La donna giusta

Di

Editore: Adelphi

4.0
(1190)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 442 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Portoghese

Isbn-10: 8845924653 | Isbn-13: 9788845924651 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Un pomeriggio, in una elegante pasticceria di Budapest, una donna racconta a un'altra donna come un giorno, avendo trovato nel portafogli di suo marito un pezzetto di nastro viola, abbia capito che nella vita di lui c'era stata, e forse c'era ancora, una passione segreta e bruciante, e come da quel momento abbia cercato, invano, di riconquistarlo. Una notte, in un caffè della stessa città, bevendo vino e fumando una sigaretta dopo l'altra, l'uomo che è stato suo marito racconta a un altro uomo come abbia aspettato per anni una donna che era diventata per lui una ragione di vita e insieme "un veleno mortale", e come, dopo aver lasciato per lei la prima moglie, l'abbia sposata - e poi inesorabilmente perduta. All'alba, in un alberghetto di Roma, sfogliando un album di fotografie, questa stessa donna racconta al suo amante (un batterista ungherese) come lei, la serva venuta dalla campagna, sia riuscita a sposare un uomo ricco, e come nella passione possa esserci ferocia, risentimento, vendetta. Molti anni dopo, nel bar di New York dove lavora, sarà proprio il batterista a raccontare a un esule del suo stesso paese l'epilogo di tutta la storia. Al pari delle "Braci" e di "Divorzio a Buda", questo romanzo appartiene al periodo più felice e incandescente dell'opera di Márai, quegli anni Quaranta in cui lo scrittore sembra aver voluto fissare in perfetti cristalli alcuni intrecci di passioni e menzogne, di tradimenti e crudeltà, di rivolte e dedizioni che hanno la capacità di parlare a ogni lettore.
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  • 4

    Uno dei migliori incipit. Una scrittura eccellente che ti porta dentro. Relazioni in primo piano con tutte le difficoltà che ogni personalità vive nell'incontro con gli altri. Grande ficus sulle class ...continua

    Uno dei migliori incipit. Una scrittura eccellente che ti porta dentro. Relazioni in primo piano con tutte le difficoltà che ogni personalità vive nell'incontro con gli altri. Grande ficus sulle classi sociali. La lontananza assoluta tra l'una e l'altra.

    ha scritto il 

  • 5

    "Ma dicono che una volta i greci hanno avuto una cultura, perché tutti loro sapevano gioire...Anche i vasai che facevano quelle belle statuette, e i commercianti d'olio, e pure il popolo e i soldati e ...continua

    "Ma dicono che una volta i greci hanno avuto una cultura, perché tutti loro sapevano gioire...Anche i vasai che facevano quelle belle statuette, e i commercianti d'olio, e pure il popolo e i soldati e i saggi che nella piazza del mercato discutevano di che cosa fosse il bello e il giusto...Prova a immaginarti un popolo che vive nella gioia! E questa gioia è la cultura. Ma poi questo popolo è scomparso e al suo posto sono rimaste delle persone che parlano greco...e non è più la stesa cosa..."

    ha scritto il 

  • 3

    Ben scritto ma prolisso

    Forse mi aspettavo troppo da questo romanzo di Márai dopo aver letto Le braci, l’ho trovato prolisso e anche datato.
    Il tema della ricerca della donna (uomo?) è molto distante dal mio modo di pensare: ...continua

    Forse mi aspettavo troppo da questo romanzo di Márai dopo aver letto Le braci, l’ho trovato prolisso e anche datato.
    Il tema della ricerca della donna (uomo?) è molto distante dal mio modo di pensare: che cosa si intende con donna giusta? quella perfetta? Probabilmente tutto il romanzo ruota attorno alla frase di uno dei personaggi: “Ho scoperto, mia cara, che la persona giusta non esiste. Esistono soltanto le persone, e in ognuna c'è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c'è tutto quello che aspettiamo e speriamo”.
    I personaggi che raccontano la stessa storia (a parte l’ultimo) si dilungano in continue similitudini e non mi sono sembrati del tutto credibili. Inoltre la seconda parte del libro risente del fatto di essere stata ripresa dopo anni rispetto alla prima.
    E’ sicuramente scritto molto bene, con grande eleganza e la descrizione del progressivo sgretolarsi della borghesia ungherese è il tema che mi è parso meglio sviluppato.

