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La ferita

Il sogno infranto dei no global italiani

Di

Editore: Feltrinelli (Serie bianca)

3.9
(34)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807172119 | Isbn-13: 9788807172113 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: History , Non-fiction , Political

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Descrizione del libro
Cosa è stata Genova, dieci anni fa? Una battaglia epocale dove si sono prima annusati e poi affrontati in modo frontale la rivolta globale e la forza del potere? Ma cos’era in fondo il movimento “no global”? Possibile che sia apparso con roboante evidenza sulla scena politica mondiale e poi rapidamente sparito, come una meteora luminosa ma repentina? Forse, a ben vedere, i “no global” non sono mai stati una cosa sola, ma una fusione a freddo di entità diverse, ognuna delle quali pretendeva il suo quarto d’ora di celebrità sulla ribalta mondiale. Ritornare su quegli eventi, ripensarli, riviverli, rileggerli ha senso soprattutto se a farlo è una delle penne più felici del giornalismo italiano. Marco Imarisio è stato difatti il giornalista che ha seguito con più passione e per più tempo quanto è accaduto, prima, durante e molto dopo, fino a oggi. Partendo e tornando da Genova ripercorre la breve parabola dei “no global” e del perché Genova sia stata l’alfa e l’omega della loro storia. Non è quindi una storia degli eventi, già raccontati, che evidentemente si danno quasi per scontati, anche se emergono di continuo, a punteggiare i momenti salienti, le vite vissute incrociate non solo in quei giorni da Imarisio. Piuttosto, un bilancio complessivo di questi dieci anni. Il tutto sotto forma di saggio, ma in modo molto raccontato, quasi narrato.. Sono cronache sorprendenti perché svelano molti retroscena, umani innanzitutto, dello scontro andato in scena a Genova.
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  • 4

    Una ferita ancora aperta

    Bel libro che delinea un quadro della ferita, ampia e prevalentemente politica, rimasta aperta in Italia dopo il G8 di Genova. Emerge, tra l'altro, un'Italia che non ha troppa voglia di fare i conti con i fatti della scuola Diaz e di Bolzaneto.

    ha scritto il 

  • 5

    Bello e utile

    Non conoscevo Imarisio (non leggo il Corriere) e sono rimasto sorpreso.
    Lo stile di scrittura del giornalista è accattivante e preciso. Ha una capacità di analisi utilissima di questi tempi.
    Partendo dai fatti di Genova, Imarisio riesce a descrivere la parabola dei movimenti che avevano dato vita ...continua

    Non conoscevo Imarisio (non leggo il Corriere) e sono rimasto sorpreso. Lo stile di scrittura del giornalista è accattivante e preciso. Ha una capacità di analisi utilissima di questi tempi. Partendo dai fatti di Genova, Imarisio riesce a descrivere la parabola dei movimenti che avevano dato vita ai noti social forum e, sopratutto, a spiegarne i motivi della fine. Il tutto viene narrato in maniera fluida, mai pedante e giudicante. E, soprattutto, con una scrittura che non stanca mai, anzi.

    ha scritto il 

  • 5

    E' davvero una ferita aperta, il G8 di Genova, anche dopo dieci anni. Perdonare quello che è stato fatto alla democrazia e ad un'intera generazione non è possibile. Il rimpianto per quell'opportunità gigantesca, per quella forza gigantesca, è insanabile. Però quanto siamo stati inadeguati, anche ...continua

    E' davvero una ferita aperta, il G8 di Genova, anche dopo dieci anni. Perdonare quello che è stato fatto alla democrazia e ad un'intera generazione non è possibile. Il rimpianto per quell'opportunità gigantesca, per quella forza gigantesca, è insanabile. Però quanto siamo stati inadeguati, anche noi, davanti a quell'opportunità...

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro di ferita ha riaperto la mia :( stanotte nel sonno insultavo i carabinieri...

