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La donna giusta

By Sándor Márai

(608)

| Mass Market Paperback | 9788845924651

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Book Description

Un pomeriggio, in una elegante pasticceria di Budapest, una donna racconta a un'altra donna come un giorno, avendo trovato nel portafogli di suo marito un pezzetto di nastro viola, abbia capito che nella vita di lui c'era stata, e forse c'era ancora, Continue

Un pomeriggio, in una elegante pasticceria di Budapest, una donna racconta a un'altra donna come un giorno, avendo trovato nel portafogli di suo marito un pezzetto di nastro viola, abbia capito che nella vita di lui c'era stata, e forse c'era ancora, una passione segreta e bruciante, e come da quel momento abbia cercato, invano, di riconquistarlo. Una notte, in un caffè della stessa città, bevendo vino e fumando una sigaretta dopo l'altra, l'uomo che è stato suo marito racconta a un altro uomo come abbia aspettato per anni una donna che era diventata per lui una ragione di vita e insieme "un veleno mortale", e come, dopo aver lasciato per lei la prima moglie, l'abbia sposata - e poi inesorabilmente perduta. All'alba, in un alberghetto di Roma, sfogliando un album di fotografie, questa stessa donna racconta al suo amante (un batterista ungherese) come lei, la serva venuta dalla campagna, sia riuscita a sposare un uomo ricco, e come nella passione possa esserci ferocia, risentimento, vendetta. Molti anni dopo, nel bar di New York dove lavora, sarà proprio il batterista a raccontare a un esule del suo stesso paese l'epilogo di tutta la storia. Al pari delle "Braci" e di "Divorzio a Buda", questo romanzo appartiene al periodo più felice e incandescente dell'opera di Márai, quegli anni Quaranta in cui lo scrittore sembra aver voluto fissare in perfetti cristalli alcuni intrecci di passioni e menzogne, di tradimenti e crudeltà, di rivolte e dedizioni che hanno la capacità di parlare a ogni lettore.

208 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Quando l'amore non basta...

    Pensavo di non emozionarmi ancora dopo aver letto “le braci” di Marai, ma mi sono dovuta ricredere in questo libro. L’amore s’intreccia con la vita sociale, il ritmo del tempo con i luoghi diversi, quattro monologhi racchiusi in quattro sezioni, che ...(continue)

