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La fabbrica degli ignoranti

La disfatta della scuola italiana

By Giovanni Floris

(103)

| Hardcover | 9788817024860

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Book Description

Nella classifica Ocse dei paesi più istruiti l'Italia è al 28° posto su 30. Fondi perduti e graduatorie infinite, professori senza cattedra e cattedre senza professori: i mille acciacchi di una pubblica istruzione in via di distruzione.
Solo la scuola può curare l'Italia incompetente e paraliz Continue

Nella classifica Ocse dei paesi più istruiti l'Italia è al 28° posto su 30. Fondi perduti e graduatorie infinite, professori senza cattedra e cattedre senza professori: i mille acciacchi di una pubblica istruzione in via di distruzione.
Solo la scuola può curare l'Italia incompetente e paralizzata. Ma prima deve curare se stessa.

Critics

  • La fabbrica degli ignoranti

    La presentazione e le recensioni di "La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana", saggio di Giovanni Floris edito da Rizzoli. Il manager strapagato che incita a vincere come fece Napoleone a Waterloo, l'avvocato che scrive "l'addo ... (read full critics)

    Qlibri published on Sun, 28 Nov 2010

2 Reviews

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  • 300 pagine invece di 50

    Forse e' esagerato definire questo libro un saggio: i temi trattati si rifanno a dati statistici e i commenti che ci riserva Floris non sono troppo distanti da quelli che ognuno di noi fa ogni giorno quando si parla di scuola, di genitori, di figli, di professori.

    Tre notazioni negative:
    [1] Troppi ... (continue)

    Forse e' esagerato definire questo libro un saggio: i temi trattati si rifanno a dati statistici e i commenti che ci riserva Floris non sono troppo distanti da quelli che ognuno di noi fa ogni giorno quando si parla di scuola, di genitori, di figli, di professori.

    Tre notazioni negative:
    [1] Troppi numeri nel testo, troppi richiami a dati statistici; sarebbero bastati meno numeri e piu' riferimenti alle appendici che comunque contengono documenti interessanti;

    [2] In alcuni casi il pensiero risulta espresso in modo prolisso: basterebbero molte meno parole e il messaggio sarebbe chiaro lo stesso: a proposito di scuola: vi ricordate quando si cercava di fare la quarta facciata del foglio protocollo credendo che con il tema lungo si sarebbe preso un voto piu' alto?

    [3] Le sezioni finali: gli strafalcioni degli altri e le lettere famose (Toto' e Peppino e Troisi/Benigni in Non ci resta che Piangere sono davvero utili? Sono una forzatura per dimostrare che c'e' chi sta peggio di noi? Floris dice che non e' questo lo scopo: dagli errori altrui si puo' imparare. La cosa non mi convince!

    Una notazione positiva: alla fine Floris da' al libro il carattere del saggio proponendo la sua ricetta: scelta ai genitori delle sezioni per i propri figli; ripristino del voto in condotta e carta Atena per aggiornamento culturale (teatro, cinema, etc...) ai docenti.

    Qualche appunto che ritengo interessante preso durante la lettura in alcuni passi:

    [a] Tullio De Mauro, a proposito della pessima qualita' degli insegnanti: prima la scuola era per una élite, poi e' diventata di massa e queste sono le conseguenze. Mi chiedo: ma allora che fine ha fatto il messaggio di Don Milani nella sua Lettera alla Professoressa [ http://www.anobii.com/books/Lettera_a_una_professoressa… ] ? Qualcosa mi sfugge perche' non posso credere che De Mauro pensi ad una scuola classista...

    [b] Luigi Pellicani: "un uovo deposto dalla gallina e' natura, cotto in padella e' cultura". E poi Floris, nel capitolo che spiega cosa sia la cultura, dice: "una persona colta non e' una persona che sa tutto, ma e' una persona che sa alcune cose e ha la capacita' di godere di altre."

    [c] "Su 1000 bambini che si iscrivono alla prima elementare, solo 171 diventano dottori." Le stime sono degli anni duemila; e, rispetto a quello che denunciava Don Milani, a distanza di quasi cinquanta anni, quanto su 1000 bambini erano 100 a laurearsi, la situazione evidentemente non e' migliorata di molto.

    [d] Le parole di un signore anziano: "prima mio padre si vergognava a parlare davanti a me perche' parlava peggio di me. Adesso quando sento parlare mio figlio mi vergogno per lui perche' e' lui a non saper parlare. I miei genitori avevano fatto tanti sacrifici per farmi fare un passo avanti; mio figlio, il loro nipote, rischia di riportarci tutti alla casella di partenza". E' ovvio che qui ci si chiede quali siano le responsabilita'. Se si vede quanto segnalato al punto [a] si direbbe che la responsabilita' e' degli insegnanti. Ma e' davvero cosi'?

    [e] Rispetto all'epoca di Don Milani, pero', sembra non essere cambiata una cosa: e' vero - come osserva De Mauro - che l'accesso e' per tutti ma, quanto a risultati, "se sei ricco, ce la fai anche se non meriti; se sei povero, anche se hai meriti, non ce la fai." E cosi' "l'ascensore sociale non funziona". Insomma la scuola e' per piu' persone ma comunque Gianni, lo scolaro di umile famiglia citato da Don Milani nella sua lettera, sara' sempre penalizzato a favore di Pierino.

