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La fiera della vanità

By William Makepeace Thackeray

(66)

| Mass Market Paperback | 9788811368779

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Book Description

Straordinario quadro satirico dell'Inghilterra vittoriana, il romanzo rappresenta, in modo sottilmente complesso, le colpe di una società che premia solo l'ipocrisia. Scrittore aspro e amaro, Thackeray plasma magistralmente le figure emblematiche del Continue

Straordinario quadro satirico dell'Inghilterra vittoriana, il romanzo rappresenta, in modo sottilmente complesso, le colpe di una società che premia solo l'ipocrisia. Scrittore aspro e amaro, Thackeray plasma magistralmente le figure emblematiche delle protagoniste, l'astuta arrivista Becky Sharp e la virtuosa quanto ingenua e insipida Amelia Sedley, e le contorna di uno stuolo di riusciti personaggi, tutti ugualmente vivi perché tutti profondamente umani.

234 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Che piacevole mattone

    Che sia un mattone non c'è dubbio. La mia versione lo è quasi letteralmente, per grandezza e dimensioni...
    Ma è anche un libro davvero piacevole. Mi piace come l'autore dia sempre la sua opinione e non prenda mai le cose troppo sul serio: rende il tu ...(continue)

    Che sia un mattone non c'è dubbio. La mia versione lo è quasi letteralmente, per grandezza e dimensioni...
    Ma è anche un libro davvero piacevole. Mi piace come l'autore dia sempre la sua opinione e non prenda mai le cose troppo sul serio: rende il tutto più leggero e facilità di molto la luuuuunga lettura!
    Ha ragione quando dice che è una storia senza eroi ed eroine: non ho provato vera simpatia per nessuno dei personaggi, ma nel complesso mi sono piaciuti tutti.
    In definitiva, superata la paura per l'estrema lunghezza, è un libro davvero piacevole!

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    Berta590 said on Oct 8, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Grande classico che descrive la (buona) società inglese del periodo post-napoleonico in modo molto ironico e pungente.

    Tratta temi di fatto molto attuali, i vari personaggi che si incontrano nel romanzo appaiono importanti per il loro prestigio soci ...(continue)

    Grande classico che descrive la (buona) società inglese del periodo post-napoleonico in modo molto ironico e pungente.

    Tratta temi di fatto molto attuali, i vari personaggi che si incontrano nel romanzo appaiono importanti per il loro prestigio sociale e le loro rendite e viene costantemente evidenziata la superficialità di tutti i protagonisti, le cui occupazioni principali sono i ricevimenti et similia.

    Pochissimi personaggi sono delineati in termini di "carattere", principalmente tutti sono individuati da livello sociale, occupazione o rendita (aristocratici, borghesi, banchieri etc), di fatti le frequentazioni non sono "scelte" in base agli interessi o alle affinità ma essenzialmente dal prestigio (così come fidanzamenti e matrimoni).

    La storia, che avrebbe potuto facilmente essere concentrata in almeno la metà delle pagine (il romanzo risente della prima stesura con le uscite "a puntate"), si sviluppa sulla contrapposizione di due donne, Amelia, gentile, dolce e garbata, ma un po' noiosa, e Rebecca, astuta e decisa a riuscire con ogni mezzo nella scalata sociale, per cui affina tutte le sue qualità per rendersi interessante ed attraente.

    La particolarità del romanzo è proprio legata al fatto che l'eroe non è quello classico, perfetto e pieno di virtù, tutt'altro: l'autore non manca mai di mettere in evidenza tutti i difetti, i limiti e le bassezze dei suoi personaggi, che in questo modo risultano molto reali e vivi.

    La conclusione risulta romantica, ma Rebecca, nonostante sia un esempio non positivo (ma neanche completamente negativo, in effetti, forse proprio per il suo essere un personaggio "vero") riesce in ogni caso a farcela.

    Lettura che non può mancare a chi ama i classici, anche se più di una volta si rischia di arenarsi per via di alcuni tratti piuttosto prolissi (penso a delle parti riguardanti dei dettagli di alcune casate inglesi), che poco danno al lettore moderno.

    Avrei dato volentieri 4 stelline, ma l'eccessiva lunghezza (per me in questo caso davvero poco utile) mi obbliga a toglierne una.

