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La conquista dell'America

Il problema dell'«altro»

Di

Editore: Einaudi (Saggi, 671)

4.3
(424)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 321 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 880657406X | Isbn-13: 9788806574062 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Aldo Serafini

Disponibile anche come: Altri

Genere: History , Religion & Spirituality , Social Science

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Descrizione del libro
Nel secolo che segue il primo viaggio di Cristoforo Colombo, le regioni dei Caraibi e del Messico sono lo scenario di avvenimenti fra i più sconvolgenti della storia degli uomini. Tzvetan Todorov ripercorre quelle vicende, leggendole - attraverso le piú famose cronache e relazioni di Cortés, Las Casas, Durán, Sahagún - non tanto quanto incontro-scontro fra due civiltà, quanto come scoperta e impatto con l'«altro»
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  • 4

    La storia del più grande genocidio della storia attraverso un approccio metodologico tutto nuovo. Il 12 ottobre 1492 davvero si è scoperto un nuovo mondo, come se noi oggi facessimo conoscenza con ...continua

    La storia del più grande genocidio della storia attraverso un approccio metodologico tutto nuovo. Il 12 ottobre 1492 davvero si è scoperto un nuovo mondo, come se noi oggi facessimo conoscenza con una comunità di UFO. Peccato che in nome della fede e della cupidigia, la sopraffazione delle civiltà locali fa sembrare l’olocausto a paragone una barzelletta. L’autore si interroga sulle ragioni di un successo così schiacciante degli spagnoli sugli indigeni e sulla parabola scoperta-conquista-comprensione-convivenza che più o meno è il tragitto dei cento anni dalla scoperta dell’america. A questi punti cardinali corrispondono altrettante figure storicamente paradigmatiche: 1. Colombo, il più eccitato di tutti dalla scoperta ma probabilmente il più ottuso in termini di visione a medio /lungo termine 2. Cortes, archetipo della figura di leader, che vince a prescindere dai mezzi perché è più intelligente 3. Las Casas, possibile teorico della fusione nucleare fra le due civiltà, in un realtà un dmocristiano della peggior specie 4. Shagun, fondatore del primo progetto wikipedia 5. Cobezas de Vaca (un nome, una garnzia), primo e forse unico fondatore di un comunismo funzionante in pratica e non solo in teoria La narrazione contrappuntata da innumerevoli testimonianze originale prova a dare una visione da osservatorio dal punto di vista storico ma di grande lezione dal punto di vista morale, soprattutto per il futuro;qui c’è la fortuna dell’opera, cibo per il cervello. Il successo, l’arricchimento della nostra specie, l’unico futuro possibile sta, dal micro al macro, nella capacità e nel dominare l’apertura del guscio del nostro io al mare infinito di tutto ciò che è altro, non lo abbiamo ancora imparato. La dedica iniziale alla donna Maya che sià dà in pasto ai cani pur di non tradire il proprio onore mi ha fatto pensare a Salvo D’Acquisto. Possiamo discutere per anni sul relativismo culturale, sul valore del prezzo pagato per eliminare il coefficiente di barbarie contenuto nell’evoluzione verso il mondo moderno, ma in un minimo di visione sistemica, questo io spagnolo non si fa mai altro, semmai lo capisce lo sbugiarda e poi l’assoggetta, l’io rimane io tanto per essere tautologici, manca della sua versione altro, e nonostante tutto porta casa la cultura che ancora oggi costituisce il quadro di riferimento. In quel lontano 1500 si sono costruite le basi dell’attuale geografia politica e culturale, distruggendo sin dalle sue fondamenta ogni possibile alternativa. I risultati hanno dato ragione all’homo homini lupus, che speranze abbiamo per il prossimo millennio?

    ha scritto il 

  • 5

    Assolutamente originale

    La descrizione di uno degli incontri più sorprendenti di cui abbiamo testimonianza: la civiltà europea che ha sempre avuto contatti di tipo commerciale e politico con altre civiltà diverse da sé ...continua

