La cognizione del dolore

Di

Editore: Garzanti (Gli elefanti)

4.1
(1485)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 210 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8811694639 | Isbn-13: 9788811694632 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

Ti piace La cognizione del dolore?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    Il garbuglio della vita

    Sarebbe alquanto difficile sintetizzare in poche righe il "groviglio" in cui il lettore viene calato da Gadda in questo interessantissimo romanzo dal forte sapore autobiografico, tuttavia bisogna prov ...continua

    Sarebbe alquanto difficile sintetizzare in poche righe il "groviglio" in cui il lettore viene calato da Gadda in questo interessantissimo romanzo dal forte sapore autobiografico, tuttavia bisogna provarci: è un libro coraggioso, ironico, spietato, tragico... Gadda cerca di dare forma e voce a quello che è il suo dolore e la sua incapacità di relazionarsi con il mondo sotto la figura di Don Gonzalo Pirobutirro, e ambienta la vicenda nell'immaginario Maradagál, in cui si può riconoscere, tenendo conto della vita dello scrittore e dei vari riferimenti sparsi nel libro, la Brianza milanese.

    Ardita la scrittura, cifra caratteristica di Gadda ma estremamente interessante, difficile, divertente, stimolante... anche da questo punto di vista si possono trarre considerazioni molto eterogenee: ogni lettore viene messo alla prova per confrontarsi con l'erudizione e la conoscenza linguistica di Gadda, e con molta pazienza si possono cogliere le frecciatine che egli tira con il suo sapiente gioco di accostamenti lessicali e ci si può divertire e al contempo riflettere, oppure si può rimanere profondamente demoralizzati e delusi. Posso dire di aver stabilito una valida sintonia con l'autore e di essere riuscito a reggere il suo stile "barocco" senza rimanere più di tanto spaesato, però bisogna rimanere veramente concentrati e non lasciarsi distrarre per godere appieno della lettura.

    Quanto alla storia, La cognizione del dolore è divisa in due parti quasi uguali nella lunghezza: la prima, molto descrittiva, serve a Gadda per delineare il Maradagál in tutti i suoi aspetti - concedendosi non poche frecciatine sulla società lombarda nel periodo fascista - e va goduta per il "pastiche" linguistico che l'autore può offrirci laddove descrive l'azione di un fulmine, oppure dei tentativi messi in atto da Gaetano Palumbo per fingersi sordo, o ancora delle sfuriate di Don Gonzalo nei confronti del mondo; la seconda, invece, più incentrata sul protagonista, esplora il suo dolore e il suo difficile rapporto con la madre e con la vita in sé, e si può cogliere nella sua biografia una proiezione sfumata di Gadda stesso, che con sapiente bravura riesce a commuovere o affascinare attraverso quei rari momenti in cui madre e figlio si trovano a dialogare o a scambiarsi dei fugaci gesti di affetto. Il romanzo, tuttavia, si conclude nel momento in cui Don Gonzalo, dopo aver fatto una sfuriata contro coloro che stavano con la madre in cucina, decide di partire. Nell'ultimo capitolo, durante un furto alla villa, la madre viene trovata morta, senza poter individuare un potenziale colpevole. La sensazione di "non finito" si avverte eccome, però è chiaro la lezione che Gadda ci propone: non possiamo dare forma al dolore né possiamo dargli una spiegazione completa, e a riguardo è famosa la citazione, recuperata poi da Berto ne Il male oscuro, "Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d'una vita, più greve ogni giorno, immedicato.".

    In conclusione, un romanzo che non può lasciare indifferenti, un capolavoro della letteratura italiana del Novecento, che a mio avviso se la gioca bene con giganti internazionali quali Joyce, Mann, Musil e Kafka (solo per fare dei nomi, ce ne sarebbero molti altri). Dobbiamo essere fieri di aver avuto uno come Gadda a tenere alto il valore della nostra letteratura. Questo libro dovrebbe essere letto almeno una volta nella vita: la vera sfida sta nell'apprezzarlo nella sua interezza, e di per sé non è facile.

    ha scritto il 

  • 5

    Commistione di dolore, di lucidità immaginifica e di verberante vituperio

    Questa formula che Gadda usa per definire la poesia di Catullo è, al contempo, espressione perfetta per rendere il materiale magmatico di questo capolavoro.
    Non posso certo mettermi a recensire un'ope ...continua

