La fame e l'abbondanza

Storia dell'alimentazione in Europa

Di

Editore: Laterza

3.9
(141)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 262 | Formato: Altri

Isbn-10: 8842051624 | Isbn-13: 9788842051626 | Data di pubblicazione:  | Edizione 6

Genere: Storia , Non-narrativa , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Un libro di storia dall'impianto estremamente originale: il cibo e icomportamenti alimentari diventano la chiave di lettura per un approccioglobale alla storia d'Europa dal III secolo d. C. sino ad oggi. MassimoMontanari insegna Storia medievale all'Università di Bologna. Fra i suoilavori più importanti: "L'alimentazione contadina nell'alto Medioevo";"L'azienda curtense in Italia"; "Campagne medievali".
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    '' la fame e l'abbondanza ...''

    ''La fame e l'abbondanza, storia dell'alimentazione in Europa'': questo è il titolo che Massimo Montanari ha deciso di dare alla sua opera.
    Un grande libro di storia dall'impianto estremamente origina ...continua

    ''La fame e l'abbondanza, storia dell'alimentazione in Europa'': questo è il titolo che Massimo Montanari ha deciso di dare alla sua opera.
    Un grande libro di storia dall'impianto estremamente originale: il cibo e i comportamenti alimentari diventano la chiave di lettura per un approccio globale alla storia d'Europa dal III secolo d.C ad oggi.

    Massimo Montanari (Imola, 1949) è docente ordinario di Storia medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Bologna, dove insegna anche storia dell'alimentazione e dirige un Master europeo ''storia e cultura dell'alimentazione ''.
    E' ritenuto, a livello internazionale, uno dei maggiori specialisti di storia dell'alimentazione. Ha dedicato le proprie attenzioni di studio a due filoni di ricerca, tra loro strettamente integrati: la storia agraria e la storia dell'alimentazione, intese come vie d'accesso preferenziali per una ricostruzione della società medioevale nel suo insieme (strutture economiche e sociali, aspetti concreti e materiali della vita quotidiana, valori culturali e mentalità).
    Fra i suoi lavori più importanti: ''L'alimentazione contadina nell'alto medioevo''(Napoli 1979), ''Campagne medioevali'' (Torino 1984), “Atlante dell'alimentazione e della gastronomia” (Torino 2004).

    '' La fame e l'abbondanza'' è stato scritto nel 1997, edito da Laterza; consta di 262 pagine, è suddiviso in sei capitoli, strutturati a loro volta in piccoli paragrafi. Il saggio è preceduto da una prefazione introduttiva.
    Il libro ha un impianto narrativo e segue un ordine cronologico, evidenziando i vari aspetti dell’alimentazione per come si sono evoluti nel corso dei secoli.
    Precisamente l'autore decide di partire dal dissolversi dell'impero Romano, in particolare dalla crisi delle strutture produttive del III secolo con la decadenza dell'agricoltura, lo spopolamento delle campagne e l'affievolirsi del ruolo distributivo della città all'inizio di nuove guerre ed epidemie.

    Si sofferma sulle differenze fra Romani, che non esitavano ad esprimere la loro preferenza per il pane e i Barbari che invece preferivano decisamente la carne (precisamente quella di maiale). Quest'ultimo cibo divenne per molto tempo simbolo di potere e nutrimento per i combattenti. La supremazia del pane venne così messa in discussione, ma risollevata al più presto dalla cultura cristiana.
    Ciò che rimase come una costante per molto tempo fu il contrasto tra birra e vino, con la ''supremazia'' finale dell'ultimo e la differenza fra pane di frumento (pane bianco), visto come il cibo dei signori, e quello di segale (pane nero) per i contadini ed i poveri.
    L’autore, mantenendo l’ordine cronologico della sua esposizione, evidenzia l’alternanza di periodi di carestia e di periodi di abbondanza nel corso del tempo, fino ad arrivare alla ''rivoluzione'' con nuovi metodi di produzione della farina, alla continua crescita soprattutto del consumo della carne, alle nuove tecniche di conservazione, alla diffusione di cibi grassi, dal momento che una tavola ''grassa'' veniva vista come una tavola ricca. Progressivamente, il cibo cominciò ad essere inteso come una delle tante sfaccettature del piacere.

