Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

La cognizione del dolore

By Carlo Emilio Gadda

(166)

| Hardcover | 9788811683605

Like La cognizione del dolore ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

I mirabili «disegni milanesi» dall'Adalgisa alla Cognizione del dolore possono presentarsi ai nuovi lettori d'oggi come una disperata morfologia crepuscolare-espressionistica della decadenza della borghesia illuministica e poi romantica e poi naziona Continue

I mirabili «disegni milanesi» dall'Adalgisa alla Cognizione del dolore possono presentarsi ai nuovi lettori d'oggi come una disperata morfologia crepuscolare-espressionistica della decadenza della borghesia illuministica e poi romantica e poi nazionalistica (e sempre «patriottica») in Lombardia. (Alberto Arbasino)

Non è esagerato ritrovare nella Cognizione del dolore tratti della centralissima figura che si rivela a Marcel «auprès de Montjouvain». E già sarebbe da chiedersi se personaggi del genere, titolari di infrazioni tanto (simbolicamente) mostruose (in entrambi i casi, l'oltraggio recato alla figura del padre), possano essere altro che proiezioni autobiografiche: i loro eccessi, censurati dalla coscienza comune con riguardo ai terzi, ritrovano plausibilità solo nell'incredibile ma irrefutabile esperienza del soggetto. (Gianfranco Contini)

192 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    ogni libro letto dopo un cinque stelle, non lo capisco proprio, non riesco a concentrarmi. anche quando non se lo merita

    Is this helpful?

    Pirex said on May 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Credo di averci provato una decina di volte a leggere questo libro e credevo che non ce l'avrei mai fatta. Sono abituata a leggere facendo altre cose ma Gadda richiede tutta l'attenzione del lettore. Di Gadda mi piace la storia personale.
    Che dire de ...(continue)

    Credo di averci provato una decina di volte a leggere questo libro e credevo che non ce l'avrei mai fatta. Sono abituata a leggere facendo altre cose ma Gadda richiede tutta l'attenzione del lettore. Di Gadda mi piace la storia personale.
    Che dire del libro? Esercizio di stile? Scrittura complessa, elaborata, a volte ostica, spesso intrigante. Terapeutico direi, sai che leggerlo sarà difficile e magari anche doloroso, ma alla fine, quando sei fuori dal tunnel, ne sei soddisfatto. Buon libro, interessante. Vale la pena di leggerlo.

    Is this helpful?

    Church said on Apr 24, 2014 | Add your feedback

  • 12 people find this helpful

    Per accedere a questo libro, perché questa lettura si trasformi in esperienza viva, il prezzo da pagare non è tanto quello di decifrarne la lingua, che ha in sè la sua mercede, quanto quello di assumerne lo sguardo.

    Ed è un prezzo psichicamente alti ...(continue)

    Per accedere a questo libro, perché questa lettura si trasformi in esperienza viva, il prezzo da pagare non è tanto quello di decifrarne la lingua, che ha in sè la sua mercede, quanto quello di assumerne lo sguardo.

    Ed è un prezzo psichicamente altissimo.

    http://www.youtube.com/watch?v=wIM3LAMVTcU

    Is this helpful?

    capobanda-anche su Goodreads said on Mar 9, 2014 | 9 feedbacks

  • 9 people find this helpful

    La cognizione del dolore 2.0

    Attenzione.
    Per capire la mia “ Cognizione del dolore”, per favore, aprire i seguenti link:
    http://www.prolococastelbuono.it/foto_schede/5/39/big/S…

    http://www.tanogabo.it/arte/bellotto/b ...(continue)

