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La donna della domenica

Di ,

Editore: Mondadori

4.1
(2700)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 503 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: A000012177 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Political

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Descrizione del libro
A Torino un architetto alquanto losco, che vive di strani affari, viene trovato morto, con la testa sfracellata da un grosso fallo di marmo. Comincia così una delle più famose indagini poliziesche di cui la letteratura italiana abbia narrato, condotta in modo discreto ma fermo dal commissario Santamaria, poliziotto gentile e compito, ma anche intelligente e determinato, nonché animato da una dolce indignazione etica nei confronti della classe sociale sulla quale è costretto a puntare la sua attenzione di investigatore. È infatti nella Torino-bene che il commissario deve muoversi, aggirandosi fra raffinatezze e snobismi, sarcasmi sublimi e false risate, esibito bon ton e caricata noncuranza, in un gioco di specchi che tenta invano di nascondere il vuoto di vite sostanzialmente sprecate, e che rende oltremodo difficile il compito del piccolo-borghese Santamaria.

Uscito nel 1972, il romanzo può ben essere considerato il capostipite del nuovo "giallo all'italiana", costruito con una rigorosa attenzione all'intreccio, ma anche con una scrittura che sa aprirsi all'ironia e alla denuncia civile, senza mai smarrire la leggerezza dell'ordito e l'alta leggibilità della cifra, in un elegantissimo gioco a rimpiattino fra le consapevolezze degli autori e quelle indotte nei lettori. Anna Carla Dosio, Massimo Campi, Lello Riviera, e su tutti il commissario Santamaria, diventano in tal modo non solo inappuntabili personaggi da alto intrattenimento, ma anche "figure" portatrici di una verità etica che è sotto gli occhi di tutti, e che in loro si essenzializza, fino a farne una costellazione di piacevolissimi emblemi.

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  • 4

    Lo stile, oh, che stile

    Non è tanto la trama, il giallo, i personaggi riusciti o l'evocazione della Torino anni '70 che colpisce. A folgorarmi è stato lo stile. Un linguaggio semplice e piano ma allo stesso ricercato, curato ...continua

    Non è tanto la trama, il giallo, i personaggi riusciti o l'evocazione della Torino anni '70 che colpisce. A folgorarmi è stato lo stile. Un linguaggio semplice e piano ma allo stesso ricercato, curato e amato. Ogni parola scelta per una ragione, ogni aggettivo e sostantivo scelti perché veicolano un'immagine, un'aura, un sapore ben preciso. Un linguaggio cangiante che fluttua e si modifica in modo impercettibile quando la narrazione si focalizza su ognuno dei personaggi. E allora la scelta di quelle parole e di quegli aggettivi fa emergere in maniera ancora più rotonda la verità e la fisicità dei personaggi, delle attrazioni o repulsioni, della scena, della città, del tempo.
    Un virtuosismo discreto, mai vanitoso e tuttavia superbo.

    ha scritto il 

  • 4

    affresco della torino anno settanta.

    affresco dell'italia e della torino anno settanta.
    Godibilissimo, a tratti diverte ma fa anche riflettere.
    Attuale: i difetti degli italiani non sono mai cambiati in fondo!

    ha scritto il 

  • 5

    Un giallo "ordinato"

    Ottimo giallo ben strutturato,per niente confusionario, mai una caduta di stile se non nel finale forse un pochino troppo prevedibile ma si tratta davvero di poche righe e possono essere concesse agli ...continua

    Ottimo giallo ben strutturato,per niente confusionario, mai una caduta di stile se non nel finale forse un pochino troppo prevedibile ma si tratta davvero di poche righe e possono essere concesse agli autori dopo tanta fatica, in fondo anche loro come il Commissario Santamaria hanno penato a lungo.
    Troppo banale e scontato sarebbe aggiungere che la protagonista di questo libro è la città ma va comunque detto che gli autori fanno di tutto per cederle sempre il passo come ad una Signora che, devo dire, mi ha affascinata più di ogni altro personaggio.

    ha scritto il 

  • 4

    Un cult sulla Torino bene anni '70

    L’architetto Garrone, ambiguo e sgradevole personaggio che vive di espedienti, è trovato ucciso nel suo appartamento, il cranio fracassato da un pesante soprammobile. Una lettera incompiuta, consegnat ...continua

