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La dama e l'unicorno

Di

Editore: Neri Pozza

3.8
(1670)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 286 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Chi tradizionale , Catalano , Greco , Russo

Isbn-10: 8873059368 | Isbn-13: 9788873059363 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Massimo Ortelio

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Nella Francia del Nord del XV secolo, Jean Le Viste, uno degli uomini più in vista della corte, commissiona al celebre artista parigino Nicolas sei arazzi per il suo castello.
Quando Nicolas si reca al castello di Jean Le Viste, si imbatte nella figlia e nella moglie di costui: Claude e Geneviève de Nanterre, che lo colpiscono per la vastità dei loro interessi, per la delicatezza dei modi e l'armonia e la bellezza del loro aspetto.
Nel disegnare l'opera, Nicolas non può fare a meno di trasporvi non soltanto il fascino, ma anche i pensieri più riposti, e a lui soltanto noti, delle due donne.
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  • 0

    Ricordo che la Ragazza con l’orecchino di perla, della stessa autrice, mi piacque molto.
    Trovai interessante l’idea di costruire una storia attorno ad un dipinto noto, nel rispetto della verità sto ...continua

    Ricordo che la Ragazza con l’orecchino di perla, della stessa autrice, mi piacque molto.
    Trovai interessante l’idea di costruire una storia attorno ad un dipinto noto, nel rispetto della verità storica conosciuta (ma anche se non fosse stato così….).
    Mi piacque sentirmi a Delft nel 1600, guardare con Griet le polveri colorate nel laboratorio del pittore (mescolarle), spiare dentro casa Verneer , intrigarmi al mercato, nella cucina, ficcare il naso dovunque.

    Anche nel romanzo che trae spunto dal ciclo di arazzi conservati al Museo nazionale del Medio Evo a Parigi, sono stata spettatrice invisibile delle dinamiche lavorative e parentali di una famiglia di “lissier” a Bruxelles (ho rifatto anche passeggiata nella Grand Place), ho sentito l’atmosfera ottusa del convento e quella formale e soffocante della casa del nobile non di sangue Jean Le Vist, il committente.
    Mi sono innamorata della grazia e della resilienza di Aliènor, la dama della vista – lei, cieca, che cuce le fessure degli arazzi nella notte; alle donne la gilda vieta il lavoro al telaio, ma nel buio, chi vede le sue mani abili tendere l’ago e il filo?

    Non è un libro che smove massimi sistemi.
    E’ una lettura “gradevole”, un romanzo a cui avrebbe sicuramente giovato maggiore attenzione “stilistica”.
    Non ricordavo grossolanità, ne La ragazza con l’orecchino di perla
    (può darsi che l’abbia dimenticate)
    Nei ringraziamenti la Chevalier dice di essersi concessa qualche licenza, tra cui “usare il francese moderno qua e lè nel testo”.
    Ma la lingua veicola visioni del mondo, ed espressioni quali

    “Ti fotto tanto da farti ridere e gemere allo stesso tempo” - ( il pittore alla vista della giovane Claude, figlia del committente)

    “Avrei voluto parlarle di Nicolas des Innocents, dove mi sarebbe piaciuto che m’infilasse le mani, cosa gli avrei fatto con la lingua”

    (la quattordicenne Claude figlia del ricco committente e della sua consorte quasi suora)

    “probabilmente anche i loro stronzi hanno il più gradevole degli olezzi” (Philippe de la Tour, cartonista vicino alla famiglia dei tessitori)

    pregiudicano fortemente la qualità del romanzo/arazzo: come se la scrittrice avesse usato lana grossa invece che seta.
    E’ un peccato, dato il bellissimo disegno del cartone.

    ha scritto il 

  • 4

    Nicolas, l'uomo di mille donne, ma non di Claude.....

