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La collina del vento

Di

Editore: A. Mondadori (Sc

3.9
(681)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 260 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804608765 | Isbn-13: 9788804608769 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Impetuoso, lieve, sconvolgente: è il vento che soffia senza requie sulle pendici del Rossarco, leggendaria, enigmatica altura a pochi chilometri dal mar Jonio. Il vento scuote gli olivi secolari e gli arbusti odorosi, ulula nel buio, canta di un antico segreto sepolto e fa danzare le foglie come ricordi dimenticati. Proprio i ricordi condivisi sulla "collina del vento" costituiscono le radici profonde della famiglia Arcuri, che da generazioni considera il Rossarco non solo luogo sacro delle origini, ma anche simbolo di una terra vitale che non si arrende e tempio all'aria aperta di una dirittura etica forte quanto una fede. Così, quando il celebre archeologo trentino Paolo Orsi sale sulla collina alla ricerca della mitica città di Krimisa e la campagna di scavi si tinge di giallo, gli Arcuri cominciano a scontrarsi con l'invidia violenta degli uomini, la prepotenza del latifondista locale e le intimidazioni mafiose. Testimone fin da bambino di questa straordinaria resistenza ai soprusi è Michelangelo Arcuri, che molti anni dopo diventerà il custode della collina e dei suoi inconfessabili segreti. Ma spetterà a Rino, il più giovane degli Arcuri, di onorare una promessa fatta al padre e ricostruire pezzo per pezzo un secolo di storia familiare che s'intreccia con la grande storia d'Italia, dal primo conflitto mondiale agli anni cupi del fascismo, dalla liberazione alla rinascita di un'intera nazione nel sogno di un benessere illusorio.
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  • 4

    Premio Bancarella

    Ancora una volta devo dire che il bancarella esprime il usto dei lettori, e questo bel romanzo ne è la prova, molto autobiografico, scorre veloce e sicuro, e da l'immagine di una Calabria vera, ricca ...continua

    Ancora una volta devo dire che il bancarella esprime il usto dei lettori, e questo bel romanzo ne è la prova, molto autobiografico, scorre veloce e sicuro, e da l'immagine di una Calabria vera, ricca di storia, con immersioni di storia antica e moderna, e poi questa bella descrizione di una flora viva e profumata.

    ha scritto il 

  • 3

    La collina del vento

    "la collina aveva la forma allungata e sinuosa di una barca capovolta davanti al mare.Il colore dominante era il rosso porpora dei fiori di sulla. Tutt'intorno, alberi da frutto, cespugli di lentisco, ...continua

    "la collina aveva la forma allungata e sinuosa di una barca capovolta davanti al mare.Il colore dominante era il rosso porpora dei fiori di sulla. Tutt'intorno, alberi da frutto, cespugli di lentisco, alloro, ginestra,rosmarino, sambuco,una vigna, ulivi secolari e isolotti di fichi d'India sparsi qua e là..........."Il libro viene da una immagine reale, interessanti sono gli inserti dialettali tra le pagine del libro!
    una famiglia, gli Arcuri; una regione del Sud Italia a inizio Novecento, la Calabria; un emblema familiare da difendere, la collina del Rossarco,le piccole realtà del Nostro Sud, i cambiamenti generazionali, un pizzico di mistero… da scoprire .........
    "La verità è che i luoghi esigono fedeltà assoluta come degli amanti gelosi"

    ha scritto il 

  • 3

    Marco vs. Carmine - 15 mar 15

    Torno sempre con piacere alla lettura del vate di Carfizzi. Peccato non siamo nelle saghe degli arbëreshë, ma la penna di Abate vola per i monti ed i mari calabri. Qui siamo in un libro che ha anche a ...continua

