La custode di libri

Di

Editore: Einaudi (Stile Libero Big)

3.2
(453)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 65 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Svedese , Catalano

Isbn-10: 8806209205 | Isbn-13: 9788806209209 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giusi Barbiani

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Filosofia

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Descrizione del libro
Dal sottosuolo di una biblioteca di provincia, la storia di un'anima ferita dalla vita e dagli uomini."Il fatto è che la gente è sola. Terribilmente sola".
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Il motivo principale per il quale non seguo serie tv è perché in merito alle proprie passioni sono una persona disordinata. Sia chiaro, amo moltissimo quello che amo, ed ho la fortuna di potergli dedi ...continua

    Il motivo principale per il quale non seguo serie tv è perché in merito alle proprie passioni sono una persona disordinata. Sia chiaro, amo moltissimo quello che amo, ed ho la fortuna di potergli dedicare moltissimo tempo e moltissima energia. Ma non seguo ordini o criteri, a volta vado di qua, altre di là, poi mi fermo, torno indietro, prendo altre strade, mi perdo, mi ritrovo… Le serie tv, per essere apprezzate e comprese, richiedono costanza. Certo, uno può guardare un episodio alla settimana, ma dubito che possa sentirsi intensamente coinvolto da una vicenda come lo sarebbe chi a questa dedicasse ore tolte a quelle del sonno e giornate intere al posto di studiare. E poi, ovviamente, è necessario procedere con ordine e attenzione.
    No, le serie tv non fanno per me.
    E nemmeno le letture condivise. Sebbene l’idea mi stuzzichi da un po’ di mesi, mi rendo conto che non sarei in grado di rispettare una sorta di scadenza, o di dedicarmi interamente ad un solo libro, magari proprio a quello. Ci son periodi in cui leggo due o tre libri contemporaneamente, altri in cui mi do soltanto alla rilettura, lasciando quelli ancora da leggere in un angolo. Ci son periodi in cui inizio un libro e non lo finisco più, allora poi ne inizio un altro che però mi convince poco, quindi interrompo questo e riprendo il primo, che avevo interrotto a metà, e siccome non ricordo bene la storia lo ricomincio da capo… Per dire: “Trilogia della città di K.” di Agota Kristof l’ho cominciato ed interrotto più di tre volte. “Madame Bovary” non sono mai riuscito a finirlo, nonostante mi sia impegnato in questa impresa, perché sentivo che andava fatto, che ne valeva la pena. Un libro di Lorenzo Li Calzi, che mi aveva entusiasmato molto, l’ho lasciato a metà senza un perché, il che mi pare strano, visto che mi piaceva moltissimo…
    Capirete tutti che non sono molto portato per il rispetto di scadenze e ordini, che non sono capace di fare promesse in ambito letterario. Meglio leggere per conto mio.
    Ieri, durante la pausa al lavoro, sono entrato nella biblioteca del paese in cui lavoro il giovedì, una biblioteca piccola e a dire il vero per nulla invitante, ma avevo voglia di leggere qualcosa. Così mi sono fatto la tessera e dopo aver vagato per gli scaffali mi sono fatto catturare da questo librettino, una sessantina di pagine o poco più: “La custode di libri”, Sophie Divry. Avrei potuto leggerlo in poco tempo, non sembrava particolarmente ostico o impegnativo e dalla trama mi avrebbe fatto sorridere. Insomma, un vero e proprio divertssement.
    Il libro consiste in un monologo intenso e serrato di una bibliotecaria di una provincia francese. Due ore prima dell’apertura dell’edificio in cui lavora, la donna nota che nel seminterrato c’è qualcuno. Un uomo, un ragazzo. Sta dormendo. Lei lo sveglia e inizia subito a parlare. Non si ferma un attimo. Per sessanta pagine questa donna che si ritrova a fare la bibliotecaria, dopo aver tentato e fallito il concorso per diventare insegnante, si confessa, si racconta, dichiara il proprio amore ai libri, che l’hanno tanta salvata quando la sua storia con l’ormai ex amore Arthur, la sua “Peste Nera”, era arrivata al capolinea, e che adesso sono lo sfondo di un nuovo-quasi-amore, non corrisposto (verrebbe da aggiungere l’avverbio “ovviamente”), cioè Martin, un giovane dottorando che in biblioteca non alza mai gli occhi dai libri che legge, e che pare stia scrivendo una tesi sul regno di Luigi XV. I libri sono per questa donna sì un rifugio, una fortezza dentro la quale nascondere la muffa di certi amori passati, di certi torti subiti, di certe ingiustizie, ma anche e soprattutto un amore silenzioso e tenace. Tra una confidenza e l’altra, il lettore inesperto sul processo di catalogazione dei libri finalmente capisce l’ordine in base al quale i libri vengono ordinati sugli scaffali, perché il codice di ogni libro di filosofia cominci con l’1 e perché le prime tre iniziali del cognome dell’autore siano sempre alla fine e mai all’inizio. Questa parte è stata estremamente interessante per il sottoscritto.
    Tra l’amore per Maupassant e il fastidio per il successo di Balzac, tra l’elogio della prosa della de Beauvoir e le prevedibili considerazioni sulle scelte sentimentali discutibili e decisamente poco politically correct di Sartre, la protagonista parla di sé, si apre al silenzioso confidente, e a noi che la leggiamo: come un segreto che viene via via svelato, la vita e le passioni di questa donna si schiudono davanti ai nostri occhi, e con esse i suoi fallimenti, i fastidi, i dispiaceri, le critiche alla “letteratura di serie B” e ai frequentatori delle biblioteche che si aggirano tra gli scaffali più per rimorchiare qualcuno che per cercare un libro, e mentre leggiamo leggiamo leggiamo, la biblioteca finalmente apre, le pagine volgono al termine e tu te ne stai con il libro il mano e quella sensazione dentro al petto che dice: nulla di che, però che bello.

