La donna della domenica

Di ,

Editore: Club italiano dei lettori

4.1
(2849)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 503 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Politica

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Descrizione del libro
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  • 2

    Non sono riuscita ad apprezzarlo questo capolavoro del giallo italiano, l'ho finito a fatica, non sono stata catturata dalla trama. Dopo l'omicidio la lettura è diventata lenta, stagnante e noiosa. Mi ...continua

    Non sono riuscita ad apprezzarlo questo capolavoro del giallo italiano, l'ho finito a fatica, non sono stata catturata dalla trama. Dopo l'omicidio la lettura è diventata lenta, stagnante e noiosa. Mi aspettavo molto di più.

    ha scritto il 

  • 4

    Niente per un ortodosso, è più affascinante dell'eresia

    Uscivo da un Simenon di cui avevo lusingato la prosa parsimoniosa, mi veniva naturale pensare a quanta roba si potesse espungere da “La donna della domenica” senza che il testo ne risentisse, ma anzi ...continua

    Uscivo da un Simenon di cui avevo lusingato la prosa parsimoniosa, mi veniva naturale pensare a quanta roba si potesse espungere da “La donna della domenica” senza che il testo ne risentisse, ma anzi ne realizzasse un lauto guadagno. Mi è venuto in soccorso il feed che mi scrisse un vicino (RosenKavalier70)

    -Per quanto riguarda la trama, il noir si occupa del problema, il giallo della soluzione.

    Questo è un giallo, io ne ho letti un numero irrisorio in vita mia, devo risalire al millennio scorso per trovare qualcosa di Agatha Christie e a cinque anni fa per un romanzetto di Malvaldi, che giallo forse lo era a causa dell’itterizia del barrista Massimo. Per raggiungere la soluzione, evidentemente, occorre uno sperpero maggiore di caratteri Times New Roman. Prima di Simenon raramente mi ero occupato del problema, dopo Simenon, per la prima volta, mi trovo ad occuparmi della soluzione. La verità? Della soluzione non mi importa niente e fortunatamente questo libro ha una parte centrale davvero ottima, dove Torino, la città in cui è ambientato, diventa tridimensionale. Per un centinaio di pagine si cammina con i protagonisti per le vie del Balùn (*1), lo si fa fisicamente. Per trovare qualcosa all’altezza della Torino di F&L devo ripescare la Marsiglia di Izzo in Casino Totale. La vicenda è ambientata durante il boom economico e ne esce fuori l’anima della città, o come lo definiscono gli autori, “l’ambiente”. I membri delle forze dell’ordine dediti a risolvere l’omicidio dell’architetto Garrone, sono meridionali, nell'interazione fra essi e la nobiltà della città, decaduta al rango di borghesia, si ha il quadro di come Torino stia mutando nonostante il suo strenuo tentativo di rimanere uguale a sé stessa.

    E lei, per ultima, lei che s'era portata la sedia vicino alla finestra e nel pallore ancora obliquamente appeso ai vetri accostati rialzava la testa dal suo rosso libro: una dama senza tempo che relegava nel precario, nell'indistinto, gli altri presenti e il mobilio, le pareti circostanziali. E ancora, mentre lui l'accompagnava fino alla scala, quell'intonazione accorata e perfetta, quella sicurezza distillata da generazioni.

    Questa bella descrizione dedicata alla donna della domenica, poterebbe essere usata per raccontare la città dove abita.

    Non chiedete a me della storia poliziesca, qualcun altro ne avrà pur scritto, rivolgetevi a lui. Io preferisco ricopiare e condividere la riflessione sottostante
    I tifosi che alla domenica correvano allo stadio e le vecchiette alla benedizione, gl'impiegati che alle dieci lasciavano la scrivania per andare a prendere un caffè, i ragazzotti che filavano sulle loro motociclette rombanti, che altro facevano se non cogliere le rose della vita? Tutti gli uomini, dai più austeri ai più frivoli, dai più ricchi ai più miserabili, perseguivano in realtà, sapendolo o non sapendolo, quell'unico scopo.
    e il sonetto per Helene di Ronsard da cui essa scaturisce:

    Quando Vecchia sarete, la sera, alla candela,
    seduta presso il fuoco, dipanando e filando,
    ricanterete le mie poesie, meravigliando:
    Ronsard mi celebrava al tempo ch’ero bella.

