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La concessione del telefono

By Andrea Camilleri

(4358)

| Paperback | 9788838913440

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Book Description

"Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale (che riproduco nel romanzo) per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocra Continue

"Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale (che riproduco nel romanzo) per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia (l'ho terminata nel marzo del1997). La concessione risale al 1892... Nei limiti del possibile, essendo questa storia esattamente datata, ho fedelmente citato ministri, alti funzionari dello stato e rivoluzionari col loro vero nome (e anche gli avvenimenti di cui furono protagonisti sono autentici). Tutti gli altri nomi egli altri fatti sono invece inventati di sana pianta." A.C.

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    I fan di Camilleri si dividono in due macro-categorie: quelli che hanno letto solo Montalbano e quelli che metterebbero gli occhi su qualsiasi cosa sia stata vergata dallo scrittore siciliano.
    Io – come spesso mi accade – mi piazzo precisamente a met ...(continue)

    I fan di Camilleri si dividono in due macro-categorie: quelli che hanno letto solo Montalbano e quelli che metterebbero gli occhi su qualsiasi cosa sia stata vergata dallo scrittore siciliano.
    Io – come spesso mi accade – mi piazzo precisamente a metà. Nel senso che sì, in effetti ho letto tutti i Montalbano (e, alcuni, non una volta sola), incluse le antologie di racconti e le storie in cui il commissario di Vigata è special guest. E mi son dedicato anche all’altra produzione di Camilleri, altrettanto ricca e, in almeno un paio di casi tra i quali quello di cui sto per raccontare, nettamente superiore.

    “La concessione del telefono” è stato terminato dal suo autore nel 1997, un paio d’anni dopo il ritrovamento tra le sue carte di casa di un decreto ministeriale che concedeva l’installazione di una linea telefonica privata. Da quel documento, datato 1892, emerge una storia di formalismi e burocrazia che quasi ci consola rispetto alle fatiche erculee compiute anche oggi da un cittadino nei suoi rapporti con la Pubblica Amministrazione.

    Ed è partendo da quell’atto formale che, con occhio particolarmente attento alla ricostruzione storica, rigorosa sia nella ambientazione che nella presenza di ministri e personaggi politici dell’epoca, Camilleri imbastisce uno dei suoi romanzi più convincenti, utilizzando un misto di forma epistolare e di pura trascrizione di dialoghi che rappresenta un vero e proprio miracolo di composizione narrativa. Non esiste – lo ripeto, non esiste – una voce narrante, eppure la vicenda si dipana perfettamente e la trama è perfettamente comprensibile nonostante l’alternanza di stili, che spaziano dallo scritto all’orale, dal burocratico al totalmente colloquiale, dall’amichevole e familiare fino ad un ossequioso che ricorda esercizi linguistici su parti anatomiche poco nobili.
    In questo contesto narrativo complesso ma perfettamente calibrato, si susseguono colpi di scena alimentati da una serie di equivoci che spingono alla risata, nonostante il sottofondo di evidenti contiguità al potere mafioso, già vissuto come inevitabile. Lo sguardo complessivo è certamente ironico, ma l’asservimento al più potente e l’uso ad personam delle cariche pubbliche, calati in un contesto di fine Ottocento, facciano quasi perdere le speranze per un cambiamento radicale di questo splendido e stranissimo paese.

    Non so se sia stato l’impianto narrativo, intricato e stupefacente, a far propendere per l’inserimento del romanzo nella lista dei 1001 libri da leggere. Trovo che, tutto sommato, non si tratta affatto di un errore.

    -- recensione pubblicata su http://www.masedomani.com/2014/05/14/recensione-la-conc… --

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    Alfonso76 said on May 14, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Tanto stregata da Montalbano quanto refrattaria a tutta la sua produzione extra. Abbandonato dopo soltanto 40 pagine: non sono proprio riuscita a seguirlo ed ad appassionarmici. So che stando così le cose mi perdo molto del grande scrittore che è Cam ...(continue)

    Tanto stregata da Montalbano quanto refrattaria a tutta la sua produzione extra. Abbandonato dopo soltanto 40 pagine: non sono proprio riuscita a seguirlo ed ad appassionarmici. So che stando così le cose mi perdo molto del grande scrittore che è Camilleri, è un mio limite, ma che ci posso fare...

