La danza delle marionette

Di

Editore: La Riflessione

4.1
(47)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 389 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8862111754 | Isbn-13: 9788862111751 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Angus è un predatore che sceglie le prede con attenzione: solo chi fa del male ad altre persone. Le vittime delle sue vittime diventano i suoi protetti, prendersene cura lo fa sentire ancora vivo, amato. Umano. Ma ugualmente diviso tra un mondo a cui non sente di appartenere e uno che non lo riconosce più.Kerri non ha avuto una vita facile, la sua infanzia è un incubo che vorrebbe dimenticare. Angus l’ha tolta dalla strada e lei è cresciuta e diventata forte al suo fianco, fingendo di non accorgersi dei suoi tanti misteri.Galinder guida congreghe di vampiri dai tempi degli imperatori romani. Saggia guida per alcuni, spietato tiranno per altri. Indifferente alla sorte dei mortali, gli interessa soltanto mantenere il potere, alimentando gli intrighi che nascono alla sua corte.Malakith ha un unico scopo nella sua millenaria esistenza: sconfiggere Galinder una volta per tutte. Nessuno scrupolo rallenta il suo cammino. Porta tempesta e si lascia alle spalle distruzione.

Suona la danza e le marionette si muovono a tempo di musica.Galinder e Malakith. I loro seguaci, i loro servi.Angus. E Kerri.Chi è che regge i fili?

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  • 3

    Brindiamo insieme alla grassa opulenza. Tanto questa sera sarà l'ultima.

    Prima di iniziare a recensire questo titolo, mi sembra giusto confessare che da diverso tempo non mi capita più di scrivere commenti seri su qualcosa che ho appena terminato di leggere, perciò temo ch ...continua

    Prima di iniziare a recensire questo titolo, mi sembra giusto confessare che da diverso tempo non mi capita più di scrivere commenti seri su qualcosa che ho appena terminato di leggere, perciò temo che sarò un pochino arrugginita.
    Allora, iniziando da trama e ambientazione direi che l’argomento di vampiri che vivono a stretto contatto con gli umani (celando ovviamente la loro vera natura) se n’è parlato in diversi titoli. Di vampiri poi che cercano di rimanere attaccati a quello che per loro significa essere umano, negando questa nuova natura e punendo uomini e donne malvagi per mantenere ancora quel legame, e allo stesso tempo per avere una fonte di sostentamento, anche di questo si è già letto… tuttavia Luca Buggio in “La danza delle marionette” è riuscito a darci un’ambientazione conosciuta e allo stesso tempo nuova, mostrando attraverso gli occhi di Angus e le persone a lui vicine una realtà talmente vicina che la si può toccare con mano, ma per certi versi anche remota: quella dei bassifondi di una grande città, i poveri e i disperati, e gli enti benefici che si prendono cura di loro.
    La storia ovviamente non verte solo su questo. Come è deducibile dal retro della copertina, il mondo umano non è l’unico che viene toccato da vicino – anche se la trama di Kerri e le sue giornate alla Fondazione occupano una larga fetta del racconto.
    Nel mondo dei vampiri di Buggio, che sembra prendere ispirazione dall’ambientazione di “Vampire: Masquerade”, inizia a soffiare aria di cambiamento, un’aria che sa aspramente di rivoluzione e rinnovo, e non è detto che per delle creature immortali questo sia un fattore positivo.

