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La dea bianca

Grammatica storica del mito poetico

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi; 342)

4.3
(135)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 596 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845923592 | Isbn-13: 9788845923593 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alberto Pelissero

Genere: History , Non-fiction , Philosophy

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Descrizione del libro
«... uno dei pochi sommi capolavori del nostro secolo ... libro denso ed esultante, teso sul filo di una conoscenza minuta della letteratura gallese e irlandese, dei primordi greci ed ebraici». Elémire Zolla « Ho sempre creduto che i grandi libri sulla mitologia siano, essi stessi, dei libri mitologici: ereditano una grande tradizione mitica, la raccolgono, la interpretano; e la continuano, facendo echeggiare di nuovo tra noi quei miti, avvolgendoci nella loro melodia, contagiandoci coi loro suoni, come migliaia di anni fa o in quell’istante miracoloso fuori dal tempo, in cui il mito per la prima volta esplose alla luce. Robert Graves ha portato questo principio sino in fondo ... il risultato è un libro straordinariamente ricco e vivo, che di colpo ci fa abitare vicino alla misteriosa Dea Bianca, a Eracle, alle sirene, alle mille divinità celtiche». Pietro Citati
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  • 3

    Mah, il libro l'ho letto due anni fa. Poi l'ho spiluccato di tanto in tanto. Andrò a braccio affidandomi alle sensazioni e alle impressioni che mi lasciò a suo tempo e che mi è comodo richiamare. Una cosa è fuori discussione, ed è il presupposto delle righe che verranno: Graves è oltremodo antipa ...continua

    Mah, il libro l'ho letto due anni fa. Poi l'ho spiluccato di tanto in tanto. Andrò a braccio affidandomi alle sensazioni e alle impressioni che mi lasciò a suo tempo e che mi è comodo richiamare. Una cosa è fuori discussione, ed è il presupposto delle righe che verranno: Graves è oltremodo antipatico. Anzi diciamo che mi sta proprio sul cazzo. smodatamente. lui è un po' uno Zolla albionico ossessionato dalla fica e molto meno elegante. La sua iattanza senza ritegno, la sua millantata dottrina confortata dall'abilità affabulatoria più che dalla concretezza dei riferimenti e dalla serietà dei procedimenti comparativi, la vieta (ma forse all'epoca ancora spendibilissima) teoria unificante/tuttificante del monoteismo matriarcale primordiale di flavour frazeriano. Praticamente il graal, l'agarthi, il tempo messianico o il paradiso del prete gianni dell'antropologia "senza peccato" di una volta; figurarsi poi di quelle derive protofricchettone dei tardi anni '40.. Dicevo l'arbitrarietà del suo stile comparativo. Ma tanto lui non è un professore. non deve dare conto ad alcuno. 'fotte mica a lui dei professori. ANZI. ché tanto quelli sono tutti complici del megacomplotto plutoariopatriarcale dei nazisti dell'illinois, si impalmano con i bardi(finti) di corte(tutti froci) e hanno coperto per secoli il più grave femminicidio: quello della Dea Bianca. 'Sti professori e falsi poeti ci hanno distratti riempiendoci di panzane razionaliste per decenni o nel migliore dei casi ci hanno tirato su a pane e metafisiche monistiche al fine di renderci ciechi all'"unico tema poetico", e sordi ai suadenti e fatali richiami della triplice dea. lo hanno fatto alterando deliberatamente la struttura del mito poetico che temporibus illis dis-velava i Misteri della Triuna suprema.
    Sarà ormai evidente che non posso soffrire Graves, la tesi strampalata su cui si fonda la sua visione, lo stile tamarro con cui pervicacemente viene sostenuta, la sua antropologia spiccia, le sue responsabilità storiche rispetto all'avvento del pattume wiccano assortito a venire etc. Eppure questo libro va ricordato. se non altro perchè potrebbe piacere a qualcuno. non si può negare che sia ben scritto, che sia densissimo di riferimenti e informazioni - genuini o campati per aria che siano - e che l'autore padroneggi con mano sicura il suo materiale (retorico-drammatico non meno che mitografico) e che la sensazione di stordimento che se ne ricava ad una prima lettura sia tutto considerato piacevole. insomma in definitiva è un libro che intriga, appassiona e tiene avvinti alla pagina come ci si aspetta da ogni buon romanzo. fatta eccezione forse che per certi capitoli, tipo quello sugli alfabeti arborei, l'evocazione del cui ricordo si associa oggi ad immagini cliniche di prolassi scrotali. comunque sia proverò a rileggere anche quelli.
    Sono stato severo ma questo commento ha il valore di uno sfogo a bruciapelo indotto da recenti e più mature letture più che quello di una valutazione puntuale ed argomentata nel merito dei contenuti di un testo che rimane, lo ribadisco, storicamente importante ed esteticamente valevole. al netto delle mie idiosincrasie di superficie. La Dea bianca va avvicinata con cautela, facendo attenzione a non lasciarsi avvincere dalle sue malie, a non confondere l'esperienza esteticamente e intellettualemente soddisfacente che essa può regalare con l'accettazione supina di costruzioni e visioni assai libere e assai discutibili reificate e gabellate per teorie generali fededegne. Perchè se l'autore è un furbone il lettore non può permettersi di essere fesso, ché dall'incontro tra la malizia e la dabbenaggine origina il dolo e l'operazione fraudolenta.