    La descrizione di uno degli incontri più sorprendenti di cui abbiamo testimonianza: la civiltà europea che ha sempre avuto contatti di tipo commerciale e politico con altre civiltà diverse da sé incontra una civiltà rimasta isolata per millenni, che non prevede quindi l'esistenza di civiltà diverse dalla propria e fatica a comprenderle, che non sa interpretare. Gli europei, dal canto loro, sanno interpretare benissimo la civiltà azteca (quella sulla quale si concentra questo libro) e sanno strumentalizzare le proprie interpretazioni per fini politici o religiosi: ogni dibattito sulla natura di quegli uomini oltremare è in ultima istanza condotto da intellettuali europei, la loro voce sovrasta sempre quella dei cosiddetti "selvaggi" anche quando si parla in loro favore. Questo dialogo tra civiltà assume ben presto i connotati di un monologo.

    ha scritto il 

  • 5

    L’argomento centrale di questo libro è il rapporto dell’uomo occidentale con l’alterità, studiato attraverso quella che Todorov considera una storia esemplare, ossia una storia vera qual è ...continua

    L’argomento centrale di questo libro è il rapporto dell’uomo occidentale con l’alterità, studiato attraverso quella che Todorov considera una storia esemplare, ossia una storia vera qual è la Conquista spagnola dell’America, rivista e interpretata alla luce del suo significato più profondo, che è sempre un significato etico. L’intento dell’autore è, infatti, che si ricordi “quel che può accadere se non si riesce a scoprire l’altro. Perché l’altro deve essere scoperto”. Si faccia caso alla dedica che l’autore ha inserito a coronamento di questa sua fatica, di cui bisogna veramente essergli grati. Todorov scrive: “Dedico questo libro alla memoria di una donna maya divorata dai cani”, facendo riferimento ad un episodio minimo, per quanto atroce, di quelli che restano sommersi e schiacciati sotto le macerie della Storia nel suo inarrestabile avanzare e che soltanto uno studioso poteva resuscitare dal resoconto di un cronista della Conquista spagnola. Il riferimento a questa violenza disumana, che in nessun altro modo poteva essere risarcita se non ricordandola e intendendone il significato profondo, illumina quest’opera nel suo complesso e ne fornisce la chiave interpretativa, ricollegando in modo esplicito la riflessione di Todorov ad una genealogia e ad una bibliografia illustre che possiamo racchiudere sotto l’etichetta di “critica della Modernità”: quella donna maya, infatti, non è diversa dalle vittime innocenti che tormentavano la mente di Dostojevskij e rendevano problematico il suo Cristianesimo o dalle innumerevoli vite spezzate cui Solzenicyn, caparbio cronista dell’orrore comunista, ridà volto e nome o, ancora, dalla disumanizzante macchina dello sterminio cui Primo Levi contrappone la lucidità spietata della sua analisi. Come questi autori e molti altri hanno saputo mostrare con il loro esempio, fondamentale è non lasciarsi annichilire da questa sofferenza immane, non razionalizzabile - che pare rovesciarsi come una poderosa valanga lungo il pendio della Storia, travolgendo ogni possibilità di comprensione - e, assumendo consapevolmente il ruolo di testimoni del Male nella Storia, affrontare ciò che si deve assolutamente contrastare con gli strumenti che la ragione ci offre. Nel caso della storia della Conquista dell’America, il Male che ha prodotto un vero e proprio genocidio di cui non esistono paragoni si chiarisce – fuoriesce dall’ottusità di cui il Male si ammanta - affrontando il nodo antropologico della relazione con l’Altro. Il libro si articola infatti in quattro parti - rispettivamente intitolate Scoprire, Conquistare, Amare e Conoscere – , di cui le prime due sono quelle storicamente più rilevanti (tanto che i termini “scoperta” e “conquista” dell’America in apparenza racchiudono in sé il pieno significato di queste vicende), mentre le altre due mostrano la strada che soltanto alcuni hanno saputo e voluto percorrere. La grandezza di Todorov e il valore eccelso di questo saggio risiedono nella capacità dell’autore di non limitarsi ad un’incolore esposizione di fatti e di non lasciarsi irretire dal Male attraverso la fascinazione che esso esercita su chiunque vi posi lo sguardo. Todorov, infatti, non si perde nella morbosa elencazione degli orrori compiuti dagli spagnoli del Cinquecento e nella descrizione di un Male che alcuni vorrebbero assoluto e quindi tanto meno conoscibile quanto più lo si ingigantisce, alla stregua di un esteta che, innamorato di un’opera d’arte, sia affascinato da ogni più piccolo dettaglio, tanto da vedervi un frammento dell’Assoluto dentro al quale sarebbe disposto a perdersi per l’eternità. Niente di tutto questo in Todorov. Come scrive a conclusione del suo lavoro: “E’ piuttosto superficiale accontentarsi di condannare i cattivi conquistadores e compiangere i buoni indiani […] Riconoscere, per alcuni aspetti, la superiorità dei conquistadores non significa farne l’elogio; è necessario analizzare le armi della conquista se si vuole che essa un giorno abbia fine”. I personaggi chiave dell’epoca li ritroviamo quindi in tutta la loro complessità, con le loro idiosincrasie esposte in piena luce – Cristoforo Colombo sul crinale di una Modernità cui proprio lui apre le porte, con la sua mentalità di uomo del Medioevo guidato da una fede incrollabile e da un dialogo continuo con il suo Dio e una passione altrettanto indomita di esplorazione di questo nostro mondo e di conoscenza (e ammirazione) della Natura, che lo avvicina invece alle generazioni successive di esploratori; Cortés, condottiero lucidissimo - come ci aspetteremmo da un comandante di secoli più vicini a noi (o ancora più lontani) – che dimostra di aver recepito perfettamente la lezione di Machiavelli, portatore di una moralità nuova, già pienamente moderna, desideroso non di conoscere gli indiani, ma di comprenderli per poterli sconfiggere più facilmente, con le armi dell’astuzia –simulazione e dissimulazione - più che con la forza delle armi; Moctezuma, guida suprema di un popolo che, avendo una concezione ciclica del tempo, cerca ossessivamente nel passato i segni per comprendere il presente e dare un senso ad un evento unico come l’arrivo degli Spagnoli, condannandosi alla sconfitta; e poi uomini come Bartolomé de Las Casas e Bernardino de Sahagun che, con approcci diversi, hanno saputo avvicinarsi agli indiani e scoprire in loro una comune appartenenza all’umanità. Ma dal confronto/scontro con un’alterità tanto radicale emerge anche l’identità profonda della nostra civiltà, schematizzata in dualismi che l’autore spiega con rara efficacia espositiva, ad esempio le contrapposizioni civiltà narrative/ civiltà interpretative, civiltà del massacro/civiltà del sacrificio, civiltà allocentrica/civiltà egocentrica. Todorov ci ricorda così che “si impara a conoscere l’altro attraverso noi stessi, ma anche a conoscere noi stessi per mezzo dell’altro”. In conclusione, credo non siano molti i saggi storici che possano vantare una tale densità di contenuti unita ad una chiarezza espositiva tanto efficace. E’ un testo imprescindibile per comprendere la modernità di cui ancor oggi siamo parte (per quanto si voglia distinguere la nostra contemporaneità dicendo di noi stessi che siamo post-moderni) e soprattutto le contraddizioni insolute che ci trasciniamo con crescente fatica lungo il nostro cammino. E’ una dimostrazione lampante di come lo sguardo obliquo del genio possa offrire una nuova prospettiva su eventi cruciali del nostro passato, di cui mille e mille volte si è scritto e parlato senza mai comprenderne l’essenza. [http://johndellaforesta.blogspot.it/2014/06/recensione-di-t-todorov-la-conquista.html]

