La donna della domenica

Di ,

Editore: Mondadori

4.1
(2755)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 503 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: A000012177 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Politica

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Descrizione del libro
A Torino un architetto alquanto losco, che vive di strani affari, viene trovato morto, con la testa sfracellata da un grosso fallo di marmo. Comincia così una delle più famose indagini poliziesche di cui la letteratura italiana abbia narrato, condotta in modo discreto ma fermo dal commissario Santamaria, poliziotto gentile e compito, ma anche intelligente e determinato, nonché animato da una dolce indignazione etica nei confronti della classe sociale sulla quale è costretto a puntare la sua attenzione di investigatore. È infatti nella Torino-bene che il commissario deve muoversi, aggirandosi fra raffinatezze e snobismi, sarcasmi sublimi e false risate, esibito bon ton e caricata noncuranza, in un gioco di specchi che tenta invano di nascondere il vuoto di vite sostanzialmente sprecate, e che rende oltremodo difficile il compito del piccolo-borghese Santamaria.

Uscito nel 1972, il romanzo può ben essere considerato il capostipite del nuovo "giallo all'italiana", costruito con una rigorosa attenzione all'intreccio, ma anche con una scrittura che sa aprirsi all'ironia e alla denuncia civile, senza mai smarrire la leggerezza dell'ordito e l'alta leggibilità della cifra, in un elegantissimo gioco a rimpiattino fra le consapevolezze degli autori e quelle indotte nei lettori. Anna Carla Dosio, Massimo Campi, Lello Riviera, e su tutti il commissario Santamaria, diventano in tal modo non solo inappuntabili personaggi da alto intrattenimento, ma anche "figure" portatrici di una verità etica che è sotto gli occhi di tutti, e che in loro si essenzializza, fino a farne una costellazione di piacevolissimi emblemi.

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  • 4

    Atmosfera deliziosamente anni '70. Il chiacchiericcio dei salotti snob invece è attualissimo, non cambia mai. Giallo (e molto di più) elegante e raffinatissimo. La Dosio poi... farebbe perdere la tes ...continua

    Atmosfera deliziosamente anni '70. Il chiacchiericcio dei salotti snob invece è attualissimo, non cambia mai. Giallo (e molto di più) elegante e raffinatissimo. La Dosio poi... farebbe perdere la testa a chiunque. Assolutamente imperdibile.

    ha scritto il 

  • 5

    La cativa lavandera e la bon-a pèra

    Mi sono dimenticato di trovarmi di fronte ad un giallo già dopo poche pagine. E proprio non mi interessava del delitto...ops del doppio delitto di cui si racconta...proprio perchè sono stato catturato ...continua

    Mi sono dimenticato di trovarmi di fronte ad un giallo già dopo poche pagine. E proprio non mi interessava del delitto...ops del doppio delitto di cui si racconta...proprio perchè sono stato catturato dal romanzo nel senso più completo del termine, dallo stile elegante e sofisticato di Carlo e Franco, dai loro personaggi così ben definiti che sembra quasi di conoscerli, da questo "ambiente" in cui i nostri protagonisti si muovono e infine da questo magistrale ritratto di Torino, una città in fermento, così snob e borghese.
    E pensare che seppur scritto negli anni 70 questo libro sa essere così tremendamente attuale!

    Il commissario Santamaria, il Massimo Campi, l'architetto Garrone, l'americanista Bonetto... persino i domestici sardi.. tutti mi accompagneranno ancora per qualche tempo...e la Anna Carla Dosio poi non so per quale strano scherzo mentale me la immaginavo tipo la Melato in Travolti da un insolito destino.

    P.s.:e devo dire che gli autori si sono superati nel raccontarci le chiacchere della borghesia torinese...sulla diatriba sul come pronunciare Boston se all'italiana o all'americana, ad esempio, c'ho riso come un matto.
    La Dosio:“Qualsiasi commesso d’abbigliamento, qualsiasi annunciatore della Rai, sa che si dice “Baaast’n”, è fiero di saperlo e lo sfoggia tutte le volte che può”.
    e il Campi: “Se io ti dicessi che dopodomani devo andare a Landon?” - “In italiano si dice Boston con tutt’e due gli o, ben rotondi. Fare lo sforzo di mettere insieme il suono “Baaast’n” è un’affettazione ridicola e tu lo sai benissimo”. ;D

    ha scritto il 

  • 3

    Se avete già letto "a che punto è la notte", potete evitare di leggere questo libro (e viceversa): un libro spassoso in cui bei dialoghi e personaggi ben caratterizzati sono la parte più riuscita e fa ...continua

    Se avete già letto "a che punto è la notte", potete evitare di leggere questo libro (e viceversa): un libro spassoso in cui bei dialoghi e personaggi ben caratterizzati sono la parte più riuscita e fanno passare in secondo piano la trama, o meglio, se ne servono per poter potenzialmente dilungare all'infinito le conversazioni così come si faremmo in una piacevole sera estiva tra amici.

    ha scritto il 

  • 4

    il libro della domenica

    Per pura coincidenza ho finito di legegre il libro la domenica.
    Impianto narrativo magistrale, i personaggi, dai protagonisti (Santamaria, Anna Carla, Lello) alla semplice portinaia che appare solo in ...continua

    Per pura coincidenza ho finito di legegre il libro la domenica.
    Impianto narrativo magistrale, i personaggi, dai protagonisti (Santamaria, Anna Carla, Lello) alla semplice portinaia che appare solo in poche righe (geniale quella dell'ingegner Costamagna), sono delineati in maniera squisita.
    La parte migliore è quando tutti sono al Balon, il Sabato: qua emerge tutta l'abilita' dei due scrittori.
    Ottimo libro

    ha scritto il 

  • 5

    Quello che la signora Dosio chiamava, con femminile sbrigatività, "osceno", era forse un indefinibile senso di marciume che emanava dal Garrone, come se in lui fossero concentrati - ma corrotti, putre ...continua

