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La cognizione del dolore

By Carlo Emilio Gadda

(219)

| Paperback | 9788811694632

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192 Reviews

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    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/09/23/la-cogniz… “Da anni aveva intuito, di suo figlio. Ora ella vedeva il buio di quell’anima. Lentamente, per aver lottato a lungo nella speranza così vivida, nella sua gioi ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/09/23/la-cogniz…

    “Da anni aveva intuito, di suo figlio. Ora ella vedeva il buio di quell’anima. Lentamente, per aver lottato a lungo nella speranza così vivida, nella sua gioia; prima di abbandonarsi a comprendere. Un sentimento non pio, e si sarebbe detto un rancore profondo, lontanissimo, s’era andato ingigantendo nell’animo del figliolo: quel solo che ancora le appariva, talvolta, all’incontro, sorridendole e chiamandola “mamma, mamma”, se pur non era sogno, sulle vie della città e della terra. Questa perturbazione dolorosa, più forte di ogni istanza moderatrice del volere, pareva riuscire alle occasioni e ai pretesti da una zona profonda, inespiabile, di celate verità: da uno strazio senza confessione.
    Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato”.
    (Carlo Emilio Gadda, “La cognizione del dolore”, ed. Einaudi)

    Dalla scheda per il prestito presente all’interno del libro, ho appurato che, nel mio paese, sono stato l’ultimo, ma anche il penultimo nonché uno dei tre-quattro ad aver preso in prestito dalla biblioteca “La cognizione del dolore” di Gadda. Questo non vuole essere un motivo di vanto né di sconforto, perché peraltro le persone potrebbero averlo comprato (che dovrò decidermi a fare). La prima volta che lo lessi, nel 2006, lo mollai dopo poche pagine, perché ero stufo di dover ricorrere spesso al dizionario. La seconda, nel 2007, andò molto meglio, anche se devo confermare che, nonostante lo ritenga un grandissimo romanzo, la lettura di “La cognizione del dolore” richiede una certa attenzione, padronanza lessicale (oppure, appunto, un dizionario a portata di mano) e può respingere il lettore. Ciò premesso, lo consiglio e cercherò di spiegare perché.
    “La cognizione del dolore” fu pubblicato a puntate tra il 1938 e il 1941, poi restò incompiuto perché, citando l’autore, “le calamità catastrofizzanti che l’Europa conobbe dal 1939 al 1945 e che gli intelletti meno insani dovettero già presagire a se stessi fin dal 1934 - ’38 avevano a un tal segno sconturbato l’animo dello scrivente da ostacolargli (fino al 1940) indi rendergli a poco a poco inattuabile ogni sorta di prosa”. Il romanzo, quindi, fu edito, in seguito e in forma unitaria, come incompiuto, monco del finale. Ambientato nell’immaginario paese sudamericano del Maradagàl, che a detta stessa dell’autore ricorda la Brianza, il libro è la descrizione del dolore senza nome (ma non senza causa) dell’ingegner Gonzalo Pirobutirro d’Eltino, dai nobili discendenti, affetto da una rabbia feroce contro il mondo, che non risparmia neanche la madre, con la quale egli, nubile, vive in una villa infestata, a suo dire, dalla presenza d’inutili servi che hanno la sola funzione di sottrarre denaro alla madre.
    L’ingegner Gonzalo non si neanche iscritto al “Nistitùo de vigilancia para la noche”, un istituto di vigilanza che dovrebbe proteggere gli abitanti del Maradagàl dalle insidie dei malviventi e che per farlo, una volta firmato, s’impegna per oltre venticinque anni. È abbastanza evidente, considerando l’epoca nella quale fu scritto il romanzo, che dietro il fantasmagorico istituto si cela il regime fascista. La prosa aspra di Gadda si scaglia contro i reduci che sono tornati dalla guerra che il Maradagàl ha combattuto con il Parapagàl, molti dei quali si sono inventati mutilazioni di vario genere per ottenere privilegi pensionistici o per entrare proprio a far parte del Nistitùo. Sono mirabili le pagine nelle quali Gadda ci racconta di un tal Gaetano Palumbo e delle sue vicissitudini da misero imbroglione, che poi riesce a farsi assegnare un ruolo da custode delle ville.
    La satira feroce e molto divertente (perché va detto che spesso, leggendo il romanzo, si ride, sebbene anche amaramente) di Gadda non risparmia nessuno dei diversi personaggi, sia che il misantropo Gonzalo li incontri sulla sua strada sia evocati dall’autore. Non manca, ad esempio, il poeta cantore delle gesta guerresche, tale Carlos Caconchellos, anche qui di abbastanza facile identificazione storica. Lo stesso autore, nella prefazione, ci spiega come il grottesco, l’insofferenza, “un indugio misantropico del pensiero” sia caratteristiche fondanti dell’opera, che peraltro, dice Gadda, sono causate anche dalla “bamboccesca inanità del mondo”. Il trauma di Gonzalo affonda le radici in quelle che egli ritiene essere stata una carenza d’affetto nell’infanzia, che adesso si è mutata in una ferocia distruttiva, al momento soltanto verbale, ma che (nel finale non scritto) probabilmente sarebbe diventata anche fattuale. A nulla valgono i tentativi del medico, che sperando di infondere a Gonzalo entusiasmo per la vita, non fa altro che peggiorare la situazione. All’ingegnere ferito appaiono utili soltanto due medicine: il silenzio e la solitudine, che però in realtà non risolvono nulla, anzi fanno sedimentare dentro lui, giorno dopo giorno, una rabbia che poi esplode nei suo semi-deliranti sproloqui verbali. C’è poi la figura della madre, una donna sprofondata anch’essa nella solitudine, dopo la morte del marito; alle prese con il figlio, essa confessa al medico di averne paura, ma al tempo stesso è legata in maniera indissolubile allo stesso, lo attende quando tarda a rientrare ed è pronta a ricevere gli improvvisi atti d’umanità che pure Gonzalo, che non è ammattito, è capace di donare.
    La prosa di Gadda è efficace, ma non si può dire che sia scorrevole, perché la ricchezza lessicale è tale da mandare talvolta “fuori giri” il lettore. In alcuni passaggi, si può avere persino l’impressione di un esercizio di stile, ma se io non conosco determinati vocaboli la colpa non può essere di Gadda. Una volta superato quest’ostacolo, però, si resterà affascinati dall’abilità di Gadda nel descrivere il rancore sordo di un personaggio che certo non è “simpatico” e che secerne bile in quantità copiosa. Chiudo consigliando anche “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana”, che forse, nel complesso, preferisco a “La cognizione del dolore”.