    Pensavo di non emozionarmi ancora dopo aver letto “le braci” di Marai, ma mi sono dovuta ricredere in questo libro. L’amore s’intreccia con la vita sociale, il ritmo del tempo con i luoghi diversi, quattro monologhi racchiusi in quattro sezioni, che scandiscono le inquietudini di una nazione in un formidabile intreccio, quattro esistenze con punti di vista diversi, formato da linee immaginarie convergenti.
    Una prorompente e allo stesso tempo semplice domanda pare suggerire sin dall’inizio l’autore: esiste l’amore assoluto che resta indistruttibile e perenne lungo il corso degli anni e degli eventi e soprattutto è in grado di valicare le differenze sociali? E infatti la trama è descritta da quattro punti di vista diversi, quattro voci narranti che s’identificano nel marito, nella moglie, nell’amante e nell’amante dell’amante, attraverso altrettanti monologhi.
    Quattro voci distinte, in tre diversi luoghi, New York, Roma e Budapest, attraverso i monologhi di una storia d’amore, sociale e di lotta di classe, scandiscono le inquietudini di una nazione in un formidabile intreccio d’esistenze, si narra l’amore da diversi punti di vista, l’amore s’intreccia con la vita sociale in un mondo formato da linee immaginarie paradossalmente convergenti.
    L’autore pare porre una domanda: esiste veramente l’amore universale, assoluto, indistruttibile, perenne e soprattutto questo preponderante sentimento valica le condizioni sociali? La trama è sviluppata e portata a termine da Marika la moglie, Peter il marito, Judit l’amante e da un musicista amante di quest’ultima.
    Un quadrilatero che paradossalmente inizia con il racconto a un’amica in un bar di Budapest, da parte di Marika e dal proprio punto di vista, dei suoi disappunti coniugali ponendo in evidenza i propri tratti di donna trascurata, lasciata in balia a sé stessa, mai amata e tradita, anche se solo nei pensieri; l’abbandono e la scoperta casuale del tradimento dal marito grazie all’accidentale ritrovamento di un pezzetto di nastro e questa strisciolina di tessuto sarà il suo personale filo di Arianna attraverso i meandri di una verità scomoda e lacerante. È la metafora di un personaggio che esprime, comunque, una condizione sociale affermata.
    Sempre in nella città di Budapest Peter, il marito, ripercorre in modo graduale e nel tempo la propria vita, le fasi principali di un’esistenza travagliata e amareggiata, quella di un abbiente e benestante cittadino ricco borghese, custode dei valori a prima vista inalterabili e immodificabili della società cui appartiene, alle prese con l’amore verso una contadina, cameriera della madre, relazione che comporterebbe uno scandalo sociale. Egli, lentamente, si disfa di tutti gli inganni e fronzoli sociali per sposare Judit, il sogno di una vita, ma quel che scoprirà sarà una grande amara dolorosa delusione.
    In un albergo romano, la terza voce, Judit racconta la propria storia al suo nuovo amante, dalle origini umili di contadina presa a servizio da una famiglia altolocata e borghese al matrimonio con Peter, facendo così crollare i bastioni di un mondo distruggendo, dapprima, il rassicurante matrimonio di Peter con Marika, e poi rubando e depredando tutto quello che può dai beni del marito: ma la Storia le fa crollare l’impalcatura costruita.
    Esule a New York, un musicista ungherese, quarta e ultima voce, racconterà la storia a un suo connazionale, rivelatosi poi come l’amante romano di Judit, intrecciandola con ironica arte ai cambiamenti politici e sociali intervenuti nel loro Paese.
    La grandezza di questo romanzo, oltre alla sua bellezza e perfezione narrativa sta nel raccontare la Storia attraverso una vicenda apparentemente d’amore, di desiderio, di attesa che mostra in filigrana le ansie e i desideri di una nazione intera.

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    Daria49 said on Aug 27, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    "Certe storie non passano come se niente fosse..."

    ... e questa lettura è proprio una di quelle storie, che rimangono, che sedimentano, su cui rimugini... Certe letture son quasi sedute di analisi!

    La storia è abbastanza banale: c'è una moglie (Marika), della classe piccolo borghese, squattrinata, m ...(continue)

    ... e questa lettura è proprio una di quelle storie, che rimangono, che sedimentano, su cui rimugini... Certe letture son quasi sedute di analisi!

    La storia è abbastanza banale: c'è una moglie (Marika), della classe piccolo borghese, squattrinata, molto dolce e docile, c'è un marito (Peter), alta borghesia, ricco, un vero signore, e c'è una serva (Judith), bellissima, di una bellezza felina, poverissima, con il desiderio di emergere... Che cosa potrà mai succedere? :D

    E qui viene la grandezza di Marai, nel modo che Marai ha trovato per raccontarci questa storia, 'vecchia' come la storia del mondo.
    ["Se ci deve essere un dramma , che sia bello fragoroso, pieno di grida, di lotte, di morti, con tanto di applausi e fischi finali."]

    Dapprima il monologo di Marika e il suo modo di vedere le persone accanto a lei, la sua opinione sulle persone diventa pure anche la verità del lettore che pian piano (senza difficoltà di lettura) si fa un quadro della situazione. E qui mi viene una riflessione: incredibile come, quando ci facciamo un'opinione sugli altri, tanto ci mettiamo di noi stessi...

    Nel suo monologo ci son passaggi meravigliosi: l'esposizione del concetto dell'amore per transitiva, ami un figlio perchè è il riflesso dell'uomo che ami, piuttosto che tutta la vicenda del nastro viola che non descrivo per non svelare.

    Poi, il monologo di Peter, in cui il lettore comincia ad aprire gli occhi e la visione (decisamnte un po' ovattata, dei fatti e delle persone) di Marika, assume altre connotazioni.

