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La condizione umana

Di

Editore: Bompiani

3.8
(259)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 308 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo , Tedesco , Rumeno , Turco , Polacco

Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: A.R. Ferrarin

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Mai avevo impiegato tanto a leggere un libro, ma ci sono tanti perché (che sarebbe noioso elencare e leggere).
    E' un grande libro, questo sì: un libro filosofico, un libro sociale, un libro tutto focalizzato nel tentativo di scandagliare l'uomo in quanto essere umano, nelle sue fragilità ma anche ...continua

    Mai avevo impiegato tanto a leggere un libro, ma ci sono tanti perché (che sarebbe noioso elencare e leggere). E' un grande libro, questo sì: un libro filosofico, un libro sociale, un libro tutto focalizzato nel tentativo di scandagliare l'uomo in quanto essere umano, nelle sue fragilità ma anche nelle sue grandezze. E alla fine emerge, scavando e scavando, la condizione umana: è il nostro essere uomini, una condanna - o un marchio - a cui non possiamo scappare. L'appartenere a questa specie è un limite al quale cerchiamo di evadere, chi in alto e chi in basso. Senza stare a scomodare l'oltreumano rendendone necessario postularne l'esistenza, insomma, Dio e Diavolo sono già in noi: dipende dalle nostre scelte accostarci all'uno o all'altro.

    ha scritto il 

  • 2

    Avvenimento storico spiegato in quarta di copertina perchè nel romanzo c'è solo confusione, non c'è spiegazione che contestualizzi il romanzo. Le descrizioni sono didascaliche. Anche la copertina del libro mi è oscura: l'unica condizione umana descritta è la sofferenza dell'incomunicabilità tra i ...continua

    Avvenimento storico spiegato in quarta di copertina perchè nel romanzo c'è solo confusione, non c'è spiegazione che contestualizzi il romanzo. Le descrizioni sono didascaliche. Anche la copertina del libro mi è oscura: l'unica condizione umana descritta è la sofferenza dell'incomunicabilità tra i personaggi ma manca la situazione della popolazione cinese, che è rappresentata solo marginalmente. I personaggi importani sono stranieri, i cinesi sono carne da cannone. ma appunto nno si sa perchè. Le donne poche e marginali, s eno nella lor antica funzione. Un libro che volevo tanto leggere quanto l'ho trovato brutto noioso confuso

    ha scritto il 

  • 3

    La novela se sirve del conflicto guerrocivilista chino para mostrarnos muchos aspectos internos del ser humano.
    La lucha a brazo partido entre el Partido Kuomitang y el Partido Comunista son la excusa perfecta que necesita Malraux para hacer un análisis del hombre en estado de excepción.
    La soled ...continua

    La novela se sirve del conflicto guerrocivilista chino para mostrarnos muchos aspectos internos del ser humano. La lucha a brazo partido entre el Partido Kuomitang y el Partido Comunista son la excusa perfecta que necesita Malraux para hacer un análisis del hombre en estado de excepción. La soledad como destino y la dignidad ante la adversidad son los puntos de encuentro que encajan como las piezas de un puzzle en este torbellino bélico. Se me hizo un pelín densa en algunos momentos.

    ha scritto il 

  • 3

    La Metamorfosi ovvero come trasformare la rivoluzione cinese in estetica esistenziale.

    Recita l'introduzione del libro che quando nel 1976 Andrè Malraux morì, in Cina non si sprecò neanche una parola per l'autore de "La condizione umana",romanzo che vinse il premioGoncourt nel 1933.Non mi stupisce.La rivoluzione cinese,grande evento storico ad espressione di massa, diventa in quest ...continua

    Recita l'introduzione del libro che quando nel 1976 Andrè Malraux morì, in Cina non si sprecò neanche una parola per l'autore de "La condizione umana",romanzo che vinse il premioGoncourt nel 1933.Non mi stupisce.La rivoluzione cinese,grande evento storico ad espressione di massa, diventa in questo romanzo solo un espediente catartico per la tormentata individualità dei personaggi in cui il senso della vita si perde nelle circostanze fatali che essi stessi hanno ricercato ma che allo stesso tempo subiscono con una malinconia di fondo che neanche gesti estremi consapevoli quali sono quelli dei militanti politici,riescono a sublimare.Ricorda certi romanzi ottocenteschi,pieni di passioni inespresse ,in cui il contesto storico-sociale fa da cornice ai personaggi perdendo di significato in sè,ma mantenendo comunque una "allure" di corrispondenza socio-esistenzialista.Per tutto il romanzo si sente il profumo dell'esploratore, dell'esteta,del contestatore che si trasforma in combattente,un profumo francese carico che diventa stantio quando si tratta dei personaggi femminili presenti solo perchè complementari ai maschi.Una storia vecchia di sofferenza e di fatalità, non certo un romanzo rivoluzionario.

    ha scritto il 

  • 4

    « Cette naissance se faisait en lui, comme toutes les naissances, en le déchirant et en l'exaltant - sans qu'il en fût le maître. Il ne pouvait plus supporter aucune présence.


