La cognizione del dolore

Di

Editore: Garzanti Libri

4.1
(1423)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 213 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8811683602 | Isbn-13: 9788811683605 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
I mirabili «disegni milanesi» dall'Adalgisa alla Cognizione del dolore possono presentarsi ai nuovi lettori d'oggi come una disperata morfologia crepuscolare-espressionistica della decadenza della borghesia illuministica e poi romantica e poi nazionalistica (e sempre «patriottica») in Lombardia. (Alberto Arbasino)Non è esagerato ritrovare nella Cognizione del dolore tratti della centralissima figura che si rivela a Marcel «auprès de Montjouvain». E già sarebbe da chiedersi se personaggi del genere, titolari di infrazioni tanto (simbolicamente) mostruose (in entrambi i casi, l'oltraggio recato alla figura del padre), possano essere altro che proiezioni autobiografiche: i loro eccessi, censurati dalla coscienza comune con riguardo ai terzi, ritrovano plausibilità solo nell'incredibile ma irrefutabile esperienza del soggetto. (Gianfranco Contini)
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    Gadda con la lingua italiana fa quello che vuole. La impasta, la slabbra, la tende, la piega a processi alchemici che sembrano non avere mai fine. La linea narrativa segue traiettorie furiosamente cen ...continua

    Gadda con la lingua italiana fa quello che vuole. La impasta, la slabbra, la tende, la piega a processi alchemici che sembrano non avere mai fine. La linea narrativa segue traiettorie furiosamente centrifughe - tant'è vero che il sesto capitolo era già comparso, sotto forma di racconto autonomo, in "L'Adalgisa", con il titolo di "Navi approdano al Parapagal" - ma mai come in questo caso è lo stile a prevalere sul contenuto. Piacere della lettura, nel senso più pieno del termine. La migliore frase del libro (ma è difficile scegliere, di passi memorabili ce ne sono a profusione), a pagina 70: "sognare è fiume profondo, che precipita a una lontana sorgiva, ripullula nel mattino di verità"

    ha scritto il 

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    Scritto in prima persona, usando cioè il narratore omodiegetico, Gadda pone Gonzalo in un luogo e in un tempo non ben identificato, personaggio scorbutico e solitario, in difficile rapporto con la mad ...continua

    Scritto in prima persona, usando cioè il narratore omodiegetico, Gadda pone Gonzalo in un luogo e in un tempo non ben identificato, personaggio scorbutico e solitario, in difficile rapporto con la madre e il resto degli abitanti del posto. Romanzo intimistico e mentale: il tempo della narrazione è spesso di gran lunga maggiore di quello della storia.

    ha scritto il 

  • 3

    "Ma un momento... questa è l'edizione italiana, giusto?"

    “La cognizione del dolore” è un’esperienza estrema: fra il leggere un qualsiasi romanzo ed il leggere quest’incompiuto di Gadda c’è la stessa differenza che passa fra il fare trekking sui colli bologn ...continua

    “La cognizione del dolore” è un’esperienza estrema: fra il leggere un qualsiasi romanzo ed il leggere quest’incompiuto di Gadda c’è la stessa differenza che passa fra il fare trekking sui colli bolognesi e l’arrampicarsi in solitaria sull’Everest. E poi perché il libro non viene venduto con un vocabolario in omaggio? Perché, diciamolo pure, per capire anche solo vagamente quello che lo scrittore ha costruito sulla pagina bisogna passare più tempo a sfogliare lo Zanichelli che il romanzo in sé. Naturalmente “è Gadda”, come ha fatto notare qualcuno ad un altro recensore, per cui siamo avvisati: il pastiche verbale, il virtuosismo linguistico, i dialetti di mezza Italia mescolati ai ruderi lessicali di non so quale epoca, nulla di inaspettato, davvero. E’ la quantità che forse spiazza. Perché una capriola qua e là forse la si sarebbe retta… è al millesimo triplo carpiato all’indietro che si inizia a restare senza fiato e a porsi serie domande sullo stato del proprio cervello. Perché a un certo punto lo si deve pur ammettere. Si deve chiudere il libro, andare davanti allo specchio, fissarsi onestamente negli occhi e dirsi: “sì, è vero, non ho capito una beneamata mi****a di quello che ho letto in questo centinaio di pagine”. Fatto ciò si potrà terminare la lettura con più serenità, cogliendo magari qua e là qualcuno dei nuclei tematici sviluppati ancipitamente (eh sì!) da Gadda. Basta avere la pazienza di scavare sotto la paurosa montagna di termini impensabili di cui l’autore ci ha così generosamente locupletato (eh sì! X 2).

    ha scritto il 

  • 3

    "Emise un sospiro. Era molto preoccupato. Quasi seccato. Fu molto cortese. Un senso di noia, di irritazione era nel suo sangue: un'ansia indicibile sul giro del gàstrico, dov'è il duodeno, come piombo ...continua

