La donna della domenica

Di ,

Editore: Club degli Editori

4.1
(2734)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: A000049908 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Politica

Ti piace La donna della domenica?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    il libro della domenica

    Per pura coincidenza ho finito di legegre il libro la domenica.
    Impianto narrativo magistrale, i personaggi, dai protagonisti (Santamaria, Anna Carla, Lello) alla semplice portinaia che appare solo in ...continua

    Per pura coincidenza ho finito di legegre il libro la domenica.
    Impianto narrativo magistrale, i personaggi, dai protagonisti (Santamaria, Anna Carla, Lello) alla semplice portinaia che appare solo in poche righe (geniale quella dell'ingegner Costamagna), sono delineati in maniera squisita.
    La parte migliore è quando tutti sono al Balon, il Sabato: qua emerge tutta l'abilita' dei due scrittori.
    Ottimo libro

    ha scritto il 

  • 5

    Quello che la signora Dosio chiamava, con femminile sbrigatività, "osceno", era forse un indefinibile senso di marciume che emanava dal Garrone, come se in lui fossero concentrati - ma corrotti, putre ...continua

    Quello che la signora Dosio chiamava, con femminile sbrigatività, "osceno", era forse un indefinibile senso di marciume che emanava dal Garrone, come se in lui fossero concentrati - ma corrotti, putrefatti, sinistramente esasperati, stravolti da una mortuaria alchimia - difetti e virtù di una Torino sepolta di fresco, o comunque in rapida decomposizione: la parsimonia, ma incancrenita nei modi del morto di fame; il riserbo, ma degradato a losca elusività; il conformismo, ma fermentato in progressive purulenze; la cortesia, ma liquefatta in adulazione; il vecchio stile, ma mangiato dai vermi di abbiette civetterie, di atroci vezzi. (pag. 79)

    Avevano le carte. Le guide. I prospetti. Le tabelle. Gli itinerari. I depliants. No: dovevano passarsi le liste private; le informazioni in esclusiva. Volevano sentirsi pionieri. Cercavano di partire con l'idea che la Costa Brava stesso ancora aspettando le navi cartaginesi; che le sponde del canale d'Otranto fossero abitate dagli Iapigi; che su intere zone del Palermitano, sfuggite finora ai rilievi cartografici, le sole notizie certe fossero quelle riportate l'anno scorso dai Botta. Se no, non valeva. (pag.91)

    ha scritto il 

  • 5

    Torino è casa mia!

    Il commissario Santamaria è uomo pragmatico e acuto, come si conviene ad un vero investigatore dei romanzi. Ed in questo non c’è niente di originale. Ma forse in tutto il libro non c’è proprio niente ...continua

