La cupola di Brunelleschi

La nascita avventurosa di un prodigio dell'architettura e del genio che la ideò

Di

Editore: Rizzoli

3.9
(82)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 300 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817868108 | Isbn-13: 9788817868105 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Tacchetti

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Ross King racconta l'avvincente costruzione della cupola, intrecciando allevicende del brillante e ombroso Brunelleschi, orgoglioso delle sue invenzionie ossessionato dalle macchinazioni dei rivali, la narrazione degli eventi -guerre, epidemie, lotte politiche - e dei fenomeni che segnarono la storiadella Firenze rinascimentale e la vita quotidiana dei muratori e degliartigiani che dal 1420 al 1436 lavorarono sospesi a decine di metri d'altezza.
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  • 3

    Piacevole sorpresa questo saggio che appassiona dalla prima all'ultima pagina, sia per la tecnica della costruzione della Cupola sia per il profilo umano di Brunelleschi.
    Anche se non capisco nulla di ...continua

    Piacevole sorpresa questo saggio che appassiona dalla prima all'ultima pagina, sia per la tecnica della costruzione della Cupola sia per il profilo umano di Brunelleschi.
    Anche se non capisco nulla di architettura Ross riesce a spiegare benissimo le difficoltà incontrate per realizzare la Cupola che è unica al mondo e che ha fatto fare centinaia di supposizioni e studi per capire come una volta di questa struttura potesse reggersi senza le famose "centine" di legno utilizzare per tenere la volta.
    Non entrerò in dettagli tecnici, Ross lo fa meglio di chiunque altro ed è anche alla portata di chiunque, ma vi assicuro che è più affascinante di quanto non si pensi.
    Lo stesso Michelangelo tentò di fare la cupola di San Pietro su questo modello ma non gli riuscì! Da chi e come Brunelleschi abbia avuto l'ispirazione non si sa con certezza, forse il Panteon di Roma, forse le tecniche di costruzioni orientali, o forse semplicemente il suo talento geniale.
    Il carattere del Brunelleschi e le sue vicissitudini personali sono molto interessanti, uomo ombroso e schivo, non scriveva nulla se non in codice nel timore che qualcuno brevettasse al suo posto qualche invenzione, e durante la sua vita ne fece diverse, non sempre di successo, ma comunque geniali.
    Era un uomo che amava le burla e gli scherzi pesanti, famoso è l'episodio che lo vede mettere su una messinscena per far credere ad un uomo di esser diventato un'altra persona. Con Brunelleschi nasce il Rinascimento fiorentino, e a lui si deve l'invenzione della prospettiva a punto unico di fuga, ma non era solo architetto, era scultore e orafo, e Firenze è piena di sue opere fra le più belle al mondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Buon libro, l'autore integra l'aspetto tecnico della costruzione della cupola di Santa Maria del fiore con interessanti fatti storici e curiosità sul grande architetto che la costruì.

    ha scritto il 

  • 3

    Deve interessare l'argomento e richiede un minimo di conoscenze fisiche/ingegneristiche. In questo caso, non essendo io un architetto, me lo sono goduto. A metà tra il trattato e il racconto, a metà t ...continua

    Deve interessare l'argomento e richiede un minimo di conoscenze fisiche/ingegneristiche. In questo caso, non essendo io un architetto, me lo sono goduto. A metà tra il trattato e il racconto, a metà tra lo storico e l'aneddottico. Finito in pochi giorni. Sicuramente mancano illustrazioni. La traduzione secondo me zoppica qui e là.

    ha scritto il 

  • 3

    Ser Filippo Brunelleschi e il Mostro di Firenze

    Fascicolo di 300 pagine scarse e d'impianto piuttosto easy, scritto dal dottor Ross King, un romanziere canadese avvezzo all'Italia e al suo fascino rinascimentale. Dopo i successi di Domino, feuillet ...continua

