Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

La divina commedia - Paradiso

Di

Editore: Fratelli Fabbri Editori

4.4
(1479)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 312 | Formato: Rilegato in pelle | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Maria Amalia Camozzi

Disponibile anche come: Cofanetto , Paperback , Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

Ti piace La divina commedia - Paradiso?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    che dire di questo classico mi posso solo avventurare ad affermare che Sermonti per me è tra i più grandi commentatori di classici ha la prerogativa di farti conoscere questi tomi con la facilità di bere un bicchiere d'acqua

    ha scritto il 

  • 5

    La più bella delle tre cantiche

    Per citare Umberto Eco nel saggio La profezia del Software (indispensabile introduzione alla lettura del libro): «il Paradiso è la più bella delle cantiche della Commedia». Lo stesso T.S. Eliot sosteneva che il Paradiso è il capolavoro assoluto di Dante, definendolo con entusiasmo «mai arido» e « ...continua

    Per citare Umberto Eco nel saggio La profezia del Software (indispensabile introduzione alla lettura del libro): «il Paradiso è la più bella delle cantiche della Commedia». Lo stesso T.S. Eliot sosteneva che il Paradiso è il capolavoro assoluto di Dante, definendolo con entusiasmo «mai arido» e «intensamente eccitante».
    Unico consiglio per chi si accinge alla lettura è quello di prendersi il tempo necessario per approfondire e riflettere sul turbinio di spunti poetici e filosofici che il sommo poeta racchiude e suggella in pagine di stupende terzine.
    Consiglio anche la splendida edizione critica di Tommaso Di Salvo, le cui note ed approfondimenti sono fondamentali per avvicinarsi al reale e profondo significato del testo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Forse il meno bello dei tre libri, perchè il più simbolico e cervellotico.
    Ma Dante non si discute...

    ha scritto il 

  • 5

    Solo due osservazioni.
    E' la cantica sintatticamente più elaborata. Come le altre hanno fatto la lingua italiana, creandola dalla materia grezza, qui il demiurgo Dante inventa la sintassi, esaltando la subordinazione Peccato che non siano rimasti nella nostra lingua attuale vocaboli meravig ...continua

    Solo due osservazioni.
    E' la cantica sintatticamente più elaborata. Come le altre hanno fatto la lingua italiana, creandola dalla materia grezza, qui il demiurgo Dante inventa la sintassi, esaltando la subordinazione Peccato che non siano rimasti nella nostra lingua attuale vocaboli meravigliosi come "indiarsi" e gli altri composti verbali analoghi, espressivi e poetici.
    Infine l'ultimo canto del poema, quello dell'ineffabile visione di Dio, non può non richiamare l'Aleph borgesiano.
    Che altro dire?

    ha scritto il 

  • 5

    la divina commedia. Paradiso

    Massima vetta dell'umana conoscenza. L'uomo si avvicina a Dio, nessuno mai nella storia aveva osato tanto, Dante lo fa e ci riesce. Assoluta perfezione, nessun voto puo' riassumerla.

    ha scritto il 

  • 3

    "La gloria di colui che tutto move per l'universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove. Nel ciel che più de la sua luce prende fu'io, e vidi cose che ridere nè sa nè può chi di là sù discende; perchè appressando sè al suo disire, nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la ...continua

    "La gloria di colui che tutto move per l'universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove. Nel ciel che più de la sua luce prende fu'io, e vidi cose che ridere nè sa nè può chi di là sù discende; perchè appressando sè al suo disire, nostro intelletto si profonda tanto, che dietro la memoria non può ire"

    ha scritto il