    L'ultimo dei romanzi di Malraux così erroneamente definiti sotto il grande capitolo della fuga dall'Occidente, del ...continua

    « Cette naissance se faisait en lui, comme toutes les naissances, en le déchirant et en l'exaltant - sans qu'il en fût le maître. Il ne pouvait plus supporter aucune présence.

    L'ultimo dei romanzi di Malraux così erroneamente definiti sotto il grande capitolo della fuga dall'Occidente, dell'esotismo; quell'esotismo che si vorrebbe europeo mettendoci dentro anche Baudelaire: quello che era partito verso l'oriente, sì, ma costretto dalla madre e dal patrigno e che appena attraccato in Madagaskar era tornato indietro di corsa, alla sua Parigi amata. Ecco, se fuga si vuole, questa non esiste: aperta la via per De l'évasion di Lévinas, cinque anni più in là. L'uomo non può staccarsi dal suo essere, non può liberarsi dalla nausea che lo perseguita, che lo è . Tchen, da rivoluzionario a martire terrorista; Kyo, spezzato tra Europa e Giappone, fedele alla sua causa, amante fisico più che intellettuale della sua May; e Katow, russo, dalla condanna a morte dopo Odessa 1905, la neve fredda, il caldo di Shangai, Katow, eroe così poco eroico, dalla sconfinata, profondissima, umanità umana, dolorosa, piena di paure, di scuse frizzanti per non sentire il proprio abisso, per non udire il silenzio dopo il fischio del treno. Silenzio che è il suo ultimo sentiero. Umanità nera che si scontra con la propria piccolezza, con la sua condizione umana: « Qu'on s'imagine un nombre d'hommes dans les chaînes, et tous condamnés à la mort, dont les uns étant chaque jour égorgés à la vue des autres, ceux qui restent voient leur propre condition dans celle de leurs semblables, et, se regardant les uns les autres avec douleur et sans espérance, attendent leur tour. C'est l'image de la condition des hommes. Pascal, Pensées.

    Duro da fare male, malissimo, da farsi abitare dalla morte ancora un po', ancora un po'..

    ha scritto il 

  • 4

    "La condizione umana" è un romanzo avvincente e passionale sulla rivoluzione cinese del 1927.Osannato da Trotsky ed Hemingway è una precisa analisi della rivoluzione e dell'azione per essa.I protagonisti diventano la metafora della disciplina nel samurai Kyo,la vocazione e il sacrificio estremo n ...continua

    "La condizione umana" è un romanzo avvincente e passionale sulla rivoluzione cinese del 1927.Osannato da Trotsky ed Hemingway è una precisa analisi della rivoluzione e dell'azione per essa.I protagonisti diventano la metafora della disciplina nel samurai Kyo,la vocazione e il sacrificio estremo nel terrorista Cen e il ragionamento con l'insurrezione delle coscienze nel libertario Katov.La rivoluzione è vista come simbolo della libertà e del riscatto dalla schiavitù...i tre guidano la rivolta tradita e spazzata via dal potere,anche quello apparentemente vicino a noi(vi fu il patto Stalin-Chiang,sostenuto dal comintern che li condannò ad una battaglia che finì in un massacro)...Malraux descrive una Cina di città infinitamente popolate di razze da tutto il mondo,avventurieri,banditi,rivoluzionari romantici o nichilisti pronti a tutto in nome di quella via di pensiero chiamato Volontarismo...L'autore dà il meglio di se proprio nelle descrizioni di questi personaggi e queste situazioni,nei dialoghi pacati durante le azioni cruenti...essendoci stato per non poco tempo ricostruisce i caratteri e i scenari della Cina come un grande regista di un grande film.bello.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho intrapreso la lettura di questo romanzo con buone aspettative. Spinto dalla curiosità di conoscere un autore quasi leggendario e l’opera che lo ha reso famoso e di cui, ovviamente, poco sapevo. E in effetti la bella l’introduzione di Renata Pisu per i tipi della Bompiani (VI edizione giugno 20 ...continua