    "Gli arazzi sono molto diversi dai dipinti", ho esordito. "Uno che non ci ha mai lavorato non può capirlo. Spesso un pittore pensa che basti semplicemente ingrandire e tessere le figura che ha dipinto ...continua

    "Gli arazzi sono molto diversi dai dipinti", ho esordito. "Uno che non ci ha mai lavorato non può capirlo. Spesso un pittore pensa che basti semplicemente ingrandire e tessere le figura che ha dipinto, lasciandole così come sono. Ma guardare un arazzo non è come guardare un quadro. Il dipinto di solito è più piccolo, così lo sguardo riesce ad abbracciarlo tutto in una volta. Non ci si deve avvicinare troppo, basta rimanere a un paio di passi di distanza, come se ci si trovasse davanti a un prete o a un insegnante. All'arazzo, invece, ci si avvicina come a un amico. Se ne vede solo una parte per volta, e non necessariamente quella più importante. Ecco perché nessuna delle figure deve risaltare troppo, ma integrarsi in modo armonico in un insieme piacevole alla vista, ovunque vadano a posarsi gli occhi dell'osservatore."
    Anche questa volta Tracy Chevalier non mi ha deluso, è ufficiale, questi libri sono i miei preferiti, quelli dove c'è una buona ricostruzione storica, che mi riportano indietro nel tempo, pagina dopo pagina sono trascinata nella Parigi e nella Bruxelles del 1400.
    Come nella "Ragazza con l'orecchino di perla" dove partendo da un famosissimo quadro, la scrittrice ha intessuto una magnifica storia, qui ha fatto altrettanto partendo dalla "Dama con l'unicorno" facente parte del ciclo di cinque arazzi fiamminghi ha permeato una buona storia di fantasia.
    Il personaggio principale Nicolas des Innocents che viene assoldato dal ricco Jean Le Viste per creare dei magnifici arazzi, per decorare e arricchire il suo splendido salone delle feste, il pittore gran donnaiolo userà come soggetto la seduzione di un unicorno da parte di una dama. La storia si dipana tra Parigi e Bruxelles, dove c'è la bottega del tessitore Georges, della moglie Christine e della figlia cieca Alienor e racconta dell'amore impossibile da coronare tra lo stesso pittore e la figlia di Le Viste, Claude.
    Per me è un buon romanzo, la lettura è stata piacevole ed intrigante, ma l'ho trovata meno incisiva dello splendido libro della "Ragazza con l'orecchino di perla", non ho apprezzato il personaggio di Nicolas des Innocents, il grande seduttore, che vuol far sesso con qualsiasi donna che le capiti a tiro e che nessuna di loro sa resistergli, ne è venuto fuori un uomo troppo esagerato ed esibizionista, mentre ho amato la figura di Alionor una ragazza forte e battagliera che non si scoraggia neppur per la sua cecità.

    ha scritto il 

  • 2

    Disispirato e con personaggi - tutti - così cretini da essere irritanti. Mi ha reso la parola "dama" fortemente invisa e, nonostante adori il periodo storico in cui è ambientato, è finito più volte co ...continua

    Disispirato e con personaggi - tutti - così cretini da essere irritanti. Mi ha reso la parola "dama" fortemente invisa e, nonostante adori il periodo storico in cui è ambientato, è finito più volte contro a un muro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Penso che dovrò dare un'altra possibilità alla Chevalier, anzi, ne sono sicura perchè le sue trame mi piacciono proprio, ma purtroppo La dama e l'unicorno non mi è piaciuto come speravo.
    Il romanzo è ...continua

    Penso che dovrò dare un'altra possibilità alla Chevalier, anzi, ne sono sicura perchè le sue trame mi piacciono proprio, ma purtroppo La dama e l'unicorno non mi è piaciuto come speravo.
    Il romanzo è ambientato tra Parigi e Bruxelles e ogni capitolo è narrato dal punto di vista di un personaggio. Nicolas des Innocents, però, possiamo definirlo il protagonista, il disegnatore degli arazzi, colui che apre e chiude il racconto. Che dire? Un personaggio veramente rozzo e volgare,insopportabile, dipinto come una specie di don giovanni, si rivolge a tutte le donne chiamandole "bellezza" e l'autrice non fa che insistere sul lato sessuale. Voleva colpire con questa cosa qui? Ma per favore. Voleva forse evidenziare l'ignoranza della classe meno colta e agiata? Non direi perchè anche la bella Claude sembra in balia degli ormoni e la Chevalier racconta ben bene i dettagli. Ma non è finita perchè Nicolas riuscirà a sedurre anche la ragazza cieca e ovviamente i particolari non ci verranno risparmiati.