    Fascicolo di 300 pagine scarse e d'impianto piuttosto easy, scritto dal dottor Ross King, un romanziere canadese avvezzo all'Italia e al suo fascino rinascimentale. Dopo i successi di Domino, feuilleton sulla Londra vittoriana pieno di amori e d'intrighi, e dello scavo psicologico de Il papa e il suo pittore, incentrato sul menage artistico Michelangelo versus Giulio II, qui il buon King decide di affrontare un'altra scalata al vertice... forse una delle cento imprese architettoniche più importanti al mondo - ma che dico delle cento, delle dieci! - l'opera che ha chiuso il secolare cantiere di Santa Maria del Fiore (chissà quanto ci avranno mangiato sopra i quartiermastri eh eh eh): la cupola del Duomo di Firenze, "tanto enorme da ergersi sopra i cieli, abbastanza grande da fare ombra all'intera popolazione della Toscana" (Bernardo di Chiaravalle).
    Il Dome.
    E così, descrivendo una Firenze quattrocentesca con i campi di grano che cresceva e cresceva sempre più bello all'interno delle mura cittadine, gli Umiliati a lucrare sull'industria della lana, le balle tinte e poi lavate nell'Arno, i giganteschi "nidi d'uccello" creati dalle impalcature di vimini e le pedane di legno dei muratori, le nuvole di nerofumo che saliva dalle fucine e tutto quello che può fare folklore e anche un po' di Assassin's Creed 2, il dottor King inserisce gli unici dati certi trasmessi dai biografi (quelli veri): il viaggio di Brunelleschi nella "squallida" Roma del tempo, affiancato da un adolescente di belle speranze di nome Donatello; la sfida all'ultimo sangue con l'orafo Ghiberti, le loro due metope quadrilobe mistilinee, così belle e così diverse, ammesse al concorso per la seconda porta del Battistero di San Giovanni (perse Brunelleschi... e a ragione!); i continui bisticci con gli uffitiales cupulae al soldo dell'Opera del Duomo che consideravano il progetto eadificatorio di Filippo "oscuro et tenebroso".
    Ahinoi in tutto questo baillame non molto è lasciato al soggetto stesso del trattato, ovvero alla doppia cupola, alle sue caratteristiche tecniche; quasi che la materia del contendere risultasse o troppo conosciuta, o troppo noiosa.
    Si accenna ai disegni del Taccola, l’autore dello splendido trattato De machinis, agli argani a velocità variabile e alla rota magna, s’illustra il tutto con qualche schema che sembra editato con un programmino tipo Paint, ma è come stendere un velo sul mistero per non sollevarlo più. Come potevano reggersi queste due cupole, una dentro l’altra e non ancora completamente archivoltate? Come ha fatto quel geniaccio di Brunelleschi a compiere il miracolo e... scusate la mia trivialità... a non farsela sotto dalla paura durante la complessa, rischiosa esecuzione?

    Alla fine, di tutto il libro, il capitolo che più mi ha garbato è stato il 13mo, ovvero Il mostro dell'Arno, sia perché del "mostro" non ne sapevo nulla, sia perché è scritto con il giusto tono mistery.
    Come credo tutti abbiano avuto modo di vedere almeno una volta nella vita (dal Congo alle Ande, dal Texas alla Terra del Fuoco), la cupola esterna del Duomo di Firenze è rivestita di tegole in cotto; ogni singola vela è un petalo rosso che si alza fino alla lanterna. Le otto vele sono strette da altrettanti costoloni che salgono dal tamburo ottagonale come zampe di ragno e che si chiudono sulla sommità come una corona. Ebbene, a differenza delle vele, gli otto costoloni sono stati ricavati dalla roccia metamorfica più pregiata che esista in Italia, il fragile e purissimo "bianchi marmi" di Carrara.
    Per adeguarsi al progetto di Ser Filippo Brunelleschi nel 1425 l'Opera del Duomo dovette ordinarne ben 560 tonnellate, da consegnare in varie tranche e nei successivi anni di tribolazione. Ora essendo le cave di Carrara ubicate in un altro Stato e a circa 100 chilometri a nord ovest di Firenze, ogni volta il marmo doveva compiere un notevole giro dell’oca: via terra, via mare, e via fiume. Il minerale preparato e sbozzato in cava (in modo da mondare gli scarti e da alleggerirlo il più possibile) giungeva nella città di Carrara su dei carri appositi, dopodiché, una volta pagate le imposte d'esportazione, era trasportato lungo la costa flagellata dalla malaria. I blocchi che arrivavano integri all'antico porto romani di Luni erano fatti scivolare attraverso la spiaggia su tronchi di legno, caricati con delle gru su imbarcazioni mercantili e condotti per 21 miglia marine (circa 40 chilometri) attraverso le acque del mar ligure.
    Giunte a questa fase del viaggio, non privo di neri perigli, "le barche entravano nella foce dell'Arno, lungo il quale, attraverso secche e bassifondi sabbiosi, il carico giungeva fino a Firenze". Allora, per risparmiare le pagliuzze e sfruttare i poveracci, l'Opera del Duomo cooptava la popolazione, soprattutto i pescatori e i renaiuoli (i raccoglitori di sabbia), obbligata a prestare il proprio aiuto in segno di devozione alla città e al buon dio.