    ha scritto il 

  • 2

    Attirato dal titolo e dalla copertina, ho iniziato a leggere questo libro con grandi aspettative. Mi aspettavo una dichiarazione di amore per i libri da poter sottoscrivere con entusiasmo e partecipaz ...continua

    Attirato dal titolo e dalla copertina, ho iniziato a leggere questo libro con grandi aspettative. Mi aspettavo una dichiarazione di amore per i libri da poter sottoscrivere con entusiasmo e partecipazione. Mi sono ritrovato con un monologo di una bibliotecaria frustata e depressa che si è rifugiata nei sotterranei di una biblioteca di provincia per sfuggire ai duri colpi che le ha inferto la vita. Devo ammettere che è soprattutto colpa mia perché le note di copertina, che non leggo mai perché notoriamente fuorvianti, stavolta davano una chiara indicazione di cosa ci si poteva aspettare dal libro.

    Le numerose divagazioni sulle tecniche archivistiche mi hanno annoiato e le definizioni della biblioteca come luogo per sfigati, e della lettura come attività in cui ci si rifugia quando non si possono più svolgere attività più virili e interessanti, mi hanno definitivamente messo di malumore. Per fortuna che il libro è molto breve.

    In definitiva, un libro di cui si poteva benissimo fare a meno.

    ha scritto il 

  • 3

    Mélange de sentiments

    Le style de narration de ce livre m'a beaucoup surpris! Écrit en première personne, les phrases du roman s'enchaînent les unes avec les autres, en changeant de sujet avec fluidité. Un livre très intér ...continua

    Le style de narration de ce livre m'a beaucoup surpris! Écrit en première personne, les phrases du roman s'enchaînent les unes avec les autres, en changeant de sujet avec fluidité. Un livre très intéressant, tous les amants des livres et des bibliothèques se sentiront bien identifiés!

    ha scritto il 

  • 5

    Esplosione di logorrea di una bibliotecaria, solitamente taciturna e abituata a stare sola, colta di sorpresa dalla presenza di un lettore rimasto chiuso nel seminterrato dove lei lavora. A me questo ...continua