    Mi sembra scritto onestamente e può essere utile per avvicinarsi all'argomento quel poco che dovrebbe essere obbligatorio per chiunque voglia capire l'Italia del nuovo millennio.

    ha scritto il 

  • 0

    Scrive bene, Imarisio, e si legge con piacere.
    Ed è equilibrato, ricorda le violenze delle forze dell’ordine, la loro pretesa di impunità, i ripetuti depistaggi alle inchieste. Ma non tace sulle inadeguatezze dei No Global, e dei loro capi, prima, durante e dopo i giorni di Genova.
    Racconta il t ...continua

    Scrive bene, Imarisio, e si legge con piacere. Ed è equilibrato, ricorda le violenze delle forze dell’ordine, la loro pretesa di impunità, i ripetuti depistaggi alle inchieste. Ma non tace sulle inadeguatezze dei No Global, e dei loro capi, prima, durante e dopo i giorni di Genova. Racconta il tentativo generoso, ingenuo, e alla fine fallito di Rifondazione Comunista, che ha provato a connettere la carica etica, le analisi e le idee del movimento con la politica: il peso di quel fallimento segna il nostro presente con tutto il peso che hanno le rimozioni.

    ha scritto il 

  • 0

    Onesto ma limitato

    Il G8 di Genova in qualche modo è una ferita aperta per molti di noi. Dopo dieci anni (scrivo il 24 luglio, appena passato il decimo anniversario) i ricordi sono appannati ma la sensazione complessiva è rimasta. Cos'è successo? Perché tanto dolore? Marco Imarisio, inviato del Corriere della Sera ...continua

    Il G8 di Genova in qualche modo è una ferita aperta per molti di noi. Dopo dieci anni (scrivo il 24 luglio, appena passato il decimo anniversario) i ricordi sono appannati ma la sensazione complessiva è rimasta. Cos'è successo? Perché tanto dolore? Marco Imarisio, inviato del Corriere della Sera che nel G8 di Genova ha quasi una sua personale ossessione professionale e non solo, prova a mettere insieme tanti fili diversi: la preparazione, la cronaca di quei giorni, le conseguenze, la fine dei movimenti attraverso eventi successivi (Firenze, Napoli) che hanno in qualche modo - secondo Imarisio - annullato il movimento "tra le nuvole" e poco concentrato sui problemi concreti.

    La sua ricostruzione è documentata ma narrativa, quasi un romanzo schizofrenico, un videoclip del presente scritto però con un linguaggio giornalistico, popolato di iperboli e frasi ad effetto. Imarisio passa per uno con la penna fina, in effetti ha la penna fina, ma non da romanziere. Non affabula e in questo caso però non spiega neanche quando le cose si svolgono davanti ai suoi occhi o quando sono ricostruite, e sulla base di quali fonti, e se le frasi che virgoletta sono effettivamente state dette in quel modo o sono solo state forgiate nell'officina della plausibilità. Non è un romanziere, non è uno storico, non penetra neanche in profondità il mare magmatico dei movimenti, nonostante ne condivida (così dice) molte delle idee, perché comunque è legato al ruolo del cronista di giudiziaria, ai mattinali della questura. Frequenta tanti poliziotti, anche se neanche con loro sembra però avere una reale empatia che faccia comprendere più profondamente cosa succede.

    È una lettura onesta, decente, forse meno militante di tante altre. Però a tratti superficiale, frammentata, troppo giornalistica nel linguaggio. Un tentativo generoso che si scontra con i limiti di comprensione di un fenomeno troppo vasto, ma di cui registra con precisione alcuni umori e sensazioni. Può essere una prima lettura per accostarsi al G8 e a quel che è successo dopo, non certo quella definitiva.

    ha scritto il 

  • 4

    x radiocitta'fujiko

    Nel luglio prossimo ci sarà il 10 anniversario del g8 di Genova, sarà l'occasione per riflettere su quanto accadde durante l'incursione della polizia alla scuola Diaz, le torture nel carcere di Bolzaneto, la morte di Carlo Giuliani. Marco Imarisio, forse il migliore giornalista di cronaca in Ital ...continua