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    Sisifo77 (Antonio Di Leta) said on Sep 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Realismo isterico, before it was cool.

    Gadda era avanti nel tempo, questa prosa ne è prova inconfutabile.
    Il problema è che la prosa, per quanto giocosa, arguta e intelligente, non delinea quasi nulla. Sapere che questo libro è anche incompiuto toglie rapidamente gli stimoli ad andare ava ...(continue)

    Gadda era avanti nel tempo, questa prosa ne è prova inconfutabile.
    Il problema è che la prosa, per quanto giocosa, arguta e intelligente, non delinea quasi nulla. Sapere che questo libro è anche incompiuto toglie rapidamente gli stimoli ad andare avanti.

    Scrivere bene è necessario ma forse non è sufficiente.

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    Andante con moto said on Sep 23, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    C'è nessuuuuunoooo???

    Mancano 45 pagine a terminare il libro. Sono determinatissimo a concluderlo. nessuna intenzione di piantarlo lì.
    Sulla scheda di aNobii non c'è né una descrizione del libro e nemmeno una recensione. Su zazie le recensioni sono solo due.
    Eppure su aNo ...(continue)

    Mancano 45 pagine a terminare il libro. Sono determinatissimo a concluderlo. nessuna intenzione di piantarlo lì.
    Sulla scheda di aNobii non c'è né una descrizione del libro e nemmeno una recensione. Su zazie le recensioni sono solo due.
    Eppure su aNobii oltre 3000 persone posseggono questo libro. E sulla scheda, i possessori in evidenza hanno messo chi 4 e chi 5 stelle.
    Mi ritengo un lettore accanito, non un intellettuale né un intellettualoide (che forse è pure peggio). Sulla base di questo dico che non son riuscito a trovare un minimo senso a queste parole a questo pastiche linguistico forse fin troppo ricercato. ma forse è un mio limite. Oppure ho iniziato a leggere Gadda dal Gadda sbagliato. Ne parlavo oggi con una conoscente, specificando il mio disagio. Per tutta risposta questa mi dice: "Beh... E' Gadda!". Non so... Mi è parsa una risposta 'comoda'. E' giusto che il lettore faccia anche un po' di fatica, ma qui secondo me non viene nemmeno messo in grado di poter venire a capo di tutti questi intrugli verbali. Ed è per questo che la cognizione lascia molto il tempo che trova. Mi conforta un po' il fatto che le due recensioni di zazie non siano proprio favorevoli.
    E a questo punto mi viene un grande sospetto. Gadda ha voluto 'scherzare'. Gadda ha voluto mettere a disagio (per non dire 'prendere in giro') un certo filone di critici allo scopo di vedere quali e quanti fiumi di inchiostro questi avrebbero potuto versare recensendo una giustapposizione di parole come LA COGNIZIONE DEL DOLORE.
    Aprto a qualsiasi confutazione del mio giudizio, ma per favore che nessuno si limti a copiare la telegrafica risposta della mia conoscente... ("Beh... E' Gadda!")

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    Ciccioenri said on Jul 30, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    ogni libro letto dopo un cinque stelle, non lo capisco proprio, non riesco a concentrarmi. anche quando non se lo merita

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    Pirex said on May 10, 2014 | Add your feedback

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