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La coscienza di Zeno

Di

Editore: Barbera

3.9
(14119)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 425 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Spagnolo , Chi tradizionale , Inglese , Tedesco , Francese , Olandese , Catalano , Ceco

Isbn-10: 8878990779 | Isbn-13: 9788878990777 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Magda Indiveri

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , CD audio , Copertina morbida e spillati , Cofanetto , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 0

    Una vita a noi sconosciuta...

    Il romanzo presenta una struttura narrativa interessante, tuttavia lo spezzettamento in compartimenti stagno dei capitoli, crea una certa ritrosia nel poterne gustare a pieno la potenziale bellezza. ...continua

    Il romanzo presenta una struttura narrativa interessante, tuttavia lo spezzettamento in compartimenti stagno dei capitoli, crea una certa ritrosia nel poterne gustare a pieno la potenziale bellezza. Poche volte in vita mia mi sono dimenticato il nome di un personaggio presente nella storia mentre la stavo leggendo, ma senz'altro non è colpa del Copler.

    ha scritto il 

  • 5

    Lo lessi la prima volta proprio l'anno della maturità e fu per tanti motivi una sorta di lettura-passaporto. Lo è, in effetti. E’ un romanzo che a suo tempo contribuì a sdoganare e a dare ...continua

    Lo lessi la prima volta proprio l'anno della maturità e fu per tanti motivi una sorta di lettura-passaporto. Lo è, in effetti. E’ un romanzo che a suo tempo contribuì a sdoganare e a dare diritto e dignità di cittadinanza interiore, prim’ancora che letteraria, a tutto uno scenario e a un dialogo mentali di cui, nella solitudine, nell’ignoranza pre-freudiana e specie nell'adolescenza, invece ci si vergognava. Come di una anomalia individuale, come una malattia, appunto; quella a cui Zeno si ribella fino a negarla, fino a preferirne e cercarne invano una “vera”, “reale”.

    E’ il romanzo che più aiuta a capire il ruolo di svolta e di rottura e di sprovincializzazione che Svevo ha avuto nella storia del nostro Novecento letterario. Ebbe il merito di mettere in forma diretta e in primo piano non solo la vecchia dialettica tra il vivere e il guardarsi vivere, ma anche quella nuova tra letteratura e psicanalisi, tra scrittura e terapia. Mi piacque perché (ri)affermava il ruolo che la verbalizzazione e il “pensare lungo” attraverso la scrittura ha nei percorsi di crescita e di scoperta di sé.

    L'ho riletto adesso, con più leggerezza e meno patemi di allora. A consuntivo pensavo che proprio per questo me lo sono goduto di più. Come il gran romanzo che è. Privilegi dell’età, certo. C’entra però anche il fatto che fin dall’inizio ho avuto il curioso pensiero che in un film fatto su questa sceneggiatura, Zeno Cosini per me poteva essere solo Woody Allen. E l’ho visto muoversi per tutto il libro sotto quella suggestione. A lettura finita, parlandone e googlando, ho scoperto di non essere né il solo né il primo ad aver fatto questo tipo di lettura e di accostamento. Esiste persino un copione teatrale messo in scena una decina d’anni fa, pensando proprio a Zeno come un personaggio alla Woody Allen. D’altronde, la comune matrice culturale, ebraico-occidentale, è evidente non solo in certi temi (penso a quello della colpa e del rapporto col padre) ma soprattutto in certi moduli umoristici.

    Al di là degli accostamenti più o meno suggestivi e arbitrari (qualcun altro, ho visto, ha pensato a Charlot; altri addirittura a Charlie Brown), è una chiave, quella umoristica appunto, che, alla rilettura, mi è sembrata molto più importante che alla prima.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando il suo paziente interrompe senza motivo il trattamento psicoanalitico intrapreso, il Dottor S. decide di vendicarsi rendendo pubbliche le memorie che gli aveva consigliato di scrivere ai fini ...continua

    Quando il suo paziente interrompe senza motivo il trattamento psicoanalitico intrapreso, il Dottor S. decide di vendicarsi rendendo pubbliche le memorie che gli aveva consigliato di scrivere ai fini della cura. La coscienza di Zeno è dunque un viaggio a ritroso, in cui Zeno Cosini rievoca nelle pagine di un diario gli episodi più salienti della propria vita, dal proposito costantemente fallito di smettere di fumare al matrimonio con una donna mai desiderata prima, dall’amicizia col suo peggior nemico agli investimenti in borsa che aveva sempre giudicato azzardati. Ne vien fuori il ritratto del perfetto inetto, un uomo incapace di vivere appieno la propria vita, abbandonato in balia degli eventi. Capitolo dopo capitolo, però, si percepisce sempre più chiaramente l'ambiguità dell’atteggiamento di Zeno nei confronti di questa sua inettitudine: a momenti la condanna, a momenti se ne compiace, crogiolandosi nei suoi vizi e giustificandoli con la menzogna. Insomma, negli anni ha imparato a conoscersi e ad accettare con ironia e distacco la propria sorte di inetto. Ed è proprio questa consapevolezza (o coscienza) di malattia che gli ha aperto gli occhi sulla realtà che lo circonda: la vita dei cosiddetti sani si fonda su meccanismi alienanti, che costringono l’uomo a piegarsi ad ipocrisie e convenzionalismi, reprimendone gli impulsi più naturali. Ecco che allora la malattia acquista un potere salvifico, impedendo all'uomo di rassegnarsi al grigiore della quotidianità senza porsi interrogativi ed avvertire scontento. Guarire non si può e anzi non si deve, secondo Svevo: "perché voler curare la nostra malattia? Davvero dobbiamo togliere all’umanità quello ch’essa ha di meglio?" (da una lettera a Valerio Jahier).