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    Alessandra R said on Oct 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un must da leggere. Occhio allo humor fortemente brittanico.

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    Lab033 said on Aug 25, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    La fiera della vanità di William Thackeray è un romanzo molto lungo, non tanto per il numero di pagine (comunque piuttosto elevata, ca. 900 pag.) quanto per il prolungarsi snervante e pigro della vicenda.
    Se non fosse per la lentezza eccessiva, il ...(continue)

    La fiera della vanità di William Thackeray è un romanzo molto lungo, non tanto per il numero di pagine (comunque piuttosto elevata, ca. 900 pag.) quanto per il prolungarsi snervante e pigro della vicenda.
    Se non fosse per la lentezza eccessiva, il romanzo sarebbe meraviglioso, perché ha uno spirito aspro, beffardo, moderno, sfacciato …perché mette in evidenza vizi e vanità universali con un piglio buffo e irriguardoso…. perché la sua validità è senza tempo e allargata ad ogni epoca fino ai nostri giorni.
    L’autore con maestria prende in giro i suoi contemporanei e l’intera umanità. Un romanzo che consiglio e che può appassionare tutti quelli che hanno la pazienza di soffermarsi in questa “fiera” quelli invece che hanno fretta, potrebbero non gradirlo.

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    Mimì said on Aug 4, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Mai come in questo caso il titolo del romanzo dice già tutto della personalità e dell'ambiente che circonda i suoi protagonisti, prima ancora di svelare i nomi di questi ultimi. A detta dello stesso autore, non ci sono eroi o eroine vere e proprie, n ...(continue)

    Mai come in questo caso il titolo del romanzo dice già tutto della personalità e dell'ambiente che circonda i suoi protagonisti, prima ancora di svelare i nomi di questi ultimi. A detta dello stesso autore, non ci sono eroi o eroine vere e proprie, nel senso più lusinghiero del termine, ma semplici comparse nella commedia di costume che sa essere la vita, specie la vita di società. Se pur di frivola commedia si tratta, a qualcuno deve pur spettare una parte di rilievo sul palcoscenico e questa parte si può dire che venga distribuita in egual misura tra due prime donne: Becky Sharp ed Amelia Sedley, due rappresentanti del sesso femminile che non potrebbero essere più diverse tra loro in fatto di carattere, spirito d'adattamento ed istinto di sopravvivenza.
    La scena si apre con le due giovani che escono dal collegio femminile, professandosi amiche per la pelle e facendo grandi progetti per il futuro, che da subito si prospetta molto diverso per le due. La dolce, gentile, ingenua Amelia infatti, esponente dell'alta borghesia, ha già un fidanzamento in fieri e la testa priva di qualsiasi preoccupazione per l'avvenire, mentre la scaltra, avveduta e povera in canna Becky deve arrabattarsi fin da subito per trovare una casa ed un marito che sovvenzionino le sua manie di grandezza e la salvino dal misero destino di istitutrice. Matrimoni più o meno disinteressati, rivolgimenti finanziari e strenue lotte per l'eredità, a base di subdoli e nemmeno tanto sottili intrighi, sono il cuore del romanzo e segnano le vicende delle due protagoniste, sullo sfondo storico offerto dalla memorabile battaglia di Waterloo.
    All'inizio la lettura si è rivelata piacevole grazie al tono leggero, all'atmosfera frivola e volatile, all'evidente intento dell'autore di prendere in giro tutti, senza volerlo minimamente nascondere e nonostante l'assenza di personaggi sufficientemente forti da lasciarsi amare o odiare con trasporto, anzi, forse anche grazie a quest'ultimo dettaglio, senza il quale il romanzo avrebbe perso una buona dose della sua leggerezza. Quello che mi ha abbastanza divertito nelle prime pagine, con l'autore sempre pronto ad intervenire parlando di sé come il narratore onnisciente cui è dato di varcare ogni soglia, incline a rivolgersi ai suoi lettori ed a chiamarli per nome, a lungo andare ha cominciato ad annoiarmi. Risultato: una lettura nel complesso piacevole ma non appassionante; una satira graffiante ma a tratti ridondante.

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    Elin said on Jul 26, 2014 | 2 feedbacks

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