    Questa formula che Gadda usa per definire la poesia di Catullo è, al contempo, espressione perfetta per rendere il materiale magmatico di questo capolavoro.
    Non posso certo mettermi a recensire un'opera così importante, così analizzata da fiori di professionisti della letteratura e quindi mi limito a lasciare qualche segno di ciò che più mi ha colpito di queste pagine densissime, complesse, raffinatissime e incredibilmente divertenti…
    Mi è sembrato che l'ambientazione sudamericana si adattasse perfettamente alla prosa di Gadda, che costruisce personaggi dal sapore borgesiano, particolarmente quando evoca leggendari eroi di scaramucce epocali, letterati maradagalesi come Caconcellos, intricate strutture di oscure amministrazioni locali.
    E poi l'incredibile e rutilante disegno di arabeschi, per il quale l'aggettivo barocco è banale e limitante, per quanto (per me) di valore assolutamente e totalmente positivo - il delirio di Gonzalo è travolgente e potentissimo, e ci rovina addosso in uno sfogo inarrestabile che ci lascia senza respiro, trascinandoci dentro il suo animo disperato e furioso.
    Ma Gadda è anche crudele e terribilmente ironico quando costruisce scene estreme come il consesso fetente e disgustoso dei villici intorno alla madre, tra funghi lerci, pesci puzzolenti, pozzanghere di piscio e merda, peoni e affossamorti…e il tutto si conclude con una terribile legnata a Gonzalo che trattiene la sua ira: "Aveva una speciale capacità d'odio senza alterazioni fisiognomiche. Era, forse, un timido. Ma più frequentemente veniva ritenuto un imbecille."
    E che dire dell'evidente poeticità dello scritto gaddiano, che nell'estrarre vocaboli mai sentiti o nuovissimi (confesso che la buona metà di queste parole erano a me del tutto sconosciute), costruisce frasi di una musicalità potente ed evocativa di suoni, odori, atmosfere… E a conchiudere tutto questo, la capacità di gestire un finissimo gioco meta-letterario costruito nelle note a piè di pagina in cui si critica larvatamente l'Autore e in un dialogo godibilissimo tra Autore ed Editore - per chi adora l'intelligenza di queste operazioni la lettura è ancora più godibile!

    ha scritto il 

  • 5

    Qui Gadda spietatamente si flagella, dando voce a tutto il terribile sottosuolo ( Dostoevskij, come è noto, è tra i massimi riferimenti della scrittura gaddiana ,come dimostra la ripetizione quasi for ...continua

    Qui Gadda spietatamente si flagella, dando voce a tutto il terribile sottosuolo ( Dostoevskij, come è noto, è tra i massimi riferimenti della scrittura gaddiana ,come dimostra la ripetizione quasi formulare «Sono stanco….sono malato», evidente ripresa dell‘incipit delle Memorie dal sottosuolo): gli improvvisi scoppi d’ira nei confronti della madre, seguiti dai profondi abissi del senso di colpa (rivelati dalle lettere scritte dopo la sua morte, qui sotto in Risorse e note a margine, ), la sua sorda e pervicace misoginia,evidente anche, sebbene in chiave ironica, nell’assoluta indifferenza con cui accoglie le allusioni del dottore alle ottime doti di guidatrice della figlia Pina:«Ma non vede che giornate? che sole?….Vada, vada!….e impari anche lei a guidare….che la Pina le può dar lezione….un diavolo simile….Vedrà, vedrà!».Ma download (9)Gonzalo, letteralmente, non ha orecchi per le parole del medico, completamente immerso com’è nei suoi pensieri di «cose dolorose, cose lontane. Troppo lontane da quel discorso». Aveva ricevuto il dottore al suo arrivo alla villa, mostrandosi così, «alto, un po’ curvo, maturo d’epa(…).Vestito appena decentemente.[…]Un lieve prognatismo facciale, quasi un desiderio di bimbo che si fosse poi tramutato nel muso di una malinconica bestia,veniva conferendo al suo dire(…)quel dono sgradevole di perplessità e incertezza». Alle chiacchiere insulse del medico egli risponde perseguendo ostinatamente un suo proprio discorso, legato alla preoccupazione opprimente per la madre anziana, che non si cura e non si risparmia («Mia madre….sono anni….sono disperato»), e alla rabbia inestinguibile nel vederla dedicare tutte le poche forze residue- e il suo amore- ad insegnare il francese a qualche sporco e cencioso nipote del colonnello medico Di Pascuale (sic), in forza all’ospedale centrale della città di Pastrufazio («Il figlio pareva aver dimenticato al di là d’ogni immagine lo strazio di quegli anni, la incenerita giovinezza. Il suo rancore veniva da una lontananza più tetra, come se fra lui e la mamma ci fosse qualcosa di irreparabile, di più atroce d’ogni guerra: e d’ogni spaventosa morte»).

    ha scritto il 

  • 3

    Straordinario, ma faticoso

    Indubbiamente straordinaria l'abilità e la competenza di Gadda nella tecnica e nella impostazione del libro. La lettura mi è risultata faticosa e spesso di difficoltosa nella concentrazione. Alla fine ...continua

    Indubbiamente straordinaria l'abilità e la competenza di Gadda nella tecnica e nella impostazione del libro. La lettura mi è risultata faticosa e spesso di difficoltosa nella concentrazione. Alla fine hai la percezione di aver fatto un'impresa, ma senza emozione.

    ha scritto il 

  • 2

    di difficile lettura

    Questo libro è strano. Parla di depressione, ed è ambientato in un fantastico stato del sud america, ed è scritto in un linguaggio molto difficile. Non l'ho molto amato proprio per la scarsa facilità ...continua