    L’architetto Garrone, ambiguo e sgradevole personaggio che vive di espedienti, è trovato ucciso nel suo appartamento, il cranio fracassato da un pesante soprammobile. Una lettera incompiuta, consegnata alla polizia da due domestici appena licenziati, sembra coinvolgere una signora della Torino bene ed un suo amico industriale. Un testimone ha visto una donna, forse una prostituta, presso la casa del delitto, armata di un lungo tubo. Il commissario Santamaria deve indagare con il dovuto tatto in un ambiente delicato, ma non crede troppo alla colpevolezza di Anna Carla e Massimo, anzi si fa dare da loro indicazioni sulla personalità della vittima. Il giallo è piacevolmente lineare e ben costruito, non mancano colpi di scena ma protagonista del romanzo è soprattutto la Torino della borghesia benestante anni ’70. Un sottobosco urbano perbenista, tradizionalista con qualche velleità di trasgressione, conformista solo in superficie, ironico o squallido, cortese e carico di odio represso, in cui i veri torinesi parlano il dialetto piemontese e guardano con distaccata superiorità gli immigrati meridionali, compreso il commissario di polizia. Un mondo classista all’ombra della Fiat e delle grandi fabbriche, i cui confini sono determinati dalla geografia urbana delle ville in collina e dei desolati viali di periferia. Un ritratto colorito e ancora attuale, anche se è cambiata la nazionalità degli immigrati, gli uffici si sono informatizzati, i telefoni pubblici sono scomparsi dai bar. Alcuni scrittori di gialli ambientano le loro storie in una città, che ne diventa parte integrante, importante quanto la vicenda stessa: Milano x Scerbanenco, Genova x Paglieri, Torino x Fruttero e Lucentini. Da questo romanzo, a mio avviso il migliore della pregiata coppia, è stato tratto un ottimo film di successo, fedele al racconto, magistralmente interpretato da Jacqueline Bisset, Marcello Mastroianni, Jean Louis Trintignant e Lina Volonghi.

    ha scritto il 

  • 0

    Capostipite del giallo italiano, dicono i critici e il loro codazzo.
    Può essere. Senza dubbio l'elemento c'è, tiene avvinto il lettore, lascia desta la curiosità fino alla fine e l'assassino non è il ...continua

    Capostipite del giallo italiano, dicono i critici e il loro codazzo.
    Può essere. Senza dubbio l'elemento c'è, tiene avvinto il lettore, lascia desta la curiosità fino alla fine e l'assassino non è il maggiordomo.
    Però la sensazione è che di questo substrato di genere agli autori non gliene sia importato un piffero.
    Il loro intento è dire, rappresentare, enucleare, descrivere, tutti scopi alias azioni che perseguono mirabilmente.
    Distanti ma non distaccati tratteggiano fisicamente ed emotivamente una città affascinante e sfaccettata, capace di destare stupore e profondo interesse anche in chi calpesta, si muove e osserva ogni giorno 28 secoli di umano, e spesso artisticamente altissimo, prodotto.
    Scevri dal dio giudizio lasciano parlare i loro personaggi, alcuni totalmente imbibiti di sé altri cautamente o apertamente accorti ed è per tramite di questi che noi, l'altra metà della cartacea mela, viviamo le loro vite, ne condividiamo i pensieri o ce ne allontaniamo, talvolta ci riconosciamo o individuiamo topoi nei quali ci siamo realmente imbattutti.
    Non affresco, non puzzle, non composizione ma empatica creatività che ripropone e insieme condivide (con noi) modi di essere, ideologie, appartenenze sociali muovendosi in maniera sottilmente trasversale, e cogliendo, attraverso questa scelta, gli aspetti anche fortemente ridicoli o inani, ovvero la bellezza di "categorie" altrimenti osannate o vituperate.
    L'alta borghesia non viene cristallizzata nei suoi cliché, i kommunisti, diciamocelo, hanno un che di grottesco, parimenti i nordici di prima generazione ma pure quelli di lunga pezza.

    Uno fra gli elementi più sapidi del romanzo è il dialogo, sottile, intelligente, fortemente comico, in dati punti, e assolutamente mimetico.
    (Il travet è molto più fantozziano di Fantozzi, senza avere però, la insopportabile stolidità di quest'ultimo.)