    Il libro, molto interessante, ha lo scopo ben riuscito di farci viaggiare nel tempo, attraverso alimentazioni e culture diverse. La decisione dello storico di dividere il libro in capitoli e sotto capitoli è stata molto intelligente per favorire un’agile lettura.
    Lo scrittore, attraverso il percorso proposto, induce indirettamente all’assunzione di una corretta alimentazione perché ''noi – in fondo- siamo quello che mangiamo''.

    ha scritto il 

  • 3

    ''La fame e l'abbondanza. Storia dell'alimentazione in Europa'' - Massimo Montanari

    ''La fame e l'abbondanza, storia dell'alimentazione in Europa'': questo è il titolo che Massimo Montanari ha deciso di dare alla sua opera.
    Un grande libro di storia dall'impianto estremamente origina ...continua

    ''La fame e l'abbondanza, storia dell'alimentazione in Europa'': questo è il titolo che Massimo Montanari ha deciso di dare alla sua opera.
    Un grande libro di storia dall'impianto estremamente originale: il cibo e i comportamenti alimentari diventano la chiave di lettura per un approccio globale alla storia d'Europa dal III secolo d.C ad oggi.

    Massimo Montanari (Imola, 1949) è docente ordinario di Storia medioevale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Bologna, dove insegna anche storia dell'alimentazione e dirige un Master europeo ''storia e cultura dell'alimentazione ''.
    E' ritenuto, a livello internazionale, uno dei maggiori specialisti di storia dell'alimentazione. Ha dedicato le proprie attenzioni di studio a due filoni di ricerca, tra loro strettamente integrati: la storia agraria e la storia dell'alimentazione, intese come vie d'accesso preferenziali per una ricostruzione della società medioevale nel suo insieme (strutture economiche e sociali, aspetti concreti e materiali della vita quotidiana, valori culturali e mentalità).
    Fra i suoi lavori più importanti: ''L'alimentazione contadina nell'alto medioevo''(Napoli 1979), ''Campagne medioevali'' (Torino 1984), “Atlante dell'alimentazione e della gastronomia” (Torino 2004).

    '' La fame e l'abbondanza'' è stato scritto nel 1997, edito da Laterza; consta di 262 pagine, è suddiviso in sei capitoli, strutturati a loro volta in piccoli paragrafi. Il saggio è preceduto da una prefazione introduttiva.
    Il libro ha un impianto narrativo e segue un ordine cronologico, evidenziando i vari aspetti dell’alimentazione per come si sono evoluti nel corso dei secoli.
    Precisamente l'autore decide di partire dal dissolversi dell'impero Romano, in particolare dalla crisi delle strutture produttive del III secolo con la decadenza dell'agricoltura, lo spopolamento delle campagne e l'affievolirsi del ruolo distributivo della città all'inizio di nuove guerre ed epidemie.

    Si sofferma sulle differenze fra Romani, che non esitavano ad esprimere la loro preferenza per il pane e i Barbari che invece preferivano decisamente la carne (precisamente quella di maiale). Quest'ultimo cibo divenne per molto tempo simbolo di potere e nutrimento per i combattenti. La supremazia del pane venne così messa in discussione, ma risollevata al più presto dalla cultura cristiana.
    Ciò che rimase come una costante per molto tempo fu il contrasto tra birra e vino, con la ''supremazia'' finale dell'ultimo e la differenza fra pane di frumento (pane bianco), visto come il cibo dei signori, e quello di segale (pane nero) per i contadini ed i poveri.
    L’autore, mantenendo l’ordine cronologico della sua esposizione, evidenzia l’alternanza di periodi di carestia e di periodi di abbondanza nel corso del tempo, fino ad arrivare alla ''rivoluzione'' con nuovi metodi di produzione della farina, alla continua crescita soprattutto del consumo della carne, alle nuove tecniche di conservazione, alla diffusione di cibi grassi, dal momento che una tavola ''grassa'' veniva vista come una tavola ricca. Progressivamente, il cibo cominciò ad essere inteso come una delle tante sfaccettature del piacere.