    Anche qui alcuni passaggi veramente meravigliosi, sulla solitudine, come condizione necessaria dell'uomo, sull'amore come dono totale di sè, sulla passione come leva che muove il mondo, sulla necessità di sovvertire l'ordine delle cose... Monologo magnifico!

    Per finire (ma purtroppo così non è, e qui il motivo per cui non ho messo le cinque stelline), il monologo di Judith, che arricchisce e completa il quadro... Anche qui passaggi molto belli sulla impossibilità di comunicazione, sulla difficoltà di mettere in relazione due mondi (persone) culturalmente molto distanti (... lei stronza è stronza eh,... ma alla fine finisce proprio per fare pure un po' pena)

    C'è anche un epilogo, per me assolutamente non necessario, anzi direi di troppo.

    Tutto il racconto del triangolo è poi arricchito dallo sfondo storico relativo alla lotta di classe tra borghesia e proletariato, il contesto sociale in divenire, il decadimento della classe dominante, la voglia di emergere del proletariato, contesto, per l'appunto, in cui si muovono i personaggi e che pare quasi costituire la spinta che li anima.

    "Che cosa conta allora?... La verità. Esattamente come nella letteratura e in ogni ambito umano: riuscire ad essere spontanei..."

    Ma dove si trova la verità?
    A me vien da rispondere (influenza pirandelliana) la verità è soggettiva, a ciascuno la sua!

    Marai, Marai... un autore che crea dipendenza!

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    Grazia Fortunati said on Aug 7, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Bello nella disamina non solo delle relazioni di coppia e tutti a turno ci incasiniamo o ci siamo incasinati in questo...a volte anche per anni proprio come in questa storia. Inoltre c'è la descrizione dettagliata della borghesia con tutti i suoi rit ...(continue)

    Bello nella disamina non solo delle relazioni di coppia e tutti a turno ci incasiniamo o ci siamo incasinati in questo...a volte anche per anni proprio come in questa storia. Inoltre c'è la descrizione dettagliata della borghesia con tutti i suoi riti, sembra un resoconto antropologico in certe parti.
    Lo stile è il solito di Sandor Màrai: preciso, descrittivo, pacato e completo nel ritmo come un fiume che sa esattamente come scorrerre.

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    Sophiemoll said on Jul 31, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    bello!! bello!! bello!! La stessa storia vissuta e raccontata da 4 persone, da 4 punti di vista completamente diversi... ogni monologo assolutamente credibile... consigliatissimo!!!

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    Simona said on Jun 21, 2014 | Add your feedback

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    Amore, guerra e lotta di classe

    A differenza di altri suoi romanzi, in "La donna giusta" Marai non si limita a inserire lunghissimi monologhi nell'intreccio narrativo, ma compone un romanzo che si sviluppa in quattro voci diverse e diversamente coinvolte.
    La trama è fin troppo chi ...(continue)

    A differenza di altri suoi romanzi, in "La donna giusta" Marai non si limita a inserire lunghissimi monologhi nell'intreccio narrativo, ma compone un romanzo che si sviluppa in quattro voci diverse e diversamente coinvolte.
    La trama è fin troppo chiara nella descrizione di questa pagina di aNobii, quindi non mi ci soffermo. Secondo me, la lettura un po' soffre per la lunghezza, la dilatazione di alcuni momenti... In fondo, ogni personaggio racconta, soprattutto, una piccola storia, tranne nel terzo capitolo. Qui, con molta originalità, il resoconto di colei che dalla miseria più incredibile assurge all'altissima borghesia colta e reazionaria - refrattaria non solo alle trasformazioni naturali ma anche all'avventura - rivela le trasformazioni sociali e culturali accadute in Ungheria nella prima metà del secolo scorso e offre uno spaccato praticamente completo delle ambizioni e delle ossessioni del ceto più alto di Budapest. E' il racconto di una dinastia senza titoli né regni, di una classe dirigente interessata solo a se stessa.

    E la donna giusta?
    Esiste? Chi è? Lei sa di esserlo? E lui, se n'è accorto?
    Non ci sono che domande, nel lettore e - probabilmente - anche nell'autore.

    (ebook)

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    mariafre said on Jun 16, 2014 | 2 feedbacks

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