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La compagnia della morte

Di

Editore: Mondadori

3.2
(77)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 880459733X | Isbn-13: 9788804597339 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 2

    Dal mio adorato Franco Forte mi aspettavo mooooooolto di più. Dal punto di vista della scrittura è scorrevole e abbastanza ricercato, ma la trama è lentissima, soprattutto nella prima metà. Poi, quando arriva il clou, quando arriva la parte interessante - ovvero lo scontro diretto con il Barbaros ...continua

    Dal mio adorato Franco Forte mi aspettavo mooooooolto di più. Dal punto di vista della scrittura è scorrevole e abbastanza ricercato, ma la trama è lentissima, soprattutto nella prima metà. Poi, quando arriva il clou, quando arriva la parte interessante - ovvero lo scontro diretto con il Barbarossa...il libro finisce! E' come se lo scrittore avesse avuto fretta di concludere; non è all'altezza dei precedenti romanzi, peccato.

    ha scritto il 

  • 4

    Sarebbero tre stelline e mezzo ma alla fine si lascia leggere e la storia non è poi tanto male. I personaggi sono ben caratterizzati ma a volte un pò troppo romanzati per i miei gusti...comunque per un acquisto su bancarella direi che si è comportato bene.

    ha scritto il 

  • 2

    Romanzo storico che non ha nulla di storico ad eccezione dello scontro con il Barbarossa ed il suo esito.
    Personagggi da soap-opera, amori da adolescenti un imperatore che somiglia al colonello Buttiglione.
    Alberto da Giussano, il cui nome appare nel sottotitolo, appare appena.
    ...continua

    Romanzo storico che non ha nulla di storico ad eccezione dello scontro con il Barbarossa ed il suo esito.
    Personagggi da soap-opera, amori da adolescenti un imperatore che somiglia al colonello Buttiglione.
    Alberto da Giussano, il cui nome appare nel sottotitolo, appare appena.
    Umberto Bossi avrebbe fatto di meglio per rendere omaggio al Suo condottiero preferito.

    ha scritto il 

  • 1

    Un'epopea storica fuori dalla storia

    Scritto da un leghista che sebbene ben documentato ha scambiato la storia con la propaganda.La Padania non esiste oggi ne sicuramente esisteva nella testa dei liberi comuni del XII secolo!

    ha scritto il 

  • 1

    il TACCHINO di Federico Barbarossa

    Probabilmente il titolo si riferisce al vago desiderio di suicidio che ti prende fin dalle prime pagine di questo romanzo scandalosamente banale e velatamente padano-nazionalista. Nel piattume dei personaggi spiccano i buoni, i birichini e i cattivoni. Ecco i buoni: Rossano da Brescia, Alberto da ...continua

