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La città imprevista

Il dissenso nell'uso dello spazio urbano

Di

Editore: Eleuthera

4.1
(9)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 152 | Formato: Altri

Isbn-10: 888506082X | Isbn-13: 9788885060821 | Data di pubblicazione: 

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Descrizione del libro
Tre storie di frontiera tra le molte che ogni giorno hanno luogo nelle nostrecittà: l'autorganizzazione della sopravvivenza in edifici abbandonati dellecomunità immigrate; la spontaneità sociale e la mescolanza culturale di unmercato di strada informale; l'appassionata battaglia di un gruppo di anziania difesa di un ritaglio di terreno trasformato in orto. Spazi trascurati eanonimi ridefiniti da soggetti collettivi attraverso una sospensione della"norma" che garantisce una nuova fruibilità dello spazio. Il viaggio in questitre mondi offre lo spunto per una riflessione sul significato di questo tipodi comportamneti urbani. L'autore vive a Milano e partecipa all'esperienzacollettiva della Cascina autogestita Torchiera Senzacqua.
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    sinossi

    AUTORE Paolo Cottino
    TITOLO la città imprevista, il dissenso nell’uso dello spazio urbano
    Edizione Milano Eleuthera, 2003


    Parte prima
    Significati altri nella città di Milano


    tre paesaggi, tre storie raccolte dall’autore, a Milano agli inzi del secondo millennio
    Sopravivenza
    La prim ...continua

    AUTORE Paolo Cottino TITOLO la città imprevista, il dissenso nell’uso dello spazio urbano Edizione Milano Eleuthera, 2003

    Parte prima Significati altri nella città di Milano

    tre paesaggi, tre storie raccolte dall’autore, a Milano agli inzi del secondo millennio Sopravivenza La prima storia s’intitola “Sopravvivenza”. L’autore percorrendo la città di Milano con gli operatori del Naga che operano fra i clandestini stranieri, soggetti necessariamente invisibili, ha l’opportunità di visitare le soluzioni abitative di chi vive nella marginalità e nella precarietà: edifici abbandonati, ruderi d’archeologia industriale, capanne, baracche che rappresentano l’unica possibilità di abitazione per un clandestino, ma anche la stazione centrale , come luoghi di ritrovo incontro e riferimento per il mutuo appoggio, centro di smistamento della corrispondenza con i paesi d’origine (Ex magneti marelli di via Adriano, Via Bonfadini, zona dell’orto mercato , L’ez om nei pressi di viale isonzo Via tarvisio , vecchia tipografia a abbandonata in zona greco) La seconda storia, “La Strada Creola”, racconta le vicissitudini un mercato di strada dove convivono culture, etnie e mestieri e dove strenuamente si cerca di mantenere in vita arti, consuetudini e memorie Il mercato La terza storia “Terra e Libertà”, è ambientata in un ritaglio di terreno di periferia trasformato in orto da una novantina di pensionati Orti di via rizzolo, zona parco lambro

    Il viaggio in questi tre mondi offre lo spunto per una riflessione sul significato di questo tipo di comportamenti urbani

    Parte seconda Pratica urbana del dissenso

    4 Disordine urbano e senso comune

    Il parco delle rose, in zona corvetto è diventato il luogo di ritrovo delle comunità sudamericane, e questo utilizzo inusuale allarma la cittadinanza che chiede in nome della sicurezza il ripristino della “ norma” cioè l’uso abituale di questo spazio cittadino, come unico legittimo modo di vivere la città. L’amministrazione asseconda queste richieste, in modo miope perché le città inevitabilmente è avviata ad essere plurale e multiculturale “Al carattere altamente differenziato della società urbana contemporanea (differenze culturali, generazionali, identitarie, etniche, sociale, sociale economiche, politiche, ma anche di tempi e percorsi di vita, di scopi, di modi di stare insieme, ecc) sono intrinsecamente connesse le istanze odierne per usi diversi dello spazio urbano” Questo avviene negli spazi marginali e abbandonati e percepito come devianza: orti spontanei, commercio ambulante e mercati informali, centri sociali e riconversioni autogestite di aree dismesse, iniziative micro imprenditoriali e pratiche relazionali di gruppi minoritari che comportano la diversificazione dello spazio pubblico per rispondere ad esigenze, ma che vengono invece lette come devianza e trattate come problema di ordine pubblico “in questo modo la complessità finisce per essere soltanto frammentazione e incomunicabilità frale parti, laddove incomunicabilità significa incommensurabilità dei quadri di significato, dei principi e dei valori utilizzati come riferimento per l’azione nel contesto urbano”

    Rompendo con la “ norma” si aprono spazi di creatività per immaginare città diverse e plurali “La sfida che propongo è la sfida di saper accogliere i diversi di ogni tipo, non per dovere di ospitalità, ma come speranza progettuale. Il modello di una società civile che accetta dentro di sé il diverso, come ipotesi possibile di cambiamento, rappresenta di fatto una cultura superiore”.

