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La civiltà della forchetta

Storie di cibi e di cucina

Di

Editore: Laterza

3.5
(52)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8842061506 | Isbn-13: 9788842061502 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Cooking, Food & Wine , History

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Descrizione del libro
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  • 0

    La storia dei cibi...

    Interessante ma un pizzico troppo specifico per chi non ha un particolare interesse sull'argomento, che non sono i buongustai (!) bensì gli storici dell'economia. Quindi insomma... l'ho letto un po' ...continua

    Interessante ma un pizzico troppo specifico per chi non ha un particolare interesse sull'argomento, che non sono i buongustai (!) bensì gli storici dell'economia. Quindi insomma... l'ho letto un po' in fretta, saltando qualche parte ogni tanto.

    ha scritto il 

  • 2

    Saggio alquanto deludente. L'unica nota positiva è la vastità delle fonti citate che però viene eclissata dalla scarsa capacità espositiva e dalle troppe contraddizioni in cui l'autore cade. ...continua

    Saggio alquanto deludente. L'unica nota positiva è la vastità delle fonti citate che però viene eclissata dalla scarsa capacità espositiva e dalle troppe contraddizioni in cui l'autore cade. Terribile poi, in alcuni paragrafi, il modo in cui l'autore salta di palo in frasca.

    ha scritto il 

  • 5

    E' sorprendente (e anche un poco inaspettato), scoprire di quanti cibi si possa fare la Storia, e quanta Storia si possa fare attraverso i cibi.

    Sembreranno forse casualità, ma invece no. Perché le ...continua

    E' sorprendente (e anche un poco inaspettato), scoprire di quanti cibi si possa fare la Storia, e quanta Storia si possa fare attraverso i cibi.

    Sembreranno forse casualità, ma invece no. Perché le verdure, (costosissime), sono tradizionalmente considerate il cibo dei poveri? Perché le spezie, che sostanzialmente non servono a un bel niente, erano così amate nel Medio Evo? Perché i contadini si prendevano il disturbo di sfamarsi a suon di polenta, quando avevano tutto questo grano a disposizione? Perché ci sono zone in cui si mangia molto prosciutto, e invece ce ne sono altre in cui prevalgono i salami?

    La risposta non è mai "perché sì". La risposta c'è, è una serissima risposta storica... e Rebora tenta di darcela.

    E' un libro molto scorrevole, forse fin troppo, nel senso che non è particolarmente approfondito. Diciamo che se c'è qualcuno che vuole studiare la Storia della Cucina, probabilmente lo troverà troppo superficiale. Ma se qualcuno - come me - vuole solo curiosare nella Storia della Cucina... beh, allora...

    (P.S. Interessantissima la tesi che Rebora porta avanti per tutto il libro: avete presente la solita vecchia solfa del fatto che nei secoli bui del passato si moriva di fame e i contadini non avevano di che mangiare e bla bla bla? Ecco: Rebora si sente di poter smentire questa tesi. La fame, intesa proprio come fame vera, come fame di gente che muore di fame perché non riesce a procurarsi neanche un tozzo di pane secco, doveva essere un evento relativamente raro, nei secoli passati, a detta dell'autore. Se il contadino muore di fame, non riesce a lavorar nei campi. Un minimo di sostentamento deve pur averlo: era anche nell'interesse del padrone. La "fame", semmai, poteva consister nel rimpianto di non poter mangiare tutto quello che si voleva: si era, cioè, costretti a mangiare il cibo umile e povero del proprio orto... che però non mancava, in genere. La vera fame, secondo Rebora, arriva in Europa dopo le devastazioni delle guerre, e soprattutto dopo le guerre del Sette-Ottocento che mettono a dura prova l'economia europea. Nasce così una sorta di "fame atavica" che ci porta a credere che, siccome in quegli anni si faticava a vivere, la fame ci sia sempre stata, anche nei secoli più lontani del Medio Evo... quando invece, probabilmente, non era proprio così).

