La fattoria degli animali

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar 102)

4.3
(24219)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 151 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Chi semplificata , Spagnolo , Portoghese , Francese , Tedesco , Olandese , Coreano , Finlandese , Catalano , Svedese , Polacco , Sloveno , Ungherese , Russo , Greco , Giapponese , Croato , Galego , Ceco , Turco

Isbn-10: A000027223 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Traduttore: Bruno Tasso ; Prefazione: Giorgio Monicelli

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Altri , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Politica , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Capolavoro

    Una semplice storia di animali, quasi una fiaba. In questa storia vi è la critica costruttuva sulla politica e sulle forme di governo dittatoriali o oligarchiche. Strepitoso

    ha scritto il 

  • 0

    Nonostante tutto sono contenta di aver letto un libro come questo. Soprattutto perché seppur trasformata in favola la storia è scritta proprio bene.
    Non parlo del disgusto che mi hanno provocato i mai ...continua

    Nonostante tutto sono contenta di aver letto un libro come questo. Soprattutto perché seppur trasformata in favola la storia è scritta proprio bene.
    Non parlo del disgusto che mi hanno provocato i maiali, e insieme a loro ogni forma di totalitarismo. La storia è piena di questi esempi. Purtroppo senza tornare indietro nel tempo e senza spostarsi da casa i maiali di turno li troviamo anche nella nostra "democrazia". Anche nel nostro contesto chi non fa parte dell'élite è solo un numero, una gran quantità di CONSUMATORI, e sostanzialmente carne da macello.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Una fattoria da non dimenticare

    Ho divorato questo libro come non mi era mai capitato prima, le pagine scorrevano sotto i miei occhi attenti e già intuivo in qualche modo il prosieguo del racconto.
    Vi è un qualcosa di sottinteso che ...continua

    Ho divorato questo libro come non mi era mai capitato prima, le pagine scorrevano sotto i miei occhi attenti e già intuivo in qualche modo il prosieguo del racconto.
    Vi è un qualcosa di sottinteso che il lettore già percepisce nel mondo in cui vive, nel mondo chiamato "moderno" ma che forse egli non accetta interamente nella sua grandezza e nella sua spietatezza. Occorre usare animali al posto di uomini per rendere tutto più chiaro e limpido.
    Chi non ha provato sdegno di fronte alle innumerevoli frottole raccontate agli animali più deboli, allo sfruttamento della loro buona fede e alla loro speranza di libertà? Il tutto è condito dalla paura generale degli stessi per l'uomo (i maiali non lesinano infatti a ricordare loro "voi non volete il ritorno di Jones").
    George Orwell ci ricorda che queste dinamiche non cambiano, forse si trasformano e mutano forma ma si ripetono. Chi di noi può dire di non essersi mai sentito sotto il furbetto e vispo sguardo di Clarinetto?

    ha scritto il 

  • 5

    Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.
    Sicuramente uno dei più bei libri che ho letto, conciso, scorrevole, senza romanticismi, false speranze e ovvietà. In una parola, ...continua

    Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.
    Sicuramente uno dei più bei libri che ho letto, conciso, scorrevole, senza romanticismi, false speranze e ovvietà. In una parola, reale.
    Non servono centinai di libri di psicologia, basta questo, per capire come si smuovono/muovono le masse, e poi la storia ricomincia...

    ha scritto il 

  • 4

    Per riflettere

    Non avevo mai letto le opere di George Orwell prima d'ora.
    Ultimamente il destino non ha fatto altro che mettermele davanti agli occhi: tra un paragone di "1984" col mio "Eleinda" (ancora da scoprire ...continua

    Non avevo mai letto le opere di George Orwell prima d'ora.
    Ultimamente il destino non ha fatto altro che mettermele davanti agli occhi: tra un paragone di "1984" col mio "Eleinda" (ancora da scoprire perché non l'ho ancora letto), aggiungiamoci il fatto che quest'estate mi sono dedicata alla trilogia "1Q84" di Murakami (che sembra trarre ispirazione dalla quasi omonima opera orwelliana), o che più volte mi è capitato di leggere questo titolo, "La Fattoria degli Animali", che tanto mi dava l'impressione di una favola per bambini perché lo associavo alla celebre canzoncina.
    Niente di più sbagliato.
    Certo, nella vecchia fattoria (ia-ia-o) c'è l'asinello, la mucca, le capre, il gatto e il cane, e quant'altro, ma le "bestie di zio Tobia" qui si sono ribellate, spinte dal sogno rivoluzionario di un maiale di nome Vecchio Maggiore. Basta infatti arrivare alla pagina n°6 e leggere la prima parola, il modo in cui il maiale si rivolge agli altri animali ("compagni") per capire che questo libro tratta di politica, e di come gli alti ideali condivisibili del comunismo finiscono col trasformarsi nell'esatto opposto, la dittatura totalitaria.
    Il fatto è che Vecchio Maggiore diceva il giusto, ma le nuove cariche non tardano a dimenticarsi dei valori quando capiscono che possono avere una razione doppia di cibo rispetto agli altri (soldi) e la gigantesca casa piuttosto che la fredda stalla (comodità). Gli altri animali pendono dalle loro labbra (e questo è il potere) perché, paragonata alla situazione di prima, ossia di quando erano sotto la guida umana, ora stanno meglio; la fattoria è grande, è tutta per loro e possono fare quello che vogliono. O meglio, credono di poterlo fare; pensano di essere liberi ma non lo sono affatto!
    Sono sfruttati, e più si va avanti con la lettura, peggio diventa.