    ha scritto il 

  • 5

    Questo saggio è di una bellezza unica. E' suddiviso in quattro parti, ( Scoprire, Conquistare, Amare, Conoscere ) dove vengono analizzati i personaggi più importanti nella storia della Conquista ...continua

    Questo saggio è di una bellezza unica. E' suddiviso in quattro parti, ( Scoprire, Conquistare, Amare, Conoscere ) dove vengono analizzati i personaggi più importanti nella storia della Conquista spagnola del Nuovo mondo. Il lavoro che compie Todorov si concentra sull'analisi del <<io>> e degli <<altri>> che, dalla scoperta dell'Americhe, ha ispirato la filosofia europea del XVII secolo sino ad oggi, ma che nel XVI secolo fece emergere la società del massacro. E' un saggio di ampio respiro, in cui vengono affrontati i più svariati aspetti della Conquista attraverso una marea di citazioni di testi dei suoi contemporanei. Interessante è l'analisi che l'autore fa sul lavoro di Durán, Motolinia, Las Casas e di de Sahagún, mostrando le primordiali incongruenze della convivenza della religiosità pagana con la religione cristiana, oggi vivo nei risultati del mestizaje. L'autore conclude con una profonda analisi su ciò che ha imparato l’uomo dalla propria storia e da quanto già accaduto, dimostrando che poco ha imparato il mondo da quei massacri. Convivendo anch'io tra due mondi, quello italiano e quello argentino, condivido il suo pensiero e il suo studio sulla relazione sanguinolenta tra Europa e sud America.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Todorov in questo saggio vuole affrontare il dramma della conquista dell’America (dal momento che parlare di mera scoperta sarebbe improprio oltre che limitante, e non darebbe forse la giusta ...continua