    Il libro, molto interessante, ha lo scopo ben riuscito di farci viaggiare nel tempo, attraverso alimentazioni e culture diverse. La decisione dello storico di dividere il libro in capitoli e sotto capitoli è stata molto intelligente per favorire un’agile lettura.
    Lo scrittore, attraverso il percorso proposto, induce indirettamente all’assunzione di una corretta alimentazione perché ''noi – in fondo- siamo quello che mangiamo''.

    ha scritto il 

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    Massimo Montanari
    La fame e l’abbondanza. Storia dell’alimentazione in Europa.
    Roma-Bari: Editori Laterza, 1993
    Questo libro assume importanza rilevante nell’ambito della divulgazione scientifica, com ...continua

    Massimo Montanari
    La fame e l’abbondanza. Storia dell’alimentazione in Europa.
    Roma-Bari: Editori Laterza, 1993
    Questo libro assume importanza rilevante nell’ambito della divulgazione scientifica, compiendo un'analisi dettagliata sull'alimentazione : l’autore sofferma la propria attenzione sui numerosi aspetti e sulle molteplici sfaccettature del sostentamento ed analizza così i vari aspetti dell’alimentazione per come si sono evoluti nel corso degli anni.Difatti l’autore Massimo Montanari, insegnante di storia medievale e storia dell’alimentazione all’Università di Bologna, è autore di vari libri, quali ‘’L’alimentazione contadina nell’alto medioevo’’, ‘’Campagne medievali’’, ‘’Atlante dell’alimentazione e della gastronomia‘’, ‘’Il convivio‘’, ‘’ Il pentolino magico’’, ‘’Il cibo come cultura’’, ‘’Il formaggio con le pere. La storia in un proverbio’’, ‘’La cucina italiana. Storia di una cultura medievale’’, ‘’Alimentazione e cultura nel Medioevo’’ e ha inoltre curato la redazione di varie opere come ‘’Il mondo in cucina. Storia, identità, scambi’’ e con J.L. Flandrin ‘’Storia dell’alimentazione’’. In quanto studioso, ha dedicato le proprie attenzioni alla storia agraria ed alla storia dell’alimentazione, per cercare di avere una visione di insieme della società in epoca medievale: ciò lo ha portato a soffermarsi su varie sfaccettature, tra cui spiccano le strutture sociali ed economiche, analizzando i rapporti prevalenti, quali il rapporto di lavoro, di potere e di proprietà.
    “L’uomo è ciò che mangia” afferma Feuerbach, ed è proprio dal filosofo tedesco che Montanari prende l’avvio del proprio studio, non limitandosi però ad un mero aspetto formalistico e materialistico, ma affermando che ciò che caratterizza il nostro piatto è denso di contenuti, quali le idee, i pensieri e la cultura dell’uomo; lo scopo che l’autore Montanari si è prefissato al momento della redazione di tale scritto è proprio quello di far capire al lettore come il cibo e i comportamenti alimentari possano diventare la chiave di lettura per un approccio globale alla storia d’Europa dal III secolo d.C fino ad oggi. E’ appunto un libro narrativo fondamentalmente cronologico, che prende le mosse dall’analisi di personaggi ( alimenti ) e degli eventi legati intorno ad essi, utilizzando uno stile tutto proprio, tecnico, chiaro, un po’ prolisso, spesso logico e razionale: uno stile che ben si concili con l’argomento del libro; dove il formato è standard di circa 262 pagine totali comprensive di indice e di bibliografia.
    La fame e l’abbondanza,storia dell’alimentazione in Europa, è un saggio che esamina l’alimentazione e le sue fasi di successo e regressione. Il libro è chiaramente composto da capitoli, che al loro interno vedono una suddivisione in sottocapitoli.

    ha scritto il 

  • 4

    pane e vino

    ma se Cristo non fosse stato palestinese magari si consacrerebbe birra e salsiccia.
    Interessante esame del valore reale e simbolico del cibo, nelle diverse culture, aree geografiche, epoche storiche ...continua

    ma se Cristo non fosse stato palestinese magari si consacrerebbe birra e salsiccia.
    Interessante esame del valore reale e simbolico del cibo, nelle diverse culture, aree geografiche, epoche storiche e classi sociali. Interazioni con l'agricoltura e le sue tecniche, non solo di quel che mangiamo e del valore che gli attribuiamo, ma delle modalità di trasformazione, conservazione, commercializzazione. Riflessioni interessanti su come il valore penitenziale dell'astinenza si sia tradotto oggi in sacrificio per raggiungere un modello, estetico o salutistico o etico-ambientale. Concordo che dopo secoli di carestie ricorrenti e fame (non per tutti) "solo una società molto ricca può permettersi di apprezzare la povertà"

    ha scritto il 

  • 5

    Come capire il mondo attraverso ciò che mangia. Si potrebbero definire così i libri curati da Montanari.
    Senza mai scadere nella prolissità questo autore mi ha fatto scoprire tutto ciò che ruota attor ...continua