    "Emise un sospiro. Era molto preoccupato. Quasi seccato. Fu molto cortese. Un senso di noia, di irritazione era nel suo sangue: un'ansia indicibile sul giro del gàstrico, dov'è il duodeno, come piombo: una figurazione di colpa, di inadempienza, nel suo contegno. Nel suo occhio oramai stanco, velato si adunarono cose dolorose, lontane. Troppo lontane da quel discorso"

    ha scritto il 

  • 3

    "Ho grandi notizie ho grandi notizie!" dico io con gioia. "Dimmi", mi fa la mia ragazza che sta leggendo un libro abominevole di cui non voglio neanche sapere il titolo. "Posso di nuovo scrivere à è ì ...continua

    "Ho grandi notizie ho grandi notizie!" dico io con gioia. "Dimmi", mi fa la mia ragazza che sta leggendo un libro abominevole di cui non voglio neanche sapere il titolo. "Posso di nuovo scrivere à è ì ò ù", mi sembra una cosa molto buona, buonissima, ottima. La mia ragazza lei mi dice "e quindi? mi hai interrotto per dirmi questa cosa?" "Beh, sì, mi sembra una bella notizia, no? immagina le possibilità, i vantaggi, niente più confusione tra apostrofi e accenti, bello no?" Lei ha detto "no", e se ne è andata.

    ha scritto il 

  • 5

    La parola convocata sotto penna non è vergine mai (…) Le parole nostre, pazienterete, ma le son parole, di tutti, pubblicatissime: che popoli e dottrine ci rimandano. Sono un collutorio comune di che ...continua

    La parola convocata sotto penna non è vergine mai (…) Le parole nostre, pazienterete, ma le son parole, di tutti, pubblicatissime: che popoli e dottrine ci rimandano. Sono un collutorio comune di che più o meno bravamente ci gargarizziamo, risputandone ognuno in bocca all’altro e finalmente tutti in un guazzo. [Carlo Emilio Gadda]

    Come è vero e – dopo averlo letto... – ovvio.
    Ma quanti sono riusciti a usare tutti i registri linguistici, restituendo un unicum artistico?

    Gadda sicuramente sì. Ha mescolato parole colte, d'uso comune, arcaiche, dialettali, straniere, triviali, neologismi, tecnicismi con una intelligenza e un gusto sbalorditivi e a quell'impasto ha poi aggiunto, come niente fosse, una tale dose di ironia, che lo stupore per l'inventiva della lingua è stato soverchiato da una nuova ammirazione, per l'arguto sarcasmo.

    Demiurgo di un universo “verbocentrico”, egli plasma, trasforma, vivifica, contamina e spreme a suo piacimento le parole, fino ad estrarne l'anima, che è poi quella che mi sfarfalla intorno durante la lettura. Il godimento deriva tutto dalle sue sintesi linguistiche, dall'espressionismo con cui filtra la realtà attraverso le sue emozioni o dall'accostamento di vocaboli apparentemente incompatibili viceversa inaspettatamente sintonici.

    Dal punto di vista del contenuto La cognizione del dolore è un testo autobiografico sul tormentato rapporto con la madre, con la guerra e col mondo. Scritto intorno al 1940, è ambientato nel decennio 1920-1930 in un immaginario Sud America – in realtà sfacciatamente brianzolo – pretestuoso slittamento spaziale che gli ha permesso di aggirare la censura e di muoversi più liberamente nella critica al suo tempo.
    La mimesi gli ha concesso però anche soprattutto quel distacco necessario a trattare una materia troppo dolorosa. Il disordine interiore per aver fallito come figlio e come soldato, l'insofferenza per l'imbecillaggine generale del mondo, per le baggianate della ritualistica borghese e la rabbia per essere stato costretto all'ingegneria sono lava incandescente e materia troppo complessa per essere addomesticata in forma di scritto tradizionale e vengono pertanto incanalati verso una lingua altra, unica, diversa, impraticabile – sola salvezza possibile, affermazione e rivincita contro tutto e contro tutti, della sua cronica e imperitura vocazione: la scrittura.

    Questa lettura, insieme al Pasticciaccio di cui, a parte la trama avrei potuto dire le stesse cose, mi ha fatto perdere la cognizione del tempo ma non di me stessa ed è quindi con cognizione di causa che mi rivolgo allo spettro di Gadda, che ancora solca i nostri cieli e magari di quando in quando cala anche sulle nostre terre, per smentire categoricamente l'ultima frase della sua ironica autocritica, per prendere un po' in giro la sua falsa modestia e sollevarlo per qualche minuto dal dolore

    forse lambiccava rabbioso dalla memoria una qualcheduna di quelle sue parole difficili, che nessuno capisce, di cui gli piace d’ingioiellare una sua prosa dura, incollata, che nessuno legge.

    ha scritto il 

  • 5

    "Tutto andava esaurito dalla rapina del dolore"

    Durante questa seconda lettura della Cognizione, dopo diversi anni dalla prima, ho scelto di lasciarmi trasportare per lunghi tratti solo dal flusso e dalle parole, di godere più che analizzare, di gu ...continua

    Durante questa seconda lettura della Cognizione, dopo diversi anni dalla prima, ho scelto di lasciarmi trasportare per lunghi tratti solo dal flusso e dalle parole, di godere più che analizzare, di guardare e ascoltare più che leggere, soffermandomi con concentrata attenzione solo su Gonzalo.
    Gonzalo schiacciato dall’esterno, desideroso di solitudine e (rin)negazione , “rivendicando a sé le ragioni del dolore, la conoscenza e la verità del dolore”, assediato dal disordinato, “fenomènico mondo”, che continuamente pretende di entrare “nel cerchio doloroso della appercezione”.

