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La fiesta del chivo

(Punto de Lectura)

By Mario Vargas Llosa

(162)

| Mass Market Paperback | 9788466303316

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Book Description

In this magisterial and long-awaited novel, Mario Vargas Llosa recounts the end of a regime and the terrible birth of a democracy, giving voice to the historical Trujillo and to the victims, both innocent and complicit, who were drawn into his deadly Continue

In this magisterial and long-awaited novel, Mario Vargas Llosa recounts the end of a regime and the terrible birth of a democracy, giving voice to the historical Trujillo and to the victims, both innocent and complicit, who were drawn into his deadly orbit.

Blurb in Spanish:
En La Fiesta del Chivo asistimos a un doble retorno. Mientras Urania Cabral visita a su padre en Santo Domingo, volvemos a 1961, cuando la capital dominicana aún se llamaba Ciudad Trujillo. Allí un hombres que no suda tiraniza a tres millones de personas sin saber que se gesta una maquiavélica transición a la democracia. Vargas Llosa, un clásico contemporáneo, relata el fin de una era dando voz, entre otros personajes históricos, al impecable e implacable general Trujillo, apodado el Chivo, y al sosegado y hábil doctor Balaguer (sempiterno presidente de la República Dominicana). Con una precisión difícilmente superables, este peruano universal muestra que política puede consistir en abrirse camino entre cadáveres, y que un ser inocente puede convertirse en un regalo truculento.

91 Reviews

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  • 7 people find this helpful

    La deriva di un continente


    Cosa scrivere. Questo libro non posso far altro che consigliarlo a tutti. E’ semplicemente stupendo, un immersione profonda nell’animo umano e nelle dittature. Ti lascia senza fiato. E’ come entrare nel laboratorio di un artigiano che ti mostra l’ar ...(continue)


    Cosa scrivere. Questo libro non posso far altro che consigliarlo a tutti. E’ semplicemente stupendo, un immersione profonda nell’animo umano e nelle dittature. Ti lascia senza fiato. E’ come entrare nel laboratorio di un artigiano che ti mostra l’arte altamente controllata della narrazione stilistica. Non è solo un romanzo su Santo Domingo, ma globale. Gli eventi del libro potrebbero essere applicati a qualsiasi paese del mondo, rinominate il tiranno e i personaggi di contorno ed è adattabile a qualsiasi regime totalitario. Ad esempio, il culto della personalità che sembra esagerato nei dettagli narrati può essere minore rispetto alla vita reale. Basti pensare a Kim Jong in Corea del nord. Ma rivedendo i commenti qui su anobii di amici e vicini ho potuto cogliere quante suggestioni lascia la lettura di questo romanzo. Questo fa parte di quei libri rari che vivono dentro il lettore per molto tempo dopo la lettura dell’ultima pagina. Che diventano pietra di paragone consciamente o meno per le letture future. Un romanzo terribile. Un romanzo stellare.

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    Luca G said on Oct 21, 2014 | 11 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    2 Nobel si può? Un romanzo intenso e "spettacolare", con un intreccio di piani temporali e di voci narranti oltre la perfezione. Storia vera e drammatica e psicologia immanente si mescolano dispiegando l'inspiegabile della natura umana...il mito e la ...(continue)

    2 Nobel si può? Un romanzo intenso e "spettacolare", con un intreccio di piani temporali e di voci narranti oltre la perfezione. Storia vera e drammatica e psicologia immanente si mescolano dispiegando l'inspiegabile della natura umana...il mito e la follia, la perversione del potere, la logica del dominio, l'epopea e il dramma della rivolta, l'inappellabilità e crudeltà del fato...tutto scorre senza una parola superflua, tenendoti avvinghiato alle pagine che volano via con leggerissima pesantezza. Da leggere e basta

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    Marna said on Sep 4, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Opera di grandissimo spessore letterario, che illumina gli abissi oscuri della storia e dell'animo umano.

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    blanc15 said on Aug 16, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Caro Mario,
    Mi perdoni la familiarità del ‘caro’ e dell’omissione del patronimico, ma i quindici anni che ci separano non sono così tanti quanto sembrano: l’accelerazione del tempo, arrivata quando io ero ancora adolescente e lei, per quei tempi, già ...(continue)

    Caro Mario,
    Mi perdoni la familiarità del ‘caro’ e dell’omissione del patronimico, ma i quindici anni che ci separano non sono così tanti quanto sembrano: l’accelerazione del tempo, arrivata quando io ero ancora adolescente e lei, per quei tempi, già un uomo, ci ha reso coetanei mentre mi ha allontanato dal quasi cinquantenne, cresciuto in un mondo da bere, con cui non ho da condividere nemmeno la visione di quel tratto di storia che abbiamo percorso assieme da adulti.

