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La fiesta del chivo

(Punto de Lectura)

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Publisher: Punto de Lectura

4.3
(617)

Language:Español | Number of Pages: 576 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Chi simplified , Portuguese , Chi traditional

Isbn-10: 8466303316 | Isbn-13: 9788466303316 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Others

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
In this magisterial and long-awaited novel, Mario Vargas Llosa recounts the end of a regime and the terrible birth of a democracy, giving voice to the historical Trujillo and to the victims, both innocent and complicit, who were drawn into his deadly orbit.

Blurb in Spanish: En La Fiesta del Chivo asistimos a un doble retorno. Mientras Urania Cabral visita a su padre en Santo Domingo, volvemos a 1961, cuando la capital dominicana aún se llamaba Ciudad Trujillo. Allí un hombres que no suda tiraniza a tres millones de personas sin saber que se gesta una maquiavélica transición a la democracia. Vargas Llosa, un clásico contemporáneo, relata el fin de una era dando voz, entre otros personajes históricos, al impecable e implacable general Trujillo, apodado el Chivo, y al sosegado y hábil doctor Balaguer (sempiterno presidente de la República Dominicana). Con una precisión difícilmente superables, este peruano universal muestra que política puede consistir en abrirse camino entre cadáveres, y que un ser inocente puede convertirse en un regalo truculento.

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  • 5

    Il capro sono io...

    Assai notevole.

    Prosa perfetta, particolare nei passaggi da un ricordo del passato a un dialogo del presente, con sé stessi o con gli altri. Ci si abitua dopo poco e si entra così nel meccanismo costr ...continue

    Assai notevole.

    Prosa perfetta, particolare nei passaggi da un ricordo del passato a un dialogo del presente, con sé stessi o con gli altri. Ci si abitua dopo poco e si entra così nel meccanismo costruito da MVL che, su 3 piani intersecantesi, racconta gli ultimi giorni della dittatura di Rafael Trujillo, deus et dominus della Repubblica Dominicana per circa 30 anni.

    I pensieri e le azioni che si affastellano l'una sull'altra e alla fine convergono sono quelle dei tre protagonisti (chiamiamoli così) del racconto: Trujillo in persona, indaffarato nelle questioni governative di routine e nei suoi lucidi e contorti deliri di onnipotenza; il gruppo che sta per attentare alla sua vita, in attesa del passaggio della macchina del capo nella notte di Santo Domingo; la figlia di uno degli ex fidatissimi del Capo, caduto poi in disgrazia, e che ritorna a Santo Domingo negli anni Novanta dopo 30 anni di esilio volontario.

    Tutti i fili convergono alla fine, come linee incidenti, dipanando la trama delle cose nella sua profondità e nella sua assolutezza (andando così oltre la storia dominicana e diventando pietra di paragone universale) e MVL coglie benissimo secondo me alcuni punti non così banali:
    che le dittature, pur se generate da un onesto e disinteressato bisogno di ordine, giustizia, progresso sono destinate a diventare infernali carnai laddove un uomo solo ha potere e diritto assoluto su tutto quello che costituisce lo Stato (in primis, i suoi cittadini);
    che non esiste nessun super-uomo, ma solo differenti sfumature di mediocrità, più o meno visibili;
    che chi viene bastonato, umiliato o finanche troppo blandito prima o poi finisce per mordere la mano di chi l'ha picchiato, zittito, sfamato;
    che è della natura umana la mutevolezza, di sentimenti e di passioni e che nulla permane immutato;
    che la schiavitù psicologica, morale e la perdita della capacità di discernere criticamente le cose (le grandi cose, intendo - il bene/il male, il giusto/lo sbagliato, l'alto/il basso) sono peggio, mille volte peggio della schiavitù fisica, della catene e dei ceppi;
    che gli eroi sono solo prodotti posteriori della storiografia del vincitore e che anch'essi, dall'alto dei loro bei gesti e della loro somma dignità, lasciano scie di medicrità;
    che niente è più terribile e irrevocabile di una donna umiliata, ferita, uccisa - credo che il Giudizio Universale avrà i begli occhi tondi neri e fondi (per dirla come Lucio Dalla) di una affascinante zingara o di una sensuale caribe...;
    che la Chiesa Cattolica Apostolica e Romana sta al mondo da 2000 e rotti anni non per caso e che ci rimarrà per molti altri a venire;

