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La donna della domenica

Di ,

Editore: Club degli Editori

4.1
(2634)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: A000049908 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Political

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Descrizione del libro
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  • 5

    All'interno della struttura da Gialol classico il romanzo dipinge un dettagliato e preciso affresco di una città, Torino, e di un epoca, anni '70 ben precisi. Anzi, la trama del giallo sembra essere del tutto superflua, a volta quasi fastidiosa. Ma alla fine, proprio alle ultime pagine, il meccan ...continua

    All'interno della struttura da Gialol classico il romanzo dipinge un dettagliato e preciso affresco di una città, Torino, e di un epoca, anni '70 ben precisi. Anzi, la trama del giallo sembra essere del tutto superflua, a volta quasi fastidiosa. Ma alla fine, proprio alle ultime pagine, il meccanismo scatta alla perferzione e la lettura diventa frenetica per capire chi è l'assassino.
    Quindi, in realtà, le due anime del romanzo devono convivere per forza e l'una e indispensabile all'atra reciprocamente.

    ha scritto il 

  • 5

    E'come la sbarra di platino-iridio conservata all'ufficio pesi e misure di Parigi: una pietra di paragone. C'è un prima "La donna della domenica" e un dopo "La donna della domenica", un romanzo che ha ridefinito per decenni la misura del giallo torinese enunciandone - un po' bonariamente e un po' ...continua

    E'come la sbarra di platino-iridio conservata all'ufficio pesi e misure di Parigi: una pietra di paragone. C'è un prima "La donna della domenica" e un dopo "La donna della domenica", un romanzo che ha ridefinito per decenni la misura del giallo torinese enunciandone - un po' bonariamente e un po' sardonicamente - le cifre stilistiche. Una Torino borghese ed una Torino travet altrettanto borghese nei rituali - omosessualità compresa - contrapposta ad un funzionariato terrone che magari si impone come nuovo che avanza, ma che viene assorbito, neutralizzato, cloroformizzato dal subalpino e mellifluo understatement un po' ipocrita della città, trincerata nella sua riservata alterità rifiutando ogni confronto diretto. Certo ci sono altri ingredienti più facili e spicci che decretano il successo della "donna della domenica" oltreché della premiata coppia narrativa F&L: l'abilità nello sceneggiare, la scrittura rotonda, l'umorismo tranquillo, la perfetta caratterizzazione dei personaggi (anche secondari, come il mitico americanista Bonetto - Gorlier), la pennellata felice dietro e dentro ogni pagina: insomma il tipico mix che ha segnato per anni uno standard di successo e tutte cose che raramente si trovano in egual misura in altre botteghe. E'vero, amici di Torinoir, F&L sono morti ed è giusto cercare nella città e per la città altri standard narrativi, altre pagine, un'altro tema che non risieda solo nella borghesia svampita della collina, ma "La donna della domenica", come la Gran Madre, il Monte dei Cappuccini, la Juventus e forse la Fiat - non è e non sarà così semplice da rimuovere ancora per molto, molto tempo.

    ha scritto il 

  • 5

    gravissima lacuna che finalmente ho colmato. questo libro è perfetto: perfetti l'ingranaggio della trama, geniale l'ambientazione torinese, acutissima la penetrazione psicologica non solo dei personaggi ma delle classi sociali a cui appartengono, di un'intera epoca.

    ha scritto il 

  • 5

    Trasferirsi a Torino e non aver letto niente di Fruttero e Lucentini è un peccato dal quale redimersi al più presto. E, come suggerito dagli amici di qui, questo libro in particolare continua a essere una chiave per comprendere meglio la città e i suoi abitanti, quel particolare amalgama che tien ...continua

    Trasferirsi a Torino e non aver letto niente di Fruttero e Lucentini è un peccato dal quale redimersi al più presto. E, come suggerito dagli amici di qui, questo libro in particolare continua a essere una chiave per comprendere meglio la città e i suoi abitanti, quel particolare amalgama che tiene insieme la 'madama' della collina e il poliziotto terrone, in un reciproco, affettuoso, sospetto. Non solo, quindi, un giallo magistrale, aperto fin quasi all'ultima pagina, ma quasi un trattato di sociologia urbana, nonché un divertito e divertente esercizio di scrittura. Con antecedenti colti, tra l'altro: l'ombra di Ingravallo ha seguito da presso il commissario Santamaria durante la lettura. Come nel Pasticciaccio, seppur con minori ambizioni, gli autori scelgono il delitto per mettere a nudo l'anima della città. E' proprio l'oscurità del crimine che consente di svelare squarci urbani: gli argini sporchi del Po, la verdeggiante collina, le vie dritte e gli appartamenti austeri, l'animazione del Balùn.
    Se è vero che la lettura è per me un meccanismo fondamentale di assimilazione, oggi Torino è un po' più mia.