    Todorov in questo saggio vuole affrontare il dramma della conquista dell’America (dal momento che parlare di mera scoperta sarebbe improprio oltre che limitante, e non darebbe forse la giusta importanza a un fenomeno che ha tra le sue più importanti conseguenze la diminuzione – ipotizzata – di 70 milioni di persone su 80 che popolavano il Nuovo Continente), dal punto di vista della scoperta di un altro totalmente diverso da sé che porta l’uomo medievale a diventare moderno. A interrogarsi su ciò che ha di fronte. Su come rapportarvisi.

    Si potrebbe fare un confronto tra l’uomo che per la prima volta fa la sua conoscenza di un altro totalmente nuovo e diverso da sé e, per dirla con le sorelle di Yukino Miyazawa, appena stracciata negli esami di fine trimestre da un individuo più intelligente, figo e possibilmente più complessato di lei in Karekano: “La rana che ha sempre vissuto nel suo piccolo stagno e si rende conto di com’è difficile destreggiarsi nel vasto mare”. La percezione che arriva con l’uscita dell’infanzia che il proprio mondo, ritenuto l’unico esistente, sia solo parte di un tutto più grande. Il sentirsi crollare sotto i piedi il proprio beato infantile egocentrismo e rendersi conto che non si è soli sulla Terra.

    Todorov in maniera discretamente scorrevole e molto interessante fa un excursus su come affrontarono la scoperta quei primi uomini che si ritrovarono a mettere piede nel Nuovo Mondo, sempre subordinando gli accadimenti al tema che tanto preme all’autore. La conoscenza dell’altro.

    La SCOPERTA del nuovo mondo ad opera di Colombo non porta con sé un grande desiderio di conoscenza verso gli usi e i costumi degli indiani: Colombo, più naturalista che antropologo e guidato da una mentalità finalista, non ha il minimo interesse a comprendere alcunché. Tutt’al più a cercare conferme di quello che pensa troverà in quelle terre. Comincia già con lui quel processo dualistico che vede i selvaggi sia come Buoni che come Cannibali. Nonché uguali (evangelizzabili), ma diversi e quindi schiavizzabili. Una dicotomia che potrebbe sembrare paradossale, se non fosse che entrambe le visioni prevedono una profonda convinzione della superiorità intrinseca della cultura, religione e mondo spagnoli. E un’inferiorità intrinseca dei nativi, nonostante la loro complessa struttura sociale e religiosa.

    La vera CONQUISTA organizzata si avrà con Cortes in Messico, che infatti rappresenterà un modello di comportamento per i conquistadores a venire. Egli riesce con un manipolo di uomini a distruggere una civiltà complessa, a massacrare persone nell’ordine di centinaia di migliaia, e alla base di questo successo c’è la conoscenza che Cortes acquisisce dell’altro. Si avvale dell’aiuto di interpreti, studia la loro politica interna, il territorio. Sarà questo il motivo del successo dell’impresa di Cortes, mentre dall’altro lato avremo l’impero Azteco (o mexicano) di Moctezuma che resta arroccato nella sua cieca ignoranza nei confronti dell’altro. Il punto fondamentale però è che la conoscenza è niente senza la comunicazione: Colombo non conosceva gli indiani e non gli interessava comunicare con loro. Cortes conosce gli indiani ma non gli interessa comunque comunicare. Sarà un grosso errore, nel lungo termine. Precluderà qualsiasi forma di dialogo tra i due popoli. E’ l’epoca delle grandi conquiste, delle evangelizzazioni di massa e della lingua comune.