    Ma soprattutto Gonzalo figlio. Figlio per eccellenza, Figlio universale. Figlio le cui pulsioni, i cui slanci così contrari e laceranti ne fanno un figlio come (quasi) tutti noi, strappato tra un amore per la madre tenero, commosso e traboccante e un terribile innervosito fastidio, quell’irritazione così poco razionale e tanto insopportabile, radicata in chissà quale vissuto, proveniente da chissà quale “lontananza più tetra”, che sembra caratterizzare così precisamente ciò che i figli sentono per le madri.
    Mi hanno colpito più della prima volta queste pagine, pur nelle esagerazioni grottesche così forti in Gadda, perché vere, quasi consolatorie, nel raccontare un sentimento sempre pieno di contraddizioni, quell’altalena tra rabbia autoreferenziale, raggelata indifferenza, ammirazione commossa, sensi di colpa e incommensurato affetto.

    Altro non voglio dire, sulla Cognizione, sulla sua dirompenza e il suo fragore. I commenti personali su certi inarrivabili capolavori risultano sempre inadeguati.

    Ricopio invece un brano dalla breve introduzione di Contini, che mi pare dica una cosa importante sul libro e il suo autore, ribaltando il concetto di barocco: da straripante caos a esatta, precisa osservazione del mondo esterno:
    “Ma il barocco e il grottesco albergano già nelle cose, nelle singole trovate di una fenomenologia a noi esterna: nelle stesse espressioni del costume, nella nozione accettata «comunemente» dai pochi o dai molti: e nelle lettere, umane o disumane che siano: grottesco e barocco non ascrivibili a una premeditata volontà o tendenza espressiva dell'autore, ma legati alla natura e alla storia.

    E chi, di certa scienza, ha ritenuto poter interpretare il barocco (a volte non meglio definito) come istanza irrevocabile di taluni momenti o indirizzi o tentazioni o mode o ricerche dell'arte o della creazione umana, una categoria del pensiero umano, potrebbe o dovrebbe forse riconoscere nel barocco, in altri casi, uno di quei tentativi di costruzione, di espressione che meglio si possono attribuire alla natura e alla storia, chiamando natura e storia tutto ciò che si manifesta come esterno a noi e alla nostra facoltà operativa, alla nostra responsabilità mentale e pragmatica.”

    ha scritto il 

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    Manifesto Anticapitalista

    Questo libro è la perfezione. La disperazione di Gadda-Gonzalo derivante dall'impossibilità di essere capito nè dalla Società, nè dalla madre. La giustificazione intellettualizzata di appartenere a un ...continua

    Questo libro è la perfezione. La disperazione di Gadda-Gonzalo derivante dall'impossibilità di essere capito nè dalla Società, nè dalla madre. La giustificazione intellettualizzata di appartenere a una stirpe eticamente (veramente) nobile pur di sopravvivere. Il banalizzante e annichilente nonsenso dei borghesi. E l'avvilente mediocrità di Peppa, Beppina e co. Come trame di un ordito estremamente complesso e proprio per questo magistrale, si incastrano e danno forma a un organismo magico cesellato dall'inclito grido di uomo straziato, nevrotico. Ma "la schizofrenia è il limite del capitalismo" (Deleuze) e Gadda, con il suo peculiare linguaggio corrosivo, altro non fa se non mettere a nudo l'estrema falsità dello "sciocchezzaio" della sua (e della nostra) società.

    "La società dei consumi è la vera rivoluzione della borghesia" - P.P.Pasolini (ahimè)

    ha scritto il 

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    Non me la sento di giudicare il libro dando un voto. Forse non era il momento adatto per leggerlo, forse mi sono impegnata poco, forse non e' un libro che fa al caso mio.
    Ci ho capito ben poco: soltan ...continua

    Non me la sento di giudicare il libro dando un voto. Forse non era il momento adatto per leggerlo, forse mi sono impegnata poco, forse non e' un libro che fa al caso mio.
    Ci ho capito ben poco: soltanto la storia di fondo ovvero chi erano i protagonisti e dove si svolgeva la vicenda.
    Mi e' sembrato di leggere un "Pasto nudo" leggermente piu' profondo.

    ha scritto il 

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    Lettura estremamente impegnativa, non voglio bestemmiare ma mi sembra acrobazia linguistica fine a se stessa. Lo dico perchè di contenuto ne ho trovato poco. Certo è un libro che richiederebbe energie ...continua

    Lettura estremamente impegnativa, non voglio bestemmiare ma mi sembra acrobazia linguistica fine a se stessa. Lo dico perchè di contenuto ne ho trovato poco. Certo è un libro che richiederebbe energie non indifferenti.

    ha scritto il 

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