    [f] Dario Antiseri: "diamo alle famiglie la possibilita' di far andare i figli dove meglio credono: lo Stato concede un bonus alle famiglie che pagheranno poi la scuola che meglio credono. Ma e' giusto mandare nelle scuole private, quelle ad esempio "politicizzate" o "confessionali" per plasmare il pensiero dei figli esattamente come quello dei genitori? E' un'altra questione aperta.

    [g] I nuovi corsi di laurea: Floris dice che i programmi sono gli stessi, si insegnano le stesse cose per dire che lo spacchettamento non ha avuto senso. Manca pero' di dire che, in virtu' delle semestralizzazioni, gli stessi corsi di prima passano dalla modalita' estensiva a quella intensiva con un conseguente (e logico) decadimento della preparazione degli studenti. Manca anche di dire - o non dice bene - che i nuovi laureati, quelli dei "tre anni", non vengono accettati (come lo erano i "quinquennali" dal mondo del lavoro)...si e' voluto seguire il modello americano soltanto nell'universita'; sul fronte del lavoro si e' andati verso la precarizzazione quando invece, negli USA, funziona la flessibilita'.

    [h] gli italiani non leggono i libri perche' "manca il tempo" e il libro e' un "medium lento". E' forse questa la ragione di insegnanti e studenti "ignoranti"? Cioe' il non soffermarsi a dare senso e significato alle cose perche' c'e' necessita' di ricambiare subito gli stimoli [per alleviare frustrazioni? Qui occorrerebbe inserire Bauman nel discorso...]

    [i] Nelle scuole, il bullismo lo si ha come atto di punizione (da parte dei bulli) verso una diversita': per il clan paga chi e' troppo alto, chi e' troppo intelligente, chi studia tanto etc...vince, cioe', l'omologazione.

    [j] A proposito della proposta di reintrodurre il voto in condotta: La misura della disciplina e' la condotta, e qualcuno della condotta deve essere responsabile.

    [k] No alla validita' legale della laurea. Sia la prova dei fatti a stabilire qual e' la laurea piu' importante e il merito dei docenti a fare la buona laurea.

    Alla fine studiare serve, eccome. Il messaggio, ridotto all'osso, del libro, e': si studia per capire e farsi capire; e per risolvere problemi. L'importante e' attrezzarsi e uscire fuori dal pantano. Non so se quello che propone Floris sia la ricetta giusta...il buon Don Milani la ricetta ce l'aveva...ma in cinquanta anni non credo sia mai stata applicata.

    E il rapporto 99% - 1% evidenziato da Don Milani? Come detto al punto [c] le cose sono migliorate di quasi dieci punti; l'impressione, leggendo i tantissimi dati e le parole dei docenti, e' che, mentre nel '67 il 99% era fatto di soli studenti; oggi il 99% e' fatto, oltre che dagli studenti, anche dai docenti. La precarizzazione tocca anche loro...

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    Marco Dal Pozzo [mdp] said on Jan 9, 2012 | Add your feedback

  • Il manager strapagato che incita a vincere come fece Napoleone a Waterloo, l'avvocato che scrive "l'addove", il politico secondo cui Darfùr è il dialetto per dire "sbrigati". La nostra classe dirigente è composta da mostri? La ben più dura realtà è che non sono più ignoranti della media. Questo clam ... (continue)

    Il manager strapagato che incita a vincere come fece Napoleone a Waterloo, l'avvocato che scrive "l'addove", il politico secondo cui Darfùr è il dialetto per dire "sbrigati". La nostra classe dirigente è composta da mostri? La ben più dura realtà è che non sono più ignoranti della media. Questo clamoroso fallimento culturale ha un colpevole: la scuola. Per ogni persona che non capisce o non si fa capire c'è infatti un professore senza prospettive, un laboratorio senza apparecchiature, un preside senza portafoglio e una sfilza di ministri che hanno accumulato riforme sempre più inutili. Non può pretendere di avere un futuro un Paese in cui non si rispetta l'istituzione che forma i cittadini. In cui si guadagna meno a insegnare che a pulire i pavimenti, e i bravi docenti vengono ricompensati con carriere immobili. "Siamo allo stadio di zoo umano", commenta sconfortata una prof, ma di chi è la colpa? In questa inchiesta sui mali della scuola e dell'Università italiane Giovanni Floris non risparmia fatti, numeri e situazioni allucinanti. Dall'asilo di Napoli che non apre perché mancano i bidelli fino all'istituto friulano che ogni anno cambia l'intero corpo docente (precario). Un libro di denuncia e insieme un atto d'amore verso una scuola di nobile tradizione, piombata in un Medioevo di strutture fatiscenti e insegnanti girovaghi come braccianti. Di fronte al declino della convivenza civile, della vita politica, dell'innovazione culturale, è ora che torniamo tutti sui banchi.

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    Roberto said on May 14, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (103)
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  • Libri Italiani
  • Hardcover 305 Pages
  • Edition: 1
  • ISBN-10: 8817024864
  • ISBN-13: 9788817024860
  • Publisher: Rizzoli
  • Pub date: Sep 01, 2008
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9788817024860 Hardcover €19.50 €15.60 IBS.IT
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