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La donna della domenica

Di ,

Editore: Club italiano dei lettori

4.1
(2677)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 503 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Political

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un cult sulla Torino bene anni '70

    L’architetto Garrone, ambiguo e sgradevole personaggio che vive di squallidi espedienti, viene trovato ucciso nel suo appartamento, il cranio fracassato da un pesante soprammobile. Una lettera incompi ...continua

    L’architetto Garrone, ambiguo e sgradevole personaggio che vive di squallidi espedienti, viene trovato ucciso nel suo appartamento, il cranio fracassato da un pesante soprammobile. Una lettera incompiuta, consegnata alla polizia da due domestici appena licenziati, sembra coinvolgere una signora della Torino bene ed un suo amico industriale. Un testimone ha visto una donna, forse una prostituta, presso la casa del delitto, armata di un lungo tubo. Il commissario Santamaria deve indagare con il dovuto tatto in un ambiente delicato, ma non crede troppo alla colpevolezza di Anna Carla e Massimo, anzi si fa dare da loro indicazioni sulla personalità della vittima. Il giallo è piacevolmente lineare e ben costruito, non mancano colpi di scena ma protagonista del romanzo è soprattutto la Torino della borghesia benestante anni ’70. Un sottobosco urbano perbenista, tradizionalista con qualche velleità di trasgressione, conformista solo in superficie, ironico o squallido, cortese e carico di odio represso, in cui i veri torinesi parlano il dialetto piemontese e guardano con distaccata superiorità gli immigrati meridionali, compreso il commissario di polizia. Un mondo classista all’ombra della Fiat e delle grandi fabbriche, i cui confini sono determinati dalla geografia urbana delle ville in collina e degli squallidi viali di periferia. Un ritratto colorito e ancora attuale, anche se è cambiata la nazionalità degli immigrati, gli uffici si sono informatizzati, i telefoni pubblici sono scomparsi dai bar. Alcuni scrittori di gialli ambientano le loro storie in una città, che ne diventa parte integrante, importante quanto la vicenda stessa: Milano x Scerbanenco, Genova x Paglieri, Torino x Fruttero e Lucentini. Da questo romanzo, a mio avviso il migliore della pregiata coppia, è stato tratto un ottimo film di successo, fedele al racconto, magistralmente interpretato da Jacqueline Bisset, Marcello Mastroianni, Jean Louis Trintignant e Lina Volonghi.

    ha scritto il 

  • 0

    Capostipite del giallo italiano, dicono i critici e il loro codazzo.
    Può essere. Senza dubbio l'elemento c'è, tiene avvinto il lettore, lascia desta la curiosità fino alla fine e l'assassino non è il ...continua

    Capostipite del giallo italiano, dicono i critici e il loro codazzo.
    Può essere. Senza dubbio l'elemento c'è, tiene avvinto il lettore, lascia desta la curiosità fino alla fine e l'assassino non è il maggiordomo.
    Però la sensazione è che di questo substrato di genere agli autori non gliene sia importato un piffero.
    Il loro intento è dire, rappresentare, enucleare, descrivere, tutti scopi alias azioni che perseguono mirabilmente.
    Distanti ma non distaccati tratteggiano fisicamente ed emotivamente una città affascinante e sfaccettata, capace di destare stupore e profondo interesse anche in chi calpesta, si muove e osserva ogni giorno 28 secoli di umano, e spesso artisticamente altissimo, prodotto.
    Scevri dal dio giudizio lasciano parlare i loro personaggi, alcuni totalmente imbibiti di sé altri cautamente o apertamente accorti ed è per tramite di questi che noi, l'altra metà della cartacea mela, viviamo le loro vite, ne condividiamo i pensieri o ce ne allontaniamo, talvolta ci riconosciamo o individuiamo topoi nei quali ci siamo realmente imbattutti.
    Non affresco, non puzzle, non composizione ma empatica creatività che ripropone e insieme condivide (con noi) modi di essere, ideologie, appartenenze sociali muovendosi in maniera sottilmente trasversale, e cogliendo, attraverso questa scelta, gli aspetti anche fortemente ridicoli o inani, ovvero la bellezza di "categorie" altrimenti osannate o vituperate.
    L'alta borghesia non viene cristallizzata nei suoi cliché, i kommunisti, diciamocelo, hanno un che di grottesco, parimenti i nordici di prima generazione ma pure quelli di lunga pezza.

    Uno fra gli elementi più sapidi del romanzo è il dialogo, sottile, intelligente, fortemente comico, in dati punti, e assolutamente mimetico.
    (Il travet è molto più fantozziano di Fantozzi, senza avere però, la insopportabile stolidità di quest'ultimo.)

    Attraverso le vie di una ex-capitale si muove l'umanità tutta, suddivisa, ma non drasticamente, in classi sociali e radici culturali. Ed è un movimento accattivante nel senso pieno del termine.
    Gli intenti sociologici restano nell'occhio di chi sfoglia le pagine: una mera etichetta.
    Toccante Bonetto: lui dipingendo si cassa un'intera - insopportabile, vacua e del tutto inutile - categoria.

