La colazione dei campioni

ovvero: Addio, triste Lunedì!

Di

Editore: Feltrinelli (I Narratori)

4.1
(899)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 276 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Portoghese

Isbn-10: 8807016893 | Isbn-13: 9788807016899 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Attilio Veraldi

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Uno dei personaggi preferiti di Vonnegut, l'alter ego Kilgore Trout, scopre con orrore che Dwayne Hoover, un folle venditore di macchine del Midwest,prende sul serio la sua narrativa. Hoover impazzisce del tutto quando legge un romanzo di Trout nel quale Dio rivela che la Terra è abitata esclusivamente da robot e che vi agisce un solo uomo, una cavia di cui Dio studia le reazioni per capire quale altro tipo di mondo si potrebbe creare al posto di questo. Naturalmente il venditore di macchine è convinto di essere l'unico umano. Il risultato è una feroce satira che ci consegna la visione dell'autore americano sulla guerra, il sesso, il razzismo, il successo e la politica negli Stati Uniti, suggerendoci come vedere la verità.
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  • 4

    LA COLAZIONE DEI CAMPIONI

    Non aspettatevi un romanzo conforme ai canoni classici. Non sarebbe cosa da Vonnegut. Potremmo definirlo come il non racconto dell’incontro di Kilgore Trout, scrittore di fantascienza e alter ego dell ...continua

    Non aspettatevi un romanzo conforme ai canoni classici. Non sarebbe cosa da Vonnegut. Potremmo definirlo come il non racconto dell’incontro di Kilgore Trout, scrittore di fantascienza e alter ego dell’autore, col ricco imprenditore Dwayne Hoover, al termine delle loro parallele peregrinazioni. E poi c’è anche Vonnegut, che entra direttamente nella trama, compiacendosi dell'assurdità del creatore che si fa personaggio, sovvertendo i classici meccanismi del racconto: "che mettessero gli altri ordine nel caos, io avrei messo caos nell'ordine". L’autore si relaziona a tal punto coi suoi personaggi che Kilgore arriverà a chiedergli un favore personale: «Fammi giovane, fammi giovane, fammi giovane!»
    Libro spassoso, ironico, intelligente, ma consigliabile solo a chi già apprezza lo stile di scrittura di quel geniaccio di Vonnegut.

    ha scritto il 

  • 5

    Esilarante, gustoso, intelligente, completo, caustico, soddisfacente come pochi altri libri al mondo. L’unico mio rammarico è di averlo finito e di non poterlo rileggere come se fosse la prima volta. ...continua

    Esilarante, gustoso, intelligente, completo, caustico, soddisfacente come pochi altri libri al mondo. L’unico mio rammarico è di averlo finito e di non poterlo rileggere come se fosse la prima volta. (Italian Book Challenge)

    ha scritto il 

  • 5

    Il miglior Vonnegut che abbia letto, forse anche più di Mattatoio n. 5. Essere leggeri e al tempo stesso pesare sullo stomaco come un macigno non è una qualità così comune, e si, è una qualità. ...continua

    Il miglior Vonnegut che abbia letto, forse anche più di Mattatoio n. 5. Essere leggeri e al tempo stesso pesare sullo stomaco come un macigno non è una qualità così comune, e si, è una qualità.

    ha scritto il 

  • 1

    Pensieri sparsi:
    - Devo scegliere con più attenzione che libri leggere. Una lettura veloce alla trama, l'impressione che fosse tra i libri più famosi (data dall'averlo visto spesso in libreria) e più ...continua

    Pensieri sparsi:
    - Devo scegliere con più attenzione che libri leggere. Una lettura veloce alla trama, l'impressione che fosse tra i libri più famosi (data dall'averlo visto spesso in libreria) e più amati (data dalle classifiche di Goodreads) di Vonnegut e l'idea che per leggere Timequake dovessi proseguire con un ordine vagamente cronologico della vita di Kilgoure Trout non sono ragioni sufficienti per cominciare a leggere un libro. E questo vale anche se si tratta di Kurt Vonnegut, che fino a prova contraria consideravo tra i miei preferiti in assoluto, tanto da poter leggere qualunque cosa di suo senza dover fare selezione.
    - Con Vonnegut sono passato quindi da «amore a prima vista», «amore incondizionato», «relazione complicata» a «ho bisogno di una pausa, è meglio se non ci sentiamo per un po'». Amen.

    Pensieri raccolti:
    Kilgore Trout, scrittore molto prolifico e molto sfigato di fantascienza, viene invitato a un festival dell'arte che avrà luogo a Midland City. Qui incontra Dwayne Hoover, che è abbastanza pazzo da convincersi, leggendo un romanzo di Kilgore, di essere l'unico essere umano dotato di libero arbitrio in un mondo dove tutti sono delle macchine. Questo il lettore lo sa già dall'inizio. No, non è la premessa, è il riassunto della trama. Per arrivare alla pazzia completa di Dwayne, però, bisogna aspettare che Kilgore arrivi a Midland City, e tutto il libro di conseguenza è una serie di episodi slegati arricchiti da critica alla storia americana e illustrazioni che spiegano in termini volutamente ingenui cose più o meno note in attesa del grande evento finale. Che no, non si limita alla violenza già anticipata di Dwayne, è qualcos'altro di meta-narrativo che sorprendentemente per un amante di Community e Pirandello a me non è piaciuto granché, anzi, ha chiuso in bruttezza un libro senza senso.
    Quello che forse mi mancava sapere è che Breakfast of Champions Vonnegut lo scrive per una ragione particolare in occasione dei suoi cinquant'anni e la prefazione, anche se firmata con uno pseudonimo, è dal suo punto di vista, non da quello di un personaggio. Quello che forse mi mancava sapere è che Kilgore Trout non è l'unico personaggio che Vonnegut riprende, e forse avrebbe potuto farmi piacere riconoscere Francine Pefko e Kazak durante la lettura. Però no, non riesco a trovare nulla che mi tolga la sensazione di tempo perso. Perlomeno non a posteriori.
    Il libro non è tutto da buttare, eh: al solito, Vonnegut sa essere sagace e alcune osservazioni/scene fanno (sor)ridere; tutta la prima parte, prima che Kilgore intraprenda il viaggio per Midland City, mi faceva pregustare il festival e l'incontro (che non avverrà) con Eliot Rosewater; i romanzi di Kilgore, nonché tutto il suo personaggio e la sua storia editoriale, sono una chicca; in un mondo in cui a meno che non venga specificato diversamente si dà per scontato che i personaggi siano bianchi, è piacevole notare che Vonnegut precisi sempre il colore dei personaggi, sia che siano bianchi, sia che siano neri.

    Ascoltate (cit.).
    A meno che non abbiate assodato che con Vonnegut avete un rapporto di amore incondizionato e contate di leggere tutta la sua bibliografia, non vedo nessuna ragione per cui valga la pena leggere Breakfast of Champions.
    State alla larga. Avete ben altro da leggere.
    E così via (cit.).

    ha scritto il 

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