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La civiltà della forchetta

Storie di cibi e di cucina

By Giovanni Rebora

(117)

| Others | 9788842061502

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Book Description

9 Reviews

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    La storia dei cibi...

    Interessante ma un pizzico troppo specifico per chi non ha un particolare interesse sull'argomento, che non sono i buongustai (!) bensì gli storici dell'economia.
    Quindi insomma... l'ho letto un po' in fretta, saltando qualche parte ogni tanto.

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    gio' said on Jul 25, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Saggio alquanto deludente. L'unica nota positiva è la vastità delle fonti citate che però viene eclissata dalla scarsa capacità espositiva e dalle troppe contraddizioni in cui l'autore cade. Terribile poi, in alcuni paragrafi, il modo in cui l'autore ...(continue)

    Saggio alquanto deludente. L'unica nota positiva è la vastità delle fonti citate che però viene eclissata dalla scarsa capacità espositiva e dalle troppe contraddizioni in cui l'autore cade. Terribile poi, in alcuni paragrafi, il modo in cui l'autore salta di palo in frasca.

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    Adu said on Jul 2, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E' sorprendente (e anche un poco inaspettato), scoprire di quanti cibi si possa fare la Storia, e quanta Storia si possa fare attraverso i cibi.

    Sembreranno forse casualità, ma invece no.
    Perché le verdure, (costosissime), sono tradizionalmente cons ...(continue)

    E' sorprendente (e anche un poco inaspettato), scoprire di quanti cibi si possa fare la Storia, e quanta Storia si possa fare attraverso i cibi.

    Sembreranno forse casualità, ma invece no.
    Perché le verdure, (costosissime), sono tradizionalmente considerate il cibo dei poveri?
    Perché le spezie, che sostanzialmente non servono a un bel niente, erano così amate nel Medio Evo?
    Perché i contadini si prendevano il disturbo di sfamarsi a suon di polenta, quando avevano tutto questo grano a disposizione?
    Perché ci sono zone in cui si mangia molto prosciutto, e invece ce ne sono altre in cui prevalgono i salami?

    La risposta non è mai "perché sì". La risposta c'è, è una serissima risposta storica... e Rebora tenta di darcela.

    E' un libro molto scorrevole, forse fin troppo, nel senso che non è particolarmente approfondito. Diciamo che se c'è qualcuno che vuole studiare la Storia della Cucina, probabilmente lo troverà troppo superficiale.
    Ma se qualcuno - come me - vuole solo curiosare nella Storia della Cucina... beh, allora...

    (P.S. Interessantissima la tesi che Rebora porta avanti per tutto il libro: avete presente la solita vecchia solfa del fatto che nei secoli bui del passato si moriva di fame e i contadini non avevano di che mangiare e bla bla bla? Ecco: Rebora si sente di poter smentire questa tesi. La fame, intesa proprio come fame vera, come fame di gente che muore di fame perché non riesce a procurarsi neanche un tozzo di pane secco, doveva essere un evento relativamente raro, nei secoli passati, a detta dell'autore. Se il contadino muore di fame, non riesce a lavorar nei campi. Un minimo di sostentamento deve pur averlo: era anche nell'interesse del padrone.
    La "fame", semmai, poteva consister nel rimpianto di non poter mangiare tutto quello che si voleva: si era, cioè, costretti a mangiare il cibo umile e povero del proprio orto... che però non mancava, in genere. La vera fame, secondo Rebora, arriva in Europa dopo le devastazioni delle guerre, e soprattutto dopo le guerre del Sette-Ottocento che mettono a dura prova l'economia europea. Nasce così una sorta di "fame atavica" che ci porta a credere che, siccome in quegli anni si faticava a vivere, la fame ci sia sempre stata, anche nei secoli più lontani del Medio Evo... quando invece, probabilmente, non era proprio così).

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    Lucia said on Jun 23, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Gli uomini hanno passato per millenni la massima parte del loro tempo nell'intento di procurarsi il cibo e di confezionarlo, ma ciò non è bastato a nobilitare il tema, né a renderlo importante. Mangiare, in fondo, non è arte, non è letteratura e nep ...(continue)

    "Gli uomini hanno passato per millenni la massima parte del loro tempo nell'intento di procurarsi il cibo e di confezionarlo, ma ciò non è bastato a nobilitare il tema, né a renderlo importante. Mangiare, in fondo, non è arte, non è letteratura e neppure scienza. Come si può studiare una funzione così comune, così necessaria?"

    Così si chiede Giovanni Rebora nelle prime pagine di "La civiltà della forchetta. Storie di cibi e di cucina", e non so se sono completamente d'accordo con lui, perché credo proprio che mangiare sia anche arte, anche letteratura, anche scienza, sicuramente anche storia, la nostra storia.

    Ed è nella storia che questo libro ci accompagna. Magari per piegarci che nei secoli i mercanti non si sono scambiati solo merci e denaro, ma anche modi di cucinare. Per inseguire la diffusione del riso in Europa - senza dimenticare che se ancora oggi abbiamo risaie in Lombardia e in Piemonte lo dobbiamo agli arabi di Spagna. Per raccontarci come gli olandesi riuscivano a vendere i loro formaggi anche ai nemici con cui erano in guerra. Che per secoli c'è stato anche il caviale del Po, mica solo del Mar Nero.

    Curiosità e discorsi seri, che magari si vorrebbe anche approfondire. Ma il libro è soprattutto un atto di restituzione di dignità, verso tutto quello che ci sembra troppo umile, troppo quotidiano, per concedergli attenzione.

    Ps: a proposito della forchetta del titolo. Pare proprio che non si cominciò a usarla per una questione di buone maniere, ma perché si era cominciato a mangiare la pasta, e provateci voi, a mani nude.

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    Paolo Ciampi said on Apr 23, 2011 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Pareva un saggio interessante e invece è molto deludente, sia per la superficialità con cui vengono trattati gli argomenti, sia per l'evidente campanilismo dell'autore, un genovese, a sentire il quale Venezia durante medioevo e rinascimento non è sta ...(continue)

    Pareva un saggio interessante e invece è molto deludente, sia per la superficialità con cui vengono trattati gli argomenti, sia per l'evidente campanilismo dell'autore, un genovese, a sentire il quale Venezia durante medioevo e rinascimento non è stata altro che un paesucolo nemmeno degno di essere citato...
    Anche senza questa evidente presa di posizione, il libro rimane comunque poco coerente, gli argomenti vengono appena abbozzati e subito abbandonati senza mai essere ripresi e approfonditi, e in generale tutta la trattazione risulta poco intrigante e male esposta.
    Abbastanza sconsigliato, a meno che non siate proprio alle prime armi circa la storia del cibo e della sua produzione.

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    Petra said on Mar 26, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Buono a sapersi

    ...non sapevo che le orecchiette pugliesi fossero "parenti" dei corzetti liguri!!!

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    marilu said on Nov 25, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Others
  • ISBN-10: 8842061506
  • ISBN-13: 9788842061502
  • Publisher: Laterza
  • Publish date: 1998-01-01
  • Also available as: Hardcover
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