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo complesso che mi sento di dividere in due: una prima metà emozionante e coinvolgente, in pieno stile Marai, una seconda metà dove invece ho fatto fatica ad andare avanti, e che mi sembra tr ...continua

    Un romanzo complesso che mi sento di dividere in due: una prima metà emozionante e coinvolgente, in pieno stile Marai, una seconda metà dove invece ho fatto fatica ad andare avanti, e che mi sembra troppo prolissa. Sicuramente ricorderò il personaggio di Marika, e la sua perseveranza nel credere nell'amore verso un uomo che, forse, non era quello giusto per lei...

    "Sarà anche vero che quello giusto non esiste e le illusioni svaniscono, ma io lo amo - e questa è un'altra cosa. Quando si ama qualcuno, si avrà sempre il batticuore a vederlo o a sentirne parlare. Insomma, credo che tutto passi, tranne l'amore. Questo comunque non ha nessuna importanza"

    Mi è piaciuta anche l'analisi di Peter, il suo modo composto di affrontare la passione per una donna, la sua decisione repentina di abbandonarvisi... Judit è la donna che Peter ama, Peter è l'uomo che Judit ha sempre desiderato, come i pescatori desiderano per tutta la vita una cassetta da pesca verde..."- sai, una di quelle scatole di latta verdi in cui i pescatori tengono amo, lenza ed esche -"
    Come dice Marai, non abbiamo il coraggio di ridurre a dimensioni umane coloro che il nostro desiderio ha trasformato in ideali. La speranza di Peter è nell'amore e nella sua forza misteriosa che unisce due esseri umani, salvo comprendere che "...Quando Judit cominciò a poco a poco a conoscermi, sentii che per lei io non ero "del verde giusto"...

    Nonostante tutto non mi sembra che il messaggio conclusivo sia desolante, credo che Marai credesse tantissimo nell'amore come in una forza pura e risolutiva, che spesso però trova ostacoli sul suo cammino...la difficoltà di comunicazione tra le persone, la vanità dell'uomo...il difficile è proprio trovare il giusto legame.

    ha scritto il 

  • 3

    “E’ possibile che anche in futuro da qualche parte si venderanno olive ripiene al pomodoro. Ma sarà ormai estinto quel genere di persone che avevano coscienza di una cultura. La gente avrà soltanto d ...continua

    “E’ possibile che anche in futuro da qualche parte si venderanno olive ripiene al pomodoro. Ma sarà ormai estinto quel genere di persone che avevano coscienza di una cultura. La gente avrà soltanto delle conoscenze, e non è la stessa cosa. La cultura è esperienza, mia cara signora, un’esperienza continua, costante, come la luce del sole. La conoscenza è solo un accessorio. Ecco perché sono lieto che almeno lei abbia fatto in tempo ad assaggiare le olive.” E ancora: “Nel mondo prossimo venturo chi è bello sarà guardato con sospetto. Come pure chi ha talento. E carattere. Non lo capisce? La bellezza sarà considerata un affronto. Il talento una forma di provocazione. E il carattere un attentato!”

    ha scritto il 

  • 4

    Ognuno è solo e infelice a modo suo

    Un libro con diverse riflessioni interessanti, ma molto lungo, forse troppo. Io lo avrei sfrondato di almeno 100 pagine. Ho trovato molto originale il modo di raccontare la storia. Gli stessi eventi s ...continua

    Un libro con diverse riflessioni interessanti, ma molto lungo, forse troppo. Io lo avrei sfrondato di almeno 100 pagine. Ho trovato molto originale il modo di raccontare la storia. Gli stessi eventi sono narrati da quattro soggetti diverse e quindi da quattro angolazioni. Alla fine soccombono tutti, non solo perché il libro abbraccia un periodo di tempo molto lungo, ma perché i personaggi sono tutti perdenti e infelici, anche se, per dirla con Tolstoj, ognuno è infelice a modo suo. L’autore sembra chiedersi se esista veramente la donna giusta, l’altra metà della mela, quella che ci completa.