    La lettura è molto scorrevole, scivola via pagina dopo pagina, snodandosi tra il giorno e la notte in modo netto, a volte quasi disturbante, con le ore e i luoghi appuntati a ogni cambio di PoV, creando un profondo contrasto tra le due anime del protagonista: diviso tra la vita che vive attraverso gli occhi della sua più stretta collaboratrice, e quella che vive di persona ogni volta che il sole tramonta. Angus non ha alcuna affezione per la seconda e anzi, preferisce tenersene lontano così come tiene lontani i suoi stessi simili. Parlando per semplice gusto personale, ho trovato molto più interessante la trama legata a Malakith: sono un’amante dei conflitti interiori dei personaggi, ma in certi casi ho trovato quelli di Kerri e Angus troppo ridondanti e presenti all’interno delle pagine, mentre gli intrighi, i tradimenti e le alleanze in vista della rivoluzione di Malakith si dipanavano sotto i miei in modo troppo succulento, per essere ignorati.
    Le ore notturne sono più scorrevoli e ricche di avvenimenti interessanti, i personaggi che la animano sono uno più interessante dell’altro – anche se personalmente ho sviluppato un certo attaccamento per le figure di Erin, del Ratto e di Josephine, seguite subito da Malakith e la sua piccola corte.
    A questo proposito, ammetto che mi piacerebbe sapere molto di più su questi personaggi, sia su che genere di persone fossero in vita, sia come la loro vita è cambiata dopo la morte e la rinascita a vampiri. Tutto questo nel libro viene spiegato, ma non è che un excursus appena accennato, una piccola derapata sullo sterrato che poi riporta subito il lettore in carreggiata, lasciandogli però una grande voglia di approfondire. E sapere.
    Continuando a parlare di vampiri. Buggio ha creato una corte di soprannaturali che colpisce e inquieta. Creature egoiste e crudeli, sanguinarie e senza un briciolo di umanità, più vicini ai vampiri di stampo riceiano che a quelli moderni. Angus è un vero outsider nella società di Galinder (proprio come i suoi protetti lo sono nella società umana), però la sua natura estremamente compassionevole e dedita all’aiuto del prossimo, nonostante sia giustificata sia da dalla sua natura umana (ancora viva in lui) sia dal Dono ricevuto dalla sua creatrice, non mi ha convinto fino in fondo. E’ un bel personaggio, e l’autore ha descritto molto bene il contrasto tra le sue nature, tuttavia la sensazione che ne ho ricavato in certi momenti è stato di un velato fastidio. Non saprei spiegare esattamente il perché, ma di certo ho preferito Angus nelle piccole digressioni del suo passato, quando era ancora umano, oppure quando si lasciava andare alla sua natura di vampiro: in quei momenti lo scrittore è riuscito a renderlo al meglio, nella sua spietatezza verso quelli che vede come nemici per i suoi protetti.

    Per quanto riguarda gli altri comprimari, quelli che si dividono la metà diurna, per intenderci, sono tutti buoni personaggi, ben definiti e diversi dalle cosiddette “macchiette” che leggi e dimentichi la pagina dopo. Sono personaggi che rimangono impressi, e in certi casi mi sono chiesta se lo scrittore ha preso a piene mani dalla sua esperienza con i colleghi e le persone che assisteva durante il periodo di volontariato. Personaggi come Rachel, la piccola Scarlett o il ruvido Brian, e in certi casi la stessa Kerri (anche se in alcuni momenti mi ha fatto sollevare le sopracciglia) ad esempio, hanno troppe forze e debolezze tutte insieme, per essere solo dei semplici personaggi di carta e inchiostro, e in questo caso non posso che applaudire allo scrittore, che ha reso omaggio a queste persone attraverso le pagine di questo romanzo, facendole conoscere anche a una sconosciuta come me. Solo una cosa ho faticato a digerire, ed è stato il rapporto che viene instaurato tra Kerri e Chris, dovuto più che altro al carattere del secondo, che sembra un concentrato di quanto c’è di buono e giusto a questo mondo (un po’ troppo, in effetti), rendendolo praticamente un “ragazzo d’oro”, ma principalmente la poca verosimiglianza di tutta la situazione, dovuta soprattutto al pochissimo tempo a disposizione. Ecco, dovessi puntare il dito su qualcosa che non riesco proprio a capire e digerire, sarebbe questo.

