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La coscienza di Zeno

By Italo Svevo

(135)

| Hardcover

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Book Description

Punto d'arrivo sveviano, La coscienza di Zeno, per il modo in cui riflette tutta la problematicità del reale, è considerata da molti critici un vero romanzo europeo che si ricollega alla grande tradizione letteraria mitteleuropea, a un Musil, Roth, K Continue

Punto d'arrivo sveviano, La coscienza di Zeno, per il modo in cui riflette tutta la problematicità del reale, è considerata da molti critici un vero romanzo europeo che si ricollega alla grande tradizione letteraria mitteleuropea, a un Musil, Roth, Kafka; altri, per la materia della narrazione e l'atteggiamento di un'acuta introspezione psicoanalitica, l'avvicinano alle opere di un Proust o di un Joyce.

"La vita stessa è malattia".

"...non si può cogliere alcun ritratto dell'animo umano che sotto il segno dell'ironia..."

903 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Sulla soglia dei sessant’anni, Zeno Cosini si rivolge al Dottor S. per sottoporsi ad un trattamento psicoanalitico che lo aiuti a guarire dalla malattia che lo affligge da tutta una vita: l’inettitudine. Intraprende allora un viaggio a ritroso, che l ...(continue)

    Sulla soglia dei sessant’anni, Zeno Cosini si rivolge al Dottor S. per sottoporsi ad un trattamento psicoanalitico che lo aiuti a guarire dalla malattia che lo affligge da tutta una vita: l’inettitudine. Intraprende allora un viaggio a ritroso, che lo porta ad evocare sulle pagine di un diario gli episodi più salienti della propria vita, dal proposito mai realizzato di smettere di fumare al matrimonio con una donna mai desiderata prima, dall’amicizia col suo peggior nemico agli investimenti in borsa che aveva sempre giudicato azzardati. Ne vien fuori il ritratto di un uomo incapace di vivere e di integrarsi nel suo mondo, abbandonato in balia degli eventi e delle circostanze. Ma l’atteggiamento di Zeno nei confronti della sua nevrosi è ambiguo: a tratti la condanna, a tratti se ne compiace, crogiolandosi nei suoi vizi e giustificandoli con menzogne e distorsioni dei fatti. Ha imparato a conoscersi e ad accettare la sua sorte di inetto: è indulgente con se stesso, analizza con ironia i propri pensieri e comportamenti, vive con distacco da sé e dai problemi reali. È questa la coscienza di Zeno, la sua consapevolezza di malattia. Ma sarà davvero lui ad esser malato in mezzo ai sani? o la sua malattia non sarà, piuttosto, l'inevitabile prodotto di un’umanità malata in un secolo malato?
    La coscienza di Zeno muove una critica risoluta alla terapia psicoanalitica di Freud, che in quegli anni cominciava ad affermarsi. La vita "normale" della società borghese si fonda su meccanismi distorti e alienanti che rifiutano le leggi di natura, costringe l’uomo a piegarsi alle convenzioni, estirpando i suoi desideri più naturali e reprimendo i suoi impulsi vitali. La malattia è perciò positiva: impedisce di adattarsi alla grigia e banale quotidianità senza porsi interrogativi e senza avvertire alcuno scontento. Il malato, invece, non è un essere inferiore o difettoso: è semplicemente consapevole della malattia insita in se stesso e nella società, non se ne rassegna e resiste all’ipocrisia del mondo circostante, opponendovi la sua nevrosi.
    Svevo, perciò, considera la malattia come una ricchezza che la scienza e la medicina, con l’illusorio miraggio della guarigione, vorrebbero sottrarre all’uomo, snaturando la vita. Guarire non si può e anzi non si deve: "perché voler curare la nostra malattia? Davvero dobbiamo togliere all’umanità quello ch’essa ha di meglio?" (da una lettera di Svevo a Valerio Jahier).

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    coccinellaviola said on Oct 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Fu uno dei pochi che mi rifiutai di finire a leggere, siamo ai tempi del liceo, dovetti scaricare la scheda dal mitico studenti.it. Ora mi è venuta voglia di leggerlo e infatti il libro ora mi è piacuto.
    Un classico.

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    matz said on Oct 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Vedere la mia infanzia? Più di dieci lustri me ne separano e i miei occhi presbiti forse potrebbero arrivarci se la luce che ancora ne riverbera non fosse tagliata da ostacoli d’ogni genere, vere alte montagne: i miei anni e qualche mia ora.