    ha scritto il 

  • 3

    "Gli uomini hanno passato per millenni la massima parte del loro tempo nell'intento di procurarsi il cibo e di confezionarlo, ma ciò non è bastato a nobilitare il tema, né a renderlo importante. ...continua

    "Gli uomini hanno passato per millenni la massima parte del loro tempo nell'intento di procurarsi il cibo e di confezionarlo, ma ciò non è bastato a nobilitare il tema, né a renderlo importante. Mangiare, in fondo, non è arte, non è letteratura e neppure scienza. Come si può studiare una funzione così comune, così necessaria?"

    Così si chiede Giovanni Rebora nelle prime pagine di "La civiltà della forchetta. Storie di cibi e di cucina", e non so se sono completamente d'accordo con lui, perché credo proprio che mangiare sia anche arte, anche letteratura, anche scienza, sicuramente anche storia, la nostra storia.

    Ed è nella storia che questo libro ci accompagna. Magari per piegarci che nei secoli i mercanti non si sono scambiati solo merci e denaro, ma anche modi di cucinare. Per inseguire la diffusione del riso in Europa - senza dimenticare che se ancora oggi abbiamo risaie in Lombardia e in Piemonte lo dobbiamo agli arabi di Spagna. Per raccontarci come gli olandesi riuscivano a vendere i loro formaggi anche ai nemici con cui erano in guerra. Che per secoli c'è stato anche il caviale del Po, mica solo del Mar Nero.

    Curiosità e discorsi seri, che magari si vorrebbe anche approfondire. Ma il libro è soprattutto un atto di restituzione di dignità, verso tutto quello che ci sembra troppo umile, troppo quotidiano, per concedergli attenzione.

    Ps: a proposito della forchetta del titolo. Pare proprio che non si cominciò a usarla per una questione di buone maniere, ma perché si era cominciato a mangiare la pasta, e provateci voi, a mani nude.

    ha scritto il 

  • 2

    Pareva un saggio interessante e invece è molto deludente, sia per la superficialità con cui vengono trattati gli argomenti, sia per l'evidente campanilismo dell'autore, un genovese, a sentire il ...continua

    Pareva un saggio interessante e invece è molto deludente, sia per la superficialità con cui vengono trattati gli argomenti, sia per l'evidente campanilismo dell'autore, un genovese, a sentire il quale Venezia durante medioevo e rinascimento non è stata altro che un paesucolo nemmeno degno di essere citato... Anche senza questa evidente presa di posizione, il libro rimane comunque poco coerente, gli argomenti vengono appena abbozzati e subito abbandonati senza mai essere ripresi e approfonditi, e in generale tutta la trattazione risulta poco intrigante e male esposta. Abbastanza sconsigliato, a meno che non siate proprio alle prime armi circa la storia del cibo e della sua produzione.

    ha scritto il 

  • 0

    Storia degli usi e delle consuetudini in merito alla tavola, dal medioevo (quando comincia ad affermarsi la forchetta come strumento), al settecento. L'argomento e' affascinante ed il libro e' ...continua

    Storia degli usi e delle consuetudini in merito alla tavola, dal medioevo (quando comincia ad affermarsi la forchetta come strumento), al settecento. L'argomento e' affascinante ed il libro e' scritto bene.

    ha scritto il 

  • 4

    Belle scoperte

    In questo momento è poco funzionale ai miei scopi, ed è questa l'unica ragione per cui l'ho abbandonato. Ma mi riprometto di riprenderlo appena avrò più tempo da dedicargli perché vale proprio ...continua

    In questo momento è poco funzionale ai miei scopi, ed è questa l'unica ragione per cui l'ho abbandonato. Ma mi riprometto di riprenderlo appena avrò più tempo da dedicargli perché vale proprio la pena di scoprire da dove arrivano le nostre abitudini alimentari. Ho scoperto un sacco di cose curiose. Davvero carino!

    ha scritto il