La fame

Di

Editore: Einaudi (Passaggi)

4.1
(25)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 720 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806226371 | Isbn-13: 9788806226374 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Elena Rolla , Sara Cavarero , Federica Niola

Genere: Non-narrativa

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Descrizione del libro
«Conosciamo la fame, siamo abituati alla fame: abbiamo fame due, tre volte al giorno. Nelle nostre vite non esiste niente che sia piú frequente, piú costante, piú presente della fame - e, al tempo stesso, per la maggior parte di noi, niente che sia piú lontano dalla fame vera». Per comprenderla, per raccontarla, Martín Caparrós ha viaggiato attraverso l'India, il Bangladesh, il Niger, il Kenya, il Sudan, il Madagascar, l'Argentina, gli Stati Uniti, la Spagna. Lí ha incontrato persone che, per diverse ragioni - siccità, povertà estrema, guerre, emarginazione - soffrono la fame. La fame è fatto delle loro storie, e delle storie di coloro che lavorano in condizioni molto precarie per mitigarla e di coloro che vi speculano sopra, affamando tanta gente. La fame intende, soprattutto, svelare i meccanismi che fanno sí che quasi un miliardo di persone non mangino quanto è necessario. Un prodotto ineludibile dell'ordine mondiale? Il frutto della pigrizia e dell'arretratezza? Un affare di pochi? Un problema in via di soluzione? Il fallimento di una civiltà? Un libro scomodo e appassionato, una cronaca che riflette e un saggio che racconta, un pamphlet che denuncia una vergogna intollerabile e cerca vie di uscita per eliminarla con urgenza.
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  • 5

    La fame è un dramma immenso che uccide miliardi di persone. Una tragedia costante, continuativa: ci si ricorda della miseria dell'altro mondo in occasione di grandi disastri naturali o di guerre, ma l ...continua

    La fame è un dramma immenso che uccide miliardi di persone. Una tragedia costante, continuativa: ci si ricorda della miseria dell'altro mondo in occasione di grandi disastri naturali o di guerre, ma la morte per fame avviene quotidianamente, è una realtà in molte parti del mondo.
    È come se miliardi di esseri umani fossero "inutili " per il mondo attuale, fossero solo un peso . Ed è angosciante non riuscire nemmeno ad immaginare cosa si potrebbe fare, al di là del l'elemosina: neanche i più ricchi del mondo, neanche Bill Gates con la sua beneficienza ha inciso.
    Questo libro indaga i luoghi e le forme della fame, interroga le persone che vivono la mancanza di cibo in prima persona, e lo fa con grande passione e partecipazione. Vengono svelate anche molte colpe del mondo occidentale. Soluzioni non ne inventa, l'indignazione è sterile, piuttosto il sogno e l'utopia: la storia dell'uomo ha visto progressi anche prima inimmaginabili.
    Leggere questo libro serve a conoscere quello che si crede di sapere. Ho fatto fatica a finire la lettura perché ad ogni passo emerge l'impotenza, e non solo dei singoli. Un'importanza globale, di sistema, angosciante. Ma poi viene rivendicata da Caparros la potenza dell'utopia.

    ha scritto il 

  • 5

    Illuminante

    Caparros riesce spiegare così bene un disastro planetario parlando con le persone comuni, facendo quel lavoro di giornalista che ormai in pochi conoscono, nuotando nelle disgrazie degli uomini, assiem ...continua

    Caparros riesce spiegare così bene un disastro planetario parlando con le persone comuni, facendo quel lavoro di giornalista che ormai in pochi conoscono, nuotando nelle disgrazie degli uomini, assieme agli uomini. Competenza, umiltà e voglia di far parlare le storie così come sono. 700 e più pagine che quasi scivolano via, nella saggistica contemporanea è nettamente uno dei migliori nell'ambito.

    ha scritto il 

  • 4

    Se apro il mio frigo, l’unico motivo per cui posso trovarlo vuoto è perché non ho fatto la spesa. Per aprire un frigo, devo possedere un frigo e per farlo funzionare devo avere elettricità. Per avere ...continua