    Ecco, Ser Filippo Brunelleschi, preso dalla furia creativa e dal suo proverbiale puntiglio (che gli faceva progettare ogni singolo macchinario, ogni vite e ogni puleggia del suo dannato cantiere) ideò e fece costruire un ampio vascello piatto, detto spregiativamente il Badalone ma anche il Mostro, o l’Uccello d'acqua (Giovanni da Prato). Un cosone, un... come chiamarlo... vagone gigantesco da trainarsi con i buoi per le strade dissestate grazie all'applicazione di ruote di legno pieno, da varare poi in mare con il suo carico pregiato. Il trucco sarebbe stato quello di sostituire le ruote con dei barili vuoti come galleggianti, e di far rimorchiare il tutto a una flottiglia di barche a remi (sulle acque del mare) e a dei buoi legati e messi a tiro sulle sponde (lungo il fiume). La forma a zattera del Badalone avrebbe permesso al carico di superare le secche dell’Arno, mentre il suo carattere anfibio avrebbe dato più continuità al viaggio. La qual cosa, secondo i calcoli del Brunelleschi, avrebbe dovuto abbattere i costi del marmo da 7 lire e 10 soldi a tonnellata, a 4 lire e 14 soldi.
    Detto fatto, allora? Un altro successo per l'infallibile Brunelleschi?

    [Da qui in poi SPOILER da paura]

    Mica tanto.
    Il 1428 fu l’anno in cui venne completato il Badalone, ricevette i permessi delle varie città-Stato e fece il suo viaggio inaugurale carico di 100 tonnellate di marmo. Giunto in mare l’Uccello d’acqua si arenò a Empoli, a 40 chilometri circa da Pisa. A seguito di manovre inopportune affondò, portandosi dietro l’intero carico. Per un paio d’anni si cercò di recuperare il marmo, ma la cosa avrebbe richiesto nuove portentose macchine e visto che Ser Brunelleschi aveva finanziato da sé medesmo sia la costruzione del Badalone sia la spedizione… si sentì, come dire, un po’ sotto pressione. E rinunciò. Alla fine pagò di tasca sua tutti i danni e lasciò che se la sbrigassero gli Empoletani. L’impresa gli costò 1000 fiorini “l’equivalente di dieci anni di salario come capomastro e circa un terzo del suo reddito totale”. Ovvero un disastro assoluto.

    Eh... va beh dai Filippo, non te la prendere. Non tutte le cupole riescono al primo colpo!

    ha scritto il 

  • 3

    La Cupola di Brunelleschi

    Più che un romanzo è assimilabile a un semplice compendio di architettura rinascimentale; le descrizioni costruttive, i materiali usati e le tecniche d'avanguardia per quei tempi (il tutto si svolge t ...continua