    Non sono di certo una che si scandalizza per così poco, ma già dai primi capitoli ho trovato che l'autrice calcasse un po' troppo la mano su questo aspetto e mi ha dato fastidio, non lo ritenevo necessario. L'enigmaticità e la magia a cui ho assistito guardando dal vivo gli arazzi non la dimenticherò mai e mi è dispiaciuto non riviverla leggendo questo libro.
    Ovviamente non mi aspettavo un capolavoro, avevo già letto pareri non molto positivi, però l'ho cominciato con curiosità e senza troppe pretese, sapendo di andare incontro ad un'opera di fantasia. Solo che fin dall'inizio l'ho trovato davvero imbarazzante. 2 stelline perchè tutta la parte ambientata a Bruxelles l'ho trovata accettabile.

    ha scritto il 

  • 5

    The Lady and the Unicorn

    mi piace molto come questa scrittrice, partendo da fatti storici realmente accaduti, riesce ad ordire una trama scorrevole, coinvolgente e piacevole!
    unica nota: l'epilogo troppo stringato… sembra una ...continua

    mi piace molto come questa scrittrice, partendo da fatti storici realmente accaduti, riesce ad ordire una trama scorrevole, coinvolgente e piacevole!
    unica nota: l'epilogo troppo stringato… sembra una lista della spesa :/

    ha scritto il 

  • 2

    Le descrizioni degli arazzi sono molto interessanti: par di averli davanti agli occhi.
    Il racconto non mi ha entusiasmata un granché, seppur mi sia piaciuto ascoltare i diversi punti di vista dei prot ...continua

    Le descrizioni degli arazzi sono molto interessanti: par di averli davanti agli occhi.
    Il racconto non mi ha entusiasmata un granché, seppur mi sia piaciuto ascoltare i diversi punti di vista dei protagonisti, dal momento che ad ogni capitolo cambiava la voce narrante.
    Tuttavia mediocre la storia, almeno a mio giudizio.

    ha scritto il 

  • 3

    Sì, lo ammetto, ormai non me ne perdo uno dei libri della Chevalier. Cosa vi devo dire, ormai la apprezzo. Questo libro inizia in tono minore e la storia ci sembra ancora più noiosa delle altre (all'i ...continua

    Sì, lo ammetto, ormai non me ne perdo uno dei libri della Chevalier. Cosa vi devo dire, ormai la apprezzo. Questo libro inizia in tono minore e la storia ci sembra ancora più noiosa delle altre (all'inizio lo sono sempre tutte secondo me), ma ormai ho già capito che devo procedere, sospendere il giudizio e dare credito alle parole che prima o poi intrecceranno una trama interessante con risvolti inaspettati. Così è anche stavolta, e forse anche più di altre. Il protagonista stavolta è un uomo e nel suo procedere si trascina dietro personaggi dotati di parola, ciascuno dice la sua e alla fine, proprio come nell'intreccio dell'arazzo del titolo, la figura si comporrà, piacevole e complessa.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho sempre nutrito una particolare ammirazione per gli arazzi: li trovo dei veri e propri capolavori di finezza e maestria. Poter finalmente leggere un romanzo che tratta di queste opere ė stata una pi ...continua

    Ho sempre nutrito una particolare ammirazione per gli arazzi: li trovo dei veri e propri capolavori di finezza e maestria. Poter finalmente leggere un romanzo che tratta di queste opere ė stata una piacevole sorpresa. In più se aggiungiamo la maestria di Tracy Chevalier nel narrare storie del passato, il risultato non può che essere ottimo.

    ha scritto il 

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