    Attenzione.
    Per capire la mia “ Cognizione del dolore”, per favore, aprire i seguenti link:
    http://www.prolococastelbuono.it/foto_schede/5/39/big/S…

    http://www.tanogabo.it/arte/bellotto/bernardobellottove…

    “ la cognizione del dolore”... “ la cognizione del dolore”...
    “ la cognizione del dolore”...
    Ci sono titoli di libri fatti apposta a suscitare vergogna e sensi di colpa, perché non li hai letti e finché non li leggerai. Si acquattano, questi titoli, tra le circonvoluzioni cerebrali e, fino a che la vecchiaia non trasforma i solchi in “orridi”, puoi anche far finta di non vederli e scordarteli.
    Poi non hai più alibi di smemoratezza perché si mostrano nel colmo del baratro in tutta la loro oscena bellezza.
    Sarebbe bello liberarsene, se il titolo in questione fosse solo un bluff, con bel “vaffa! mi pareva che fosse...”
    Invece il sintagma cristallizzato “La Cognizione del dolore” mantiene quello che promette, e ci precipita in un abisso da cui non è facile risalire.
    Ne è assolutamente sconsigliata la lettura a madri con sensi di colpa autolesionistici e a figli con complessi edipici non risolti.
    Alle prime perché l’agognato lieto fine della loro morte salvifica per il figlio, sarà perfettamente inutile come la velleità del Cristo di salvare l’umanità immolandosi sulla croce, umanità che è ancora là senza un briciolo di volontà di redimersi.
    Ai secondi perché la morte dell’odiata/amata madre è solo un’illusione di salvezza: senza di lei si ritroveranno a cavalcare inutilmente,inseguendo una volpe immaginaria, in un “Autunno” perenne, su un vecchio ronzino tra cumuli di spazzatura abbandonata dai villeggianti della domenica.
    Ma disgraziatamente il titolo è fatto per attrarre questi due tipi di lettori che se ne intendono assai d’inefficace manutenzione del dolore.
    E saranno accompagnati dentro una cappelletta del Serpotta, perché «barocco è il mondo» non Gadda: un “garbuglio, un groviglio, un gomitolo”.
    Questo garbuglio serpottiano è un sottile strato di gesso e calce rapidamente plasmato su una massa di materiale fatta da un'armatura di legno e fili metallici, che lo scultore, come Dio, lustrò con uno strato finale di grassello e polvere di marmo.
    E che cos’ è la vita se non un "garbuglio serpottiano finto marmo" che il tempo sbriciola facilmente scoprendone la vile armatura di legnetti?
    Il garbuglio gaddiano è il linguaggio ridondante e menzognero, reale nella sua “irrealtà”; è il rapporto invisibile tra le cose che ci invischiano come i pasciuti angelotti del Serpotta, il “non senso” del mondo che un senso ce l’ha.
    Gadda, natura aggrovigliata, vuole nascondere come Serpotta la verità della materia vile, “il dentro” di Gonzalo, il suo dolore, il suo male oscuro che ha il volto della madre ma che è in realtà “una perturbazione dolorosa, più forte di ogni istanza moderatrice del volere[...]: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere di una vita, più greve ogni giorno, immedicato.
    Non a caso il protagonista si chiama Gonzalo Perobutirro, un cognome ridicolo proprio di una certa qualità di pere, dure come una pietra per il più dell’anno e che tra San Carlo e Sant’ambrogio, in soli trenta giorni, maturano e, se non raccolte, imputridiscono.
    E Gonzalo, superati i quaranta, è ormai un pero butirro imputridito dal male oscuro senza illusioni: “ sapeva benissimo che cosa sarebbe arrivato dopo tutta la fatica e l’inutilità, dopo la guerra e la pace e lo spaventoso dolore; in fondo, in fondo a tutto, c’era che lo spettava, il vialone con i pioppi, liscio come l’olio.”
