La dodicesima notte

ovvero Quel che volete

Di

Editore: Rizzoli (BUR L 13)

4.1
(946)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000172003 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gabriele Baldini ; Curatore: Gabriele Baldini

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
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  • 4

    La traduzione di questa edizione Mondadori è pessima, a tratti imbarazzante. Per fare un lavoro teatrale sul testo abbiamo dovuto praticamente ritradurlo...sconsigliata!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    a me pare na tragedia

    Io non ho dubbi, questa non è una commedia. Struggente e leggero insieme. Ho letto una penna amarissima, disillusa, arrabbiata. Furiosa, da prendersela con l'intero genere umano presente e futuro, oss ...continua

    Io non ho dubbi, questa non è una commedia. Struggente e leggero insieme. Ho letto una penna amarissima, disillusa, arrabbiata. Furiosa, da prendersela con l'intero genere umano presente e futuro, ossia i lettori e gli spettatori. Per l'eternità. Tutti beffati da uno Shakespeare commediografo serissimo, quasi fosse il dio amore in persona, offeso.
    L'opera sembra una tragedia dove la leggerezza (che non è leggerezza gioiosa, ma scaturisce da una sostanziale miopia verso la vita - essere e non essere: due generi di leggerezza che sono e non sono uguali allo stesso tempo) e l'ottusità dei personaggi creano un vero e proprio inferno dei sentimenti, dove l'amore è fondato esclusivamente sull'aspetto fisico dei protagonisti (che infine si riveleranno totalmente interscambiabili fra di loro): Viola innamorata di Orsino solo udendo il suo nome sulla spiaggia; Orsino che usa l'amore come un abito, ma pronto a rinfacciare alle "donne" di vivere l'amore come un appetito saziabile, al pari di quello alimentare; Olivia, inizialmente simbolo della massima virtù (il gentiluomo di Orsino è ammirato: "chissà di che forza d'amore sarà capace questa donna per il suo uomo, se nei confronti del solo fratello si strugge così tanto") tradisce con una insospettabile disinvoltura chiunque (il voto reso al fratello è subito dimenticato di fronte ad un gesto elegante della mano di Viola; la promessa rivolta a Sebastian di non far parola a nessuno del loro legame è violata dopo pochi versi chiamando il cappellano a testimoniare pubblicamente la cerimonia segreta), e così via.
    Nessuno sembra accorgersi di nulla, tutti sembrano pazzi, e proseguono a usare parole altisonanti per definire le loro meschine situazioni. Nulla ha più senso o il minimo valore. A questo punto, Shakespeare tocca l'apice, fa letteralmente a pezzi la trama. Tanto, cosa conta? sembra voler dire. Cosa importa per voi (spettatori)? Il Capitan Antonio viene condotto via dai gendarmi, ma ricompare subito dopo, libero, chiedendo spiegazioni sugli avvenimenti, e poi sparisce dalla scena, di nuovo, non si capisce che fine fa. Ho letto nelle note che nessun curatore del'opera sembra essersi preoccupato della incongruenza. A me pare creata ad arte, da uno Shakespeare fuori di sé e disperato.
    Il personaggio chiave, il vero protagonista, l'unica persona "seria" insomma, è il giullare/Buffone. Vive di versi e parole, indirizzandoli ad un pubblico assolutamente incapace di coglierne il senso. Esemplari sono i dialoghi con ser Tobia e il "cavalier" Andrea. Il Giullare gioca con loro come un gatto con i topi: li tira per la coda, li acchiappa e li lascia andare. Tutto per il suo diletto, uno scaccianoia. Ma loro non se ne avvedono, ufficialmente è lui che li sta intrattenendo e la loro ottusità è un muro invalicabile che copre i sottili giochi di parole schermitori del Giullare. E ancora, Orsino gli richiede una canzone d'amore gradevole che attenui le sue pene, ma ciò che gli sarà servito è una canzone degna di una funzione funebre. Ma Orsino pare non notarlo. Tutti sembrano vedere un significato diverso da quello reale. Di ciò il Giullare non fa una malattia, anzi si diverte fra sé e sé, nella propria solitudine e chiede denaro per la sua arte ogni volta che ne ha l'occasione. Totalmente solo e incompreso, ma almeno pagato: sembra essere tutto qui il miglior destino di un uomo che sa vedere e intendere la realtà.
    E quale è questa realtà? Semplicemente terribile: la realtà è e non è allo stesso tempo.
    Shakespeare sembra intendere qualcosa che va oltre la mera contrapposizione essere/apparire (ossia, ciò che appare non è). Non è solo questione di "apparire" diversamente. Ciò che ontologicamene è, allo stesso tempo ontologicamente non è. Come due gemelli perfettamente identici. Ciascuno è se stesso, ma non è l'altro. Anche se possono essere scambiati. Perché in effetti sono identici di aspetto (se uno veste i panni dell'altro). Come quando si vive un sentimento, condiviso con una persona, salvo capire che lo stesso sentimento è dall'altro vissuto in maniera completamente diversa. O addirittura, con totale assenza di serietà. La serietà, questo è il discrimine, nel libro, fra ciò che è e, allo stesso tempo, non è. Shakespeare è come il Giullare, si fa beffa dei propri committenti. Al loro soldo, per le sue beffe. Gli è stata commissionata una commedia, confeziona un'opera che farà ridere tutti, ma che è in realtà una disperatissima tragedia. E anche il titolo, non si preoccupa di nascondere la reale natura dell'opera. Quel che voi volete. Come dire, leggete in questi atti quel che voi volete, e divertitevi quanto volete, tanto non capirete comunque di cosa sto parlando.
    Forse la tragedia più amara e disperata di tutta la produzione Shakesperiana.