    Attraverso le vie di una ex-capitale si muove l'umanità tutta, suddivisa, ma non drasticamente, in classi sociali e radici culturali. Ed è un movimento accattivante nel senso pieno del termine.
    Gli intenti sociologici restano nell'occhio di chi sfoglia le pagine: una mera etichetta.
    Toccante Bonetto: lui dipingendo si cassa un'intera - insopportabile, vacua e del tutto inutile - categoria.

    Infine, nota personale, è ammirevole l'uso della lingua. Un italiano che risente solo in minima parte il trascorrere del tempo e sa modularsi su figure, luoghi e situazioni con una leggerezza ed una semplicità stupefacenti, indice di grande sapienza compositiva.

    ha scritto il 

  • 5

    Oltre ad una trama assolutamente coinvolgente, e uno stile giallesco quantomeno geniale degli autori, non si può posare il libro una volta finito senza la voglia pervasiva di andare a Torino e passarc ...continua

    Oltre ad una trama assolutamente coinvolgente, e uno stile giallesco quantomeno geniale degli autori, non si può posare il libro una volta finito senza la voglia pervasiva di andare a Torino e passarci qualche giorno.

    ha scritto il 

  • 5

    All'interno della struttura da Gialol classico il romanzo dipinge un dettagliato e preciso affresco di una città, Torino, e di un epoca, anni '70 ben precisi. Anzi, la trama del giallo sembra essere d ...continua

    All'interno della struttura da Gialol classico il romanzo dipinge un dettagliato e preciso affresco di una città, Torino, e di un epoca, anni '70 ben precisi. Anzi, la trama del giallo sembra essere del tutto superflua, a volta quasi fastidiosa. Ma alla fine, proprio alle ultime pagine, il meccanismo scatta alla perferzione e la lettura diventa frenetica per capire chi è l'assassino.
    Quindi, in realtà, le due anime del romanzo devono convivere per forza e l'una e indispensabile all'atra reciprocamente.

    ha scritto il 

  • 5

    E' come la sbarra di platino-iridio conservata all'ufficio pesi e misure di Parigi: una pietra di paragone. C'è un prima "La donna della domenica" e un dopo "La donna della domenica", un romanzo che h ...continua

    E' come la sbarra di platino-iridio conservata all'ufficio pesi e misure di Parigi: una pietra di paragone. C'è un prima "La donna della domenica" e un dopo "La donna della domenica", un romanzo che ha ridefinito per decenni la misura del giallo torinese enunciandone - un po' bonariamente e un po' sardonicamente - le cifre stilistiche. Una Torino borghese ed una Torino travet altrettanto borghese nei rituali - omosessualità compresa - contrapposta ad un funzionariato terrone che magari si impone come nuovo che avanza, ma che viene assorbito, neutralizzato, cloroformizzato dal subalpino e mellifluo understatement un po' ipocrita della città, trincerata nella sua riservata alterità rifiutando ogni confronto diretto. Certo ci sono altri ingredienti più facili e spicci che decretano il successo della "Donna della domenica" oltreché della premiata coppia narrativa F&L: l'abilità nello sceneggiare, la scrittura rotonda, l'umorismo tranquillo, la perfetta caratterizzazione dei personaggi (anche secondari, come il mitico americanista Bonetto - Gorlier), la pennellata felice dietro e dentro ogni pagina: insomma il tipico mix che ha segnato per anni uno standard di successo e tutte cose che raramente si trovano in egual misura in altre botteghe. E' vero, amici di Torinoir, F&L sono morti ed è giusto cercare nella città e per la città altri standard narrativi, altre pagine, un altro tema che non risieda solo nella borghesia svampita della collina, ma "La donna della domenica", come la Gran Madre, il Monte dei Cappuccini, la Juventus e forse la Fiat - non è e non sarà così semplice da rimuovere ancora per molto, molto tempo.

    ha scritto il 

  • 5

    gravissima lacuna che finalmente ho colmato. questo libro è perfetto: perfetti l'ingranaggio della trama, geniale l'ambientazione torinese, acutissima la penetrazione psicologica non solo dei personag ...continua

    gravissima lacuna che finalmente ho colmato. questo libro è perfetto: perfetti l'ingranaggio della trama, geniale l'ambientazione torinese, acutissima la penetrazione psicologica non solo dei personaggi ma delle classi sociali a cui appartengono, di un'intera epoca.

    ha scritto il 

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