando parli dei bambini del centro di accoglienza, mi ricordi, per certi versi, alcune descrizioni che ci sono in questo libro” Mai nessuno mi aveva fatto complimento più bello, ma è altrettanto vero che quello che faccio io non ...continua

    Quando mi è stato regalato questo libro, mi è stato detto “a volte quando parli dei bambini del centro di accoglienza, mi ricordi, per certi versi, alcune descrizioni che ci sono in questo libro” Mai nessuno mi aveva fatto complimento più bello, ma è altrettanto vero che quello che faccio io non è nulla rispetto a quello che queste persone hanno fatto e continuano a fare. Un lungo viaggio nella Calcutta più povera, dove lebbra, rogna, tubercolosi, latrine, fogne a cielo aperto, topi e scarafaggi, fanno da contorno ai protagonisti di questa storia. Un racconto che in certi punti fai davvero fatica a leggere e ti devi per forza fermare. “L’opulenta dama di Fakir Bhagan Lane esercitava l’ultima, in ordine di tempo, delle professioni clandestine di Calcutta, che consisteva nel procacciare embrioni e feti umani. All’origine di tale commercio c’era una rete di acquirenti stranieri che percorrevano il terzo mondo per conto di laboratori internazionali e di istituti di ricerca genetica. Erano quasi tutti svizzeri o americani e si servivano degli embrioni e dei feti per i loro lavori scientifici, oppure per la fabbricazione di prodotti di ringiovanimento destinati alla ricca clientela di istituti specializzati d’Europa e d’America”. E che dire della vendita delle proprie ossa? “L’uomo era uno degli ingranaggi di un singolare commercio che faceva dell’India il primo paese esportatore mondiale di ossa umane. Ogni anno, circa ventimila scheletri interi e decine di migliaia di ossa di vario genere, accuratamente imballate, partivano infatti dagli aeroporti o dai porti indiani dirette alle facoltà di medicina degli Stati Uniti, d’Europa, del Giappone, e d’Australia. Era un commercio altamente redditizio che fruttava circa un milione e mezzo di dollari all’anno.” Dove trovare la forza di continuare a leggere? La si trova, perché ti affezioni talmente tanto alle storie dei protagonisti che vuoi sapere cosa succederà loro, se ci sarà un lieto fine oppure no e pazienza se nel racconto ti imbatti in lebbrosi, uomini con la tubercolosi, amputazioni fatte con delle seghe, fogne, latrine a cielo aperto, topi e scarafaggi. Leggi con la consapevolezza che non è una storia inventata, ma che purtroppo si tratta della triste realtà. Cosa si impara leggendo questo libro? La condivisione, perché nonostante queste persone non abbiano nulla, nel bisogno si aiutano sempre dividendo spesso quel poco riso che si hanno a disposizione. La dignità che hanno queste persone e che ritrovo spesso nel centro di accoglienza. La solidarietà, perché quando su Calcutta si abbatte un uragano violentissimo che distrugge tutto, non esistono più distinzioni di alcun tipo, ma si è tutti esseri umani e come spesso capita nei momenti più tragici, invece di abbattersi, gli abitanti della Città della Gioia, si rimboccano le maniche dando il meglio di se stessi e trovando nella tragedia una forza di reazione che noi difficilmente riusciremo a trovare. “Grande fratello Max, sai la notizia? Gridò a perdifiato l’angelo della Città della Gioia. Abbiamo vinto! Ora siamo forti come la gente del tuo paese, come i russi, i cinesi, gli inglesi … Potremo irrigare i nostri campi, mietere i l riso più volte l’anno, illuminare i villaggi e gli slum. Mangeremo tutti a sazietà. Non ci saranno più poveri. Ce l’ha annunciato alla radio la nostra grande Dourga Indira Gandhi: stamani abbiamo fatto esplodere la nostra prima bomba atomica”. Cosa rimane leggendo questo libro? Tanto, ti si mischiano tutta una serie di emozioni che fatichi a riconoscerle tutte. In primis la vergogna, perché noi che viviamo in una parte del mondo dove abbiamo tutto, ci lamentiamo di tutto, quando invece dovremmo prendere esempio da chi non ha nulla, ma che, nonostante, tutto trova la forza per sorridere ed andare avanti.

    ha scritto il 

  • 4

    RecensiMenti

    Non è facile da approcciare, ma superata la prima parte questo libro si apre in tutta la sua ricchezza.
    Mostra al lettore un mondo complesso, che si regge su semplici regole; pieno di compassione, ed al tempo stesso spietato.
    Descrizioni dettagliate di situazioni, luoghi, emozioni e sensazioni ...continua