    Torno sempre con piacere alla lettura del vate di Carfizzi. Peccato non siamo nelle saghe degli arbëreshë, ma la penna di Abate vola per i monti ed i mari calabri. Qui siamo in un libro che ha anche avuto un successo editoriale notevole (Premio Campiello 2012), anche se, personalmente non lo trovo al top della produzione di Abate. È una storia di persone che lottano per la loro dignità, per mantenere l’equilibrio della natura che gli uomini cercano di stravolgere. Una storia contadina lunga molti anni, cui si intrecciano le Storie di un’Italia che si allungano per molti de-cenni. Ed anche se trattate come “note ai margini” (ma d’altra parte, per molta gente questo sono state), si attraversano le guerre mondiali ed il fascismo un po’ in sordina, mentre se-guiamo la saga della famiglia Arcuri. Ma anche della collina del Rossarco, quella del titolo, di proprietà della famiglia e che cercherà di mantenerla nel corso degli anni, nonostante i molti tentativi di toglierla loro. La narrazione, che viene affidata a Rino, ultimo rappresentante degli Arcuri, procede su due piani temporali: uno passato, fatto di oscuri segreti, ed uno presente, in cui, al temine del romanzo, affiorerà ogni verità. E sebbene cominci come un “giallo” (l’uccisione di due giovani sotto gli occhi di Sofia, moglie di Alberto, il capostipite degli Arcuri), questo non è che un accidente che serve per dare qualche tocco di peperoncino (calabrese) alla narrazione. La visione dei due giovani ammazzati resterà impressa nella memoria di Arturo, uno dei figli di Sofia, che, temendo per la propria vita e per quella dei suoi piccoli, non racconterà a nessuno i fatti di cui è stata testimone, anzi, porterà per sempre nel suo cuore quel terribile segreto. Intanto, alla vigilia della prima guerra mondiale, Paolo Orsi, il celebre archeologo triestino, si reca sul Rossarco alla ricerca della mitica città greca di Krimisa. Inizia la campagna degli scavi che porta alla luce tesori di inestimabile valore, ma presto Paolo Orsi sarà costretto a sospendere gli scavi a causa della riesumazione dei corpi dei due giovani sconosciuti. Nel frattempo, nel corso della prima guerra mondiale, Alberto perde due dei suoi tre figli, gli rimane solo Arturo. Segue il periodo del fascismo, durante il quale aumentano la prepotenza e l’arroganza dei latifondisti locali, specie di don Lico, ricco proprietario terriero che, interessato alle ricchezze sepolte nel Rossarco, intende appropriarsi della collina degli Arcuri. Arturo si op-pone a don Lico ed alle sue minacce, allora il regime lo punisce mandandolo al confino a Ven-totene. In questa occasione, sia Arturo, al confino, sia Michelangelo, il figlio rimasto a casa con la mamma Lina, maturano una propria coscienza politica, decisiva negli anni della seconda guerra mondiale e della lotta contro il nazifascismo. Nello stesso tempo Michelangelo stringerà buoni rapporti con l’archeologo e da questi, per emulazione, sarà spinto a proseguire gli studi. Cosa che farà, e che costringerà a fare anche al figlio Rino. Ed insieme si opporranno anche all’ultimo scempio, quella di trasformare la collina in parco eolico, ma solo per fare in modo che qualche politico locale abbia il suo tornaconto. Ribadito quindi che Abate e la Calabria hanno un loro ben preciso posto nel mio cuore, non sono convinto che questo sia la migliore prova di Abate. Intanto, quell’andare su e giù per il tempo, forse funzionale alla storia, riesce difficile per la memoria. Lo sapete, io sono per i tempi dritti, e per le storie ordinate. Comunque rimangono due belle cose, alla fine del libro. L’amore per la terra e per la famiglia che sono il filo conduttore di tutto il libro (e di molto altro in Abate). E la potente figura storica dell’archeologo Paolo Orsi. Uno dei tanti, umili ma infaticabili uomini che hanno fatto grande il nome della nostra cultura e della nostra capacità di vivere con rispetto verso il proprio passato. Così si può guardare con fiducia al proprio futuro. Purtroppo, da molto tempo non se ne sente più parlare. Peccato!

    ha scritto il 

  • 5

    molto bello e intenso questo libro che ti trasporta letteralmente sulla collina dove senti la verità nella voce del vento. Il Rossarco, rosso come i fiori di sulla che coprono la collina di fronte al ...continua

    molto bello e intenso questo libro che ti trasporta letteralmente sulla collina dove senti la verità nella voce del vento. Il Rossarco, rosso come i fiori di sulla che coprono la collina di fronte al mare.
    Testimone di tutte le vicissitudine della famiglia Arcuri e custode di segreti che......

    ha scritto il 

  • 4

    bello

    Ci sono diversi tipi di libri. Ci sono quelli che ti scelgono senza che ti accorgi, che ti toccano con il titolo, oppure incuriosiscono con la copertina invitante e non puoi a fare altro che arrender ...continua

    Ci sono diversi tipi di libri. Ci sono quelli che ti scelgono senza che ti accorgi, che ti toccano con il titolo, oppure incuriosiscono con la copertina invitante e non puoi a fare altro che arrenderti. E ci sono, poi, quelli che vengono sulla tua strada dietro un consiglio letterario di una commessa chiacchierona della tua libreria preferita, o di un sconosciuto in treno che non può trattenersi dal coinvolgerti nella sua lettura del momento, o semplicemente di una persona appassionata come te, che sa impiegare le parole giuste per incuriosirti e invogliarti a scegliere un libro che forse, in altre circostanze, non avresti nemmeno degnato di uno sguardo.