    Aggiungo io: che questo presente privo di ideologie, nel bene e nel male, non è esente dal pericolo di nuovi Trujillo perché il potere è superiore alle ideologie, e usa queste ultime come più gli conviene al momento (esemplari i pensieri del Capo che, abbandonato dagli USA e dalla Chiesa, sembra meditare o almeno prendere in considerazione il salto della quaglia dalla parte sovietica - da baluardo del capitalismo a fortezza del comunismo come se niente fosse...tanto raccontarla poi al popolo bue non è questo gran problema...echi di Orwell e del suo 1984 in questo).

    In definitiva, grande libro, l'ho molto gradito sotto tutti gli aspetti e lo consiglio. :-)

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  • 4

    La cosa che quasi sempre mi impressiona di più in Vargas LLosa è l'agilità e la sicurezza con cui maneggia le cose che vuole raccontare. Può utilizzare tutte le tecniche che si insegnano nelle scuole ...continue

    La cosa che quasi sempre mi impressiona di più in Vargas LLosa è l'agilità e la sicurezza con cui maneggia le cose che vuole raccontare. Può utilizzare tutte le tecniche che si insegnano nelle scuole di scrittura per muovere l’attenzione del lettore; può inserire nel flusso della narrazione qualsiasi salto temporale, qualsiasi cambio di scenario, qualsiasi traslazione di verbo e di soggetto. A volte gioca persino, col lettore, creando equivoci o suggerendo due o tre interpretazioni possibili di un fatto, per poi divertirsi a lasciar scoprire. Mai che si produca una disarmonia, che il salto traspaia, che si percepisca un disequilibrio, tanto meno che si avverta una fatica della scrittura. Costruisce il racconto facendoti pensare che sia una cosa facile, naturale. Che è solo così che si potevano allineare i fatti e le parole. Come se avessero provveduto per conto loro a sistemarsi sulle righe nella maniera migliore.

    In questo romanzo, tra storia e finzione, la sapienza artigiana mi pare anche più evidente che negli altri. Il romanzo è l’alternarsi di tre scenari collegati: l’ultimo giorno del dittatore dominicano Trujllo; l’attesa in agguato e la storia successiva dei suoi assassini; un terribile ricordo a posteriori di quell’epoca e di un fatto in particolare, qualche decina d’anni dopo, di una sua vittima, figlia di un suo amico e collaboratore finito in disgrazia. Per ogni scenario narrativo, cambia il registro. Quasi ogni personaggio ha il suo gergo, il suo tono. Non si avvertono stonature, mai. E il ritmo ha un andamento che fa salire e scendere la tensione, crea le attesa, concede pause, fa fermare qui e là a riflettere. Il risultato è che le quasi 500 pagine scorrono che è un piacere. Gran narratore.

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  • 5

    Bunga bunga dominicano

    Un grande romanzo che racconta con passione sentimento e rabbia gli abusi e i soprusi del dittatore di Santo Domingo Rafael Leónidas Trujillo, detto il Caprone, partendo da due storie destinate a inco ...continue

    Un grande romanzo che racconta con passione sentimento e rabbia gli abusi e i soprusi del dittatore di Santo Domingo Rafael Leónidas Trujillo, detto il Caprone, partendo da due storie destinate a incontrarsi alla fine.Una racconta l'agguato che nel 1961 porta all'uccisione del Caprone e l'altra la storia piena di ricordi di Urania Cabral, figlia del ex presidente del senato che torna dopo anni a Santo Domingo.
    Dallo Ius primae noctis alle violenze sessuali agli omicidi di stato tutto raccontato stupendamente nei minimi particolari

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  • 0

    A qué no sabes?