    Eppure la grande trovata di Cortez è l’aver comunque cercato la comprensione. Secondo Todorov, a questo proposito è dal detrattore degli indiani, da coloro che non nutrono alcun sentimento di simpatia verso di loro, che l’antropologo si deve rivolgere per ottenere le informazioni più veritiere e obiettive su quegli antichi popoli, perché AMARE troppo quei popoli significa non vederne i difetti. Significa filtrare la propria cultura attraverso nostri valori di bontà e generosità e non valorizzare la differenza tra le due culture. Si noterà però che anche chi gli indiani li ama non è contrario alla loro schiavizzazione ed evangelizzazione, alla distruzione della loro cultura in generale. Perché per quanto si possa seguire un principio di eguaglianza, i nativi sono pur sempre popolazioni primitive e il cristianesimo è la vera fede. In più, chi ama i nativi li ama in funzione delle loro caratteristiche innocenti. Non si fa mai cenno alla loro cultura. Non si abbandona mai l’idea colonialista di uno stato evangelizzato.

    Quando la conquista è giunta a compimento e le due popolazioni cominciano a convivere, quando alle evangelizzazioni di massa si sostituiscono quelle individuali, qualitativamente migliori, si incomincia davvero a CONOSCERE la cultura e la religione che si sta tanto faticosamente cercando di annientare. Questo sempre a scopo coloniale. Seguendo l’esempio di Cortes, bisogna conoscere il proprio nemico per annientarlo. Tuttavia la conoscenza derivata dal vivere in quei luoghi a stretto contatto con i nativi porta a una sorta di ibridazione, e di vera e profonda comprensione e di avvicinamento degli europei alla cultura e alla lingua indigena. Ma sono esempi singoli e rari, una goccia nel mare dell’europeizzazione del nuovo continente.

    Todorov conclude chiedendosi cosa può imparare l’uomo dalla propria storia e da quanto già accaduto: la risposta è “non molto”. Dal momento che l’uomo è il prodotto del suo rapporto e della sua profonda conoscenza dell’altro (altro esterno o interno a sé) la storia non si ripete ed è quindi inutile cercare di attingervi conoscenze utili. L’unica cosa da fare è conoscere l’altro. Conclusione poco condivisibile dalla sottoscritta ma tant’è.

    ha scritto il 

  • 5

    Devastante

    Niente di nuovo, si potrà obiettare. Quali novità possono d'altronde esserci nella ricostruzione di una delle più feroci e sanguinarie aggressioni verso le popolazioni originarie americane? Qua, ...continua

    Niente di nuovo, si potrà obiettare. Quali novità possono d'altronde esserci nella ricostruzione di una delle più feroci e sanguinarie aggressioni verso le popolazioni originarie americane? Qua, di notevole, ci sono le varie voci originali di molti dei protagonisti di quelle barbare invasioni. Con posizioni diverse (ma non troppo) che gettano, ancora di più, una sinistra luce su quelle imprese, definite, ahinoi, come conquiste!

    ha scritto il 

  • 5

    Un bellissimo libro sulla scoperta / conquista del Messico azteco. Un ottimo pendant con Armi, acciaio e malattie, meno interessato alle motivazioni culturali della vittoria spagnola. Godibile anche ...continua

    Un bellissimo libro sulla scoperta / conquista del Messico azteco. Un ottimo pendant con Armi, acciaio e malattie, meno interessato alle motivazioni culturali della vittoria spagnola. Godibile anche se il livello linguistico può apparire ostico. Un classico da leggere (e da usare a scuola)

    ha scritto il 

  • 5

    Scoprire l'altro è solo uno dei modi per scoprire se stessi: e l'uomo moderno inizia a prendere davvero coscienza di sé con l'incontro del diverso. Tzvetan Todorov ha una prosa sincera, limpida: ...continua

    Scoprire l'altro è solo uno dei modi per scoprire se stessi: e l'uomo moderno inizia a prendere davvero coscienza di sé con l'incontro del diverso. Tzvetan Todorov ha una prosa sincera, limpida: credo che sia il suo modo di ricordarci che siamo umani, siamo tutti umani, al di là di ogni tempo e di ogni spazio e di ogni diversità. Che facciamo paura, che siamo malvagi e che ci sono tantissime storie da raccontare su di noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Tzvetan Todorov è un artista della narrazione antropologica. In questo bellissimo libro accende i riflettori su una fase storica fondamentale per lo sviluppo delle società umane: l'incontro-scontro ...continua

    Tzvetan Todorov è un artista della narrazione antropologica. In questo bellissimo libro accende i riflettori su una fase storica fondamentale per lo sviluppo delle società umane: l'incontro-scontro che avviene nel continente americano, nel secolo che segue al primo viaggio di Cristoforo Colombo, tra la gli indiani d'america e gli europei.

    ha scritto il 

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