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La condanna del sangue

La primavera del commissario Ricciardi

Di

Editore: Fandango

4.1
(1044)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 375 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 886044053X | Isbn-13: 9788860440532 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
La seconda avventura del commissario Ricciardi, l'uomo che possiede il dono (o la condanna) di sentire le ultime parole pronunciate da chi muore di morte violenta, quello che lui chiama "il Fatto". Napoli, aprile 1931. Il vento di primavera si annuncia nella notte di una giornata fredda e cupa e rimescola il sangue nelle vene di donne e uomini persi nei loro pensieri ma uniti dall'attesa del giorno che arriverà. Non è così per tutti: in un appartamento del popolare rione Sanità un'anziana donna, Carmela Calise, verrà trovata morta il giorno dopo, ridotta a un mucchio di ossa e sangue, barbaramente colpita a bastonate. Accorso sul luogo del delitto insieme al fedele brigadiere Maione, il commissario Ricciardi interroga la gente del palazzo e, nonostante il clima di omertà, scopre la doppia attività di Carmela, cartomante e usuraia. Al centro della vicenda è il decrepito appartamento dove la cartomante riceveva i suoi clienti, per predire in modo ingannevole il loro futuro o per garantirglielo, prestando denaro. Sono parecchi quelli che avrebbero avuto un motivo per ucciderla - strozzati dai debiti, succubi delle sue menzogne, delusi o disperati.
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  • 3

    Era la primavera che ballava sulle punte: volteggiava leggera, giovane, gioiosa, ancora ignara di ciò che avrebbe portato, ma con una gran voglia di cominciare a mettere un po' di disordine tra le cose. Senza secondi fini, solo per mescolare le carte. E i

    2013 (rilettura):
    L'ho riletto e me lo ha rimescolato ancora il sangue....
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    2011:
    "E la ...continua

    2013 (rilettura):
    L'ho riletto e me lo ha rimescolato ancora il sangue....
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    2011:
    "E la primavera rideva beffarda di tutte le promesse che non sarebbero state mantenute."

    La primavera arriva a Napoli in punta di piedi, porta con sé nuovi profumi di fiori e di spuma di mare e una vaga allegria, l'aspettativa di qualcosa di nuovo e di bello: si è contenti, ma non si saprebbe dire perché. In questo secondo romanzo non c'è solo il delitto, c'è di più: ci sono figli che sfregiano, che uccidono a calci, che aspettano la morte della madre per potersi sposare; e madri che mentono, rubano, truffano per loro, che per i figli rinunciano all'amore e alla vita, alla bellezza dei sogni. E c'è anche l'amore per il malinconico commissario Ricciardi. Un amore triste, riservato, intimo, celato dietro una finestra ad osservare una ragazza con in mano il suo ricamo e con la consapevolezza che un uomo a cui è inferta la ferita perennemente sanguinante della morte altrui, non ha il diritto di sognare una vita come gli altri. Ma c'è una speranza, un'attesa di qualcosa di nuovo, che forse arriverà con l'imminente estate perché, dall'altra parte della strada, quella ragazza guarda dalla sua parte e aspetta.

    ha scritto il 

  • 5

    È stata una lettura piacevolissima...De Giovanni con la sua prosa meravigliosamente semplice, delicata e sensibile parla dritto al cuore del lettore, adoro gli scrittori che con piccole e semplici fra ...continua

    È stata una lettura piacevolissima...De Giovanni con la sua prosa meravigliosamente semplice, delicata e sensibile parla dritto al cuore del lettore, adoro gli scrittori che con piccole e semplici frasi ci riescono. Adoro le sue descrizioni di Napoli,
    ...quella era una città che diventava grande senza crescere. Come una bambina che dalla sera alla mattina, per magia, si trovava donna avendo ancora voglia di giocare, con gli scoppi d'ira improvvisa degli adolescenti...
    Quanto hai ragione Maurizio!
    Ho adorato la descrizione degli stati d'animo di ogni singolo personaggio, e adoro ovviamente il caro e tormentato commissario Ricciardi. Non si può non amarlo, mi sento anche io un po' tata Rosa :) Devo però menzionare anche un grandissimo co-protagonista, il delizioso Maione, impossibile non affezionarsi alla sua umanità e dolcezza... Sullo sfondo, emerge l'amore per i figli e quello dei figli verso i genitori, un amore totalizzante che regna su ogni nostra azione, buona o cattiva, simbolo di rinascita o di un nuovo inizio anche di fronte alla morte.
    Bravo Maurizio, sono proprio orgogliosa di te che sei un mio concittadino, e credo che se i tuoi libri sono tutti così belli non me ne perderò uno *_*

    ha scritto il 

  • 2

    L'ho letto con piacere, ma (almeno rispetto ai miei gusti del momento) pecca un po' troppo di romanticismo e retorica, nonché di un ritmo un po' lento.

    ha scritto il 

  • 4

    Il più riuscito dei gialli di DeGiovanni che mi sia capitato di leggere. L'autore trova riesce a intrecciare felicemente due trame il che gli permette di dare respiro al personaggio del brigadiere Ma ...continua