    Più che un romanzo è assimilabile a un semplice compendio di architettura rinascimentale; le descrizioni costruttive, i materiali usati e le tecniche d'avanguardia per quei tempi (il tutto si svolge tra la seconda e la quarta decade del 1400)sono spesso, e argutamente, intervallate dagli accadimenti storici dell'epoca contornati da curiosi e divertenti aneddoti. La lettura è spesso difficile in quanto carente di schemi/disegni adeguati per apprendere, in maniera più approfondita, le varie fasi di costruzione della cattedrale (duomo) di Santa Maria del Fiore in Firenze a opera del Brunelleschi; particolare rilievo è, appunto, indirizzato alla messa in opera della Cupola per la quale il Brunelleschi riuscì, in maniera geniale, a distinguersi dagli altri architetti/capomastri del periodo. Una costruzione che appare come un qualcosa di magico, anche se lo stesso Brunelleschi mise in atto una specie di illusione nella realizzazione di tale maestosa costruzione.

    ha scritto il 

  • 4

    La storia della costruzione della cupola è molto curata e documentata. Si sente la mancanza di materiale illustrativo che renderebbe maggiormente comprensibile la tecnica di costruzione della cupola, ...continua

    La storia della costruzione della cupola è molto curata e documentata. Si sente la mancanza di materiale illustrativo che renderebbe maggiormente comprensibile la tecnica di costruzione della cupola, che, almeno per me profano, non risulta molto chiara.
    E' utile per comprendere il complesso sistema di relazioni, attività, studi, problemi, scontri politici, rivalità, gelosie, che si celano dietro l'edificazione delle grandi opere monumentali, caratteristica di quell'epoca.

    ha scritto il 

  • 5

    Buon testo.

    Un bel libro, peccato che l'edizione economica nn abbia disegni e foto più numerosi.
    In effetti capire tutti i passaggi tecnici non è facilissimo, servirebbero proprio.
    Detto questo, il libro è godibi ...continua

    Un bel libro, peccato che l'edizione economica nn abbia disegni e foto più numerosi.
    In effetti capire tutti i passaggi tecnici non è facilissimo, servirebbero proprio.
    Detto questo, il libro è godibile, scorrevole, ben scritto, fa parte di quella tradizione saggistica inglese che rende le cose comprensibili per tutti, e che personalmente amo.
    Libro per molti, ma nn per tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    Certo l'argomento un po' deve interessare, perchè si parla soprattutto di architettura, con tanto di linguaggio specifico e disegni esplicativi; la narrazione però non ne risulta appesantita, è scorre ...continua

    Certo l'argomento un po' deve interessare, perchè si parla soprattutto di architettura, con tanto di linguaggio specifico e disegni esplicativi; la narrazione però non ne risulta appesantita, è scorrevole e comprensibile anche ai profani (come me, per esempio).
    Si parla di macchinari,ideati dallo stesso Brunelleschi, per risolvere gli insormontabili problemi della costruzione di un'opera così ardita; di innovative soluzioni escogitate dalla sua genialità. Ma si parla anche di rivalità e gelosie fra artisti, grandezze e meschinità; di vita quotidiana nelle botteghe e nei cantieri mentre sorgevano opere meravigliose nella Firenze rinascimentale.
    Una bella e interessante lettura per sentirsi NELLA Storia.

    ha scritto il 

  • 4

    messer Filippo suvvìa.. codesta cupola regge o non regge?!

    il commento che avevo scritto si è perso grazie ai casini che sta facendo anobii in questi gg :(

    cmq è un bel libro
    richiede un po' di interesse per l'arte, la tecnica e la storia, ma è scritto in mod ...continua

    il commento che avevo scritto si è perso grazie ai casini che sta facendo anobii in questi gg :(

    cmq è un bel libro
    richiede un po' di interesse per l'arte, la tecnica e la storia, ma è scritto in modo fluido e divulgativo

    ha scritto il 

  • 5

    Affascinante storia della costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore, a Firenze, e del carattere del Brunelleschi, senza tralasciare un excursus storico del periodo.
    Libro ben scritto e molto i ...continua

    Affascinante storia della costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore, a Firenze, e del carattere del Brunelleschi, senza tralasciare un excursus storico del periodo.
    Libro ben scritto e molto interessante. Consigliato.

    ha scritto il