    Mi perdoni anche la disaffezione che via via mi è presa per lei, fino ad ignorare il nobel che le hanno rifilato, al leone senza più zanne, quando aveva, diligentemente, concluso il suo percorso verso la socialdemocrazia annacquata.
    Percorso che, irritata, avevo seguito nei suoi articoli sul nostro giornale liberal per antonomasia, dove i prerequisiti del vivere civile moderno, da cui si deve partire, sono spacciati per obiettivi rivoluzionari.
    E via via mi disaffezionavo alla sua prosa sempre più banale e alle parole sempre meno “pietre”, nulla a che vedere con quelle della ‘Casa verde’ o della ‘Città e i cani ‘.
    Ho continuato a comprare e a leggere i suoi libri diventati piacevoli - nulla di più spiacevole per uno scrittore non piacioso -, e poi solo a comprarli e abbandonarli sugli scaffali di casa mia. Come questo che, grazie a una recensione bella e autorevole - e anche perché stanca di quelli che chiamo viaggi periombelicali altrimenti detti ‘masturbazioni mentali’- , ho riesumato e…

    Caro Mario Vargas, che le è successo? Filogenesi e ontogenesi si sono intrecciati e lei, come il mondo, è giunto alla vecchiaia in cui tutto si annacqua e bene e male si confondono e perdono i contorni?
    Una vena crepuscolare, con un pizzico di ‘anche i ricchi piangono’ in salsa scespiriana, trabocca da questo suo romanzo che fa di Trujillo, altrimenti corrotto e spietato dittatore sudamericano, il Michel Corleone di Coppola. A mio modesto parere, è questo il rischio che si corre quando si usa il ‘piano americano’, puntando l’obiettivo sul solo protagonista, estrapolandolo dal contesto generale e dai "rapporti dialettici di classe". Rapporti dialettici che lei instaura solo con l’entourage di galoppini del regime, costruendo un sistema di personaggi in cui Truijo spicca per la sua intelligenza e per il suo spessore. Fino al punto di coinvolgere il lettore spingendolo alla pietà per il dittatore che scruta terrorizzato la patta dei pantaloni inzuppata di piscio, simbolo della miseria che investe e livella gli uomini ben prima della morte. Qual è la scoperta, caro Mario, che il tutto è vanità? Con quest’assunto la storia sarebbe solo un elenco di epitaffi, una Spoon Rever.
    Lei mi può rispondere che il suo mestiere è un altro, ma allora non ha senso che lei abbia rispolverato un personaggio che fu quello che fu!
    Per una che vive in un’Italia che non vorrebbe, Dante rimane il prototipo dell’intellettuale che non guarda in faccia niente e nessuno, anche se Paolo e Francesca gli sfuggirono di mano: ma solo loro.

    E lei, che è vissuto in un continente che non vorrebbe, con solo pochissime e ultimissime eccezioni – Fidel, il vecchio, caro amico di Grabiel Garcia; e Bergoglio e José Alberto "Pepe" Mujica Cordano – come può ignorare gli intoccabili e dipingerci una carboneria dominicana, farcita da borghesi e nobiluomini arricchiti che si votano al sacrificio per la libertà trasformandoli in tardivi eroi, cosa che ha reso il nostro ‘Risorgimento’ indigeribile?

    La verità, carissimo Mario, è che gli intoccabili lei non li conosce e quello che sogna è una solida rivoluzione borghese che si imponga una volte per tutte, ignorando che l’irrealizzabilità del progetto, che si trascina da quattrocent’anni quasi, sia causato dalla miseria umana che non è l’ipertrofia prostatica con tutto il corteo sintomatologico. Né, tantomeno, dal disturbo post-traumatico da stress che affligge Urania, la figlia del "cerebrito", lo specchiato e fedele presidente del senato verso cui siamo chiamati a esprimere la nostra pietà. A sua insaputa, caro Mario?
    Nonostante gli appunti, devo però riconoscerle le vecchie abilità di "scribacchino" navigato,
    La sua.

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    Maria Francesca e basta said on Jun 22, 2014 | 5 feedbacks

  • 22 people find this helpful

    La festa del Caprone fa compiere un passo nel comprendere come sia stato possibile (come è possibile) che “tanti milioni di persone, martellate dalla propaganda, dalla mancanza di informazioni, abbrutite dall’indottrinamento, dall’isolamento, spog ...(continue)

    La festa del Caprone fa compiere un passo nel comprendere come sia stato possibile (come è possibile) che “tanti milioni di persone, martellate dalla propaganda, dalla mancanza di informazioni, abbrutite dall’indottrinamento, dall’isolamento, spogliate del libero arbitrio, della volontà e perfino della curiosità con la pratica del servilismo e dell’ossequio, abbiano potuto divinizzare Trujillo.”
    (O altri suoi simili. I dittatori hanno la stessa faccia)
    E come sia stato possibile (come sia possibile) che abbiano potuto “Non soltanto temerlo, ma amarlo, come i figli possono arrivare ad amare i padri autoritari, a convincersi che frustrate e castighi sono per loro il bene”.

    E mi dico, meno male che c’è chi dice no.

    http://alea-iactaest.blogspot.it/2014/06/la-festa-del-c…

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    Alea said on Jun 1, 2014 | 10 feedbacks

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