    Proseguendo con il resto del discorso, invece. La lettura in diversi momenti mi ha colpito e toccato, il libro è un pugno allo stomaco che colpisce con poche righe di testo, ma il risultato è comunque efficace. Unica pecca, temo che i nemici e i problemi da affrontare siano stati un po’ troppi, per nemmeno quattrocento pagine di testo. Tutto fila liscio e si sente che Buggio non pigia troppo l’acceleratore sul finale, dando un giusto tempo e una giusta dinamica a tutto… ma resto dell’idea che qualche pagina in più avrebbe giovato ulteriormente al romanzo.
    La scelta del presente sulle prime mi aveva fatto storcere il naso, lo confesso, perché sono fin troppo abituata al consueto “passato”, ma subito dopo le prime pagine l’estraniamento se ne va, lasciando solo una gran voglia di proseguire con la lettura. I PoV in più occasioni sono resi molto bene. A ogni cambio di personaggi subito dopo le prime righe riesci a capire chi sia il personaggio di sui stai leggendo, perché lo scrittore ha dato a ognuno di loro una voce interiore ben distinta e chiara, e questa non è cosa da tutti.
    Ha inoltre dato un’ottima caratterizzazione a tutto lo scenario in cui Angus e compagni si muovono, creando dal nulla una tipica metropoli americana, inventando praticamente tutto di sana pianta (o almeno credo!) ma lasciandoti comunque ne corso della lettura quel tipico gusto di straniero che difficilmente si riesce a trovare, nelle opere ambientate all’estero di altri italiani. Mentre leggi sai perfettamente di non essere in Italia, e questo è stato fantastico, oltreché un ulteriore segno di bravura.
    Le uniche cose che ho faticato ad apprezzare è stata l’assenza della suddivisione in paragrafi del romanzo, rendendo la lettura meno agibile. Evidenziare la stessa parola con grassetto e corsivo non sono sicura che sia un errore, ma in tutti i libri che ho letto non mi era mai capitato di trovarlo. Anche in questo caso la sensazione era leggermente straniante, un po’ come alcuni cambi di font e dimensioni che ci sono stati nel corso del libro. Capivo la necessità di voler dare un effetto visivo a chi legge, lasciando anche una piccola intuizione del tipo di personaggio che scrive, ma in questo caso sarebbe bastato descriverla, come scrittura, e l’immaginazione del lettore avrebbe fatto il resto.
    Per quanto mi riguarda in certi punti i personaggi mancano di linguaggio corporale, e se la totale assenza di movimento nei vampiri può essere normale, lo stesso non si può dire degli umani. In certi casi anche i movimenti aiutano a capire che tipo di personaggio si ha davanti, e a volte questo metodo di descrizione è utile tanto quanto le parole.

    In conclusione, benché come lettura non sia esente da pecche di vario tipo (perlopiù inezie a dire il vero), “La danza delle marionette”, comunque, è di gran lunga superiore a un qualsiasi romanzo “moderno” sui vampiri mi sia capitato di leggere negli ultimi anni. Superiore a molti maestri americani che i nostri editori hanno portato in Italia e di sicuro superiore a uno qualsiasi dei titoli scritti da autori inesperti e improvvisati che oggigiorno pubblicano su amazon. L’unico dispiacere che provo è che, a causa del fallimento dell’editore, ormai le copie di questo romanzo sono quasi del tutto irreperibili.
    Il mio consiglio comunque è: se avete la fortuna di incappare in questo titolo, fosse anche tra gli scaffali di una biblioteca, prendetelo e leggetelo. Ne vale la pena.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Bello e dannato

    È un bel romanzo di vampiri all'antica. Se avete giocato a Vampire the masquerade riconoscerete molti dettagli: le dinamiche tra sire e neonato, gli accordi tra primogeniti, l'effetto delle discipline ...continua

    È un bel romanzo di vampiri all'antica. Se avete giocato a Vampire the masquerade riconoscerete molti dettagli: le dinamiche tra sire e neonato, gli accordi tra primogeniti, l'effetto delle discipline, l'uso delle influenze e l'abuso dei ghoul. Ovviamente ogni cosa ha un nome diverso, ma una rosa resta una rosa.

    L'arco narrativo è lineare, con l'eroe inizialmente giovane e riluttante, costretto a usare i suoi poteri e a diventare "adulto". L'intrigo attorno alle vicende serve a condurre all'happy ending, che il protagonista non è abbastanza forte o astuto o focalizzato da produrre. Alcuni personaggi minori restano impressi, come Rechel la baby gangster o Chris, condannato alla friendzone fin dalla riga in cui entra in scena. Il narratore ripete in continuazione quanto sia buono, amato e misterioso il protagonista, esagerando un po' con il "tell".