    "...puedes caminar por las calles de esta ciudad que ya no es tuya, recorrer este país ajeno, sin que ello te provoque tristeza, nostalgia, odio, amargura, rabia. O has venido a enfrentar a la ruina q ...continue

    "...puedes caminar por las calles de esta ciudad que ya no es tuya, recorrer este país ajeno, sin que ello te provoque tristeza, nostalgia, odio, amargura, rabia. O has venido a enfrentar a la ruina que es tu padre?"
    "Lo odias? Todavía? Entonces sí lo odiabas. Con todos los átomos de tu ser. Les habías deseado desgracias... No es suficiente que el derrame cerebral lo haya matado en vida? Una dulce venganza..."
    Ostras!

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  • 5

    "Ya manifesté en su día la duda personal que me planteaba, sin embargo, el considerar que la novela de Vargas Llosa “La fiesta del chivo” pudiera adscribirse a este género (el de la novela de dictado ...continue

    "Ya manifesté en su día la duda personal que me planteaba, sin embargo, el considerar que la novela de Vargas Llosa “La fiesta del chivo” pudiera adscribirse a este género (el de la novela de dictadores). En mi opinión la República Dominicana y la dictadura de Trujillo son sólo el fondo en el que se desarrolla una dramática historia personal, una historia dura y desgarrada que podía haber sucedido en cualquier otro espacio y lugar.
    Pero el objeto de mi comentario es otro, relacionado con la frase con la que Antonio cierra su reseña, haciendo referencia al hilo que une “La fiesta del chivo” con “Tirano Banderas”. Esta última frase dice: “Así es como las transferencias entre la realidad y la ficción transitan los caminos del esperpento”.
    Y es que Valle-Inclán , del que dicen que se inspiró en la figura del dictador mexicano Porfirio Díaz para trazar los rasgos de su Santos Banderas, casi de forma premonitoria, a la manera de un Julio Verne de la política, si es que los términos política y dictadura son compatibles, queriendo hacer del tirano, “ de su Tirano”, un esperpento, traza un retrato válido para todos los tiranos que en el mundo han sido.
    Si repasamos las biografías de los dictadores más destacados y conocidos del siglo XX, Adolf Hitler, Benito Mussolini, Josef Stalin, Francisco Franco….pero también, en una lista extensa pero no exhaustiva , Mobutu Sese Seko, Ferdinand Marcos, Anastasio Somoza, Jean Claude Duvalier, Idi Amín, Kim Jong, Augusto Pinochet, Juan Domingo Perón, Pol Pot, Megistu Marian, Muamar el Gadafi, Hafez al-Asad, Mao Zedong…. hasta llegar a nuestro Rafael Leónidas Trujillo vemos que todos ellos, y de paso los regímenes que impusieron, comparten unas características comunes.
    Su acceso al poder se debe a un golpe militar, bajo sus gobiernos la corrupción se generaliza, practican una doble moral con la que al tiempo que se muestran como “gobernantes austeros, honrados y escrupulosos” saquean el país enviando cuantiosas sumas al extranjero…
    Necesitan de un enemigo interior en quien descargar la responsabilidad de los males que sufre el país, la nación o la patria… indios, judíos, rojos, masones ,intelectuales…son por ello objeto de persecución encarnizada. La existencia de estos grupos sirve también para elogiar y reforzar, en un juego de espejos enfrentados, la posición de los grupos seguidores del dictador.
    También es común su intención de perpetuarse en el poder estableciendo auténticas dinastías, vía hijos, esposas o familiares cercanos, así como la implantación de un férreo control de la oposición mediante la tortura ejercida de la manera más salvaje y brutal con la creación de órganos especializados en esta tarea….
    Pero si las coincidencias anteriores pudieran obedecer a una cierta lógica interna existe también un parecido innegable en los aspectos que definen la personalidad de estos individuos, todos ellos superando lo esperpéntico, como si de común acuerdo hubiesen dicho ¡”Vamos a parecernos a Tirano Banderas”!
    Y así, con independencia de que sean americanos, europeos, africanos o asiáticos; de si sus culturas de origen sean distintas; de si sus “ideologías“sean fascistas o comunistas… ¡todos se parecen!
    Esperpéntico es según la acepción de la R.A.E. adjetivo con el que se califica lo grotesco y desatinado, lo notable por su fealdad, desaliño o mala traza.
    Pues bien, todos estos personajes esconden, es un decir, ya que tampoco se esforzaban mucho en, al menos, aparentar aquello de “vicios privados, públicas virtudes”, comportamientos cuya mejor denominación sería la de esperpénticos.
    Así hallamos entre ellos pedófilos redomados, histriónicos compulsivos, mujeriegos empedernidos, drogadictos de muchas y distintas variedades, adoradores del culto a su imagen, mesiánicos imbuidos de la creencia de que llegaron al poder “por la gracia de Dios”, paternalistas en el peor sentido que a esta palabra podamos darle, declamantes y recitadores de vocecillas atipladas, ladronzuelos…y hasta ¡caníbales!
    Como vemos seres ridículos de una bajeza moral infinita y cuyo mantenimiento continuado en el poder nos obliga a preguntarnos qué pasó, qué nos pasó, para que ello sucediera.
    Una vez más la realidad superó lo que la ficción había aventurado." Comentario de Joaquín Medina en el blog de la biblioteca del IES Luis Bueno Crespo. www.bibliotecalbc.wordpress.com