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    AdrianaT. said on Mar 9, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Tecnicamente assolutamente perfetto un racconto scritto attraverso soltanto le lettere di scambi epistolari.

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    pablo71 said on Jan 27, 2014 | Add your feedback

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    «Assolvete il dovere coniugale?».
    «Mah... non saccio... che viene a dire?».
    «Fate quello che fanno marito e mogliere?».
    «Non ammanca».
    «Lo fate spesso?».
    «Tre... quattro volte».
    «A settimana?».
    «Babbìa? Al jorno, parrì».
    «Assatanato, pigliato dal
    ...(continue)

    «Assolvete il dovere coniugale?».
    «Mah... non saccio... che viene a dire?».
    «Fate quello che fanno marito e mogliere?».
    «Non ammanca».
    «Lo fate spesso?».
    «Tre... quattro volte».
    «A settimana?».
    «Babbìa? Al jorno, parrì».
    «Assatanato, pigliato dal diavolo è. Povira Taninè!».
    «Pirchì povira? A me mi piace».
    «Che dicisti?!».
    «Che mi piace»
    «Taninè, ci vogliamo giocare l'anima? Non ti deve piacere!».
    «Ma se mi piace che ci posso fare?»
    «Devi fare in modo che non ti piace! Provare piacìri non è cosa di fìmmina onesta! Tu devi praticare con tuo marito solo con l'intenzione di fare figli. Ne avete picciliddri?».
    «Nonsi, non vengono, ma li vogliamo avere».
    «Senti, Taninè. Quando fai la cosa con tuo marito, arripeti mentalmente: "non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio". D'accordo? La fìmmina, la sposa, non deve provare piacìri perché altrimenti il rapporto col marito cangia di colpo e addiventa piccato mortale. La donna non deve godere, deve procreare».
    «Patre Pirrotta, io quella cosa che disse non la posso dire».
    «E pirchì, santa fìmmina?».
    «Pirchì sarebbe una farfantarìa, una buscìa che direi al Signiruzzo santo. Macari quando Pippo mi si mette darrè...».
    «Eh no! Questo è peccato! La chiesa considera piccato farlo con l'omo ante retro stando, sebbene che i figli possono nascere lo stesso».
    «Parrì, ma che viene a contare? Ma quando mai! Indove lo mette lui non nascono figli!».
    «O madre santa! Mi stai dicendo che lo fa nell'altro vaso?».
    «Ca quali vaso e vaso, parrì!».
    «Socialista è, quant'è vero Dio!».
    «Parrì, ma che ci accucchia il socialismo col vaso, come dice vossia?»
    «Ci accucchia! E come se ci accucchia! Farlo nell'altro vaso è contro natura! E contro natura è macari il socialismo!».

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    Macbetto said on Dec 24, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Microcosmo magico

    Questi libri, ancor più che i celebrati "Montalbano", ci raffigurano un microcosmo magico, un ingranaggio ad altissimo coinvolgimento, fatto di ricotta "nella cavagna", "firticchio", "senza dire ne ai né bai", etc.
    Non si tratta, ormai, solo di uno ...(continue)

    Questi libri, ancor più che i celebrati "Montalbano", ci raffigurano un microcosmo magico, un ingranaggio ad altissimo coinvolgimento, fatto di ricotta "nella cavagna", "firticchio", "senza dire ne ai né bai", etc.
    Non si tratta, ormai, solo di uno stile consacrato, ma di un modo di pensare che annulla ogni alterità del lettore nei confronti del personaggio; di un'immedesimazione totale nelle vicende di siffatti "tipi", naturalmente cesellati ad arte.
    In questo caso specifico, poi, vi è anche la denuncia dell'idra a sette teste della burocrazia.
    Da leggere e, a distanza di tempo, rileggere.

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    Vincenzobenvenuto said on Dec 20, 2013 | Add your feedback

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