    Mi ha dato un senso di frustrazione assistere a queste povere bestie che non si rendono conto della realtà delle cose; si lasciano abbindolare dalle parole che la casta dei maiali abilmente sposta, aggiunge e corregge a piacere per stravolgere le regole della comunità, inoltre tendono a dimenticare, a lasciar perdere, o peggio, a giustificare! E se c'è da dare colpa a qualcuno seguono la corrente, proprio come il branco di pecore che non usa il cervello e ripete gli slogan del partito come un ritornello.

    L'intero libro è un'evidente metafora: i politici sono i maiali, chi li segue senza pensare con la propria testa è il branco di pecore, poi c'è il cavallo che si fa in quattro per gli ideali e non si rende conto d'essere il più sfruttato. Ma che si tratti di pecore o cavalli, tutti gli altri animali siamo noi; il popolo.
    Proprio come Orwell denunciava nel 1947, tuttora noi ci lamentiamo, passiamo tanto tempo a pensare agli ideali e a ciò che non va, ma al tempo stesso non muoviamo un dito per cambiare le cose, probabilmente per paura, e perché tutto sommato ciò che ci circonda non è poi così male.
    Perché rischiare la grande incognita del cambiamento quando ancora abbiamo un tetto sotto la testa e un piatto caldo in tavola? Finché non ci rimettiamo noi, ce lo facciamo andare bene; la malasorte tocca sempre a qualcun altro.
    La cosa sconvolgente è proprio questa: nel corso della storia ci sono pure le vittime, ma nemmeno questi terribili fatti smuovono le coscienze.
    La verità è che in fondo siamo accomodanti, e ciò ormai ci riesce naturale visto quanto siamo bombardati psicologicamente anche dai media che ci trasmettono i continui complotti, gli accordi segreti, i voltagabbana, le raccomandazioni, le mazzette... che dietro ogni azione ci sono sempre altri interessi. Con questa delusione continua cresce l'idea che non ci si può fidare di nessuno.
    La perdita della speranza è il primo ostacolo all'azione.

    Se sono partita con questa serie di riflessioni è proprio grazie al libro. Le tematiche sono attuali, realistiche; sono la storia umana, passata, presente, e probabilmente anche futura.
    Alla fine del libro (dell'edizione Oscar Mondadori) c'è la postfazione di Orwell dal titolo "Libertà di stampa": in questa lettera aperta al lettore, l'autore rivela che il libro si riferisce al totalitarismo della Russia Sovietica di Stalin. La storia de "La Fattoria degli Animali" ricalca fedelmente quanto accaduto sotto il regime, e nella postfazione (che l'autore desiderava fosse un'introduzione all'opera, ma all'epoca non fu pubblicata) denuncia anche la censura britannica nei confronti dell'alleata Russia.
    Avendo delle grandi lacune in storia, il libro mi ha spinto anche a fare delle ricerche successive per colmarle, per conoscere ciò che ai tempi della scuola credevo non ci riguardasse più... non tutti i libri lasciano un così profondo segno dentro di noi.

    A tratti macabro, a tratti amaramente ironico, si potrebbe comunque considerare questo racconto come una fiaba il cui lieto fine spetta a noi costruire.
    Studiato, geniale, con associazioni e trovate brillanti, scorrevole, breve ma intenso; profondamente triste. Tanti sono gli aggettivi che continuerei a spendere per questo libro, ma sono quella malinconia, mista a un senso di compassione, unita a un desiderio di rivalsa che non può trovare espressione se non in questa recensione, fa sì che io non possa premiare quest'opera a pieni voti.
    Poveri animali.
    Poveri noi.
    A volte fa davvero male guardarsi nello specchio di un libro.

    Questa e altre recensioni su:
    http://valentinabellettini.blogspot.com

    ha scritto il 

  • 4

    Ancora sul pezzo!

    Verso la metà della rilettura in lingua originale pensavo che questa famosa allegoria del regime sovietico mostrasse i suoi anni e fosse diventata una testimonianza di un periodo ormai passato. Invece ...continua

    Verso la metà della rilettura in lingua originale pensavo che questa famosa allegoria del regime sovietico mostrasse i suoi anni e fosse diventata una testimonianza di un periodo ormai passato. Invece la conclusione mi ha fatto ricredere: come non vedere nella trasformazione di Napoleone in un uomo tale e quale Pilkington l'effigie di Putin, a suo agio con i traffici, il sistema capitalista? Il cambio di nome di Animal Farm in Manor Farm altro non è che la trasformazione della USSR in Russia e anche il ritorno del corvo ci ricorda come il ritorno alle tradizioni locali della Santa Madre Russia sia un'arma ben usata dall'ex-agente KGB. Insomma, Orwell continua a vedere lontano, fino ai nostri giorni!

    ha scritto il 

  • 4

    La sete di potere è la cosa più animale dell'uomo

    Trascrizione perfetta dei sistemi societari umani, a prescindere dalla critica al regime Russo. Applicabile a tutti i contesti umani, a prescindere da coordinate geografiche e temporali. Siamo delle b ...continua

    Trascrizione perfetta dei sistemi societari umani, a prescindere dalla critica al regime Russo. Applicabile a tutti i contesti umani, a prescindere da coordinate geografiche e temporali. Siamo delle bestie.

    ha scritto il 

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