    Nel luglio prossimo ci sarà il 10 anniversario del g8 di Genova, sarà l'occasione per riflettere su quanto accadde durante l'incursione della polizia alla scuola Diaz, le torture nel carcere di Bolzaneto, la morte di Carlo Giuliani. Marco Imarisio, forse il migliore giornalista di cronaca in Italia, racconta tutto questo in "La ferita" (Feltrinelli), concentrandosi però su quello che definisce "il sogno infranto dei no global". Un movimento articolato che riuniva dall'ultra sinistra agli scout, e che sperava di voler cambiare il mondo, cosa che evidentemente non riuscì, nel libro con un bilancio si prova a tracciarne le cause e le conseguenze. Il suo punto di vista è quello del giornalista di una testata, il Corriere della Sera, sicuramente non vicina alle posizioni politiche, ma che ha prestato grande attenzione. Imarisio ha visto dall'interno, perché era presente, ma esterno perché non legato ad alcuna parte politica in causa.

    LA FERITA "Il titolo è preso dal'ultimo verso della canzone "Piazza Alimonda" di Guccini. La ferita inferta al movimento no global a Genova è stata mortale. Il movimento era una sorta di astro nascente della scena politica: tra '99 e 2002 era sulla bocca di tutti e sui giornali. Magari con eccessivi allarmi sull'ordine pubblico, ma anche discussioni sui temi innovativi che portava avanti. Non era un movimento di protesta, ma come dimostrano i fatti di questi giorni era propositivo. Ne sono un esempio la Tobin tax, tra breve adottata dall'unione Europea e la vittoria referendaria contro la privatizzazione dell'acqua. 10 anni dopo non rimane niente, è stata una parabola intensa, ma breve".

    POLITICA "Il movimento fu una sintesi straordinaria di oltre 700 associazioni che comprendevano da cattolici a centri sociali. Qualcosa di politico, ma fuori dalla politica dei partiti e dei palazzi. Tutti i movimenti forse sono destinati a rimane incompiuti, dopo la ferita di Genova ci fu un tentativo di rimettersi in piedi nel 2002 a Firenze, nel frattempo ci fu l'11 settembre. Quello fu il punto più alto della parabola NO Global. Poi è successo qualcosa: c'è stato un errore nel rapportarsi alla politica. Da un lato esserne indipendente, dall'altro avere un padre putativo che desse un approdo sicuro. Allo stesso tempo la politica ha preso molto senza dare nulla in cambio".

    POLITICA #2 "L'ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati con la battaglia sulla legalità, a mio avviso ingiustamente sottovalutata, cercò di fare i conti con quello che restava del movimento e che stava confluendo in Rifondazione Comunista. Cofferati aveva capito che la rottura nel movimento poteva essere il modo di esprimere il dissenso e la disobbedienza civile. Prima di diventare l'implaccabile censore dei centri sociali bolognesi Cofferati era stato anche una sorta di Madonna Pellegrina del movimento. Chi invece ci ha provato davvero, anche a costo di rinunce personali, è stato Fausto Bertinotti. Il quale però non ha mai capito davvero la natura del movimento, tanto che portò in parlamento nel 2006 una sorta di album delle figurine del movimento, dietro le quali però non c'era più anima, era passato troppo tempo. Su questo pesò il rapporto disastro con il Governo Prodi II, che in teoria doveva essere amico e mostrò invece che anche il centrosinistra aveva chiuso tutte le porte alle istanza fuori dal palazzo della politica".

    MEDIA "Nel libro traccio un bilancio anche del rapporto media7movimento. Nei giorni di Genova i giornali ebbero copertura decorosa, compreso il borghese Corriere. Senza alcune testate non si saprebbero alcune delle verità su Genova, non si saprebbe di Bolzaneto e dell molotov false della polizia alla Scuola Diaz. Il merito fu di tutti, anche prima accanto al forse evitabile ondata di allarmi nel 2001. E dopo nel 2002 durante le giornate di Firenze i giornali dedicarono spazio ai temi, a ciò di cui i no global parlavano. In questi giorni per scrivere un articolo sul referendum acqua, ho riletto un articolo di un collega scritto prima del Forum sociale del 2002 che avrei dovuto fotocopiare e mettere nel giornale di oggi. Fotografava e anticipava quello che sarebbe successo: un movimento dal basso, una rete di associazioni che si affidano a nuovi media e raccoglie prima firme per legge d'iniziativa popolare, poi un milione e mezzo per i referendum che addirittura riesce a sfondare il quorum. Se c'è una eredità di Genova è nel movimento per l'acqua, che infatti ne raccoglie la costola più intellettuale".

