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La donna che mi insegnò il respiro

Di

Editore: A. Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)

3.6
(69)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 325 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804614986 | Isbn-13: 9788804614982 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: M. Zuveletski

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Hayat Shah è un ragazzino musulmano nato e cresciuto nella provincia americana. La sua vita procede spedita tra la scuola, il baseball e le corse in bicicletta. Delle origini pakistane resta solo qualche debole traccia nei battibecchi tra i genitori. Finché un giorno arriva Mina, un'amica della madre venuta a vivere negli Stati Uniti dopo un doloroso divorzio nel suo paese, e da quel momento tutto cambia. Dolce e bellissima, Mina porta con sé un fascino discreto e magnetico che in poco tempo conquista tutti, perfino lo scettico padre di Hayat. La sua religiosità profonda e non fanatica fa entrare discretamente la fede musulmana nella vita familiare e colpisce l'animo adolescente di Hayat, che viene attratto dalla spiritualità della preghiera e, senza averne immediata coscienza, dalla sensualità della donna. I guai iniziano quando Mina si innamora di un ebreo, Nathan, e quando questi per amore si converte all'Islam. Non sarà tanto la dura reazione della comunità musulmana a impedire il loro matrimonio, quanto il segreto intervento di Hayat, che trova nel fondamentalismo religioso uno sfogo alle sue tormentate pulsioni adolescenziali. Le conseguenze del suo comportamento gli si sveleranno molti anni dopo, incontrando casualmente Nathan e venendo a conoscenza del tragico destino di Mina. Solo in quell'istante, nel semplice atto di scusarsi per il male compiuto, Hayat diventerà finalmente adulto. (da IBS)
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  • 5

    Un respiro largo come il mondo, qui e ora ma anche eterno, in una minuscola cittadina degli Stati Uniti ma anche in giro per il mondo, dal Corano al Talmud, dalla morte alla vita. Grazie Antonella per il consiglio e grazie al bel salotto dell'ostello della gioventù tedesca che mi ha accolto nelle ...continua

    Un respiro largo come il mondo, qui e ora ma anche eterno, in una minuscola cittadina degli Stati Uniti ma anche in giro per il mondo, dal Corano al Talmud, dalla morte alla vita. Grazie Antonella per il consiglio e grazie al bel salotto dell'ostello della gioventù tedesca che mi ha accolto nelle sue braccia...

    ha scritto il 

  • 2

    Avevo letto una recensione, mi pare della Bignardi, che mi aveva fatto sperare in un gran bel romanzo; invece ho trovato una storia scorrevole, ben scritta, ma nulla di più.

    ha scritto il 

  • 4

    "Quello che non va con i maschi musulmani non ha niente a che vedere con le preghiere, c'entra con il modo in cui trattano le loro donne".

    Interessante il casuale destino di questa lettura.
    Comperato sull'onda di una di quelle mie famose fascinazioni irrefrenabili, iniziato all'istante e poi abbandonato a causa di priorità della biblioteca ed anche perchè in quel momento non c'era sintonia, è finito in cosa a "Due in uno" di K ...continua

    Interessante il casuale destino di questa lettura.
    Comperato sull'onda di una di quelle mie famose fascinazioni irrefrenabili, iniziato all'istante e poi abbandonato a causa di priorità della biblioteca ed anche perchè in quel momento non c'era sintonia, è finito in cosa a "Due in uno" di Kashua Sayed, appena recensito, e ci è finito prorio a fagiuolo, per così dire.
    A parte il fatto che è di piacevole lettura, sebbene forse lo si potrebbe accusare di quella certa -non saprei come definirla meglio- superficialità che caratterizza molti dei romanzi di questo tipo -se scritti da uomini però, in generale trovo ed ho trovato la scrittura delle pakistane/indiane mooolto più intensa ed originale, ma può essere solo un'impressione.
    A parte il fatto che il ragazzino è simpatico e c'è qualcosa che fa subito colpo nella storia, ed ancora a parte il fatto che quest'accettazione supina di Mina drammaticamente mi faceva rabbia da quanto assomigliava a quella che ho dimostrato proprio IO, più assurda perchè infinitamente più immotivata.
    A parte qualsiasi fatto, dicevo, io da questo libro ho imparato un sacco di cose. Sugli ebrei ed i musulmani, per esempio,-"inspiegabilmente non avevo ancora capito che non si poteva essere musulmani ed ebrei insieme"- su Maometto, per esempio, cose che non sapevo, e su Gesù -anzi Hazrad Isa, incredibile no?- cose che in parte avevo dimenticato di sapere. E non è che il peso di un libro venga determinato dai suoi insegnamenti, anzi, ma è piacevole arricchire una lettura finita -Sayed appunto- di nuovi elementi e termini di approfondimento.
    Ma non vorrei provocare inutili sconforti: è uno di quei libri che restano validi e piacevoli anche se ci si limita a "leggerlo"...senza pensarci, voglio dire. Ed anche se non è un capolavoro assoluto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Vivamente consigliato!