    ha scritto il 

  • 4

    Shakespeare finora non mi ha mai deluso. Ammetto che in generale preferisco le tragedie, che adoro proprio, ma anche con le commedie la lettura è sempre molto piacevole! Questa qui è proprio leggerina ...continua

    Shakespeare finora non mi ha mai deluso. Ammetto che in generale preferisco le tragedie, che adoro proprio, ma anche con le commedie la lettura è sempre molto piacevole! Questa qui è proprio leggerina, simpatica, scontata, gradevole. E anche nella frase più scema lo zio Bill fa amare ogni parole che scrive, per le immagini che evoca, per la musicalità, per la scelta delle parole. Secondo me Shakespeare va letto in originale, anche senza capirci niente, ma non si possono assaporare certi versi in traduzione!

    http://www.naufragio.it/iltempodileggere/18191

    ha scritto il 

  • 5

    "La follia, signore, va in giro per il mondo, come il sole, e come il sole, splende un po' ovunque". Buffone, atto III, scena 1

    Resto dell'idea che non puoi apprezzare un libro, un film, l'arte, la v ...continua

    "La follia, signore, va in giro per il mondo, come il sole, e come il sole, splende un po' ovunque". Buffone, atto III, scena 1

    Resto dell'idea che non puoi apprezzare un libro, un film, l'arte, la vita stessa se non leggi Shakespeare. Andrebbe letto un paio di volte l'anno e sempre un'opera diversa perché tanto ne ha scritte a iosa. Unico.

    ha scritto il 

  • 4

    Le opere di Shakespeare sono destinate a non tramontare mai. Il modo con cui lo scrittore gioca con le parole, il suo comandarle e adoperarle a suo piacimento, contribuisce a rendere le sue opere geni ...continua

    Le opere di Shakespeare sono destinate a non tramontare mai. Il modo con cui lo scrittore gioca con le parole, il suo comandarle e adoperarle a suo piacimento, contribuisce a rendere le sue opere geniali.
    L’ironia, la sorte e le parole d’amore, sono tutti elementi che si fondono insieme per dar vita ad opere eccelse che i lettori non si stancheranno mai di leggerle, come lo stesso autore spera, attraverso le parole del buffone: “La commedia è finita, e speriamo che piaccia ogni dì.”
    “La dodicesima notte” porta un titolo assai enigmatico. Si può pensare, infatti, che si riferisca alla notte dell’Epifania, serata in cui l’opera fu recitata per la prima volta per il duca Orsino e la regina Elisabetta, ma questo sembra molto improbabile. Al contrario, si pensa invece, che lo scrittore, assegnando questo titolo, voleva alludere ai dodici giorni tra il Natale e l’Epifania, periodo durante il quale, gli studenti dell’Inns of Court celebravano una specie di carnevale durante il quale eleggevano un re che emanava leggi effimere e sovvertitrici dell’ordine stabilito. In breve, con questo titolo, Shakespeare voleva suggerire la natura irreale, immaginaria, sovvertitrice dell’opera. Un titolo che spinge quindi il lettore a non tenere troppo in conto il titolo stesso e che suggerisce l’inafferrabilità della commedia.
    Quest’opera parla di due gemelli, Viola e Sebastiano, che a causa di un naufragio si credono rispettivamente morti. Viola si traveste da uomo e finisce per servire il duca Orsino divenendo il suo paggio. Il duca, innamorato di Olivia, invia Viola da quest’ultima per comunicargli l’ennesimo messaggio d’amore del duca. Olivia, non solo non ne vuole sapere niente del duca ma, ben presto, si innamora di Viola che lei crede essere un uomo.
    Il fratello di Viola, Sebastiano, viene salvato da Antonio e una volta giunto in città si imbatte in Olivia che lo scambia per Viola.
    A queste vicende amorose fanno da scenario le burle che Sir Tobia e Fabiano, con l’aiuto del buffone e della domestica Maria, mettono in atto a discapito di Andrea e del servitore Malvolio, entrambi pretendenti alla mano di Olivia.
    Insomma, un’altra opera ingarbugliata e assolutamente ironica che porta la firma del grande William Shakespeare. Come farne a meno?
    Consiglio di leggere quest’opera per il suo linguaggio ricercato, per la sua trama intrigata e perché, semplicemente, non si può resistere a Shakespeare.

    ha scritto il 

  • 5

    Un testo pieno di ambiguità sui temi dell'amore e del doppio. Temi che Shakespeare intreccia abilmente. I personaggi si contraddicono continuamente; fanno affermazioni di principio e poi, subito dopo, ...continua

    Un testo pieno di ambiguità sui temi dell'amore e del doppio. Temi che Shakespeare intreccia abilmente. I personaggi si contraddicono continuamente; fanno affermazioni di principio e poi, subito dopo, pretendono di fare eccezione per sé stessi. L'amore vi appare come forza irresistibile e al tempo stesso fragile. Non risiede nell'animo di chi lo prova, né dipende dalle qualità di chi è amato e per questo affrontarlo con la ragione porta a contraddirsi continuamente. Esulano dal gioco il maggiordomo Malvolio e il buffone Feste: essi interpretano una specie di controcanto che tocca altri due temi classici dell'inglese, il potere e la follia. Mentre tutti ridono l'arrivista Malvolio giura vendetta, ricordando, almeno a me, l'alberico de l'oro del reno che per avere il potere maledice l'amore.

    ha scritto il 

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