La confraternita dell'uva

di | Editore: Einaudi
Voto medio di 2995
| 369 contributi totali di cui 358 recensioni , 10 citazioni , 0 immagini , 1 nota , 0 video
Pubblicato per la prima volta nel 1977, il romanzo ha per protagonista lafigura granitica, ingombrante, di un padre, il vecchio tirannico e orgogliosoprimo scalpellino d'America, almeno questo crede di essere. Un immigrato diprima generazione, Nick ... Continua
Ha scritto il 28/05/17
In nome del padre...
... un padre dominus, che pensa di determinare il destino dei propri figli cooptandoli nel mestiere di scalpellino di cui va estremamente orgoglioso; perché un vero uomo è colui che lavora e non si gingilla a scrivere libri o a giocare a baseball. ..." Continua...
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Ha scritto il 08/04/17
Bello! Tra le righe di questo libro ho sentito gridare John Fante l’amore per la sua famiglia nonostante i numerosi aspetti negativi. Il padre, oltre i suoi atteggiamenti moralmente non consoni ad un padre di famiglia, riesce a trasmettere al ..." Continua...
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Ha scritto il 28/03/17
Primo sottotitolo: La coscienza di Henry. Focus su La morte di mio padre.Secondo sottotitolo: Padre padrone.Terzo sottotitolo: La famigghia. (Potrei continuare ad libitum: da mazz e panell fanno i figli belli a Parenti serpenti.)La storia è narrata ..." .)

La storia è narrata in prima persona da Henry Molise, cinquantenne scrittore apparentemente smarcato da molti anni dall’asfittico “imperio” dei genitori: a venti anni lascia il focolare materno e la fornace paterna.
Sai che cos’è un uomo? Un uomo lavora. Suda. Scava. Martella. Costruisce. Prende un po’ di dollari e li mette da parte. Senti chi parla, ironizzavo io. Non c’era risposta per quel dago da trivio, per quel wop abruzzese di umili origini, per quel bruto d’un bifolco, quel ruzzolamerda, quel leccaculi.
Il wop abruzzese etc è il padre, Nick Molise.
Nick martella, costruisce, si ubriaca, sperpera i soldi al gioco e picchia la moglie.
Un campione di moralità e tenerezza.

Richiamato a casa dal fratello per sedare una situazione scottante – un divorzio - ma credo soprattutto per fare in modo che un po’ di acido affetto genitoriale ricada su di lui, l’unico figlio ad essersi realmente emancipato dagli intingoli di mammà e dalle carocchiate di papà, Henry si ritrova incastrato nell’ultima irragionevole volontà paterna: costruire un affumicatoio in montagna con il suo aiuto come manovale.
La fatica, il coma diabetico e l’ultima colossale bevuta nella vigna di Angelo Musso coi suoi “confratelli” conducono il vecchio Molise al tavuto, e la inconsolabile vedova a stare quieta.
Non mi diceva mai niente. Ogni sera mi chiedevo se sarebbe tornato a casa. E ora è finita. Non mi devo più preoccupare. So dov’è.

Non è solo un libro sul conflitto generazionale, e sul gap che l’integrazione produce tra immigrati di prima e seconda generazione [adesso invece capita che gli immigrati di seconda generazione, perfettamente integrati, rinverdiscano il peggio della “cultura” del paese dei genitori]
E’ soprattutto un libro sulla corrosiva permanenza dei legami familiari, nonostante da questi si faccia di tutto per allontanarsi, siano essi catene, o abbracci.
Ero anch’io un padre, ma non volevo quel ruolo. Volevo tornare indietro nel tempo, quando ero piccolo e mio padre girava per casa, forte e rumoroso. Fanculo la paternità. Non ci ero tagliato. Ero nato per fare il figlio. “.

Si può non essere genitore, ma non si smette mai di essere figlio.
Si è per sempre figlio di qualcuno.
E quel qualcuno, in qualunque modo sia, lascia molto più di un corredo genetico.
Non è un libro che dimenticherò facilmente, tanto repellente e odiosa è la famiglia Molise: non solo Nick la bestia, la cui vera famiglia è quella dei compagni di bevute, la confraternita, ma pure la querula sua consorte, e i figli tutti, scrittore compreso.

[molti hanno una fortuna e un tesoro che non vengono apprezzati se non quando è troppo tardi.] Continua...
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Ha scritto il 26/03/17
Fante...
...o lo ami o lo detesti.Appartengo ai secondi.Il suo celebrato capolavoro - chiedi alla polvere - mi ha profondamente irritato con quell'ego ipertrofico che filtra tutto.Ma entusiasmi altrui mi hanno convinto a imsistere con una seconda chance.Che ..." Continua...
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Ha scritto il 28/02/17
kindle;
THE BROTHERHOOD OF THE GRAPE, 1982
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Ha scritto il Nov 14, 2014, 18:29
« Come poteva un uomo vivere senza suo padre? »
Pag. 176
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Ha scritto il Feb 09, 2012, 12:15
Una vecchia signora con pochi denti come zanne sedette vicino a me. Le sorrisi e le dissi: "Vuole un'altra mela?". Lei fece cenno di sì con un sorriso e accettò la mia mela e la mise nel suo sacchetto di carta. Mi sentii più nobile. Avevo dato ... Continua...
Pag. 77
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Ha scritto il Sep 30, 2011, 20:06
Sì, me ne andai. Lo feci prima ancora di compiere vent'anni. Furono gli scrittori a portarmi via.
Pag. 79
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Ha scritto il Sep 30, 2011, 20:04
Tutto quello che so fare io è infilare una parola via l'altra, come perline.
Pag. 57
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Ha scritto il Sep 13, 2009, 19:32
Poi accadde. Una sera, mentre la pioggia batteva sul tetto spiovente della cucina, un grande spirito scivolò per sempre nella mia vita. Reggevo il suo libro tra le mani e tremavo mentre mi parlava dell'uomo e del mondo, d'amore e di saggezza, di ... Continua...
Pag. 81
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Ha scritto il Apr 19, 2016, 10:21
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