    ha scritto il 

  • 4

    L'uomo è un semidio: ha sempre un piede nella fossa; la donna è divina perchè può tenere entrambi i piedi sempre nello stesso posto, in cielo, nell'Oltretomba o su questa terra. L'uomo ne prova invidia, racconta a se stesso frottole sulla propria presunta completezza ed è in tal modo causa della ...continua

    L'uomo è un semidio: ha sempre un piede nella fossa; la donna è divina perchè può tenere entrambi i piedi sempre nello stesso posto, in cielo, nell'Oltretomba o su questa terra. L'uomo ne prova invidia, racconta a se stesso frottole sulla propria presunta completezza ed è in tal modo causa della propria infelicità: perchè se lui è divino, lei non è neppure una semidea, bensì una semplice ninfa e l'amore di lui si muta in disprezzo e odio.

    ha scritto il 

  • 5

    Evidentemente?!?!

    Cinque stelle a Graves per aver scritto un libro che, come la biblioteca di Borges, contiene tutti i libri (o quasi) e cinque stelle a me che sono riuscita a terminarlo, sbattendo il naso fin troppo spesso negli "evidentemente" che l'autore sparge a piene mani, come zeppe di conclusioni che forse ...continua

    Cinque stelle a Graves per aver scritto un libro che, come la biblioteca di Borges, contiene tutti i libri (o quasi) e cinque stelle a me che sono riuscita a terminarlo, sbattendo il naso fin troppo spesso negli "evidentemente" che l'autore sparge a piene mani, come zeppe di conclusioni che forse per lui e altri saranno chiare come il giorno, ma per me erano rivelazioni sibilline (tanto per restare in tema).
    Certo, Graves pretende fin troppo spesso che, in nome di un pensiero poetico e quindi apodittico per definizione, si accettino per lampanti teorie di vertiginoso azzardo. E probabilmente buona parte di esse sono esattamente come appaiono al mio occhio profano, cioè campate in aria. Ma l'erudizione enciclopedica, lo stile sciamanico, il puro senso di horror sacro che pervade persino un lettore scettico fanno della lettura di questo testo un'avventura affascinante. E al termine lo sguardo sul mondo non è più lo stesso.

    ha scritto il 

  • 0

    Mi risulta molto difficile dare un voto a questo libro - e dunque non lo farò. È denso di spunti molto interessanti ma temo che serva già una certa preparazione a riguardo per potersi districare in questo groviglio di fili che dall'Irlanda vanno alla Grecia pre-achea, dai Celti agli Ebrei, dalla ...continua

    Mi risulta molto difficile dare un voto a questo libro - e dunque non lo farò. È denso di spunti molto interessanti ma temo che serva già una certa preparazione a riguardo per potersi districare in questo groviglio di fili che dall'Irlanda vanno alla Grecia pre-achea, dai Celti agli Ebrei, dalla Dea Bianca a Gesù. Ammetto che è stata una fatica finirlo e che spesso mi ritrovavo senza bussola, persa nelle congetture di Graves: trovo che il suo periodare non sia molto organico, e si finisce per smarrirsi. Purtuttavia credo sia un testo molto ricco, una porta su un modo diverso di intendere il mito e la religione, e denso anche di tanti aneddoti interessanti: da dove nasce il mito di Adamo ed Eva, perché il pettirosso ha questo nome, persino da dove è nata l'usanza di offendere usando il medio.
    È un libro impegnativo e alla fine - almeno per quanto mi riguarda - non posso dire di averlo assimilato per bene, ma ad ogni modo sono contenta di averlo letto.

    ha scritto il 

  • 5

    La Dea Bianca è un percorso iniziatico, disseminato di indovinelli. Al centro ci sono una divinità femminile, la Grande Madre, scacciata e sepolta dagli dèi patriarcali in tempi remotissimi, e la lingua della vera poesia.

    ha scritto il 

  • 3

    ...burbanzosamente...