    Se apro il mio frigo, l’unico motivo per cui posso trovarlo vuoto è perché non ho fatto la spesa. Per aprire un frigo, devo possedere un frigo e per farlo funzionare devo avere elettricità. Per avere elettricità devo avere una casa, un lavoro. Per avere fame, non mi occorre nessuna di queste cose. Anche se quella che posso provare io, non sarà mai la vera fame che provano in questo momento milioni di persone, quella fame per cui qualcuno sta morendo mentre scrivo queste righe, senza aver mai aver posseduto un frigo o anche solo averlo immaginato.
    Caparros ha provato a raccontare la fame e a descriverne le cause, toccando diversi luoghi e sfaccettature del nostro pianeta. Credevo che l’Africa fosse il continente con il numero maggiore di “affamati”, invece scopro che è l’India, quel paese dove rassegnarsi a non mangiare, ad essere vegani, è un fatto culturale oltre che reale e contingente, non un trend modaiolo. Scopro storie che una dietro l’altra sembrano tristemente simili anche se provenienti dai poli opposti della Terra, che la storia della fame è una consapevole decisione del potere di chi governa i paesi poveri come quelli ricchi, di quelle multinazionali che hanno imposto le loro sementi e concimi. Che la fame è il più grande strumento di morte, creatore ogni anno di due volte e mezzo un olocausto. E allora torna holodomor e tutti quei genocidi che accompagnato la storia degli uomini. Perché gli uomini non imparano, o meglio, imparano troppo bene come è facile guidare un popolo privo di forze. Perché è più facile speculare piuttosto che aiutare realmente.
    Tanti, tantissimi gli spunti dalla lettura di questo libro, nel mio piccolo mi ha colpito rendermi conto che la fame mangia i desideri: alla domanda cosa vorresti avere se ci fosse un mago che realizza i tuoi desideri, le risposte mi hanno lasciata allibita. Non le più grandi prelibatezze, ma una semplice palla di miglio o una vacca, del resto perché desiderare altro se poi non lo si può avere?
    Adesso dare da mangiare agli affamati dipende soltanto dalla volontà. Se c’è gente che non mangia a sufficienza - se c’è gente che si ammala di fame - è perché chi ha il cibo non vuole darlo a quella gente: noi che abbiamo il cibo non vogliamo darlo a quella gente. Il mondo produce più cibo di quanto ne occorra ai suoi abitanti; tutti sappiamo chi non ne ha a sufficienza; mandare a quelle persone ciò di cui hanno bisogno può essere una questione di ore. Questo è ciò che rende la fame attuale, in qualche modo, più brutale, più orribile rispetto a quella di cento o mille anni fa. O, per lo meno, molto più eloquente su ciò che siamo.

    E’ ora di immaginare una soluzione. E trovarla in fretta, prima che la fame mangi anche i nostri desideri, perché è vicina più di quanto crediamo.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando si legge un libro come questo, la domanda che ronza nella mente è sempre: cosa posso fare io?
    La risposta è impossibile perché nessuno di noi può fermare la fame nel mondo, aiutare i disperati ...continua

    Quando si legge un libro come questo, la domanda che ronza nella mente è sempre: cosa posso fare io?
    La risposta è impossibile perché nessuno di noi può fermare la fame nel mondo, aiutare i disperati in Sudan, contrastare le speculazioni finanziarie sui cereali, arginare il neo colonialismo e il land grabbing, impedire la corruzione di politici e l'inefficacia di programmi di aiuto e tutti gli altri fenomeni raccontati in modo puntuale e originale da Caparros.
    E allora che si fa? Per ogni argomento trattato Caparros ferma l'inchiesta giornalistica, e si traveste da voce della coscienza. Fa benissimo perché la miseria e l'inkazzo sono presenti in ogni pagina.
    Questa coscienza mi fa pensare che ognuno di noi per può dare il suo contributo partendo da ciò che ha intorno: dove sono i problemi nella mia città, nella mia strada? come posso fare il mio? con chi posso farlo? come coinvolgere altre persone?

    ha scritto il 

  • 2

    Del 2014.
    Abbandonato a pagina 278 su 713.
    Libro troppo volutamente letterario e anedottico, preferisce raccontare storie tristi (e ripetitive, come dice l'autore stesso) degli ultimi della Terra che ...continua

    Del 2014.
    Abbandonato a pagina 278 su 713.
    Libro troppo volutamente letterario e anedottico, preferisce raccontare storie tristi (e ripetitive, come dice l'autore stesso) degli ultimi della Terra che indagarne le origini.
    Tutto molto importante, ma dopo un po' si perde la ragione della lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    ✰✰✰✰✰ eccellente

    Il cibo c’è e ce ne sarebbe per tutti.
    I poveri non hanno soldi e non possono comprarlo (riflettere un poco).
    La carità è pelosa (pelo molto alto).
    Chi muore di fame fa parte del gioco (molti credono ...continua

    Il cibo c’è e ce ne sarebbe per tutti.
    I poveri non hanno soldi e non possono comprarlo (riflettere un poco).
    La carità è pelosa (pelo molto alto).
    Chi muore di fame fa parte del gioco (molti credono di un Dio, invece c’entra il Chicago Mercantile Exchange o qualche altra divinità del genere. Non sono molte, ma onnipotenti).
    Chi mangia poco è pericoloso (magari ha ancora un po’ di forza per ribellarsi).
    Siccità, povertà estrema, guerre, emarginazione. Bubbole, maschere, accidenti, scuse.

    Anche la classe media non è al sicuro, da nessuna parte.
    Il link è ad un bellissimo, orripilante documentario che evidenzia come, in vent’anni, un paese “occidentale” possa, con la collaborazione di tutti, essere portato alla miseria.

    https://www.youtube.com/watch?v=Q00NFqT6MfY

    “”Quando do da mangiare alla gente mi chiamano santo.
    Quando chiedo perché non hanno nulla da mangiare mi chiamano comunista.””
    Mons. Helder Camara

    Libro ben impostato, chiaro, molti contatti con popoli di diversi paesi (ovviamente molte le donne), partecipato con giusta indignazione da parte dell’autore.

    31.08.2015

    ha scritto il