    La scrittura è sporcata da errori (moltissime congiunzioni a inizio frase, è che hanno l'apostrofo invece dell'accento, qualche parola mancante), nulla che un buon correttore di bozze non possa sistemare.

    Detto questo, resta una piacevole lettura per chi ha giocato di ruolo e mi sento di consigliare il libro a chi cerca qualcosa di diverso dai luccicori romantici. Se vi è piaciuto Vannevar Thomas, vi potrebbe piacere anche Angus.

    Leggerò volentieri altre opere di questo autore, molto promettente al suo esordio.

    ha scritto il 

  • 3

    Non sono una patita di vampiri, ma Angus McGregor, originario di Edinburgh con me sfondava una porta aperta solo per le origini.
    Detto questo i protagonisti mi sono piaciuti molto, si fanno voler bene ...continua

    Non sono una patita di vampiri, ma Angus McGregor, originario di Edinburgh con me sfondava una porta aperta solo per le origini.
    Detto questo i protagonisti mi sono piaciuti molto, si fanno voler bene e ti coinvolgono, soprattutto per quanto riguarda le loro vicende "umane" e i loro conflitti.
    La trama è carina e in generale la scrittura scorre bene.

    ha scritto il 

  • 0

    Angus caccia coloro che fanno del male agli altri e si prende cura delle loro vittime. A volte angelo, a volte demone, conteso tra un mondo immortale a cui non sente di appartenere, e un mondo mortale ...continua

    Angus caccia coloro che fanno del male agli altri e si prende cura delle loro vittime. A volte angelo, a volte demone, conteso tra un mondo immortale a cui non sente di appartenere, e un mondo mortale a cui non appartiene più.
    La “danza delle marionette” che fa da sfondo alla vicenda è quella tra“Dominus” Galinder, la sua “figlia” ribelle Malakith e il filosofo Policlete: una partita a scacchi che Angus è obbligato a giocare suo malgrado, per difendere se stesso e le persone che ama.
    Il motivo conduttore della trama è tuttavia un’altra danza, quella che coinvolge Kerri, la direttrice della Fondazione che accoglie i protetti di Angus.
    Kerri è ostinatamente innamorata di colui che la salvò dalle tenebre, cresciuta al suo fianco fingendo di non accorgersi della sua palese seppur mascherata diversità. Angus ha bisogno di amore, dei suoi protetti ma innanzitutto di Kerri, per sentirsi ancora vivo e “umano”.
    Ho collocato la storia in una metropoli di fantasia e in un periodo che va (non a caso) tra il 2 novembre e il 25 dicembre: morte e (ri)nascita. Non a caso una metafora.
    La Danza delle Marionette è infatti principalmente una rilettura in chiave fiabesca della mia esperienza nel mondo del volontariato, un'esperienza travolgente per le emozioni provate: dalla gioia per ogni volta che si è stati capaci di asciugare una lacrima e mutarla in sorriso; alla consapevolezza che le amarezze della nostra esistenza, in un contesto più grande, sono piccole e meschine; alla riconoscenza per l'affetto ricevuto che stimola a fare di più e meglio; alla rabbia... tanta rabbia. Verso l'ingiustizia di una situazione, verso chi è stato capace di far soffrire un innocente e verso chi non ha fatto nulla per impedirlo. Una rabbia cieca, cattiva al punto da far desiderare a una persona razionale e pacifica, di potersi ergere giustiziere e pareggiare i conti: anche facendo del male a chi ha fatto del male.
    In questa esperienza mi ha stupito realizzare che ci sono molti modi per chiamare la parola amore. Molti modi di amare, di credere di amare. Dal più nobile e puro, fino al più perverso e crudele. Amare non è sempre un sentimento pulito e innocente. Nasconde ricatti, inganni, egoismi, tradimenti, abusi.
    Nella Danza delle Marionette, come nella vita, amare a volte può essere crudele. E pericoloso.