    L'ingegnere Gadda, come l'ingegnere Gonzalo, non ha mai trovato nessuna ragione per vivere dopo un’infanzia malata. E non ha potuto che riversare sulla madre questo dolore, su quella che, dandogli una vita non richiesta, ha narcisisticamente sperato un figlio diverso, quello che lui non può essere. Tutto il mondo gli sembra “scimunitaggine”, indegna nullità maleodorante che non può valere la vita e nemmeno il sacrificio. Una vita senza “possibilità” non è vita. E tutto gli sembra inutile e grottesco, compresi i pronomi, parassiti del pensiero: «… l’io, io!… il più lurido di tutti i pronomi!… I pronomi! Sono i pidocchi del pensiero. Quando il pensiero ha i pidocchi, si gratta come tutti quelli che hanno i pidocchi… e nelle unghie, allora… ci ritrova i pronomi: i pronomi di persona». L’io è il più colpevole di tutti per l’imperdonabile finzione di rappresentarsi come un nulla pieno.
    Si dice che sia un romanzo incompiuto. Anche se...
    Se pensiamo un po’ al disgusto di sé per essersi lasciato andare, per averci messo i “suoi” sentimenti in quel romanzo, per non essere riuscito a distaccarsi dalla pagina scritta come ogni buon scrittore deve fare, per aver mostrato la sua nevrosi, per aver indossato la trasparente maschera di Gonzalo, allora possiamo capire che non avesse voluto più porvi mano.
    Si sono trovate delle bozze di finale, in cui il figlio viene prima incolpato e poi scagionato della morte della madre.
    Alla fine Gadda si arrende e aggiunge “Autunno” ( una poesia non proprio bellissima) per scagionarlo dal sospetto dell’assassinio della madre.
    Inutile finale, perché mai ti sfiora il dubbio che a sbatterle la testa sul comodino potesse essere stato quel figlio addolorato e irascibile. Aveva ragione lui a non spiegarci del perché e del percome Gonzalo Pirobutirro fosse innocente.
    “ La cognizione del dolore”, infatti, non è un giallo, ma un segmento di vita assurdamente reale di un paese immaginario, che ha i contorni del paesaggio manzoniano dipinto dal Borlotti, nipote del Canaletto.
    Quadro che Gadda fortissimamente volle fosse l’immagine della copertina: “Illustre e caro dottor Einaudi, riferendomi alla preghiera già rivoltale di viva voce a Roma, le esprimo il mio angosciato desiderio che la copertina della «Cognizione» rechi il dipinto del Bellotto anziché la mia immagine: la utilizzazione della fotografia in antiporta mi arrecherebbe nuovo [?] dolore e pena”.
    Una storia temporalmente «raccolta» dal 28 di agosto ai primi di settembre del ’34. Un paesaggio manzoniano trasposto in un’immaginaria America Latina, dove tutto va a rovescio rispetto al pensiero manzoniano, come l’emisfero boreale è il rovescio di quello australe.
    Non c’è fede e non c’è provvidenza. Le Perpetue e le Agnesi sono laide e non portano mutande e i Tramaglino sono solo degli ex contrabbandieri. Lucia è una madre tormentata che sente il peso di una colpa che non sa mettere a fuoco.
    Solo Don Rodrigo rimane, nella sua immutata malvagità, simile a se stesso e incarnato in quel Gaetano Palumbo: vigilante del «Nistitúo de vigilancia para la noche», che potrebbe anche essere un’invettiva del fascista Gadda, stanco di esserlo, contro il fascismo grottesco e malvagio che era stato costretto a frequentare.
    E ci piace pensare che sia stato lui a uccidere la povera madre, per indurla a pagare il pizzo di un'assurda protezione. Forse un atto dimostrativo sfuggitogli di mano, cosa che non è un attenuante: gli stupidi vengono scelti proprio perchè il potere, anche minimo, li trasforma in grotteschi, malvagi aguzzini.

    In poche parole, un libro da leggere e rileggere assolutamente, anche se siete figli immaturi e madri narcisistiche e non particolarmente predisposti allo studio.

    Is this helpful?

    Maria Francesca e basta said on Mar 2, 2014 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Finito solo per una sfida con me stesso.
    Illeggibile per via del linguaggio misto di termini spagnoli, dialetto del Lecchese e termini di fantasia.
    La lettura necessita un vocabolario a portata di mano.

    Is this helpful?

    Kalen63 said on Dec 7, 2013 | Add your feedback

Book Details

Improve_data of this book

Margin notes of this book

Page 36 , 42 , 60 , 67 , 70 , 71 , 78 , 80 , 112 , 123 , 128 , 141 , 183 , 192