    Il commissario Santamaria è uomo pragmatico e acuto, come si conviene ad un vero investigatore dei romanzi. Ed in questo non c’è niente di originale. Ma forse in tutto il libro non c’è proprio niente di originale, ed è esattamente questa la particolarità di questo bel giallo. Torino viene descritta proprio così com’è o com’era, e il com’è e il com’era si sovrappongono, nonostante siano passati più di quarant’anni dalla pubblicazione del libro, senza lasciare traccia sulla superficie dei suoi monumenti e dei suoi nobili palazzi. Alla descrizione di Torino si accompagna poi la descrizione dei suoi abitanti: i tic della buona società, che come sempre accade, trascende e finisce per cadere molto più in basso dei popolani snobbati, il rapporto con i meridionali, l’animo umano di tutti loro, così simile nonostante i preconcetti. Torino in definitiva è la vera protagonista del romanzo, non gli uccisi, i presunti colpevoli, i mandanti o i colpevoli acclarati. Una città in cui il senso civico degli abitanti è endemico tra i cittadini, a cui è stato somministrato fin dalla nascita con il Barolo. Una città incantevole, piena di verde, di enclave sconosciute o meno, che la fanno assomigliare ad una città di provincia, senza perdere il piglio della grande città del nord. E con la loro maestria di torinesi doc, Fruttero& Lucentini descrivono proprio questa meraviglia: da Via Cibrario a via Mazzini, dal Balon alla collina, da piazza Vittorio ai suoi portici.
    Adesso non crediate che invece di un romanzo, i due narratori abbiamo nascosto tra le pagine di un trattato di toponomastica e sociologia comportamentale, un giallo!! Giammai!!!In questo libro troverete invece uno stile pulito e ironico, una narrazione scorrevole e avvincente, una storia densa di particolari che vi faranno venire voglia di terminarlo in un sol fiato, e di leggerne tanti altri degli stessi autori. Rimpiangerete di non averli scoperti prima! Inoltre, se girando con l’auto dalle parti di corso Farini, svoltando per sensi e controsensi sconosciuti, in una sincopata giornata d’autunno, all’improvviso, vi trovaste di fronte la Mole, stagliata come una piccola Tour Eiffel, sul caratteristico cielo plumbeo della città, ebbene rimpiangerete anche di non essere nati qui!!!! Autorizzo fin d’ora l’Ente per il Turismo Piemonte ad utilizzare questa recensione per promuovere la città……comunicherò il mio iban dopo l’utilizzo del testo!!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Lo stile, oh, che stile

    Non è tanto la trama, il giallo, i personaggi riusciti o l'evocazione della Torino anni '70 che colpisce. A folgorarmi è stato lo stile. Un linguaggio semplice e piano ma allo stesso ricercato, curato ...continua

    Non è tanto la trama, il giallo, i personaggi riusciti o l'evocazione della Torino anni '70 che colpisce. A folgorarmi è stato lo stile. Un linguaggio semplice e piano ma allo stesso ricercato, curato e amato. Ogni parola scelta per una ragione, ogni aggettivo e sostantivo scelti perché veicolano un'immagine, un'aura, un sapore ben preciso. Un linguaggio cangiante che fluttua e si modifica in modo impercettibile quando la narrazione si focalizza su ognuno dei personaggi. E allora la scelta di quelle parole e di quegli aggettivi fa emergere in maniera ancora più rotonda la verità e la fisicità dei personaggi, delle attrazioni o repulsioni, della scena, della città, del tempo.
    Un virtuosismo discreto, mai vanitoso e tuttavia superbo.

    ha scritto il 

  • 4

    affresco della torino anno settanta.

    affresco dell'italia e della torino anno settanta.
    Godibilissimo, a tratti diverte ma fa anche riflettere.
    Attuale: i difetti degli italiani non sono mai cambiati in fondo!

    ha scritto il 

  • 5

    Un giallo "ordinato"

    Ottimo giallo ben strutturato,per niente confusionario, mai una caduta di stile se non nel finale forse un pochino troppo prevedibile ma si tratta davvero di poche righe e possono essere concesse agli ...continua

    Ottimo giallo ben strutturato,per niente confusionario, mai una caduta di stile se non nel finale forse un pochino troppo prevedibile ma si tratta davvero di poche righe e possono essere concesse agli autori dopo tanta fatica, in fondo anche loro come il Commissario Santamaria hanno penato a lungo.
    Troppo banale e scontato sarebbe aggiungere che la protagonista di questo libro è la città ma va comunque detto che gli autori fanno di tutto per cederle sempre il passo come ad una Signora che, devo dire, mi ha affascinata più di ogni altro personaggio.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello! Il ritmo della narrazione coincide con il ritmo delle indagini: lento all'inizio, per poi accelerare alla fine del libro, in concomitanza con il flusso di pensieri ed intuizioni che conducono i ...continua

    Bello! Il ritmo della narrazione coincide con il ritmo delle indagini: lento all'inizio, per poi accelerare alla fine del libro, in concomitanza con il flusso di pensieri ed intuizioni che conducono il commissario Santamaria alla soluzione del caso.

    ha scritto il 

Ordina per