    Il romanzo è in catena di lettura qui
    http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3201345#new_thread

    ha scritto il 

  • 4

    Se volete legger una classica storia sdolcinata sui vampiri, che tanto vanno di moda ultimamente questo non è il libro che fa per voi. Questa è una storia “classica” di vampiri che vivono di notte, ch ...continua

    Se volete legger una classica storia sdolcinata sui vampiri, che tanto vanno di moda ultimamente questo non è il libro che fa per voi. Questa è una storia “classica” di vampiri che vivono di notte, che si nutrono di sangue e che odiano la luce.
    Angus è un vampiro, che per sentirsi vivo, umano, si prende cura di barboni, orfani e bambini con situazioni famigliari orribili. Diventa il loro angelo.
    Kerri è una ragazza salvata da Angus da un’infanzia terribile, e che ora gestisce la Fondazione che si prende cura di questi emarginati.
    Nella metropoli in cui è ambientato il libro, dove ogni quartiere è controllato da un vampiro e i suoi seguaci, c’è una guerra tra due potenti Malakith e Galinder.
    L’autore non ci risparmia di colpi di scena che tengono incollato il lettore, in un crescendo di suspance, fino alla fine.
    Belli i personaggi, veri, ben descritti tanto da poterli vedere.
    Bello il finale e anche la scelta metaforica della scelta del titolo
    La prima parte io l’ho trovata fin troppo descrittiva nei particolari, sembra quasi che il lettore debba essere all’interno di un film e vedere con i proprio occhi quello che succede. Considerato i tantissimi personaggi da memorizzare forse avrei preferito che fosse lasciato più spazio all’immaginazione del lettore. In ogni modo è una considerazione mia personale che dalla metà in poi, forse per il crescendo della storia, non ho più notato.
    Complimenti Lucc un esordio niente male!

    Il diavolo esiste e seduce perchè le sue armi sono facili da impugnare: a tutti fa gola la promessa di felicità immediata e senza sacrifici.

    ... il mondo non si divide tra buoni e cattivi, ma tra furbi e fessi...

    ha scritto il 

  • 5

    Un anno di attesa ma ne è valsa la pena!

    Come da titolo è passato circa un anno da quando questo libro è finito nella mia wish-list fino a che non l'ho avuto tra le mani per poterlo, finalmente, leggere. L'attesa è stata pienamente ripagata! ...continua

    Come da titolo è passato circa un anno da quando questo libro è finito nella mia wish-list fino a che non l'ho avuto tra le mani per poterlo, finalmente, leggere. L'attesa è stata pienamente ripagata! Stamattina ero una specie di zombie ambulante, ieri sera ho spento la luce piuttosto tardi..perchè? Non riuscivo a smettere di leggere.
    La storia cattura fin da subito, ti fa affezionare ai personaggi e ti trascina in un vortice di emozioni così...reali! che, belle o brutte che siano, ti rendono vivamente partecipe..come uno spettatore nascosto dal dono degli occhi! Loro non ti vedono..ma tu ci sei!

    10 Aprile 2013

    ha scritto il 

  • 5

    Questo un libro d'esordio?! Luca Buggio un autore esordiente?! Ma chi volete prendere in giro?
    Eppure è così; ed è triste pensare a quanti autori affermati esistono che non sono minimamente all'altezz ...continua

    Questo un libro d'esordio?! Luca Buggio un autore esordiente?! Ma chi volete prendere in giro?
    Eppure è così; ed è triste pensare a quanti autori affermati esistono che non sono minimamente all'altezza di scrivere un libro come questo, ma sono tanto più famosi di questo ragazzo ( quarantenne, ma definiamolo pure ragazzo ;D) che deve usare un mezzo come anobii per farsi conoscere. Bhe non lo trovo giusto.
    Un libro così dovrebbe sfondare. E non lo dico perché Luca deve essere incoraggiato. E' vero che un lettore nei confronti di un autore esordiente a volte tende ad essere più indulgente, ma Luca non ne ha bisogno.
    Il suo libro parla di vampiri, ma non solo, perché parla delle brutture della società, di sentimenti e di amore in tutte le sue sfumature, diciamo che parla di umanità (compresa quella vampiresca), ed è un libro completo. E' ricco di azione, di elementi horror, ha il sapore del giallo, è malinconico, romantico ed introspettivo ed è ricco di emozioni potenti, quelle che ti stordiscono.
    Da non perdere! E mi rivolgo non solo a coloro che amano i vampiri, perché l'elemento soprannaturale è solo la ciliegina sulla torta, quel di più che rende la lettura intrigante e la storia perfetta!
    E' un libro che appaga, non solo lo si divora, ma lascia il lettore soddisfatto e satollo.
    Una storia e dei protagonisti che non dimentichi appena apri un altro libro, ma ti rimangono incollati addosso per tanto tempo.
    Vabbè potrei continuare con le lodi, ma l'unico modo per capire e apprezzare è leggerlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Non dico che sia un capolavoro ma questo libro mi è piaciuto molto! In un periodo in cui lascio a metà anche libri dei miei autori preferiti Angus mi è piaciuto subito e presto sono stata preda della ...continua