    Quello che la signora Dosio chiamava, con femminile sbrigatività, "osceno", era forse un indefinibile senso di marciume che emanava dal Garrone, come se in lui fossero concentrati - ma corrotti, putrefatti, sinistramente esasperati, stravolti da una mortuaria alchimia - difetti e virtù di una Torino sepolta di fresco, o comunque in rapida decomposizione: la parsimonia, ma incancrenita nei modi del morto di fame; il riserbo, ma degradato a losca elusività; il conformismo, ma fermentato in progressive purulenze; la cortesia, ma liquefatta in adulazione; il vecchio stile, ma mangiato dai vermi di abbiette civetterie, di atroci vezzi. (pag. 79)

    Avevano le carte. Le guide. I prospetti. Le tabelle. Gli itinerari. I depliants. No: dovevano passarsi le liste private; le informazioni in esclusiva. Volevano sentirsi pionieri. Cercavano di partire con l'idea che la Costa Brava stesso ancora aspettando le navi cartaginesi; che le sponde del canale d'Otranto fossero abitate dagli Iapigi; che su intere zone del Palermitano, sfuggite finora ai rilievi cartografici, le sole notizie certe fossero quelle riportate l'anno scorso dai Botta. Se no, non valeva. (pag.91)

    ha scritto il 

  • 5

    Torino è casa mia!

    Il commissario Santamaria è uomo pragmatico e acuto, come si conviene ad un vero investigatore dei romanzi. Ed in questo non c’è niente di originale. Ma forse in tutto il libro non c’è proprio niente ...continua

    Il commissario Santamaria è uomo pragmatico e acuto, come si conviene ad un vero investigatore dei romanzi. Ed in questo non c’è niente di originale. Ma forse in tutto il libro non c’è proprio niente di originale, ed è esattamente questa la particolarità di questo bel giallo. Torino viene descritta proprio così com’è o com’era, e il com’è e il com’era si sovrappongono, nonostante siano passati più di quarant’anni dalla pubblicazione del libro, senza lasciare traccia sulla superficie dei suoi monumenti e dei suoi nobili palazzi. Alla descrizione di Torino si accompagna poi la descrizione dei suoi abitanti: i tic della buona società, che come sempre accade, trascende e finisce per cadere molto più in basso dei popolani snobbati, il rapporto con i meridionali, l’animo umano di tutti loro, così simile nonostante i preconcetti. Torino in definitiva è la vera protagonista del romanzo, non gli uccisi, i presunti colpevoli, i mandanti o i colpevoli acclarati. Una città in cui il senso civico degli abitanti è endemico tra i cittadini, a cui è stato somministrato fin dalla nascita con il Barolo. Una città incantevole, piena di verde, di enclave sconosciute o meno, che la fanno assomigliare ad una città di provincia, senza perdere il piglio della grande città del nord. E con la loro maestria di torinesi doc, Fruttero& Lucentini descrivono proprio questa meraviglia: da Via Cibrario a via Mazzini, dal Balon alla collina, da piazza Vittorio ai suoi portici.
    Adesso non crediate che invece di un romanzo, i due narratori abbiamo nascosto tra le pagine di un trattato di toponomastica e sociologia comportamentale, un giallo!! Giammai!!!In questo libro troverete invece uno stile pulito e ironico, una narrazione scorrevole e avvincente, una storia densa di particolari che vi faranno venire voglia di terminarlo in un sol fiato, e di leggerne tanti altri degli stessi autori. Rimpiangerete di non averli scoperti prima! Inoltre, se girando con l’auto dalle parti di corso Farini, svoltando per sensi e controsensi sconosciuti, in una sincopata giornata d’autunno, all’improvviso, vi trovaste di fronte la Mole, stagliata come una piccola Tour Eiffel, sul caratteristico cielo plumbeo della città, ebbene rimpiangerete anche di non essere nati qui!!!! Autorizzo fin d’ora l’Ente per il Turismo Piemonte ad utilizzare questa recensione per promuovere la città……comunicherò il mio iban dopo l’utilizzo del testo!!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Lo stile, oh, che stile

    Non è tanto la trama, il giallo, i personaggi riusciti o l'evocazione della Torino anni '70 che colpisce. A folgorarmi è stato lo stile. Un linguaggio semplice e piano ma allo stesso ricercato, curato ...continua

    Non è tanto la trama, il giallo, i personaggi riusciti o l'evocazione della Torino anni '70 che colpisce. A folgorarmi è stato lo stile. Un linguaggio semplice e piano ma allo stesso ricercato, curato e amato. Ogni parola scelta per una ragione, ogni aggettivo e sostantivo scelti perché veicolano un'immagine, un'aura, un sapore ben preciso. Un linguaggio cangiante che fluttua e si modifica in modo impercettibile quando la narrazione si focalizza su ognuno dei personaggi. E allora la scelta di quelle parole e di quegli aggettivi fa emergere in maniera ancora più rotonda la verità e la fisicità dei personaggi, delle attrazioni o repulsioni, della scena, della città, del tempo.
    Un virtuosismo discreto, mai vanitoso e tuttavia superbo.

    ha scritto il 

  • 4

    affresco della torino anno settanta.

    affresco dell'italia e della torino anno settanta.
    Godibilissimo, a tratti diverte ma fa anche riflettere.
    Attuale: i difetti degli italiani non sono mai cambiati in fondo!

    ha scritto il 

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