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  • 5

    La deriva di un continente

    Cosa scrivere. Questo libro non posso far altro che consigliarlo a tutti. E’ semplicemente stupendo, un immersione profonda nell’animo umano e nelle dittature. Ti lascia senza fiato. E’ come entrare n ...continue

    Cosa scrivere. Questo libro non posso far altro che consigliarlo a tutti. E’ semplicemente stupendo, un immersione profonda nell’animo umano e nelle dittature. Ti lascia senza fiato. E’ come entrare nel laboratorio di un artigiano che ti mostra l’arte altamente controllata della narrazione stilistica. Non è solo un romanzo su Santo Domingo, ma globale. Gli eventi del libro potrebbero essere applicati a qualsiasi paese del mondo, rinominate il tiranno e i personaggi di contorno ed è adattabile a qualsiasi regime totalitario. Ad esempio, il culto della personalità che sembra esagerato nei dettagli narrati può essere minore rispetto alla vita reale. Basti pensare a Kim Jong in Corea del nord. Ma rivedendo i commenti qui su anobii di amici e vicini ho potuto cogliere quante suggestioni lascia la lettura di questo romanzo. Questo fa parte di quei libri rari che vivono dentro il lettore per molto tempo dopo la lettura dell’ultima pagina. Che diventano pietra di paragone consciamente o meno per le letture future. Un romanzo terribile. Un romanzo stellare.

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  • 5

    2 NOBEL SI PUO'?

    Un romanzo intenso e "spettacolare", con un intreccio di piani temporali e di voci narranti oltre la perfezione. Storia vera e drammatica e psicologia immanente si mescolano dispiegando l'inspiegabile ...continue

    Un romanzo intenso e "spettacolare", con un intreccio di piani temporali e di voci narranti oltre la perfezione. Storia vera e drammatica e psicologia immanente si mescolano dispiegando l'inspiegabile della natura umana...il mito e la follia, la perversione del potere, la logica del dominio, l'epopea e il dramma della rivolta, l'inappellabilità e crudeltà del fato...tutto scorre senza una parola superflua, tenendoti avvinghiato alle pagine che volano via con leggerissima pesantezza. Da leggere e basta

    said on 

  • 3

    Caro Mario,
    Mi perdoni la familiarità del ‘caro’ e dell’omissione del patronimico, ma i quindici anni che ci separano non sono così tanti quanto sembrano: l’accelerazione del tempo, arrivata quando io ...continue

    Caro Mario,
    Mi perdoni la familiarità del ‘caro’ e dell’omissione del patronimico, ma i quindici anni che ci separano non sono così tanti quanto sembrano: l’accelerazione del tempo, arrivata quando io ero ancora adolescente e lei, per quei tempi, già un uomo, ci ha reso coetanei mentre mi ha allontanato dal quasi cinquantenne, cresciuto in un mondo da bere, con cui non ho da condividere nemmeno la visione di quel tratto di storia che abbiamo percorso assieme da adulti.

