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La differenza italiana

Di

Editore: nottetempo

3.4
(11)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 28 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8874520492 | Isbn-13: 9788874520497 | Data di pubblicazione: 

Genere: Philosophy , Political , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 3

    Un Negri minore

    Negri si dimostra, in questo brevissimo saggio, un utopista pervaso da un ottimismo poco giustificato, anche se le sue notazioni, sempre intelligenti e mai gratuite, costringono a riflettere sulla realtà in cui ci dibattiamo. Ma sono ben altri gli apporti significativi dell'autore.

    ha scritto il 

  • 3

    Come suggerisce il titolo della collana (i sassi) nonostante non arrivi alle trenta pagine è un testo iperdenso e decisamente di lettura non agevole, che sia per le mie scarse conoscenze filosofiche o per colpa dell'autore ancora non sò... a parte la critica iniziale sulla filosofia italiana alla ...continua

    Come suggerisce il titolo della collana (i sassi) nonostante non arrivi alle trenta pagine è un testo iperdenso e decisamente di lettura non agevole, che sia per le mie scarse conoscenze filosofiche o per colpa dell'autore ancora non sò... a parte la critica iniziale sulla filosofia italiana alla quale non son in grado di poter giudicare c'è un dubbio che il testo lascia alla fine (non che sia decisamente un male) ma chi sta portando avanti il discorso della differenza dopo Tronti e la Muraro? Anche se è evidente che l'intenzioni di Negri siano altre visto che tutto gira su questo, cinque o sei pagine in più non avrebbero guastato. Da rileggere dopo essersi documentato un pò.

    ha scritto il 

  • 2

    In sostanza per Negri la filosofia italiana, con poche eccezioni, non ha tentato un'analisi del presente che orientasse l'azione. E fin qui si può essere anche d'accordo. Le eccezioni sono Gentile, Gramsci (influenzato da Gentile e comunque ottocentesco e poi tradito da Togliatti), poco Croce. Ne ...continua

    In sostanza per Negri la filosofia italiana, con poche eccezioni, non ha tentato un'analisi del presente che orientasse l'azione. E fin qui si può essere anche d'accordo. Le eccezioni sono Gentile, Gramsci (influenzato da Gentile e comunque ottocentesco e poi tradito da Togliatti), poco Croce. Nel dopoguerra la filosofia femminista della Muraro e l'operaismo di Mario Tronti. Perché? Perché lottano contro la dialettica e passano attraverso i corpi, perché resistono, si contrappongono alla storia. Detto questo, il testo per il resto mi appare inutile.

    ha scritto il 

  • 0

    Libri Quattro - 12/10/06

    non mi è piaciuto, l’ho letto direi per curiosità, quasi per vedere come mi ritrovavo con gli scritti del “professore” una trentina d’anni dopo averne letto e non condiviso lo scritto. Continua ad essere un “saggetto” pieno di “parole”, che vuole celebrare la differenza italiana del ’68, usando c ...continua

    non mi è piaciuto, l’ho letto direi per curiosità, quasi per vedere come mi ritrovavo con gli scritti del “professore” una trentina d’anni dopo averne letto e non condiviso lo scritto. Continua ad essere un “saggetto” pieno di “parole”, che vuole celebrare la differenza italiana del ’68, usando categorie filosofiche da accademia…<br />Per celebrare ed esaltare i minimi al cospetto dei massimi. Certo, il ’68 ha avuto delle sue differenze, e non sono certo io in grado di parlarne, ma le riduzioni e i marginalismi di Toni Negri non mi hanno convinto

    ha scritto il