    Non è facile da approcciare, ma superata la prima parte questo libro si apre in tutta la sua ricchezza. Mostra al lettore un mondo complesso, che si regge su semplici regole; pieno di compassione, ed al tempo stesso spietato. Descrizioni dettagliate di situazioni, luoghi, emozioni e sensazioni permettono di immergersi in un'India che è tale ancora oggi.

    ha scritto il 

  • 2

    Premetto che mi è stato consigliato! Non lo conoscevo! E sono rimasto deluso,mi aspettavo di meglio; a tratti risulta noioso e ripetitivo! Mi è capitato di stare per addormentarmi! Personalmente non lo consiglio!!

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro unico

    Solidarietà con il più debole. Coabitazione pacifica e solidale tra cristiani, musulmani, indù, sikh e altro ancora. Voglia di vivere e un senso illimitato della gratitudine e una dignità esemplare.
    Non ci sarebbe nulla di strano (o forse sì...) se tutto questo non fosse concentrato in uno dei lu ...continua

    Solidarietà con il più debole. Coabitazione pacifica e solidale tra cristiani, musulmani, indù, sikh e altro ancora. Voglia di vivere e un senso illimitato della gratitudine e una dignità esemplare. Non ci sarebbe nulla di strano (o forse sì...) se tutto questo non fosse concentrato in uno dei luoghi peggiori al mondo: una bidonville sovraffollata di Calcutta. Un libro unico che trasmette emozioni uniche.

    Eppure, nel più profondo dell'orrore avveniva sempre un miracolo. Quello che scoprì Paul Lambert dal suo tugurio quella domenica di Pentecoste, "aveva il volto di una bambina vestita di bianco, con un fiore rosso tra i capelli, che camminava come una regina in mezzo a tutta quella merda"

    ha scritto il 

  • 3

    Per prima cosa, questo libro non è un capolavoro. Scritto negli anni '80, è stato per molto un bestseller (oggi forse dimenticato e un po' invecchiato), aumentando l'interesse degli occidentali verso l'India, gli slum e i lebbrosi di Madre Teresa. Detto ciò, più che un romanzo, si tratta di un re ...continua

    Per prima cosa, questo libro non è un capolavoro. Scritto negli anni '80, è stato per molto un bestseller (oggi forse dimenticato e un po' invecchiato), aumentando l'interesse degli occidentali verso l'India, gli slum e i lebbrosi di Madre Teresa. Detto ciò, più che un romanzo, si tratta di un resoconto a cavallo tra la biografia e l'inchiesta giornalistica, che non brilla mai particolarmente né per lo stile, né per lo spirito di denuncia, né per l'afflato emotivo (eppure di tragedie ne racconta!). Però non si può restare indifferenti di fronte al grande paese, terribile e meraviglioso, che è l'India. Ci sono le catastrofi naturali, gli orrori della miseria, i matrimoni combinati, i figli venduti nel traffico internazionale di feti. Ma anche un profondo rispetto tra le diverse religioni, una scarsa propensione alla lamentela (persino negli uomini più poveri e reietti), una solidarietà eccezionale (un proverbio indiano recita: "Che importa l'infelicità, se siamo infelici insieme?"). Non è facile leggere tante e tante pagine drammatiche senza sentirsi in colpa soltanto in quanto occidentali: immersi in una burocrazia abnorme e corrotta, gli indiani più poveri devono lottare ogni giorno per la sopravvivenza, mendicando, raccogliendo scarti nell'immondizia, accettando i ricatti e i soprusi della mafia locale (accettata come un fatto ineluttabile) e perfino vendendo le proprie ossa di futuri cadaveri al mercato degli scheletri. La prostituzione, anche minorile, è offerta da affaristi senza scrupoli ai “Sahib” dei paesi ricchi come fosse un prelibato piatto di cucina indiana, e sia i sindacati che partiti progressisti paiono lì soltanto per organizzare mobilitazioni simboliche, senza un vero intento di cambiamento. C'è poco di che rallegrarsi, soprattutto quando si arriva alle ultime pagine, che rappresentano davvero un futuro inquietante (anche se l'India oggi è un paese molto diverso da quello del libro, e non esattamente nella direzione che ci si potrebbe aspettare dopo averlo letto). Insomma, non un capolavoro, ma una testimonianza sì.

    ha scritto il 

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