    5 SENSO NEl DISSENSO È necessario abbandonare la logica per cui l’uTilizzatore anolamo viEne considerato un deviante perché è necessario riconoscere “l’ineluttablità dei processi di complessificazione della società” e domandarsi le ragioni del disordine urbano e riconsiderare la “città imprevista, come l’espressione degli abitanti

    ..”il riconoscimento di ciò che ci rende diversi e ci permette di convivere non è più assicurato da nessun principio esterno alla convivenza stessa: risolvere i problemi significa anche crearne di nuovi e per questo dovremo rinnovare continuamente i patti che ci tengono insieme; le ragione e le forme della vita associata vanno quindi ristabilite e rinegoziate lungo il percorso.”

    “Le azione messe in campo possono essere lette come micro risposte organizzative con cui a livello locale singoli individui, piccoli gruppi e comunità insediate improvvisano risposte a problemi e questione che in realtà spesso coinvolgono gran parte della collettività.

    La città imprevista rappresenta dunque una provocazione nei confronti nel senso comune. Le sue manifestazioni sono per questo stesso motivo da considerarsi come pratiche di dissenso: traducono cioè nella pratica, in concrete manifestazioni di un’alternativa possibile, la distanza dal sistema di norme e valori che le nega.

    Un’idea di città che sia effettivamente in – comune a tutti i suoi abitanti

    Attraverso l’esecuzione di provvedimenti, di rimozione, sgombero, allontanamento e delocalizzazione viene fatta sovente “piazza pulita” di ogni attività che compromette l’estetica della città come bene di consumo e la tranquillità dei cittadini. Pag 124

    Queste realtà abusive nei territori di frangia, non soccombono ai provvedimenti .Resistono e si moltiplicano , Questa facoltà umana di usare lo spazio come una risorsa nonostante venga ripetutamente fatta oggetto di interventi repressivo non viene mai soppressa del tutto

    L’abitare indisciplinato è tutt’altro che espressione di non senso quello che chiamiamo disordine e ben altro rispetto alla negazione di qualsiasi ordine

    Finchè non si assumerà come proposito delle politiche quello di accogliere e riconsiderare la novità anche e soprattutto quando si manifesta in “forme estreme” come occasione e opportunità per ridefinire la regola, ossia per orientarsi a determinare le condizioni per inclusioni graduali e successive di significati altri e così di bisogni emergenti e di soluzioni nuove nella sfera del possibile.

    6 Lo sguardo ai margini Meno confini più frontiere

    Mentre il concetto di confini rimanda a una condizione di chiusura, separazione e incomunicabilità tra parti opposte, frontiera fa invece pensare alla dimensione della transizione del passaggio, alla attivazione di quei processi di scambio che sono alla base della contaminazione È necessario cambiare sguardo, punto di vista Costruire nuovi quadri di significato condivisi. “Per questo motivo ritengo che il nostro sguardo debba rivolgersi in primo luogo agli spazi limitati della città, “luoghi di sospensioni delle regole ufficiali che vengono ristrutturati dai soggetti che gli abitano sulla base di regole nuove, territori di sfida e di conflitti tra pratiche di controllo tra spazio e pratiche di fruizione”… “Le eterotopie della devianza, cioè le eterotopie in cui si inseriscono gli individui il cui comportamento è deviante rispetto alla media o alla norma vigente, costruiscono, secondo Foucault, uno straordinario oggetto di interesse per via del loro essere più grandi riserve immigrazione oggi disponibile”.

    “Per essere efficaci gli sguardi sugli spazi liminali deve necessariamente essere diverso da quello rigidamente schematico, selettivo e funzionale a urgenze classificatori e definitorie tipico degli amministratori e dei tutori, dell’ordine; diverso da quello tecnico e formale”

    Omeopatia urbana Affrontare un’analisi dei rapporti di forza e di potere all’interno della città conntemporanea è il presupposto per una poltica di inclusione “ esplorare anziché mal trattare i “ luoghi degli altri” può aiutarci a scoprire chi sono realamente gli altri, e di conseguenza chi siamo noi e forse anche come possiamo stare insieme” ( pag 136)

    POSCRITTO Riordinare la città fine della storie

    Nel poscritto sono raccolti una serie di articolo di giornali da 1998 al 2002 che danno notizia di sgomberi abbattimenti nei confronti dell’occupazione abusiva di spazi

    ………………………………………………………………………………………………………… SINTESI del saggio

    La città imprevista descritta da Cottino è, come dice il complemento del titolo lo spazio urbano in cui si palesa il dissenso. Una città informale nelle zone degradate o abbandonate L’autore invita a conoscere e d analizzare questi spazi del “ disordine urbano” non da contrapporre all’”ordine urbano” proposto e imposto dall’amministrazione pubblica , ma da utilizzare come occasione per esplorare i bisogni che dagli abitanti fanno emergere nel momento in cui fanno un uso improprio della città I luoghi informali e gli spazi fruiti in maniera insolita e imprevista sono tra i pochi contesti nella città, dove nella città e ancora possibile riconoscere tracce di comunità

    La città da sempre è luogo di incontro e scambio e la città che si prefigura sarà sempre più meticciata, Conoscere le parti della città al margine -il margine a differenza del confine non segna una separazione –m ma una transizione, permette la contaminazione- consente di ridisegnare una città che assegni funzioni e identità ai suoi luoghi in funzione degli abitanti, una città che includa e non escluda

    ha scritto il