    Questo libro è strano. Parla di depressione, ed è ambientato in un fantastico stato del sud america, ed è scritto in un linguaggio molto difficile. Non l'ho molto amato proprio per la scarsa facilità di lettura: va bene, Gadda sarà bravo, sarà un sacco colto e lo fa vedere con mille citazioni, ma povero chi legge e non lo è altrettanto, come me.

    ha scritto il 

  • 4

    Il trauma edipico

    Il romanzo ha uno sfondo immaginario, un paese del Sudamerica, il Maradagal, dove sono però riconoscibili tutti i tratti familiari della Brianza, che maggiormente fa risaltare i personaggi minori, dal ...continua

    Il romanzo ha uno sfondo immaginario, un paese del Sudamerica, il Maradagal, dove sono però riconoscibili tutti i tratti familiari della Brianza, che maggiormente fa risaltare i personaggi minori, dalle guardie del Nistituo al cavalier Trabatta, lasciando allo scoperto i due protagonisti, l'hidalgo-ingegner Gonzalo Pirobutirro d'Eltino e sua madre, la Signora. E' fra essi che s'ingaggia un'aspra "tenzone" psicologica, o meglio sono le accuse del figlio a farci partecipare alla preparazione del delitto, la selvaggia aggressione di cui è vittima la Signora, da parte di ignoti, al momento in cui la narrazione viene interrotta. Questo è per sommi capi il quadro esterno, anzi la cornice dove far rifluire l'ininterrotto autoritratto di Gadda: il suo "male oscuro", la disperazione di chi non sa collegarsi con la realtà, alle miserie quotidiane, senza rinunciare agli interrogativi sul dolore. La "Cognizione" reca i furori e le pene d'un complesso edipico straziante, portato avanti nella grottesca descrizione d'un mondo fatuo, e insieme l'illuminazione costante di una razionalità intravista, ma sempre lontana, bruciata dal rancore e dall'impotenza, dalla vanità del tutto. E' uno scrittore che si accusa tenendosi lontano dalla scena riconoscendo nei dettagli della commedia esistenziale la sua parte abnorme per meglio assicurarsi la rivalsa satirica, valida per sé e per gli altri. Diversamente però dai grandi umoristi romantici e dai moralisti francesi, a lui ben graditi, Gadda non dimentica che l'atto della confessione letteraria è sempre traumatico, con tutte le implicazioni freudiane che comporta. La sua pagina scoppia di metafore, di caratterizzazioni violente, ognuna delle quali reca vistosamente in sé il lascito di una rabbiosa disposizione all'autoanalisi, senza facili compiacimenti, dato che perfino le descrizioni ambientali evocano, in questa superba rivolta, l'esigenza di un confronto fra come sono state "viste" e come poi sono state "approvate" per un disegno interiore. Ogni vera tragedia, e "La Cognizione" finisce per esserlo, denuncia l'esistenza di un pasticcio, di qualcosa di misterioso all'origine o alla fine, un groviglio di conoscenze inesaustive: una serie di controprove perché nell'universo tenebroso di Gonzalo non c'è posto per riconoscere i segni modesti della vita, ma solo per inebriarsi dell'occulto, riuscendo a sconfinare nel ridicolo, e a lasciare nello estraniamento la stessa "cognizione del dolore".

    ha scritto il 

  • 0

    Gadda con la lingua italiana fa quello che vuole. La impasta, la slabbra, la tende, la piega a processi alchemici che sembrano non avere mai fine. La linea narrativa segue traiettorie furiosamente cen ...continua

    Gadda con la lingua italiana fa quello che vuole. La impasta, la slabbra, la tende, la piega a processi alchemici che sembrano non avere mai fine. La linea narrativa segue traiettorie furiosamente centrifughe - tant'è vero che il sesto capitolo era già comparso, sotto forma di racconto autonomo, in "L'Adalgisa", con il titolo di "Navi approdano al Parapagal" - ma mai come in questo caso è lo stile a prevalere sul contenuto. Piacere della lettura, nel senso più pieno del termine. La migliore frase del libro (ma è difficile scegliere, di passi memorabili ce ne sono a profusione), a pagina 70: "sognare è fiume profondo, che precipita a una lontana sorgiva, ripullula nel mattino di verità"

    ha scritto il 

  • 0

    Scritto in prima persona, usando cioè il narratore omodiegetico, Gadda pone Gonzalo in un luogo e in un tempo non ben identificato, personaggio scorbutico e solitario, in difficile rapporto con la mad ...continua

    Scritto in prima persona, usando cioè il narratore omodiegetico, Gadda pone Gonzalo in un luogo e in un tempo non ben identificato, personaggio scorbutico e solitario, in difficile rapporto con la madre e il resto degli abitanti del posto. Romanzo intimistico e mentale: il tempo della narrazione è spesso di gran lunga maggiore di quello della storia.

    ha scritto il 

Ordina per