    Come capire il mondo attraverso ciò che mangia. Si potrebbero definire così i libri curati da Montanari.
    Senza mai scadere nella prolissità questo autore mi ha fatto scoprire tutto ciò che ruota attorno al cibo, alla tavola, ai modi di mangiare nel corso dei secoli. Un libro che consiglio di accostare ad un'altro sempre curato da lui che è Storia dell'Alimentazione; un librone (nel vero senso della parola) che parla di questo argomento in modo ancora più dettagliato analizzando epoche e civiltà in modo più selettivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Fame.. fame... fame...

    L’epoca in cui viviamo è ormai caratterizzata da un costante e inarrestabile processo di contrazione dello spazio e del tempo. Parole e immagini, infatti, viaggiano in tempo reale raggiungendo qualsia ...continua

    L’epoca in cui viviamo è ormai caratterizzata da un costante e inarrestabile processo di contrazione dello spazio e del tempo. Parole e immagini, infatti, viaggiano in tempo reale raggiungendo qualsiasi parte del pianeta in pochissimi secondi: basta essere collegati alla rete tramite computer, smartphone o tablet per sapere cosa succede a migliaia di chilometri di distanza.

    Questo processo però non interessa solamente le nuove modalità di comunicazione, ma molti aspetti della nostra vita quotidiana. La facilità di trasportare le merci attraverso grandi distanze, ad esempio, ha radicalmente influenzato anche le nostre abitudini alimentari. La stagionalità di alcuni prodotti è stata praticamente superata per non parlare, poi, di quegli alimenti “esotici” che se fino a qualche anno fa erano difficili da reperire, ormai hanno invaso gli scaffali di qualsiasi supermercato.

    In passato non era certamente così, anche se alcuni eventi storici hanno fortemente modificato le abitudini alimentari dei nostri antenati. Massimo Montanari ce ne parla diffusamente nel suo saggio “La fame e l’abbondanza”. Il punto di partenza è l’analisi delle differenze che c’erano tra i cibi consumati dai Romani e quelli preferiti dai Barbari: olio contro burro, vino contro cervogia (l’antica birra), pane contro carne. L’analisi si snoda attraverso la storia dell’Europa e ci fa capire quanto la qualità e la quantità dei consumi sia strettamente legata non solo a elementi di tipo atmosferico o geografico, ma anche a fattori sociali e culturali.

    La diffusione del Cristianesimo e la proliferazione degli istituti monastici, favorì a esempio, la diffusione di precetti non solamente ci carattere morale ma anche alimentare. L’uso di mangiare “di magro” durante la Quaresima risale proprio a quel periodo. Ma probabilmente non tutti sanno che oltre a quella pasquale vi erano altre tre Quaresime minori che avevano durata diversa a seconda degli usi locali. Inoltre la normativa ecclesiastica imponeva di astenersi dal mangiare carne per quasi 140-160 giorni all’anno. Questo però non deve indurci all’errata conclusione che la carne fosse un alimento solo per ricchi, in realtà i nostri antenati europei erano un popolo “carnivoro” a tutti i livelli della società.

    Alcuni alimenti, poi, non erano usati così come noi facciamo oggi. I Romani non conoscevano lo zucchero e utilizzavano il miele per dolcificare le loro pietanze. Tra l’altro, quando lo zucchero fu introdotto in Europa, inizialmente venne utilizzato dai monaci erboristi come medicinale.

    Nel corso della storia, infine, le abitudini alimentari vennero modificate anche in seguito all’introduzione di nuovi prodotti: il caffè dall’Etiopia, il grano saraceno dal medio Oriente, il riso dall’Asia. Ma, senza ombra di dubbio, l’evento che maggiormente ha influenzato il modo di mangiare dei nostri antenati è stata la scoperta dell’America. La colonizzazione del Nuovo Mondo ha portato in Europa il peperone, la patata, il pomodoro e, soprattutto, il mais.

    ha scritto il 

  • 4

    Una volta finito ero sazia ...