    Ma poi il tempo passa, un anno, tre anni, un paio di settimane - hai notato che l’amore, proprio come la morte, ha un tempo che non si può misurare con orologi o calendari?…, e i loro grandi progetti falliscono, o non hanno l’esito immaginato. E allora si separano, pieni di rancore, o con indifferenza, e tornano a sperare, ricominciano da capo a cercare un nuovo compagno. Se sono ormai troppo stanchi e restano insieme, succhiandosi a vicenda energia e voglia di vivere, si ammalano; è un po’ come se si uccidessero, e alla fine muoiono. E chissà se nel momento estremo, mentre stanno per chiudere gli occhi, capiranno finalmente che cosa volevano l’uno dall’altro… Forse invece hanno semplicemente obbedito a una legge cieca e incommensurabile, a un comandamento che rinnova e perpetua il mondo con il respiro dell’amore, e che necessita di uomini e donne i quali accoppiandosi garantiscano la conservazione della specie… Tutto qui?

    Sembra suggerirci che dobbiamo rassegnarci all’idea che siamo destinati a rimanere soli, senza avere nessuno con cui condividere i nostri sogni. I personaggi sono quasi tutti antipatici, non destano empatia, anzi se li avessi avuti davanti li avrei sbattuti tutti contro un muro.

    In questo romanzo, c’è una dissezione del matrimonio che mi ha fatto venire in mente le parole di Checov, un altro russo notevole: se temete la solitudine non sposatevi.

    E le riflessioni sulla solitudine sono le più interessanti:

    La solitudine nella quale, prima o poi, precipita ogni essere umano, come un viandante notturno in una fossa. (…)in preda all’angoscia e allo smarrimento, cercano in ogni modo di mantenere tutto in ordine. In ogni momento di veglia mettono ordine nella propria vita. Hanno perennemente qualche “commissione” da sbrigare, una pratica da evadere, una riunione, un appuntamento amoroso… Tutto, pur di non restare nemmeno un momento soli con se stessi! Pur di non vedere nemmeno per un attimo questa solitudine! Presto, un po’ di gente! O cani, arazzi, titoli azionari, sculture gotiche, amanti! Presto, prima di accorgersi che… Così vivevamo noi.
    (…)E si resta soli perché si è orgogliosi e non si ha il coraggio di accettare un dono che un po’ ci spaventa, l’amore. Perché si ha un ruolo nella società che è considerato più importante dell’esperienza dell’amore. Perché si è vanitosi. (…) perdono il loro tempo in procedure tortuose al fine di accaparrarsi una medaglia o un nuovo titolo, quello di vicepresidente, di presidente a tutti gli effetti o almeno di presidente onorario… E’ la solitudine che li spinge ad agire così. I popoli felici non hanno storia, si sente dire.
    (…) Dapprima la solitudine è pesante, è una condanna. Ci sono ore in cui ti sembra insopportabile. Forse sarebbe meglio avere qualcuno, forse questa grave punizione sarebbe più mite se tu potessi condividerla con un altro, uno qualunque, persino un uomo indegno, una donna sconosciuta. Sono momenti di debolezza. Ma passano, perché la solitudine abbraccia lentamente anche te, nello stesso modo in cui i misteriosi elementi della vita e il tempo, nel quale ogni cosa accade, ti stringono nel loro abbraccio. Improvvisamente comprendi che tutto è avvenuto come fosse prestabilito: all’inizio c’è stata la curiosità, poi il desiderio, poi il lavoro, e infine ecco la solitudine.
    (…) Sai, un giorno ho capito che nessuno potrà mai aiutarmi. Il desiderio di amare e di essere amati resta, ma non c’è nessuno che possa essere di aiuto, né mai ci sarà. Una volta compreso questo, si diventa forti e solitari.

    Ecco bisogna essere molto forti per non suicidarsi dopo aver finito questo libro.

    ha scritto il 

  • 4

    si può perdonare molto a questo autore, non è facile cimentarsi in quattro monologhi senza rischiare di essere prolissi e ripetitivi.

    cionondimeno si tratta di un libro innovativo e precursore rispett ...continua

    si può perdonare molto a questo autore, non è facile cimentarsi in quattro monologhi senza rischiare di essere prolissi e ripetitivi.

    cionondimeno si tratta di un libro innovativo e precursore rispetto ai suoi tempi e sicuramente moderno ancora oggi.

    decisamente un libro da rubare nelle librerie dei vostri amici!

    ha scritto il 

  • 4

    "HO SCOPERTO, MIA CARA, CHE LA PERSONA GIUSTA NON ESISTE"

    Quattro voci narranti, in quattro lunghi monologhi rivolti a interlocutori o interlocutrici sconosciute, raccontano in modi differenti la stessa storia, che ci coinvolge nelle loro vite intrecciate.
    ...continua