    Un est ...(continue)

    Vedere la mia infanzia? Più di dieci lustri me ne separano e i miei occhi presbiti forse potrebbero arrivarci se la luce che ancora ne riverbera non fosse tagliata da ostacoli d’ogni genere, vere alte montagne: i miei anni e qualche mia ora.

    Un estratto dal libro:
    http://bookmorning.com/2014/02/24/la-coscienza-di-zeno-…

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    Book Morning said on Sep 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Consigliato

    "Perchè è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente."

    Penso che questa frase riassuma bene l'essenza di questo libro e del suo protagonista, Zeno Cosini, una delle figure più interessanti della nostra letteratura. I ...(continue)

    "Perchè è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente."

    Penso che questa frase riassuma bene l'essenza di questo libro e del suo protagonista, Zeno Cosini, una delle figure più interessanti della nostra letteratura. Ironico ma estremamente profondo, uno dei libri che ho più amato. Da leggere.

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    JustBreathe said on Sep 24, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Stanchi di bestseller americani spazzatura? Stanchi di scrittori italiani contemporanei tanto celebrati quanto più inconsistenti? Leggete o rileggete questo divertente ed intelligente romanzo, con un finale imprevedibile, attualissimo ed incredibilme ...(continue)

    Stanchi di bestseller americani spazzatura? Stanchi di scrittori italiani contemporanei tanto celebrati quanto più inconsistenti? Leggete o rileggete questo divertente ed intelligente romanzo, con un finale imprevedibile, attualissimo ed incredibilmente profetico.

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    Olga said on Sep 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    In un'ipotetica classifica dei migliori personaggi della letteratura italiana, Zeno Cosini occuperebbe sicuramente uno dei primi tre posti. Più scaltro che intelligente, meschino e cialtrone ma più a parole che nei fatti, ingenuo ma all'occorrenza (c ...(continue)

    In un'ipotetica classifica dei migliori personaggi della letteratura italiana, Zeno Cosini occuperebbe sicuramente uno dei primi tre posti. Più scaltro che intelligente, meschino e cialtrone ma più a parole che nei fatti, ingenuo ma all'occorrenza (cioè spesso e volentieri) gran bugiardo, sognatore ma anche molto concreto e soprattutto gran paraculo, con la verve e lo slancio con cui getta sistematicamente cuore e polmoni oltre l'ostacolo batte il tempo e fa risuonare come una cassa armonica un romanzo straordinario, uno dei punti più alti della nostra letteratura che ha influenzato direttamente o indirettamente tutti gli autori successivi, rimanendo per parecchi versi insuperato.

    "La Coscienza di Zeno" è infatti un'opera di narrativa incredibilmente originale, dallo stile moderno, rapido e brillante soprattutto nell'approccio perché mai prima di allora una storia era stata presentata da un punto di vista così intimo: addirittura dalla testa del protagonista che spiega ogni sua decisione, ogni suo processo mentale, ogni sua tentazione e ogni suo lapsus.

    Quella che ne viene fuori è la classica Opera da leggere e rileggere più e più volte perché ad ogni giro offre qualcosa di diverso. Per fare un esempio, la prima volta che lo lessi, in quinta superiore, rimasi profondamente affascinato dalla figura di Ada, questa bellezza lontana, inavvicinabile, inattaccabile. Ritrovata oggi invece mi è apparsa come una gran rompiscatole, fredda, egoista e priva di senso dell'umorismo con cui non avrei mai trovato nulla in comune.

    Analogamente Zeno che al diciassettenne che ero all'epoca apparve un po' tocco, oggi a quel quarantenne e rotti che son diventato risulta molto più vicino e comprensibile, senza dubbio il migliore in campo anche se è Guido, prodigio di ambiguità, in perenne bilico tra melodrammatico e grottesco tenuto in equilibrio dal lavoro in sottrazione fatto dall'autore, il vero motore dei due principali punti di svolta della vicenda e di tutta la fase mediana a cui imprime passo e direzione, lasciando al protagonista solo un gioco di risposta.

    Per il resto la storia tiene benissimo fin quasi verso la fine, quando il filone principale si esaurisce ed il protagonista si ritrova a tirare le fila e un bilancio anche spirituale della propria esistenza, ma la profezia apocalittica che chiude il racconto, trent'anni prima dell'invenzione della bomba atomica, ridesta di un colpo l'attenzione del lettore.

    Per tirare i conti della serva, cinque stelline alla vicenda, cinque allo stile, cinque ai personaggi, cinque al ritmo. Che chiedere di più?

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    Albertozeta said on Aug 23, 2014 | Add your feedback

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