    Serva allor non avrete ch’ascolti tal novella,
    vinta dalla fatica già mezzo sonnecchiando,
    ch’al suono del mio nome non apra gli occhi alquanto,
    e lodi il vostro nome ch’ebbe sì buona stella.

    Io sarò sotto terra, spirto tra ignudi spirti,
    prenderò il mio riposo sotto l’ombre dei mirti.
    Voi presso il focolare una vecchia incurvita,

    l’amor mio e ‘l fiero sprezzo vostro rimpiangerete,
    Vivete, date ascolto, diman non attendete:
    cogliete fin da oggi le rose della vita

    (*1)
    http://www.balon.it/

    ha scritto il 

  • 4

    Ingredienti: una città (Torino) che fa da sfondo-complice-movente ad un duplice omicidio, una società italiana (anni'70) pubblicamente virtuosa e privatamente viziosa, cicale-perditempo della ricca bo ...continua

    Ingredienti: una città (Torino) che fa da sfondo-complice-movente ad un duplice omicidio, una società italiana (anni'70) pubblicamente virtuosa e privatamente viziosa, cicale-perditempo della ricca borghesia piemontese osservate ed indagate da un'operosa formica-commissario meridionale.
    Consigliato: a chi ama i gialli conditi con abbondanti dosi di costume & società, a chi è curioso di sapere cosa sia o come si usi un itifallo.

    ha scritto il 

  • 4

    Se uno è portato, diventa cinico anche facendo il salumiere o l'elettrotecnico. No, io sono nato ottimista, trovo sempre il lato buono delle cose.

    Definire La donna della domenica un giallo è riduttivo. Il giallo, seppure, è lo strumento che Fruttero e Lucentini usano per raccontare una città, la Torino degli anni ’70, i suoi salotti, le colline ...continua

    Definire La donna della domenica un giallo è riduttivo. Il giallo, seppure, è lo strumento che Fruttero e Lucentini usano per raccontare una città, la Torino degli anni ’70, i suoi salotti, le colline che la circondano e criticare la borghesia snob ed ipocrita dell’epoca.
    I personaggi sono il punto forte, secondo me, della storia; la sagace ironia con la quale gli autori ce li presentano, le frasi in dialetto, la diffidenza nei confronti degli immigrati meridionali.
    C’è da perdersi in queste pagine, c’è il piacere, che solo un buon libro riesce a dare, di ritagliarsi un po’ di tempo, sedersi sul divano e gustarsi la storia.

    ha scritto il 

  • 4

    semplicemente DA LEGGERE!! giallo elegante, sobrio ed ironico nella scrittura.
    storia che è anche uno specchio splendido di una città, torino, in pieni anni 80. in realtà è rappresentativo di tutta l ...continua

    semplicemente DA LEGGERE!! giallo elegante, sobrio ed ironico nella scrittura.
    storia che è anche uno specchio splendido di una città, torino, in pieni anni 80. in realtà è rappresentativo di tutta l'Italia dell'epoca.
    molto bella l'immagine del commissario, prototipo di tanti suoi emuli successivi.

    ha scritto il 

  • 5

    Quanto è bello ritrovarsi tra le mani questi libri. Quelli che non vedi l'ora di ritagliarti il tempo per leggere. Quelli che ogni pagina non è sprecata. Quelli che arrivi alla fine e ti senti più ric ...continua

    Quanto è bello ritrovarsi tra le mani questi libri. Quelli che non vedi l'ora di ritagliarti il tempo per leggere. Quelli che ogni pagina non è sprecata. Quelli che arrivi alla fine e ti senti più ricco.
    È un giallo? si, certo, è un giallo infatti l'intero romanzo è incentrato sulla risoluzione di un omicidio, anzi di due.
    Ma la vera essenza del libro è che dentro ci trovi, totalmente amalgamata nel giallo, Torino, la sua atmosfera e la sua aria, ci trovi i torinesi doc e quelli meno doc. E la descrizione è intima, interiore, quella che non vedi al primo sguardo, e viene raccontata da chi, evidentemente, questa città non solo la vive, ma la ama e, pur non essendo la mia città e pur conoscendola solo di striscio, attraverso questo libro l'ho sentita famigliare. Ho camminato per i grigi e monumentali viali geometrici, mi sono persa nei vicoli del Balùn, ho guidato su per le verdi colline e ho chiacchierato amabilmente in un caffè.
    Cinquecento pagine di puro e appagante relax letterario.