    Dea Bianca, se ci sei, Ti prego, leggiTi questo libro, ma voglio vedere le espressioni che fai nel mentre.
    E poi dimmi:secondo Te, chi ha risposte per tutte le domande, continua ad essere credibile?

    Piccola chicca che, vera o non vera, mi piace troppo sia entrata nel mio immaginario: ...continua

    Dea Bianca, se ci sei, Ti prego, leggiTi questo libro, ma voglio vedere le espressioni che fai nel mentre.
    E poi dimmi:secondo Te, chi ha risposte per tutte le domande, continua ad essere credibile?

    Piccola chicca che, vera o non vera, mi piace troppo sia entrata nel mio immaginario: "In Bretagna si dice che i tassi che crescono nei cimiteri spingono una radice nella bocca di ogni cadavere"

    ha scritto il 

  • 5

    Il capolavoro di Rober Graves, una bibbia per qualunque studioso di mitilogia comparata, ma non solo. Complesso, molto complesso, da leggere con infinita pazienza e attenzione... ma che alla fine esplode in un turbine di tesi affascinati e credibili. Meraviglioso ma davvero adatto solo a chi ha g ...continua

    Il capolavoro di Rober Graves, una bibbia per qualunque studioso di mitilogia comparata, ma non solo. Complesso, molto complesso, da leggere con infinita pazienza e attenzione... ma che alla fine esplode in un turbine di tesi affascinati e credibili. Meraviglioso ma davvero adatto solo a chi ha già una notevole cultura mitologica alle spalle. Il libro che contiene la chiave di molte porte....

    ha scritto il 

  • 0

    la luna dell'essere

    parlare di questo libro è come aprire una valigia e dentro cercare gli attrezzi del proprio pensiero ed iniziare a collocarli nei luoghi che ci fanno bene. è uno di quei libri dove la lettura non basta, le matite tracciano segni che il cervello e l'esperienza devono rimettere in discussione. un v ...continua

    parlare di questo libro è come aprire una valigia e dentro cercare gli attrezzi del proprio pensiero ed iniziare a collocarli nei luoghi che ci fanno bene. è uno di quei libri dove la lettura non basta, le matite tracciano segni che il cervello e l'esperienza devono rimettere in discussione. un viaggio attraverso la mitologia dell'uomo che tenta di descrivere la natura delle cose. la luna è testimone di questa grammatica dell'affacendarsi umano di fronte alla sua grandezza, alla grandezza dell'umano intendo. un libro capace di descrivere il senso della madre creatura/creatrice dei movimenti umani. i cicli del sacro sono legati a questa figura di madre e sottolineano gli eventi come radici di quello che siamo arrivati ad essere.
    le figure mitologiche celtiche, indiane, sumere sono i tasselli dentro cui si crea l'immagine della storia della nostra poesia.
    un libro che descrive il meccanismo dell'aurora, immensamente dotto, analizza gli enigmi mitologici aprendo alla nostra comprensione il cuore del mito.
    scrive robert graves, nell'itroduzione del volume: 'la mia tesi è che il linguaggio del mito poetico anticamente usato nel mediterraneo e nell'europa settentrionale fosse una lingua magica in stretta relazione con cerimonie religiose in onore della dea-luna ovvero della musa, alcune delle quali risalenti all'età paleolitica; e che esso resta a tutt'oggi la lingua della vera poesia - 'vera' nel senso nostalgico moderno di 'originale non suscettibile di miglioramento, e non un surrogato. questa lingua fu manomessa verso la fine dell'epoca minoica, allorché invasori provenienti dall'asia centrale cominciarono a sostituire alle istituzioni matrilineari quelle patrilineari, rimodellando o falsificando i miti per giustificare i mutamenti della società. poi giunsero i primi filosofi greci, fortemente ostili alla poesia magica, nella quale ravvisavano una minaccia per la nuova religione della logica. sotto la loro influenza venne elaborato un linguaggio poetico razionale (oggi chiamato classico), in onore del loro patrono apollo, linguaggio che fu imposto al mondo come il non plus ultra dell'illuminazione spirituale. da allora in poi questa visione ha dominato praticamente incontrastata nelle scuole e nelle università europee, dove i miti sono oggi studiati solo come curiosi relitti dell'infanzia dell'umanità.

    un testo multiforme come il pane quotidiano, parole che inseguono il principio attivo dell'ispirazione poetica svelando l'antico bisogno dell'uomo per ostinarsi a descrivere la bellezza.
    il femminile, selvaggio albero sacro che incanta e incarna.

    ha scritto il 

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