    GIULIANI "Una premessa questo libro non è sul g8. Però partendo da lì ho voluto inserire tante immagini e cose che negli articoli di giornale, per vari motivi non avevo messo. Sul giornale bisogna scrivere la notizia, che spesso non è ciò che colpisce di più. Mi ricordo la morte di Carlo Giuliani, e tanti flash come un carabiniere che corre colpendo con il manganello bersaglio su bersaglio. Nel libro ci sono i miei ricordi personali, e poi le sentenze a cui mi affido. C'è ne una che dice esattamente cosa fu la carica contro il corteo delle tute blu in via Tolemaide, carica che cambio la storia del g8 e della gestione dell'ordine pubblico. Un misto di imperizia, malafede e rabbia repressa, che emerge dalle registrazioni tra Carabinieri, Polizia e centrale operativa come un odio altrimenti inesplicabile".

    BOLZANETO "Mi affido alla sentenza per i fatti di Bolzaneto. Un'udienza pazzesca. Eravamo in 10 ad ascoltare, e gli avvocati degli imputati abbassavano la testa perché sentire quelle negazioni di diritti civili, soprusi e umiliazioni era imbarazzante anche per loro".

    DIAZ "Attraverso il mio rapporto con il pm Enrico Zucca, racconto quel giorno terribile dell'assoluzione in primo grado. Quel giorno i reduci di quella notte gridavano "vergogna vergogna", proprio come quella notte del 21 giugno 2001 segnata dall'ingiustizia. Una sentenza molto discutibile, non a caso ribaltata in appello".

    IL SILENZIO SULLE RESPOSABILITÀ DELLA POLITICA "Certamente il silenzio c'è stato. E' come se l'onere della prova fosse a carico delle vittime, erano loro a dover dimostrare di esser tali. Vittime accusate di terrorismo, di connivenza. Mentre per chi come me ha vissuto intensamente quei giorni quello che è successo è stato lampante. C'è stata anche una mistificazione a cui non si son sottratte parti del movimento No global. Colpe sicuramente molto inferiori a quelle dell'altra parte. Però sia il centro destra che il centrosinistra hanno spinto su quelle colpe. Ad esempio Cofferati decise di non partecipare alla manifestazione di chiusura del g8, che divenne una specie di carneficina. Lasciando però soli tante persone che erano lì e non erano certo persone pericolose, anzi le loro idee si son rivelate giuste. Persone che continuano a fare politica dal basso. Quelli che non sono rimasti dopo la ferita di Genova e le disillusioni di questo decennio sono tornati a casa".

    ha scritto il 

  • 4

    il libro dei dieci anni di genova

    A pochi mesi dai 10 anni dal G8 di Genova del 2001, Marco Imarisio, bravo giornalista, racconta ancora una volta quei giorni, come ci si arrivò e come finirono.
    Ma poi fa anche altro, segue nel tempo, negli anni, persone, associazioni e movimenti che parteciparono a quelle giornate, per ricostru ...continua

    A pochi mesi dai 10 anni dal G8 di Genova del 2001, Marco Imarisio, bravo giornalista, racconta ancora una volta quei giorni, come ci si arrivò e come finirono. Ma poi fa anche altro, segue nel tempo, negli anni, persone, associazioni e movimenti che parteciparono a quelle giornate, per ricostruire i motivi di quella ferita insanabile che uccise un movimento nuovo appena creatosi. Il libro finisce anche però per ricapitolare tutte le battaglie, più o meno parziali o locali che in questi dieci anni, in Italia, hanno visto tra i protagonisti sempre qualcuno che a Genova ci era passato, nel luglio 2001. Non ultima, visto soprattutto il risultato del referendum che Imarisio non conosceva (il libro è uscito a maggio), la battaglia per l'acqua. Una battaglia che (forse l'unica) ha visto di nuovo tutti insieme quei soggetti politici (e quelle persone) che 10 anni fa sfidarono i potenti del mondo nei giorni del G8.

    ha scritto il