    Probabilmente il titolo si riferisce al vago desiderio di suicidio che ti prende fin dalle prime pagine di questo romanzo scandalosamente banale e velatamente padano-nazionalista. Nel piattume dei personaggi spiccano i buoni, i birichini e i cattivoni. Ecco i buoni: Rossano da Brescia, Alberto da Giussano e anche una fanciullina Angelica naturalmente buona, naturalmente bella e naturalmente casta (non sia mai!) ecco che fiorisce nella nostra immaginazione un medioevo stucchevolissimo fatto di animi integerrimi, dedizione alla causa, amor patrio, sprezzo del pericolo e altre amenità da paladino di francia o da folletto del fantabosco, passiamo ai birichini, quella sagoma di Alessandro III, un oscuro Venanzio da qualche parte e un'altrettanto oscuro nobiluomo che sbuccia le mele causando l'indignazione generale. Fortuna che ci sono i cattivoni, il Barbarossa è il capo dei banditi, che ci si presenta nudo e prestante ad intrattenere conversazioni argute con 5 giovani donne nude e altri loschi principi tedeschi che intrattengono improbabilissimi banchetti a base di TACCHINO, no dico, tacchino!!! nel 1176, il tacchino???? magari con i pomodori e la peperonata? e per finire? torta al cioccolato? ma poi dico ma quando mai si è sentito un principe tedesco che mangia il tacchino???? ma la foresta nera pullula di cervo e cinghiale...dopo il banchetto i cattivoni intrattengono relazioni incestuose con la relativa mamma cattivona che si sollazza coi giovani della guardia imperiale (come biasimarla?). Evviva i cattivoni un pò longobardi e bisboccioni come nella più classica tradizione da Plinio junior in poi che diluiscono un po' la melassa di buoni sentimenti felici e contenti degli integerrimi Milanesi...
    Tra l'altro la storia si sa come va a finire, il bene trionfa, Rossano si sposerà Angelica (o forse, in un guizzo di eccentricità se la spasserà con il fratellino di Rossano, Valerio, ragazzetto birichino che nel più classico dei topos vuol fare la guerra contro il volere dell'onnipotente santo fratello), la dama di compagnia innamorata anche lei dell'aitante integerrimo Rossano si accontenterà di uno meno integerrino e meno aitante e il povero Venanzio che improvvisamente smette di pensare al culo e alle tette per il luminoso sorriso della bella Angelica (chiedendosi: Non sarò mica diventato ricchione?) forse tornerà alla ragione consolandosi con una bella ostessa procace e sboccata...
    La compagnia della morte, il trionfo della banalità, un marasma stucchevole che vi farà cariare i denti fin dalla prima pagina!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Premessa: un romanzo che vale la lettura, ben scritto e discretamente originale.
    Soffre del difetto tipico dei racconti di cui sappiamo già la fine.
    Detto questo ho notato due pecche la prima fa sembrare il romanzo, solamente in alcuni punti, uno spot della lega nord .. con i guerrier ...continua

    Premessa: un romanzo che vale la lettura, ben scritto e discretamente originale.
    Soffre del difetto tipico dei racconti di cui sappiamo già la fine.
    Detto questo ho notato due pecche la prima fa sembrare il romanzo, solamente in alcuni punti, uno spot della lega nord .. con i guerrieri che muoiono invocando il giuramento di fedeltà alla padania ed altre amenità simili l'autore dimentica che appena dopo la vittoria di legnano i comuni del nord italia hanno ricominciato allegramente a combattersi fra loro alla faccia della padania unita.
    L'altro aspetto è più che altro di ambientazione, mosse, frasi, colpi di scherma del protagonista cattivo sembrano ambientati più nel rinascimento che nel primo medioevo, ma è soltanto una impressione mia.

    ha scritto il 

  • 4

    Una bella scoperta questo Franco Forte. Mi è piaciuto molto il suo stile scorrevole nel narrare le vicende di questo romanzo. Ammetto che conoscevo poco quest argomento ed è stato piacevole scoprire avvenimenti così importanti nella storia medievale.
    La pecca di questo libro è a mio avviso ...continua

    Una bella scoperta questo Franco Forte. Mi è piaciuto molto il suo stile scorrevole nel narrare le vicende di questo romanzo. Ammetto che conoscevo poco quest argomento ed è stato piacevole scoprire avvenimenti così importanti nella storia medievale.
    La pecca di questo libro è a mio avviso però nell'eccessivo numero di sottotrame, se alcune (come ad esempio quella di Valerio) possono risultare interessanti, altre (soprattutto quella di Angelica, che mi è sembrata un po' troppo banale e prevedibile) abbassano a mio giudizio il voto di questo romanzo perchè un po' troppo fini a se stesse. La descrizione dell'assedio di Alessandria mi è piaciuta molto, ecco, alla fine forse avrei preferito qualche dettaglio storico in più.
    Non un capolavoro, ma sicuramente una piacevole lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    Un bel romanzo storico. Avevo una conoscenza sommaria degli eventi qui raccontati, ma con questa lettura mi ci sono trovato dentro, dal punto di vista dei protagonisti. Per me questo libro, poi, rappresenta un esperienza particolare avendo partecipato anche ad un workshop, breve ma molto interess ...continua

    Un bel romanzo storico. Avevo una conoscenza sommaria degli eventi qui raccontati, ma con questa lettura mi ci sono trovato dentro, dal punto di vista dei protagonisti. Per me questo libro, poi, rappresenta un esperienza particolare avendo partecipato anche ad un workshop, breve ma molto interessante, sulla scrittura proprio con l'autore, Franco Forte.

    ha scritto il