    Scorrevole e interessante. Non è l’analisi di uno specifico periodo storico e di un cibo particolare ma una carrellata a partire dal 3° secolo (Roma sta già boccheggiando ed i barbari sono lì con la l ...continua

    Scorrevole e interessante. Non è l’analisi di uno specifico periodo storico e di un cibo particolare ma una carrellata a partire dal 3° secolo (Roma sta già boccheggiando ed i barbari sono lì con la lingua di fuori) fino ai giorni nostri . La base della dieta romana/greca, pane, vino, olio, verdure, latticini, e carne talvolta (cucinata), viene soppiantata poco alla volta dalla dieta barbara a base di carne, sempre carne (anche cruda). D’altra parte i barbari non erano stanziali e i campi non li coltivi se non ti fermi. Praticamente la dieta del bosco, di cui l’Europa era coperta, un tempo, prima delle rotonde e del cemento armato. Raccoglitori/cacciatori contro allevatori/coltivatori. L’introduzione dello sfruttamento del bosco nel Medioevo, anzi il bosco diventa proprietà dei ricchi, dei conventi e dei Comuni. Il contadino ce l’ha sempre in un piede. E poi carestie, tante, ogni 10 anni in media, autoctone o importate e il tempo poi! Alluvioni, siccità….. niente di nuovo sotto il sole (tanto la meteorologia lavora sulle medie). Un poco alla volta l’uso del cibo (tipologia, modalità di cottura) diviene lo schema di una suddivisione sociale: ai ricchi carni pregiate (volatili e bovini), frutta e spezie, ai poveri carni povere (castrato, pecora e maiale), verdure, legumi ed erbe aromatiche. Il pesce si barcamena soprattutto per la difficoltà di approvvigionamento del fresco e nel momento in cui viene conservato diventa cibo da poveri (provate a comperare oggi un chilo di stoccafisso!) che lo mangiavano malvolentieri perché non riempiva …. Differenze in particolar modo nel pane, cibo principe: bianco di frumento per i ricchi, di qualsiasi altra cosa quello dei poveri (segala, sorgo, miglio, orzo, terra, rape e tutto quello che viene in mente). Quando poi comincia a farsi largo la borghesia, la distinzione diventa più raffinata: cibi dei signori sono i frutti, che crescono in luogo sopraelevato, meglio digeribili, i prodotti rari e freschi, i volatili (fagiani, pernici) le carni bianche. Cibi da poveri, i bulbi, le radici, tutto ciò che è a contatto con la terra, animali di terra, prodotti conservabili. Nel 1500 la popolazione aumenta (dopo lo sterminio della peste) e cominciano ad arrivare nuovi prodotti: il riso, il mais (dalle Americhe) e la patata (anche se ci metterà un po’). I poveretti mangiano pane (sempre gramo) e zuppe. La Riforma protestante protesta anche nel cibo: l’uso della carne diviene rivoluzionario rispetto a Roma e al posto dell’olio (ché al nord arriva il peggio) si usa il burro, considerato di magro, il vino non se ne parla, visto il prezzo. E così via, di consuetudine in consuetudine; con le elites che trovano sempre il modo di classificare i cibi sulla base dello status sociale. E sono tanto convincenti che perfino Bertoldo (che non era uno sciocco) morì per aver mangiato cibi troppo raffinati e non i suoi amati rape e fagioli.
    E dopo tanta fame e tanta abbondanza, siamo alle diete. La dieta non significa più, come al tempo dei greci (quelli di allora, non di oggi), il regime quotidiano di alimentazione di una persona, ma la limitazione, la sottrazione del cibo. Forse ricorrere a “diete” nasconde un rifiuto dell’eccesso proposto dal mercato, o la necessità di punirsi, o il cedere a immagini edonistiche. Comunque un tempo avevamo tutte le malattie della fame o della carenza di certi alimenti, ora abbiamo quelle dell’eccesso. In medio stat virtus: beh, quella strada non l’abbiamo ancora trovata.

    ha scritto il