    Quattro voci narranti, in quattro lunghi monologhi rivolti a interlocutori o interlocutrici sconosciute, raccontano in modi differenti la stessa storia, che ci coinvolge nelle loro vite intrecciate.
    Questi personaggi, ed un quinto che non prende mai la parola, lo scrittore (forse lo stesso Sandor Màrai?), sono immersi nel ricco e vario contesto sociale che anima la città di Budapest tra le due guerre mondiali, fino al secondo dopoguerra e al cambio di regime. Appassionante il primo racconto, della moglie innamorata e non amata; elegante quello del marito, ricco rappresentate dell’alta borghesia, colto e insofferente della propria condizione; sorprendente quello della serva-padrona che adotta modi e linguaggio della classe dominante; dissonante quello del giovane batterista che introduce una svolta inaspettata nelle dinamiche del romanzo.
    Un romanzo di 444 pagine, nella bella edizione Adelphi, nel quale il grande scrittore ungherese ci raffigura una società cristallizzata in ben definite classi sociali ma già corrosa da una crisi interna che non riguarda solo il suo paese ma l’intera Europa. Tutti i valori e le convinzioni su cui si basa il vecchio mondo sono vacillanti: il ruolo egemone della borghesia, la funzione della letteratura, l’immagine della donna. Domina un sentimento profondo di solitudine. Non meno inquietanti le prospettive suggerite dal primo affermarsi del nuovo regime comunista e i falsi miti della democrazia americana. Se qualcuno pensava di trovare migliori occasioni per “la ricerca della felicità” nel Nuovo mondo dovrà presto ricredersi.
    Ma ecco alcuni esempi della esemplare scrittura dell’autore che, dietro le sofferte vicissitudini individuali dei quattro personaggi, interpreta magistralmente la crisi del sistema politico, sociale e culturale europeo. Sull’Europa tra le due guerre:
    “A quell’epoca si era ancora in tempo di pace… anche se forse non si poteva parlare di vera pace. Era solo la fase di transizione tra due guerre. (…) In Europa, nel breve intervallo fra le due guerre ci muovevamo tutti con una certa diffidenza, come chi sia stato vittima di una grave e inattesa rapina: tutti, individui e nazioni, ci sforzavamo di comportarci in modo affabile, di mostrarci aperti e magnanimi, ma in segreto -per qualunque evenienza- stringevamo una rivoltella nella tasca dei pantaloni e, di tanto in tanto, cercavamo con mano tremante il portafogli nella tasca interna del cappotto, all’altezza del cuore. E’ probabile che non temessimo soltanto per il portafogli, ma anche per il nostro cuore e per la nostra coscienza.”
    Sulle donne:
    “Le donne. Hai notato con quale tono incerto e diffidente gli uomini pronuncino questa parola?Come se parlassero di una tribù ribelle, assoggettata ma non ancora perfettamente domata, sempre incline alla rivolta”.
    Sulla funzione della letteratura:
    “Leggevo molto . Ma, anche riguardo alla lettura, sai com’è… riesci ad avere davvero qualcosa dai libri solo se sei capace di mettere qualcosa di tuo in ciò che stai leggendo”.
    E, mettendoci qualcosa di mio in questo libro, ci metto un sentimento di nostalgia per quel mondo che non c’è più, per quei modelli culturali e letterari su cui è avvenuta la mia formazione liceale; nostalgia sollecitata proprio da questa scrittura, così colta, così raffinata, magari così fuori moda.
    Anche se, qualcuno potrebbe obiettare, non è poi un mondo proprio da rimpiangere.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno scrittore da nobel per la letteratura se fosse stato fatto conoscere prima di morire - e questo lo ritengo anche se a me della storia di questo romanzo non me ne poteva interessare di meno -. No ...continua

    Uno scrittore da nobel per la letteratura se fosse stato fatto conoscere prima di morire - e questo lo ritengo anche se a me della storia di questo romanzo non me ne poteva interessare di meno -. Non ero in vena di leggere uno scritto “datato” di profonda analisi psicologica su un soggetto di una ricca classe borghese in decadenza, mogli piccole borghesi, nevrosi di contadinotte che “si fanno strada, e giovani amanti proletari “pseudoartisti”.
    Malgrado ciò che sia un capolavoro non si può negare.

    ha scritto il 

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