    Mi perdoni anche la disaffezione che via via mi è presa per lei, fino ad ignorare il nobel che le hanno rifilato, al leone senza più zanne, quando aveva, diligentemente, concluso il suo percorso verso la socialdemocrazia annacquata.
    Percorso che, irritata, avevo seguito nei suoi articoli sul nostro giornale liberal per antonomasia, dove i prerequisiti del vivere civile moderno, da cui si deve partire, sono spacciati per obiettivi rivoluzionari.
    E via via mi disaffezionavo alla sua prosa sempre più banale e alle parole sempre meno “pietre”, nulla a che vedere con quelle della ‘Casa verde’ o della ‘Città e i cani ‘.
    Ho continuato a comprare e a leggere i suoi libri diventati piacevoli - nulla di più spiacevole per uno scrittore non piacioso -, e poi solo a comprarli e abbandonarli sugli scaffali di casa mia. Come questo che, grazie a una recensione bella e autorevole - e anche perché stanca di quelli che chiamo viaggi periombelicali altrimenti detti ‘masturbazioni mentali’- , ho riesumato e…

    Caro Mario Vargas, che le è successo? Filogenesi e ontogenesi si sono intrecciati e lei, come il mondo, è giunto alla vecchiaia in cui tutto si annacqua e bene e male si confondono e perdono i contorni?
    Una vena crepuscolare, con un pizzico di ‘anche i ricchi piangono’ in salsa scespiriana, trabocca da questo suo romanzo che fa di Trujillo, altrimenti corrotto e spietato dittatore sudamericano, il Michel Corleone di Coppola. A mio modesto parere, è questo il rischio che si corre quando si usa il ‘piano americano’, puntando l’obiettivo sul solo protagonista, estrapolandolo dal contesto generale e dai "rapporti dialettici di classe". Rapporti dialettici che lei instaura solo con l’entourage di galoppini del regime, costruendo un sistema di personaggi in cui Truijo spicca per la sua intelligenza e per il suo spessore. Fino al punto di coinvolgere il lettore spingendolo alla pietà per il dittatore che scruta terrorizzato la patta dei pantaloni inzuppata di piscio, simbolo della miseria che investe e livella gli uomini ben prima della morte. Qual è la scoperta, caro Mario, che il tutto è vanità? Con quest’assunto la storia sarebbe solo un elenco di epitaffi, una Spoon Rever.
    Lei mi può rispondere che il suo mestiere è un altro, ma allora non ha senso che lei abbia rispolverato un personaggio che fu quello che fu!
    Per una che vive in un’Italia che non vorrebbe, Dante rimane il prototipo dell’intellettuale che non guarda in faccia niente e nessuno, anche se Paolo e Francesca gli sfuggirono di mano: ma solo loro.

    E lei, che è vissuto in un continente che non vorrebbe, con solo pochissime e ultimissime eccezioni – Fidel, il vecchio, caro amico di Grabiel Garcia; e Bergoglio e José Alberto "Pepe" Mujica Cordano – come può ignorare gli intoccabili e dipingerci una carboneria dominicana, farcita da borghesi e nobiluomini arricchiti che si votano al sacrificio per la libertà trasformandoli in tardivi eroi, cosa che ha reso il nostro ‘Risorgimento’ indigeribile?

    La verità, carissimo Mario, è che gli intoccabili lei non li conosce e quello che sogna è una solida rivoluzione borghese che si imponga una volte per tutte, ignorando che l’irrealizzabilità del progetto, che si trascina da quattrocent’anni quasi, sia causato dalla miseria umana che non è l’ipertrofia prostatica con tutto il corteo sintomatologico. Né, tantomeno, dal disturbo post-traumatico da stress che affligge Urania, la figlia del "cerebrito", lo specchiato e fedele presidente del senato verso cui siamo chiamati a esprimere la nostra pietà. A sua insaputa, caro Mario?
    Nonostante gli appunti, devo però riconoscerle le vecchie abilità di "scribacchino" navigato,
    La sua.

    said on 

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