    ha scritto il 

  • 0

    Fu uno dei pochi che mi rifiutai di finire a leggere, siamo ai tempi del liceo, dovetti scaricare la scheda dal mitico studenti.it. Ora mi è venuta voglia di leggerlo e infatti il libro ora mi è ...continua

    Fu uno dei pochi che mi rifiutai di finire a leggere, siamo ai tempi del liceo, dovetti scaricare la scheda dal mitico studenti.it. Ora mi è venuta voglia di leggerlo e infatti il libro ora mi è piacuto. Un classico.

    ha scritto il 

  • 5

    Vedere la mia infanzia? Più di dieci lustri me ne separano e i miei occhi presbiti forse potrebbero arrivarci se la luce che ancora ne riverbera non fosse tagliata da ostacoli d’ogni genere, vere ...continua

    Vedere la mia infanzia? Più di dieci lustri me ne separano e i miei occhi presbiti forse potrebbero arrivarci se la luce che ancora ne riverbera non fosse tagliata da ostacoli d’ogni genere, vere alte montagne: i miei anni e qualche mia ora.

    Un estratto dal libro: http://bookmorning.com/2014/02/24/la-coscienza-di-zeno-di-italo-svevo/

    ha scritto il 

  • 5

    Consigliato

    "Perchè è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente."

    Penso che questa frase riassuma bene l'essenza di questo libro e del suo protagonista, Zeno Cosini, una delle ...continua

    "Perchè è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente."

    Penso che questa frase riassuma bene l'essenza di questo libro e del suo protagonista, Zeno Cosini, una delle figure più interessanti della nostra letteratura. Ironico ma estremamente profondo, uno dei libri che ho più amato. Da leggere.

    ha scritto il 

  • 5

    Stanchi di bestseller americani spazzatura? Stanchi di scrittori italiani contemporanei tanto celebrati quanto più inconsistenti? Leggete o rileggete questo divertente ed intelligente romanzo, con ...continua

    Stanchi di bestseller americani spazzatura? Stanchi di scrittori italiani contemporanei tanto celebrati quanto più inconsistenti? Leggete o rileggete questo divertente ed intelligente romanzo, con un finale imprevedibile, attualissimo ed incredibilmente profetico.

    ha scritto il 

  • 5

    In un'ipotetica classifica dei migliori personaggi della letteratura italiana, Zeno Cosini occuperebbe sicuramente uno dei primi tre posti. Più scaltro che intelligente, meschino e cialtrone ma più ...continua

    In un'ipotetica classifica dei migliori personaggi della letteratura italiana, Zeno Cosini occuperebbe sicuramente uno dei primi tre posti. Più scaltro che intelligente, meschino e cialtrone ma più a parole che nei fatti, ingenuo ma all'occorrenza (cioè spesso e volentieri) gran bugiardo, sognatore ma anche molto concreto e soprattutto gran paraculo, con la verve e lo slancio con cui getta sistematicamente cuore e polmoni oltre l'ostacolo batte il tempo e fa risuonare come una cassa armonica un romanzo straordinario, uno dei punti più alti della nostra letteratura che ha influenzato direttamente o indirettamente tutti gli autori successivi, rimanendo per parecchi versi insuperato.

    "La Coscienza di Zeno" è infatti un'opera di narrativa incredibilmente originale, dallo stile moderno, rapido e brillante soprattutto nell'approccio perché mai prima di allora una storia era stata presentata da un punto di vista così intimo: addirittura dalla testa del protagonista che spiega ogni sua decisione, ogni suo processo mentale, ogni sua tentazione e ogni suo lapsus.

    Quella che ne viene fuori è la classica Opera da leggere e rileggere più e più volte perché ad ogni giro offre qualcosa di diverso. Per fare un esempio, la prima volta che lo lessi, in quinta superiore, rimasi profondamente affascinato dalla figura di Ada, questa bellezza lontana, inavvicinabile, inattaccabile. Ritrovata oggi invece mi è apparsa come una gran rompiscatole, fredda, egoista e priva di senso dell'umorismo con cui non avrei mai trovato nulla in comune.

    Analogamente Zeno che al diciassettenne che ero all'epoca apparve un po' tocco, oggi a quel quarantenne e rotti che son diventato risulta molto più vicino e comprensibile, senza dubbio il migliore in campo anche se è Guido, prodigio di ambiguità, in perenne bilico tra melodrammatico e grottesco tenuto in equilibrio dal lavoro in sottrazione fatto dall'autore, il vero motore dei due principali punti di svolta della vicenda e di tutta la fase mediana a cui imprime passo e direzione, lasciando al protagonista solo un gioco di risposta.

    Per il resto la storia tiene benissimo fin quasi verso la fine, quando il filone principale si esaurisce ed il protagonista si ritrova a tirare le fila e un bilancio anche spirituale della propria esistenza, ma la profezia apocalittica che chiude il racconto, trent'anni prima dell'invenzione della bomba atomica, ridesta di un colpo l'attenzione del lettore.

    Per tirare i conti della serva, cinque stelline alla vicenda, cinque allo stile, cinque ai personaggi, cinque al ritmo. Che chiedere di più?

    ha scritto il 

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