    ha scritto il 

  • 5

    Il gusto della lettura

    Fruttero e Lucentini, due fini traduttori che scrivono romanzi, romanzi gialli. E come scrivono. Ho letto le loro pagine provando gusto per l’intreccio, per il plot, per il racconto dei fatti che semb ...continua

    Fruttero e Lucentini, due fini traduttori che scrivono romanzi, romanzi gialli. E come scrivono. Ho letto le loro pagine provando gusto per l’intreccio, per il plot, per il racconto dei fatti che sembrano non essere collegati tra loro ma che indicano sin dall’inizio la pista giusta da seguire. E l’intreccio è arricchito, colorato, reso interessante da tanti temi collaterali che fanno sì che La donna della domenica venga definita giallo solo per comodità di catalogazione ma riesca a superare i limiti di genere e diventi narrativa di ampio respiro. Si leggono pagine in cui vengono descritti con tono comunque leggero, non didascalico o presuntuoso, per esempio, i corridoi della pubblica amministrazione, la burocrazia, il mondo della borghesia con il suo interesse per l’arte, i venditori d’arte, tutto sullo sfondo di una Torino, che pur se illustrata nella sua chiusura, nei suoi pregiudizi, nella sua diffidenza, è costretta ad accogliere e a misurarsi con la nuova realtà, l’immigrazione collegata all’indotto industriale. E da questo contrasto nasce l’interesse per le differenze linguistiche, dialettali, per i codici comportamentali dei diversi ambienti e per le convenzioni sociali, per i proverbi, per ciò che appartiene al comune sentire ma diverso per ogni ambito, per ogni cerchia. E allora per togliersi dall’impaccio, per capirsi tra gente di provenienza diversa, bisogna rifarsi a qualcosa di più profondo, di comune: “Il commissario andò a sedersi dietro la scrivania, al suo posto. I suoi affanni, le sue oscillazioni private alla ricerca di un savoir vivre d’occasione, cadevano davanti a quel fermo suggerimento, a generazioni e generazioni di donne abituate a esprimere e ricevere condoglianze in un certo modo, a far lucidare l’argenteria in certi giorni, a mandare i figli in certe scuole, a contenere le spese di casa entro certi limiti. Aveva ragione lei: se c’era un’etichetta, una regola, una procedura, era proprio nei momenti di crisi che bisognava seguirla. Ecco a cosa serviva, la tradizione.” E poi, l’esemplificazione della tattica investigativa è in primo piano, mai gli scrittori perdono di vista il fine del libro, si trova gusto proprio nel seguire l’indagine che procede gradatamente tra colpi di fortuna, di intuito, di studi comportamentali, di esperienza, di pazienza e dedizione professionale. Certo, spazio viene dato anche ai sentimenti, alle storie d’amore e a quelle di sesso – siamo uomini – ma non costituiscono il filo conduttore, il filo conduttore rimane quello dell’inchiesta e della rappresentazione di una città in un determinato momento (scritto nel 1972), la mano non viene calcata, non si ha l’impressione che ne nascerà un sequel, è una storia, così, di un essere umano, piacevole, comunque, delicata e stuzzicante: “Il cuore s’era messo a battergli apertamente. … vide che a questa improvvisa intersecazione avrebbero potuto benissimo gettarsi uno nelle braccia dell’altra, misurò la schiacciante montagna di circostanze che avrebbero dovuto smuovere per farlo davvero.” Bello il finale, chiaro, non affrettato, sia relativamente all’indagine che all’altra storia… E poi, ancora, ho trovato un’altra piccola perla, questa di carattere strettamente personale però, niente ambiti sociali, niente cerchie, mia personale: si cita una certa signora P……. – cognome scritto per esteso, naturalmente, che è il mio cognome alla nascita, cognome poco diffuso, e poi si cita una certa signora R…….. che è il mio cognome acquisito, non certo diffuso in ambiente torinese. Stupita, ma non troppo (mi era già capitato qualcosa di analogo con Sandro Veronesi), l’ho detto a mia figlia che invece, giovane e sbalordita, mi ha detto: “…e tu hai scelto di leggere proprio quel libro lì…”. Sì, e leggerò anche i loro successivi.

    ha scritto il 

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