    Non conoscevo Carmine Abate, né l’avevo mai sentito nominare prima di essere stata conquistata da una delle recensioni mute di Eduardo che aveva proprio per oggetto un suo romanzo, “La collina del vento”, lo stesso che, molti mesi dopo, mi avrebbe cercata, ritrovata, o meglio, ci trovammo a vicenda.

    Ogni libro è sempre un nuovo viaggio, e la narrativa di Abate mi aveva potato in una Calabria magica, di colori e profumi intensi, forti, che ti inebriano la mente, mentre il vento che soffia sulle pendici del Rossarco ti accarezza lievemente il viso. Proprio Rossarco, leggendaria ed enigmatica collina custodisce le profonde radici della famiglia Arcuri, i cui vicende appassionano lettore dall’inizio alla fine.

    La collina del vento è una bella saga familiare, di quelle che piacciono a me, che racconta la storia degli Arcuri dall’inizio del ‘900 ai giorni nostri. Una famiglia forte, unita, orgogliosa che non si lascia piegare dai più “forti”, che resiste a tutte le avversità possibili, in una cornice storica che ha per co-protagonisti i latifondisti locali incarnati in don Lieo, crudele e impassibile, non mancano gli invidiosi e nemmeno mafiosi senza scrupolo, neppure gli studiosi come l’archeologo Paolo Orsi in ricerca di una città antica di nome Krimisa. Tre generazioni a confronto, Alberto il capostipite, Arturo, Michelangelo figlio di quest’ultimo, donna Sofia moglie di Alberto, donna Lina, moglie di Arturo, Ninnabella, sorella di Michelangelo, e le storie, segreti, da tramandare, raccontare, scoprire pagina dopo pagina. La scrittura incantevole di Abate, imbellita dai dialoghi in dialetto, le descrizioni della collina, e non solo, che ti danno la possibilità di vivere, quasi per davvero, in quei luoghi da sogno e di sentire i profumi di quel Rossarco a pochi chilometri dal mar Ionio.

    Un romanzo che mi ha conquistato dalle prime pagine e che consiglio vivamente.

    ha scritto il 

  • 4

    si, parliamo sempre del figlio di calabria che parte e torna, dei legami atavici, della geografia dei sentimenti, della terra crudele e delle mafie nuove e vecchie ecc ecc;
    sono abbastanza disincant ...continua

    si, parliamo sempre del figlio di calabria che parte e torna, dei legami atavici, della geografia dei sentimenti, della terra crudele e delle mafie nuove e vecchie ecc ecc;
    sono abbastanza disincantato e su questi temi (reggino trapiantato altrove da circa 30'anni) e non avrei letto "la collina del vento" se non me lo avessero regalato (due volte e non me ne ero neanche accorto);
    e tuttavia, dopo averlo (piacevolmente, grazie allo stile) letto, debbo ammettere di avere scoperto un scrittore di prim'ordine, l'unico in grado di narrare l'ennesima storia della relazione dell'uomo con le sue radici (la calabria del libro potrebbe essere il veneto, le marche, il piemonte...) mantenendo saldo il proprio punto di narrazione, in assoluto equilibrio tra impeto dei sentimenti, forza dei ricordi, irresistibile richiamo del sangue, e il naturale richiamo della vita che ti porta, sempre e d’istinto, "fuori";
    ebbene carmine abate, anche lui “fuori” per il meccanismo di cui sopra, riesce a non prendere parte alla contesa e, sopratutto, non dichiara alcun vincitore: non ci sarà un ricordo da rendere immortale, perché il passato nessuno ancora ha capito se ti rinsalda o ti sgretola, non ci sarà una terra da rendere unica, perché ogni terra è un campo da coltivare e da ogni terra si può cavare il futuro; mi sembra che alla fine, abate faccia emergere un’ unica grandezza , che rimane, ovunque, quella di rendere grazie a chi con il suo amore ci ha dato tanto sangue nelle vene da consentirci, un giorno nella vita, di stabilire verso quale direzione partire.

    ha scritto il 

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