    Ho intrapreso la lettura di questo romanzo con buone aspettative. Spinto dalla curiosità di conoscere un autore quasi leggendario e l’opera che lo ha reso famoso e di cui, ovviamente, poco sapevo. E in effetti la bella l’introduzione di Renata Pisu per i tipi della Bompiani (VI edizione giugno 2011) ci aggiorna sulla sua movimentata vita di intellettuale, ministro con De Gaulle e avventuriero svelando il contesto storico-politico-letterario dentro cui ha germogliato la “leggenda cinese” di Malraux. Non saprei dire come avrei accolto questo libro quando le passioni giovanili bruciavano ancora nei nostri cuori e la Cina era loro avamposto ideale e presidio ideologico da difendere a ogni costo. Probabilmente avrei giudicato non corrispondente alla realtà storica e distorta l’immagine della rivoluzione cinese e della Cina stessa. Avrei storto la bocca e arricciato il naso, conoscendo l’orientamento di un democratico progressista votato alla causa della Cina Socialista, quale egli mostrava di essere. Ma ciò che rileva, e si doveva allora rilevare, prima di ogni cosa, è la libertà narrativa che Malraux si prende per descrivere il suo punto di vista attorno alla condizione umana in una cornice ambientale drammatica (drammaturgica) ed estrema di cui poco importa quanto egli conoscesse. Di quanto poi si approssimasse la realtà della Cina rappresentata da Malraux alla verità e non fosse questa piuttosto la sua proiezione narrativa è altra cosa che lo stesso autore ha contribuito ad alimentare, così che il dato esistente possa essere trasfigurato fino ad assumere vita e realtà propria. Come per la leggenda appunto. Questa premessa mi pare necessaria perché la storia è ambientata nel 1927, anno cruciale nella lotta anti giapponese del Kuomintang (coalizione politico militare tra le forze della nuova borghesia e il proletariato, tra Nazionalisti e Comunisti) e che si concluderà con la tragica rottura dell’alleanza e il massacro degli stessi comunisti a opera delle forze di Chiang Kai-shek. In secondo luogo, perché la Cina di Malraux, come mi è suggerito nell’introduzione, così metafisica, urbana, androgina, dove la rivoluzione è guidata da stranieri, da individualismi anarcoidi e da terroristi, diventa luogo nel quale si trovano a proprio agio i protagonisti di questa storia. Non c’è dunque riflessione politica, questa sì soggiacente all’esasperante e disperante individualismo dei personaggi. L’ideologia è falsa coscienza, e il racconto è diario intimo (una cadenza quasi quotidiana scandita dalle ore del giorno). Dunque più che cronaca storica (anzi!) o riflessione politica è, o ambisce essere, speculazione psicologica e filosofica dei protagonisti che danno le loro risposte agli interrogativi della loro esistenza, prigionieri di se stessi e dell’impossibilità di rapportarsi con l’altro e con l’altro di sé. Eppure le attese sono andate deluse, il romanzo non mi è parso decollare se non verso la fine, forse per lentezze ritmiche che ho trovato esasperanti, e con fatica l’ho portato a termine. Ne consiglio tuttavia la lettura.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi arrendo . . .

    Beneficio del dubbio e/o non l’ho capito io.
    L’ho letto perché si svolge in Cina (1927 rottura Kuomintang-Comunisti), ma proprio non capisco come/perché qst logorrea è tanto famosa; si potevano esprimere gli stessi concetti (buonisti e socialisticamente pippamentalici?) con un quarto della noia ...continua

    Beneficio del dubbio e/o non l’ho capito io. L’ho letto perché si svolge in Cina (1927 rottura Kuomintang-Comunisti), ma proprio non capisco come/perché qst logorrea è tanto famosa; si potevano esprimere gli stessi concetti (buonisti e socialisticamente pippamentalici?) con un quarto della noia propinata da queste (troppe) pagine.

    Racconto difficile da capire (la conoscenza della storia locale del periodo è data per scontata), e difficile da leggere: lento, prolisso, scrittura ricercata, descrizioni didascaliche. Racconto androcentrico (personaggi femminili pochi e di contorno), non ho capito questa cosa è riflesso dalla cult.locale, criticata o supportata. Bho!

    Il libro si muove due binari: politica ed affettività/umanità.

    Politicamente ho capito quasi nulla, in partic se penso che Malroux era di sinistra. Gli eventi cinesi sono usati come paradigma? Di cosa, espansione o fallimento del marxismo? La rivoluz marxista (alla cui realizzazione si sottomette vita, affetti e famiglia) è considerata positiva o negativa? La riflessione politica soggiace (senza vie di mezzo) al personalismo ed a riflessioni astratte da II Internazionale, senza riscontri pratici: qual è il senso dell’assenza di applicaz al sociale della teoria? I protagonisti sono cosmopoliti (Germ, Rus, Jap) i cinesi solo carne da cannone: perché?

    Dal punto di vista umano invece le vicende sono più chiare. Cen commette un omicidio ed in assenza di una famiglia di riferimento si appoggia ad un padre putativo (Grisors) per assimilare l’evento. Grisors, padre di Kyo (mediatore, rappresenta la politica subordinata all’umanesimo) non vuole più vivere una volta perso il figlio, non vuole andare a Mosca e mostra che la rivoluzione è inutile se fa perdere gli affetti di base. Tchen (la rivoluzione senza affetti) che vuole uccidere C K Shek, è al confine tra il fanatismo politico ed il protagonismo individualista. Katov, senza legami affettivi, se li inventa regalando la propria fiala di veleno in carcere ad un giovane che teme la tortura. Questi eventi ed alcuni altri improntati a pietà ed empatia verso i più svantaggiati, mi spingono a credere che l’idea di rivoluzione proposta da Malraux non possa prescindere da una “umanità” che è prerequisito dell’equilibrio del singolo e quindi della collettività.

    ha scritto il 

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