    Non dico che sia un capolavoro ma questo libro mi è piaciuto molto! In un periodo in cui lascio a metà anche libri dei miei autori preferiti Angus mi è piaciuto subito e presto sono stata preda della sua "fascinazione". Peccato per i refusi, per fortuna non moltissimi.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è stato davvero una piacevole scoperta, è stato uno di quei pochi libri che ha saputo trasmettermi delle vere emozioni durante la lettura e non mi capita sempre. Per questo posso dire di ...continua

    Questo libro è stato davvero una piacevole scoperta, è stato uno di quei pochi libri che ha saputo trasmettermi delle vere emozioni durante la lettura e non mi capita sempre. Per questo posso dire di essermi subito affezionata a questo libro che ho gustato pian piano (e di cui ho anche una bella dedica :P).
    Non ho trovato nessun cliché a mio avviso, niente di già sentito, niente che mi ha ricordato qualche altro libro che avevo letto. Nonostante ormai i vampiri siano abbastanza odiati grazie a Twilight quando ho scoperto che qui il protagonista era un vampiro sono stata contenta: io adoro i vampiri, sono delle creture che mi hanno sempre affascinata e qui finalmente non li ho trovati ridicolizzati e sbrilluccicosi.
    Ci voleva proprio un libro in cui comparissero dei vampiri che mi piacessero!
    Ho subito amato i personaggi di Angus e Kerri. Ho rabbrividito quando Angus ha confessato la sua natura a Kerri (e come ho detto prima, raramente mi capita), sono rimasta inorridita da ciò che è stato fatto a un bambino… insomma, di emozioni ne ho provate tante durante la lettura.
    Il libro inoltre l’ho trovato abbastanza lungo e quindi sono rimasta con questi personaggi per parecchio tempo. Alla fine era come se fossero diventati dei vecchi amici a cui facevo visita ogni giorno.
    E poi, io adoro i cattivi, quindi ci tenevo particolarmente nello scoprire come fossero quelli di questa storia e non sono stata lasciata insoddisfatta! Abbiamo anche una donna cattiva, cosa che non accade spesso nei romanzi! Come ho già detto il personaggio di Angus l’ho adorato: mi piace quando il protagonista ha un passato triste dal quale cerca di sfuggire senza stare a piangersi addosso e senza muovere un dito per risolvere la situazione. Ho adorato Kerri e per me è strano dato che non mi affeziono molto ai personaggi femminili e quindi adorando questi due personaggi sarebbe inutile dire che il finale mi è piaciuto moltissimo. A livello stilistico poi lo show don’t tell è stato usato molto bene: ciò che doveva essere mostrato è stato mostrato. E questo è sicuramente un enorme punto a vantaggio del libro. Una storia raccontata non è una vera storia. L’unica pecca che ho trovato è l’inserire il discorso indiretto all’interno di un discorso diretto che inizialmente mi ha lasciata un po’ disorientata.
    Vi faccio un esempio: «Ci siamo. – Malakith accosta le labbra a una radio trasmittente – Alfa furtivo avanti, Beta pronti. Gamma azione.»
    Quindi io avrei cambiato solo questo aspetto.
    Per il resto non mi viene da criticare nient’altro, dato che ho adorato lo stile di scrittura!
    Inoltre odio quando sto leggendo un libro che mi piace ma il finale non mi soddisfa pienamente. Qui invece non è stato affatto così: il finale è la parte migliore del libro, almeno secondo me. E questo non può che lasciarmi felice a fine lettura.
    Ringrazio l’autore per avermi fatto conoscere il suo libro!

    ha scritto il