La confraternita dell'uva

Di

Editore: Einaudi

4.2
(2976)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 232 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8806170627 | Isbn-13: 9788806170622 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Francesco Durante ; Curatore: Emanuele Trevi ; Contributi: Vinicio Capossela

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Pubblicato per la prima volta nel 1977, il romanzo ha per protagonista lafigura granitica, ingombrante, di un padre, il vecchio tirannico e orgogliosoprimo scalpellino d'America, almeno questo crede di essere. Un immigrato diprima generazione, Nick Molise, nel quale, come nel gruppo di suoi compaesani,Fante racchiude il ritratto più nitido della prima generazione italoamericana.Un mondo di uomini di testarda virilità, guardati con inorridita inquietudinedagli americani persuasi che gli italiani fossero creature di sangue africano,che tutti girassero con il coltello e che la nazione fosse ormai preda dellamafia.
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  • 4

    Bello! Tra le righe di questo libro ho sentito gridare John Fante l’amore per la sua famiglia nonostante i numerosi aspetti negativi. Il padre, oltre i suoi atteggiamenti moralmente non consoni ad un ...continua

    Bello! Tra le righe di questo libro ho sentito gridare John Fante l’amore per la sua famiglia nonostante i numerosi aspetti negativi. Il padre, oltre i suoi atteggiamenti moralmente non consoni ad un padre di famiglia, riesce a trasmettere al figlio l’etica del lavoro, l’amare quello che si fa. E l’orgoglioso muratore lo fa mostrando ai figli le sue opere. E’ una famiglia che dialoga più di quanto sembri. Emozionante la narrazione della malattia del padre, soprattutto se penso a quello che poi sarebbe stato il destino di Fante.

    ha scritto il 

  • 4

    Primo sottotitolo: La coscienza di Henry. Focus su La morte di mio padre.
    Secondo sottotitolo: Padre padrone.
    Terzo sottotitolo: La famigghia.
    (Potrei continuare ad libitum: da mazz e panell fanno i f ...continua

    Primo sottotitolo: La coscienza di Henry. Focus su La morte di mio padre.
    Secondo sottotitolo: Padre padrone.
    Terzo sottotitolo: La famigghia.
    (Potrei continuare ad libitum: da mazz e panell fanno i figli belli a Parenti serpenti.)

    La storia è narrata in prima persona da Henry Molise, cinquantenne scrittore apparentemente smarcato da molti anni dall’asfittico “imperio” dei genitori: a venti anni lascia il focolare materno e la fornace paterna.
    Sai che cos’è un uomo? Un uomo lavora. Suda. Scava. Martella. Costruisce. Prende un po’ di dollari e li mette da parte. Senti chi parla, ironizzavo io. Non c’era risposta per quel dago da trivio, per quel wop abruzzese di umili origini, per quel bruto d’un bifolco, quel ruzzolamerda, quel leccaculi.
    Il wop abruzzese etc è il padre, Nick Molise.
    Nick martella, costruisce, si ubriaca, sperpera i soldi al gioco e picchia la moglie.
    Un campione di moralità e tenerezza.

    Richiamato a casa dal fratello per sedare una situazione scottante – un divorzio - ma credo soprattutto per fare in modo che un po’ di acido affetto genitoriale ricada su di lui, l’unico figlio ad essersi realmente emancipato dagli intingoli di mammà e dalle carocchiate di papà, Henry si ritrova incastrato nell’ultima irragionevole volontà paterna: costruire un affumicatoio in montagna con il suo aiuto come manovale.
    La fatica, il coma diabetico e l’ultima colossale bevuta nella vigna di Angelo Musso coi suoi “confratelli” conducono il vecchio Molise al tavuto, e la inconsolabile vedova a stare quieta.
    Non mi diceva mai niente. Ogni sera mi chiedevo se sarebbe tornato a casa. E ora è finita. Non mi devo più preoccupare. So dov’è.

