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La cugina Betta

Di

Editore: Rizzoli (BUR 646-650)

4.0
(524)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 467 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: A000059712 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ugo Dettore

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Art, Architecture & Photography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 3

    Trama articolatissima, colpi di scena a gogo', e una zitella lorenese impavida e lottatrice, selvaggia ma calcolatrice, che scivola fra le pieghe del libro in una sorta di "vedo non vedo" ma che è la vera eminenza grigia di questo romanzo abitatissimo: cosa chiedere di più ad un feuilleton ottoc ...continua

    Trama articolatissima, colpi di scena a gogo', e una zitella lorenese impavida e lottatrice, selvaggia ma calcolatrice, che scivola fra le pieghe del libro in una sorta di "vedo non vedo" ma che è la vera eminenza grigia di questo romanzo abitatissimo: cosa chiedere di più ad un feuilleton ottocentesco? Non penso proprio che Balzac abbia mai detto né pensato "Lisbeth Fisher c'est moi" perché oltretutto l'ho frequentato poco e mai mi azzarderei a fare illazioni indebite su chi non conosco bene, però...la sua prosa realistica e icastica, mi è parsa animata fin dalle prime pagine da uno spirito rude, aspro e greve che ben si accompagna all'indole della sua "antieroina".
    Il libro pigia a tavoletta sul connubio fra sesso e denaro, e potrebbe benissimo essere considerato un esempio assai esplicativo della prima parte della "Ragazza dagli occhi d'oro": quella lunga tirata sui vizi di Parigi che l'incipit ci riassume: "Uno degli spettacoli più spaventosi che esistano sulla faccia della terra è senza dubbio l'aspetto dei parigini, gente smunta, gialla, terrea, orribile. Che cos'è Parigi se non un vasto campo scosso senza tregua da una tempesta di interessi, sotto cui turbina una messe di uomini che la morte falcia più che in qualsiasi altro luogo della terra e che rinasce sempre più fitta? I loro visi tesi e contratti sprigionano da tutti i pori lo spirito, i desideri, i veleni che riempiono i loro cervelli; non son visi quelli, ma maschere: maschere di debolezza, di forza, di miseria, di gioia e di ipocrisia, estenuate e segnate dal marchio indelebile di un'ansiosa avidità. Che voglion dunque essi: oro o piacere!"
    Naturalmente il primo riferimento letterario occorsomi alla mente durante la lettura è stato il posteriore "Nanà" di Zola : i temi infatti sono ancora una volta oro e piacere, seppure esplicitati in un iperdescrittivismo naturalistico unito ad un iperparodismo che me lo hanno reso assai meno fruibile e palatabile della "Cuisine".
    Non voglio dire con questo che in quest'ultimo l'elemento ironico e farsesco non facciano il bello e il cattivo tempo, basta fare una "carrellata" sul cast dei personaggi per rendersene conto!
    A partire dal barone Hulot, attempato e impenitente dongiovanni che dissipa il patrimonio familiare, provoca suicidi e crea scandali nazionali pur di correr dietro a disincantate fanciulle dalla bellezza rapinosa, o al suo rivale e "compagno di merende" Crevel: autocompiaciuto villan rifatto, dedito al libertinaggio ma con il braccino un po' più corto. I due hanno molto a che fare con La bella Marneffe, figlia illegittima e diseredata di un illustre maresciallo napoleonico, maestra in arti seduttive e grande accumulatrice di rendite e vitalizi con tanto di marito scioperato e vizioso a carico. Questo, impiegato di Hulot, è pronto a tuffarsi nelle più losche trame pur di ottenere una promozione. Ma il quadro non sarebbe completo senza citare i "virtuosi" (ebbene si, in questo girone infernale c'è posto anche per loro!). Il fratello del barone "in primis": altro ex maresciallo dell'armata napoleonica: soldato eroico un tempo, e adesso disposto a tutto pur di salvare l'onore familiare, e poi Adeline la fulgida consorte un tempo amata del dissipato Hulot, che da decenni soffre i tradimenti del coniuge donanandogli in cambio comprensione e indefettibile lealtà. Adeline innalza ad ogni piè sospinto il vessillo della propria virtù e sofferenza, crea da ciò un ruolo preciso, corroborato da reiterate preghiere all'Altissimo e da grandiosi attacchi di convulsioni isteriche quando l'emergenza lo richiede. Con questa ostentazione crede di essersi forgiata uno scudo; evidente che sotto sotto covi la fiducia nel fatto di essere, per il marito, nonostante tutto, su di un piedistallo intangibile dalle varie Josepha o Marneffe. Ma se questa illusione estrema crollasse?
    In questo inferno parigino dominato da mammona e da subitanei capricci gonadotropinici, non c'è posto per la virtù, e i personaggi che ne parrebbero depositari, appaiono alla fine solo come incolori macchiette, esseri privi di buon senso e totalmente fuori da L'ésprit du temp", se non proprio e non anche come "sepolcri imbiancati" disposti ad abiurare dalla retta via "pro domo sua". E di questo la nostra offesa Bette ne è perfettamente consapevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Non riesco a resistere a Balzac. E' come un pacchetto di patatine, una pagina tira l'altra e così me lo sono divorato in un attimo, praticamente un fine settimana. Spassoso, ironico, descrittivo, vezzoso, molto attento alle mode, mi piace anche il lieto fine perchè no.