    ha scritto il 

  • 3

    3 stelle e 1/2

    Un poliziesco che ha qualche anno e questo forse influenza il giudizio. In effetti é un poco verboso e ridondante soprattutto in relazione alla visita al balun e alle relative indagini. Poi il finale si riscatta anche se, in effetti, poteva essere preceduto da una storia completamente diversa sen ...continua

    Un poliziesco che ha qualche anno e questo forse influenza il giudizio. In effetti é un poco verboso e ridondante soprattutto in relazione alla visita al balun e alle relative indagini. Poi il finale si riscatta anche se, in effetti, poteva essere preceduto da una storia completamente diversa senza risentirne: questo da' l'idea del flebile collegamento tra le vicende.

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo essermi confrontato con un famoso critico di anobii, ho deciso di scrivere questa recensione...
    1 - Ironia: non c'è, in tutto il libro, una singola riga dove non sia profusa a piene mani
    2 - Psicologia: gli autori sono finissimi psicologi, tra l'altro con tutti i loro personaggi, ...continua

    Dopo essermi confrontato con un famoso critico di anobii, ho deciso di scrivere questa recensione...
    1 - Ironia: non c'è, in tutto il libro, una singola riga dove non sia profusa a piene mani
    2 - Psicologia: gli autori sono finissimi psicologi, tra l'altro con tutti i loro personaggi, di qualunque estrazione sociale
    3 - Soavità: i duetti fra Santamaria e Anna Carla sono di una soavità oserei dire commovente, quando i due sono in scena il libro si accende di luce propria
    4 - Scrittura: mai banale, ricercata ma accattivante, divertente e fantasiosa, e potrei aggiungere aggettivi ancora a lungo
    5 - E allora chi se ne frega se la trama gialla è piuttosto complicata e se l'assassino/a...(alt, stop, no spoiler)

    ha scritto il 

  • 4

    Era da un po’ di tempo che “La donna della domenica” mi aspettava sullo scaffale della libreria, non mi decidevo mai ad iniziare a leggerlo. Finalmente, mi sono decisa quando ho avuto voglia di leggere un giallo italiano e l’idea che fosse ambientato a Torino mi ha dato la spinta per andare avant ...continua

    Era da un po’ di tempo che “La donna della domenica” mi aspettava sullo scaffale della libreria, non mi decidevo mai ad iniziare a leggerlo. Finalmente, mi sono decisa quando ho avuto voglia di leggere un giallo italiano e l’idea che fosse ambientato a Torino mi ha dato la spinta per andare avanti. Non nascondo che nella parte centrale sia andato un po’ a rilento (o sono io che leggevo lentamente?!) ma nel complesso posso dire che mi sia piaciuto.

    Il commissario Santamaria ha per le mani un caso davvero spinoso: l’architetto Garrone è stato assassinato utilizzando un fallo di pietra. Gli indiziati sono molti, a partire dalla borghesia della Torino bene, quella che appare scintillante ma è piena di contraddizioni.

    Il commissario riuscirà a dipanare la matassa anche grazia all’aiuto di Massimo Campi, Anna Carla Dosio e Lello Riviera, che con i loro suggerimenti – più o meno voluti – riusciranno a metterlo sulla pista giusta.

    Ho apprezzato molto che gli autori abbiano inserito qua e là dei modi di dire piemontesi, e anzi, tutta la vicenda ruoti proprio attorno ad un nostro modo di dire sulla cattiva lavandaia che non trova le pietre giuste per lavare.

    Il film del 1975, diretto dal regista Luigi Comencini, è davvero molto simpatico, scorre rapidamente e spesso fa sorridere. I personaggi sono esageratamente caricaturati, i commissari meridionali e i torinesi con un accento spaventoso (Baucherio e la signora Trabusso fanno morire dal ridere). E’ molto fedele alla storia raccontata da Fruttero & Lucentini e guardando il film è stata la dimostrazione di come immaginavo i personaggi mentre leggevo il libro.

    Insomma, promossi a pieni voti sia il romanzo che il libro. Non vi resta che procurarveli, se non li avete ancora letto e visto. Nel 2011 dal film è stato mandato in onda un remake in due puntate per la regia di Giulio Base con Giampaolo Morelli (il commissario Coliandro di Lucarelli, per capirci): io non l’ho visto, ma se mi capita lo guarderò volentieri.

    ha scritto il 

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