    Non è solo un libro sul conflitto generazionale, e sul gap che l’integrazione produce tra immigrati di prima e seconda generazione [adesso invece capita che gli immigrati di seconda generazione, perfettamente integrati, rinverdiscano il peggio della “cultura” del paese dei genitori]
    E’ soprattutto un libro sulla corrosiva permanenza dei legami familiari, nonostante da questi si faccia di tutto per allontanarsi, siano essi catene, o abbracci.
    Ero anch’io un padre, ma non volevo quel ruolo. Volevo tornare indietro nel tempo, quando ero piccolo e mio padre girava per casa, forte e rumoroso. Fanculo la paternità. Non ci ero tagliato. Ero nato per fare il figlio. “.

    Si può non essere genitore, ma non si smette mai di essere figlio.
    Si è per sempre figlio di qualcuno.
    E quel qualcuno, in qualunque modo sia, lascia molto più di un corredo genetico.
    Non è un libro che dimenticherò facilmente, tanto repellente e odiosa è la famiglia Molise: non solo Nick la bestia, la cui vera famiglia è quella dei compagni di bevute, la confraternita, ma pure la querula sua consorte, e i figli tutti, scrittore compreso.

    [molti hanno una fortuna e un tesoro che non vengono apprezzati se non quando è troppo tardi.]

    ha scritto il 

  • 0

    Fante...

    ...o lo ami o lo detesti.
    Appartengo ai secondi.
    Il suo celebrato capolavoro - chiedi alla polvere - mi ha profondamente irritato con quell'ego ipertrofico che filtra tutto.
    Ma entusiasmi altrui mi ha ...continua

    ...o lo ami o lo detesti.
    Appartengo ai secondi.
    Il suo celebrato capolavoro - chiedi alla polvere - mi ha profondamente irritato con quell'ego ipertrofico che filtra tutto.
    Ma entusiasmi altrui mi hanno convinto a imsistere con una seconda chance.
    Che dire: piove sul bagnato.
    C'è sempre lui, onnipresente, che carda attraverso i propri pensieri chiunque.
    Ma è una epopea!
    Certo, di sé stesso. Contorno il resto.

    ha scritto il 

  • 4

    In questo libro Fante racconta, in modo divertente e ironico, del padre del protagonista (suo alter ego) ma anche della famiglia che fa da contorno, immigrati di prima generazione in America. Dopo 51 ...continua

    In questo libro Fante racconta, in modo divertente e ironico, del padre del protagonista (suo alter ego) ma anche della famiglia che fa da contorno, immigrati di prima generazione in America. Dopo 51 anni di matrimonio la madre vuole il divorzio, scatenando una serie di eventi dolceamari.
    Ma c'è anche altro in questo breve romanzo: conflitti familiari, cattolicesimo italiano, ostilità razziali (gli immigrati italiani venivano chiamati "dago" ), scappatelle extraconiugale, alcolismo. ..
    Viene definita una delle opere migliori di Fante, e sono pienamente d'accordo.

    ha scritto il 

  • 4

    La confraternita dell'uva

    Eccomi a scrivere la prima recensione del 2017. E’ su un autore italo- americano che non avevo mai letto prima. Lo conoscevo di nome, ma non avevo mai messo gli occhi su di lui. Il 9 dicembre 2016 ho ...continua

    Eccomi a scrivere la prima recensione del 2017. E’ su un autore italo- americano che non avevo mai letto prima. Lo conoscevo di nome, ma non avevo mai messo gli occhi su di lui. Il 9 dicembre 2016 ho iniziato a leggere il suo primo libro, “La Confraternita dell’uva” e in pochi giorni l’ho finito. La sua narrazione mi ha catturato. Mi e’ piaciuto molto il suo andamento scorrevole, il suo descrivere l’America, nei suoi diversi luoghi, nell’animo e nella sua desolazione. Inoltre mi ha colpito come l’autore si rincorra nel passato e nel presente, facendo luce sugli episodi della sua famiglia, con41ecuv2hkdlcentrandosi sulla particolare relazione tra i suoi genitori, risaltando e oscurando il brutale mestiere costruttivo - distruttivo del padre: emigrato abbruzzese, eroe - antieroe della sua narrazione, annaffiato di vino, di volgarita', di peccato. Scrittore dal cuore poetico e malinconico. Finito questo libro ho voluto subito inizarne un altro, per conoscere meglio questo autore americano dalle origine nostrane, che mi ha catturato per l'evocazione autobiografiche e storiche che le sue opere presentano, cio' lo rende piu' simile a me, lo sento un autore vicino, e mi fa piacere passare del tempo tra le sue pagine, mi raccontano l'America di generazioni fa, mi mostra la sua gavetta da scrittore, i suoi malesseri legati a questo suo sogno, che e' anche il mio, la sua voglia di farcela e a tratti la sua solitudine. CE