    ha scritto il 

  • 5

    Perdersi un giorno a Parigi nel VII arrondissement

    Lettura spassosissima.
    Scrittura molto prodiga e generosa, che non lascia nulla in sospeso, che descrive, commenta, ironizza, in un frequente rimando ad opere di altri autori (Molière, Diderot quelli che ricordo). La presenza di Balzac si percepisce quasi fisicamente... a me è pure sembrato ...continua

    Lettura spassosissima.
    Scrittura molto prodiga e generosa, che non lascia nulla in sospeso, che descrive, commenta, ironizza, in un frequente rimando ad opere di altri autori (Molière, Diderot quelli che ricordo). La presenza di Balzac si percepisce quasi fisicamente... a me è pure sembrato di vederlo, mentre commentava la commedia dei suoi personaggi: una versione più godereccia dei ritratti del conte di Cavour! Di certo Monsieur Balzac gli ambienti della Parigi borghese della metà ‘800 li conosceva bene, così bene da realizzarne un quadro a tinte forti, in cui nulla viene risparmiato: il senso del pudore, il valore dei vincoli familiari, l’ambizione sfrenata, la finzione schietta che vincola alcune relazioni. Pertanto, malgrado l’intenzione di rappresentarli come un mondo senza regole e senza possibilità alcuna di redenzione, si percepisce nella lettura una certa empatia con le creature che vi circolavano. La cugina Bette è sì un personaggio importante del romanzo, ma lascia molto spazio ad altri personaggi ugualmente centrali nel progetto di commedia umana che aveva in mente Balzac. Spiccano nella narrazione Parigi, con i continui riferimenti alle sue vie e ad alcuni suoi luoghi storici, la bellezza di alcuni ritratti femminili molto ben tratteggiati e il curioso e interessante punto di vista dell’autore sulle relazioni uomo-donna.

    ha scritto il 

  • 4

    La cugina Bette

    Un bell'affresco di Parigi e dell'animo umano, senza età. In dei momenti l'ho trovato quasi pedante e moralista, ma questo non toglie l'efferatezza con cui balzac distrugge tutte le speranze di un happy end del lettore. Un libro garbato nel suo cinismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Tempi

    Ne scrivo, pur essendo ancora alle prime cento pagine, anche se di recensione non si tratta ma di "impressioni" mie: non avevo mai letto nulla di Balzac come di altri autori classici. Me lo sto gustando. Alla grande.
    E non poco contribuisce il fatto che, da subito, sono stata scaraventata i ...continua

    Ne scrivo, pur essendo ancora alle prime cento pagine, anche se di recensione non si tratta ma di "impressioni" mie: non avevo mai letto nulla di Balzac come di altri autori classici. Me lo sto gustando. Alla grande.
    E non poco contribuisce il fatto che, da subito, sono stata scaraventata indietro nel tempo a quando, a 10 anni, rimanevo per ore con il naso fra le pagine di quelli che erano i classici dell'infanzia della mia generazione, letti e riletti, libri di mio fratello assai più grande di me, libri delle biblioteche di classe e così come allora questa Parigi, questi personaggi e i loro pensieri atteggiamenti vicende mi sembrano contemporanei. A più tardi il resto.
    Finito. Da leggere assolutamente ed anche da rileggere. Sicuramente.

    ha scritto il 

  • 5

    Invidia, lussuria ed arrivismo si uniscono a creare questo magistrale feuilleton, questo drammone della vendetta dove non esiste felicità, se non momentanea. Un po' come nella vita.


    E senza grazia la donna non esiste, a Parigi. La capigliatura nera, i begli occhi duri, la severità delle ...continua

    Invidia, lussuria ed arrivismo si uniscono a creare questo magistrale feuilleton, questo drammone della vendetta dove non esiste felicità, se non momentanea. Un po' come nella vita.

    E senza grazia la donna non esiste, a Parigi. La capigliatura nera, i begli occhi duri, la severità delle linee del volto, l'aridità calabrese del colorito facevano della cugina Bette una figura di Giotto, da cui una vera parigina avrebbe tratto profitto. Il suo strano abbigliamento, invece, la faceva spesso assomigliare alle scimmie vestite da donna, che si portano in giro gli spazzacamini. (pag. 45)

    ...Valérie ebbe uno sguardo che filtrò tra le sue lunghe ciglia come passa il lampo del cannone fra il proprio fumo. (pag. 227)

    ha scritto il 

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