    Esplosione di logorrea di una bibliotecaria, solitamente taciturna e abituata a stare sola, colta di sorpresa dalla presenza di un lettore rimasto chiuso nel seminterrato dove lei lavora. A me questo sproloquio è sembrato divertente, gli argomenti erano ben concatenati l'uno con l'altro. Anche se in alcuni punti la signora può sembrare un po' cinica e disincantata, l'ho comunque trovata simpatica, mantiene sempre viva la speranza che qs accada, che qs cambi. Sì, decisamente un divertssement.

    ha scritto il 

  • 1

    Delirante

    Questo libro è un monologo sulla solitudine di una donna e di quanto l'essere soli possa alienarci dal mondo. L'idea è carina ma la storia non regge. Il monologo diventa delirante, diffcile da seguire ...continua

    Questo libro è un monologo sulla solitudine di una donna e di quanto l'essere soli possa alienarci dal mondo. L'idea è carina ma la storia non regge. Il monologo diventa delirante, diffcile da seguire e quindi noioso, nonostante il libro sia brevissimo.

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro breve, quasi un sospiro; è il lamento ansioso eppure sommesso di una bibliotecaria di provincia intrappolata nel seminterrato, dove si accatastano i volumi meno consultati. Il monologo – veem ...continua

    Un libro breve, quasi un sospiro; è il lamento ansioso eppure sommesso di una bibliotecaria di provincia intrappolata nel seminterrato, dove si accatastano i volumi meno consultati. Il monologo – veemente e tenace – è uno sfogo e un atto d’amore: lo sconforto per un legame finito e l’esaltata dichiarazione alla letteratura, amata e vissuta più dell’esistenza stessa. Si assiste alla scorsa rapida e intensa di un catalogo ampio d’intellettuali e scritture; perché – nella voce della bibliotecaria – rinascono e trovano forza i pilastri della nostra cultura, citati come compagni e fondamento di una vita intera.

    La voce narrante appartiene a una custode sopra le righe; non c’è nulla di lirico nell’amore appassionato e contraddittorio, quasi carnale, che riversa sulla carta stampata. È una piena di confessioni caotiche, a volte farneticanti; contiene la forza espressiva dell’immaginazione imbrigliata troppo a lungo e che, finalmente, esplode.

    Consigliato a chi riconosce le sfumature e non si lascia scoraggiare dal nero. È un libro veloce, per più di un motivo.

    “Che cosa fa? No, non si sieda qui. È la mia scrivania. Non mi sono annoiata a morte allo scopo di passare i concorsi interni all’età di quarant’anni per non avere neppure una scrivania. Questo è il mio posto. È qui che seleziono, catalogo, segnalo, codifico, ascolto e, qualche volta, come le dicevo, consiglio. Se me lo chiedono con gentilezza.”

    Originariamente pubblicata sul nostro blog: http://www.oltreyume.it/scrittura/consiglidinchiostro4/.

    ha scritto il 

  • 3

    Come caricatura di una bibliotecaria frustrata è un po' deprimente, piacevole invece quando parla dell'amore sconfinato per i libri,.
    Per fortuna, a differanza di quanto pensa la nostra voce narrante, ...continua

    Come caricatura di una bibliotecaria frustrata è un po' deprimente, piacevole invece quando parla dell'amore sconfinato per i libri,.
    Per fortuna, a differanza di quanto pensa la nostra voce narrante, è possibile conciliare tante cose belle, come i viaggi e l'amore, con la passione per i libri

    ha scritto il 

  • 0

    Cortito y sencillo de leer, aunque a veces se hace incómodo de seguir por la edición. Tiene un pequeño bajón hacia la mitad, pero después vuelve al nivel inicial, por lo que vale la pena acabarlo, ade ...continua

    Cortito y sencillo de leer, aunque a veces se hace incómodo de seguir por la edición. Tiene un pequeño bajón hacia la mitad, pero después vuelve al nivel inicial, por lo que vale la pena acabarlo, además que si no te gusta, sólo habrás perdido una hora de tu vida.

    Lo recomiendo, aunque no efusivamente.

    ha scritto il 

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