    Infine, nota personale, è ammirevole l'uso della lingua. Un italiano che risente solo in minima parte il trascorrere del tempo e sa modularsi su figure, luoghi e situazioni con una leggerezza ed una semplicità stupefacenti, indice di grande sapienza compositiva.

    ha scritto il 

  • 5

    Oltre ad una trama assolutamente coinvolgente, e uno stile giallesco quantomeno geniale degli autori, non si può posare il libro una volta finito senza la voglia pervasiva di andare a Torino e passarc ...continua

    Oltre ad una trama assolutamente coinvolgente, e uno stile giallesco quantomeno geniale degli autori, non si può posare il libro una volta finito senza la voglia pervasiva di andare a Torino e passarci qualche giorno.

    ha scritto il 

  • 5

    All'interno della struttura da Gialol classico il romanzo dipinge un dettagliato e preciso affresco di una città, Torino, e di un epoca, anni '70 ben precisi. Anzi, la trama del giallo sembra essere d ...continua

    All'interno della struttura da Gialol classico il romanzo dipinge un dettagliato e preciso affresco di una città, Torino, e di un epoca, anni '70 ben precisi. Anzi, la trama del giallo sembra essere del tutto superflua, a volta quasi fastidiosa. Ma alla fine, proprio alle ultime pagine, il meccanismo scatta alla perferzione e la lettura diventa frenetica per capire chi è l'assassino.
    Quindi, in realtà, le due anime del romanzo devono convivere per forza e l'una e indispensabile all'atra reciprocamente.

    ha scritto il 

  • 5

    E' come la sbarra di platino-iridio conservata all'ufficio pesi e misure di Parigi: una pietra di paragone. C'è un prima "La donna della domenica" e un dopo "La donna della domenica", un romanzo che h ...continua

    E' come la sbarra di platino-iridio conservata all'ufficio pesi e misure di Parigi: una pietra di paragone. C'è un prima "La donna della domenica" e un dopo "La donna della domenica", un romanzo che ha ridefinito per decenni la misura del giallo torinese enunciandone - un po' bonariamente e un po' sardonicamente - le cifre stilistiche. Una Torino borghese ed una Torino travet altrettanto borghese nei rituali - omosessualità compresa - contrapposta ad un funzionariato terrone che magari si impone come nuovo che avanza, ma che viene assorbito, neutralizzato, cloroformizzato dal subalpino e mellifluo understatement un po' ipocrita della città, trincerata nella sua riservata alterità rifiutando ogni confronto diretto. Certo ci sono altri ingredienti più facili e spicci che decretano il successo della "Donna della domenica" oltreché della premiata coppia narrativa F&L: l'abilità nello sceneggiare, la scrittura rotonda, l'umorismo tranquillo, la perfetta caratterizzazione dei personaggi (anche secondari, come il mitico americanista Bonetto - Gorlier), la pennellata felice dietro e dentro ogni pagina: insomma il tipico mix che ha segnato per anni uno standard di successo e tutte cose che raramente si trovano in egual misura in altre botteghe. E' vero, amici di Torinoir, F&L sono morti ed è giusto cercare nella città e per la città altri standard narrativi, altre pagine, un altro tema che non risieda solo nella borghesia svampita della collina, ma "La donna della domenica", come la Gran Madre, il Monte dei Cappuccini, la Juventus e forse la Fiat - non è e non sarà così semplice da rimuovere ancora per molto, molto tempo.

    ha scritto il 

  • 5

    gravissima lacuna che finalmente ho colmato. questo libro è perfetto: perfetti l'ingranaggio della trama, geniale l'ambientazione torinese, acutissima la penetrazione psicologica non solo dei personag ...continua

    gravissima lacuna che finalmente ho colmato. questo libro è perfetto: perfetti l'ingranaggio della trama, geniale l'ambientazione torinese, acutissima la penetrazione psicologica non solo dei personaggi ma delle classi sociali a cui appartengono, di un'intera epoca.

    ha scritto il 

  • 5

    Trasferirsi a Torino e non aver letto niente di Fruttero e Lucentini è un peccato dal quale redimersi al più presto. E, come suggerito dagli amici di qui, questo libro in particolare continua a essere ...continua

    Trasferirsi a Torino e non aver letto niente di Fruttero e Lucentini è un peccato dal quale redimersi al più presto. E, come suggerito dagli amici di qui, questo libro in particolare continua a essere una chiave per comprendere meglio la città e i suoi abitanti, quel particolare amalgama che tiene insieme la 'madama' della collina e il poliziotto terrone, in un reciproco, affettuoso, sospetto. Non solo, quindi, un giallo magistrale, aperto fin quasi all'ultima pagina, ma quasi un trattato di sociologia urbana, nonché un divertito e divertente esercizio di scrittura. Con antecedenti colti, tra l'altro: l'ombra di Ingravallo ha seguito da presso il commissario Santamaria durante la lettura. Come nel Pasticciaccio, seppur con minori ambizioni, gli autori scelgono il delitto per mettere a nudo l'anima della città. E' proprio l'oscurità del crimine che consente di svelare squarci urbani: gli argini sporchi del Po, la verdeggiante collina, le vie dritte e gli appartamenti austeri, l'animazione del Balùn.
    Se è vero che la lettura è per me un meccanismo fondamentale di assimilazione, oggi Torino è un po' più mia.

    ha scritto il 

  • 3

    3 stelle e 1/2

    Un poliziesco che ha qualche anno e questo forse influenza il giudizio. In effetti é un poco verboso e ridondante soprattutto in relazione alla visita al balun e alle relative indagini. Poi il finale ...continua

    Un poliziesco che ha qualche anno e questo forse influenza il giudizio. In effetti é un poco verboso e ridondante soprattutto in relazione alla visita al balun e alle relative indagini. Poi il finale si riscatta anche se, in effetti, poteva essere preceduto da una storia completamente diversa senza risentirne: questo da' l'idea del flebile collegamento tra le vicende.

    ha scritto il 

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