    Bellissimo libro che tratta del mondo islamico trapiantato negli Stati Uniti. Molto doloroso certo, ma rappresenta anche una forte denuncia contro il fondamentalismo dell'Islam incarnato in una comunità pakistana che impedirà a una splendida e intelligente donna di fede musulmana di sposarsi con ...continua

    Bellissimo libro che tratta del mondo islamico trapiantato negli Stati Uniti. Molto doloroso certo, ma rappresenta anche una forte denuncia contro il fondamentalismo dell'Islam incarnato in una comunità pakistana che impedirà a una splendida e intelligente donna di fede musulmana di sposarsi con un ebreo. Netta la distinzione religiosa tra la fede cieca alle parole del Corano considerata quasi un obbligo o comunque una conoscenza di questo per un fine egoistico ( rappresentata dalla comunità) e l'adesione ad Allah sentita nel cuore come qualcosa che ti migliora e ti innalza (rappresentata da Mina, "ciò che conta è l'intenzione"). Ho apprezzato particolarmente a livello di stile la scorrevolezza del testo che non l'ha reso affatto noioso e la buona delineazione dei personaggi.

    ha scritto il 

  • 2

    E' una buona occasione per riflettere (come sempre), ma in questo libro onestamente mancavano tante cose... Partiamo con Mina che sembra ribellarsi al "vivere" femminile nel mondo islamico (lascia il marito, scappa in America e si innamora di un ebreo) ma in realtà poi si sottomette al loro pensi ...continua

    E' una buona occasione per riflettere (come sempre), ma in questo libro onestamente mancavano tante cose... Partiamo con Mina che sembra ribellarsi al "vivere" femminile nel mondo islamico (lascia il marito, scappa in America e si innamora di un ebreo) ma in realtà poi si sottomette al loro pensiero; poi manca proprio un confronto tra i vari personaggi... ho visto proprio una divisione tra diversi mondi, diversi modi di vivere e pensare (oltre la religione)... Peccato!

    ha scritto il 

  • 1

    Clichè

    Per riassumere brevemente ciò che ho tristemente trovato in questo romanzo, userò una sola parola che cercherò di approfondire: clichè.
    Sì, perchè questo libro è uno stereotipo unico: la storia è banale, scontata (il finale lo si intuisce fin dalle prime pagine) e molto prolissa e ripetitiv ...continua

    Per riassumere brevemente ciò che ho tristemente trovato in questo romanzo, userò una sola parola che cercherò di approfondire: clichè.
    Sì, perchè questo libro è uno stereotipo unico: la storia è banale, scontata (il finale lo si intuisce fin dalle prime pagine) e molto prolissa e ripetitiva, oltre che terribilmente lenta.
    Più della metà del libro è costituita praticamente da preghiere, versetti e interpretazioni del Corano e le poche parti narrative sono talmente sdolcinate, stucchevoli e melense che fanno venire il diabete.
    Non sono riuscita ad amare nessuno dei personaggi: all'inizio tutti pieni di sorrisi, risate (tanto che sembrano usciti dalla pubblicità con le famiglie del Mulino Bianco) e poi alla fine non fanno altro che piagnucolare e commiserarsi come dei poveri sfortunati. E tutto ciò l'ho notato prevalentemente nel protagonista che, com'era prevedibile, mi è risultato subito insopportabile.
    In questa cornice in stile "Baci Perugina" naturalmente l'affresco storico e sociale è inesistente ed è così difficile immaginarsi il contesto.
    Caro Ayad Akhtar, se volevi scrivere un romanzo drammatico non dovevi esagerare rendendolo troppo drammatico, perchè così finisce per sembrare surreale, oltre che una trovata commerciale per vendere tante copie (io adoro le storie ricche di sentimento e sensibilità, ma leggendo questo libro ho avuto la triste impressione di trovarmi davanti ad un pieno sfruttamento commerciale).
    Sono rimasta molto amareggiata e insoddisfatta di questa lettura che per me aveva tutte le premesse per essere piacevole.
    L'unica cosa bella che ha è la copertina e basta.

    ha scritto il 

  • 3

    Poco significativo. Scrittura insignificante, storia che non riesce ad appassionare. Incuriosisce un po’ l’ambiente dei pakistani d’America, ma il tutto è piuttosto scontato.

    ha scritto il 

  • 4

    "Mina era una sostenitrice di quella che noi chiamiamo ijtihad, o interpretazione personale. L'unico problema era che i cosiddetti Cancelli della ijtihad erano stati clamorosamente "chiusi" nel decimo secolo, fatto di cui ero a conoscenza grazie a una nota in calce presente nel Corano che lei mi ...continua

    "Mina era una sostenitrice di quella che noi chiamiamo ijtihad, o interpretazione personale. L'unico problema era che i cosiddetti Cancelli della ijtihad erano stati clamorosamente "chiusi" nel decimo secolo, fatto di cui ero a conoscenza grazie a una nota in calce presente nel Corano che lei mi aveva regalato. Vi si spiegava che l'interpretazione personale conduceva alle innovazioni, e che dette innovazioni creavano il caos nella conoscenza dell'obbedienza alla volontà divina. Un giorno ne parlai a Mina che mi spiegò - era l'ora del tè, e sedevamo intorno al tavolo con mamma - che per quanto la riguardava quei "cancelli" erano sempre aperti perché erano quelli che conducevano al Signore. "Qualcuno ha detto che sono chiusi. Io entro quando mi pare e piace" aggiunse."

    ha scritto il 

  • 2

    Argomento complesso, dove si mescolano integralismo religioso e integrazione tra razze e colture diverse. Meriterebbe trattamento ben più approfondito. Qui invece ne esce una favoletta, per di più prolissa, con un eccesso di stereotipi e di citazioni dal Corano. Deludente.

    ha scritto il