    Il più riuscito dei gialli di DeGiovanni che mi sia capitato di leggere. L'autore trova riesce a intrecciare felicemente due trame il che gli permette di dare respiro al personaggio del brigadiere Maione. Al netto dell'insulsa storia d'amore con Enrica, ma oramai ci siamo abituati - i personaggi sono pochi ma ben sviluppati dove occorre e dove non è necessario sono disegnati con tratto felice. Anche il finale a sorpresa cui DeGiovanni è affezionato appare più verosimile del solito e lo sfondo di vita napoletana assolutamente originale e intrigante. Insomma finalmente DeGiovanni riesce a trovare quel l'equilibrio che negli altri romanzi che ho letto decisamente mancava per un motivo o per l'altro

    ha scritto il 

  • 4

    "Ricciardi rimase qualche attimo in silenzio. Guardava la finestra.
    Hai mai pensato a quante cose si possono vedere, da una finestra? Si può vedere la vita. Si può vedere la morte. Si può solo vedere ...continua

    "Ricciardi rimase qualche attimo in silenzio. Guardava la finestra.
    Hai mai pensato a quante cose si possono vedere, da una finestra? Si può vedere la vita. Si può vedere la morte. Si può solo vedere senza intervenire. E allora, chi è l'uomo che guarda? Lo sai chi è?....
    L'uomo che guarda, è quello che non vive. Può solo verder scorrere la vita degli altri e vivere attraverso di loro. Chi guarda, non ce la fa, a vivere"...
    E quando trovi chiuse le imposte della finestra di fronte...senti che ti manca l'aria, ti manca il respiro,..ti manca la vita...

    ha scritto il 

  • 5

    Una folla di potenziali colpevoli manco fosse l'assassinio sull'Orient Express

    Il libro si lascia leggere tutto d'un fiato e in modo vorace fino all'ultima pagina, e solo questo vale l'ottimo giudizio.
    Come riesca De Giovanni a produrre tutto ciò io lettore lo ignoro, però oltre ...continua

    Il libro si lascia leggere tutto d'un fiato e in modo vorace fino all'ultima pagina, e solo questo vale l'ottimo giudizio.
    Come riesca De Giovanni a produrre tutto ciò io lettore lo ignoro, però oltre che apprezzare l'autore per questa sua capacità mi limito ad elencare le mie perplessità in relazione a:
    - intreccio a volte troppo caotico, in alcuni passaggi il lettore ci si raccapezza poco e a volte sembra che anche l'autore faccia fatica ad uscirne vivo
    - ricostruzione storica a volte opinabile, si dice che le donne dei marinai riparassero le reti, ma io che da bambino oltre 50 anni fa, passavo tutte le estati un mese di vacanza in un paesino di pescatori della costiera amalfitana non ho mai visto le donne dei pescatori accomodare le reti, mentre erano sempre i pescatori stessi che facevano questo lavoro.
    - Opinabile pure che nel 1930 nei teatri si aspettasse l'intervallo per andare a fumare, anche se è una cosa che avrei apprezzato moltissimo, ma per quanto io ricordi dalle nostre parti, Napoli e dintorni, si è sempre fumato ovunque nei locali pubblici, teatri, cinema, ristoranti e senza che fosse rispettato alcun divieto, e a volte capita ancora oggi che il divieto di fumo c'è per legge.
    - si descrive una compagnia teatrale che sembra esattamente quella di Eduardo De Filippo, un capocomico rigido con un fratello scapestrato, Peppino, e una sorella brutta ma molto brava, tutto corrisponderebbe in apparenza, non so poi quanto sia aderente alla realtà l'odio, il rancore e addirittura l'invidia che questo capocomico riversa contro i suoi attori.
    - in questo omicidio si affollano decine di sospettati e tutti con ottime motivazioni, inoltre un certo numero capita sul luogo del delitto, ma in modo però da non incrociarsi, per entrare ed uscire inosservati, manco fosse l'assassinio sull'Orient Express, e come se non bastasse uno di questi si sporca anche le scarpe nel sangue della vittima, ed è tanto stupido da portarsele a casa e lasciarle in balia della cameriera, e un altro, sempre tra quelli non colpevoli, si porta a casa la cambiale trafugata e macchiata di sangue e se la conserva pure e poi si suicida per i sensi di colpa, e questa non viene neanche spiegata bene, ma noi lettori di De Giovanni siamo tutti di bocca buona, visto che ci beviamo le visioni dei morti parlanti del commissario Ricciardi.
    - infine riporto da pag. 267 "Lo stesso brigadiere si era piazzato in seconda fila, mimetizzato dal bavero sollevato del soprabito e dal cappello." che in un teatro non mi sembra un gran modo di mimetizzarsi, ma forse allora faceva molto freddo nei teatri?

    ha scritto il 

  • 3

    Un gradino sotto ad altri di De Giovanni

    Pur apprezzando molto la scrittura e l'ambientazione, mi è parso meno riuscito di altri di De Giovanni, contando non solo la serie di Ricciardi ma anche altri suoi romanzi.
    La prima parte è , a mio av ...continua

    Pur apprezzando molto la scrittura e l'ambientazione, mi è parso meno riuscito di altri di De Giovanni, contando non solo la serie di Ricciardi ma anche altri suoi romanzi.
    La prima parte è , a mio avviso, troppo spezzettata e caotica, col continuo cambio di visuale per "presentare" le varie storie che si intrecciano nel libro, e questo modo di narrare non viene padroneggiato adeguatamente in questo caso da De Giovanni; la sensazione è di confusione, rispetto a"Il senso del dolore" o "il metodo del coccodrillo".
    Tre stelle meno meno.

    ha scritto il 

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