    ha scritto il 

  • 4

    Letti Aspetta primavera Bandini e Chiedi alla polvere quando ero ragazzo, secolo scorso, non mi era rimasta la sensazione importante che ti aspetti da uno scrittore di cotanta fama. Da allora non ci s ...continua

    Letti Aspetta primavera Bandini e Chiedi alla polvere quando ero ragazzo, secolo scorso, non mi era rimasta la sensazione importante che ti aspetti da uno scrittore di cotanta fama. Da allora non ci sono tornato sopra. Decido di riprovare con quest'opera matura, del resto pure io con un bel po' di annetti sulle spalle, e quindi, cosa dire? La confraternita dell'uva è uno strabordare di umanità imperfetta, ignorante e fragile, prepotente e disperata, ai limiti di un macchiettismo (lo stereotipo dell'italiano emigrato in USA) che, se ne rappresenta il principale difetto, è anche il rischio che Fante sa prendersi per caricare di energia la narrazione, finendo col regalarci personaggi indimenticabili.
    Pagine in cui nessuno sa essere all'altezza di quello che dovrebbe, ed è così che la letteratura coincide con la vita.

    ha scritto il 

  • 5

    La famiglia Molise ti entra dentro con tutte le sue contraddizioni, le sue miserie e i suoi slanci, l'odio e l'amore, la vita e la morte. Una famiglia comune, ma unica.
    Meraviglioso.

    ha scritto il 

  • 0

    Happy few

    sai quando di pomeriggio la bimba dorme
    in casa non c'è nessuno e tu te ne stai in salotto

    leggi Hegel e ringrazi gli dei
    oppure leggi Saba e ringrazi gli dei

    poi, puntualissima, alle 16.30 la bimba s ...continua

    sai quando di pomeriggio la bimba dorme
    in casa non c'è nessuno e tu te ne stai in salotto

    leggi Hegel e ringrazi gli dei
    oppure leggi Saba e ringrazi gli dei

    poi, puntualissima, alle 16.30 la bimba si sveglia e
    urla "Mamma!" e tu allora metti giù Hegel, oppure

    metti giù Saba, comunque delicatamente, e ti
    avvii verso il corridoio e intanto avverti il pargolo

    dicendole "arrivo" e anche il pargolo ti avverte
    urlando disperata "No" e poi ancora "No" più forte

    e per farti capire che ha proprio capito che tu sei tu
    dopo il secondo o il terzo no urla "Mamma"

    e tu allora dici ad alta voce: "guarda che io stavo leggendo
    Saba: dimmi: devo tornare di là o ti vado bene anch'io?"

    A quel punto la bimba si commuove e urla "Papà"
    ma è solo una finta: appena metti la testa nella cameretta

    lei si caccia a piangere disperatamente
    perché vede che tu sei proprio tu

    ti manca una cosa decisiva
    però non è colpa tua, la bimba dovrebbe capirlo

    neanche ringraziare gli dei serve, in questi casi

    ha scritto il 

  • 5

    secondo me bevevano rosso

    italo americani di California, dove si produce vino, che aiuta gli scalpellini e i muratori a ingoiare la polvere e le amarezze della vita. Bellissima storia di famiglie inquiete. I padri non ci lasci ...continua

    italo americani di California, dove si produce vino, che aiuta gli scalpellini e i muratori a ingoiare la polvere e le amarezze della vita. Bellissima storia di famiglie inquiete. I padri non ci lasciano mai.

    ha scritto il 

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